The Grapes of Wrath

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Publisher: Penguin Putnam Inc

4.5
(4706)

Language: English | Number of Pages: 455 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , French , Spanish , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: 0142000663 | Isbn-13: 9780142000663 | Publish date:  | Edition Steinbeck Centennial

Also available as: Audio Cassette , School & Library Binding , Hardcover , Softcover and Stapled , Unbound , Others , Audio CD , Library Binding , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 5

    La solidarietà è l’unico antidoto al furore.

    Una denuncia sociale, l'inumanità dell'uomo contro l'uomo, la fame… quella vera!
    Epico, indimenticabile, un libro pieno di disperazione ma intriso di speranza. Capolavoro!!

    https://www.youtube.com/wat ...continue

    Una denuncia sociale, l'inumanità dell'uomo contro l'uomo, la fame… quella vera!
    Epico, indimenticabile, un libro pieno di disperazione ma intriso di speranza. Capolavoro!!

    https://www.youtube.com/watch?v=RHOGxHUTxaM

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Si era voltata e guardava nel sole. La sua faccia carnosa non era dolce: era risoluta, garbata. I suoi occhi nocciola sembravano aver vissuto ogni tragedia possibile, salendo come gradini il dolore e ...continue

    Si era voltata e guardava nel sole. La sua faccia carnosa non era dolce: era risoluta, garbata. I suoi occhi nocciola sembravano aver vissuto ogni tragedia possibile, salendo come gradini il dolore e la sofferenza fino a raggiungere una comprensione sovrumana e un sommo equilibrio. Sembrava conoscere, accettare, gradire il suo ruolo di cittadella della famiglia, di roccaforte inespugnabile. E poiché il vecchio Tom e i figli non potevano conoscere sofferenza o paura se lei non denunciava sofferenza e paura, aveva imparato a rinchiudere l’una e l’altra dentro se stessa. E poiché, quando succedeva qualcosa di lieto, loro la guardavano per vedere se in lei ci fosse gioia, si era abituata a trarre motivo di riso da faccende che non ne avevano. Ma meglio della gioia era l’equilibrio. Il senso della misura dà affidamento. E il grande e umile ruolo di Ma’ in seno alla famiglia le aveva conferito dignità e una nitida, equilibrata bellezza. Il suo ruolo di risanatrice aveva dato alle sue mani sicurezza, nerbo, sapienza; il ruolo di arbitro l’aveva resa remota e infallibile come una dea. Sembrava sapere che se lei avesse vacillato, l’intera famiglia avrebbe tremato, e che se un giorno si fosse trovata a cedere o a disperare davvero, l’intera famiglia sarebbe crollata, avrebbe smarrito ogni volontà di funzionare.

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  • 4

    "E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le man ...continue

    "E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla. E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza. E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la Storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi. Ebbene, i grossi proprietari ignorarono questi tre avvertimenti della Storia."

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  • 5

    Capolavoro

    Steinbeck è uno di quegli autori che molti definiscono "classici imperdibili" che non avevo ancora mai affrontato. Forse proprio perchè tutti gli autori definiti "classici imperdibili" esercitano su d ...continue

    Steinbeck è uno di quegli autori che molti definiscono "classici imperdibili" che non avevo ancora mai affrontato. Forse proprio perchè tutti gli autori definiti "classici imperdibili" esercitano su di me una sorta di reazione uguale e contraria, come due poli magnetici con la stessa carica. Il timido approccio fatto con "I pascoli del cielo" ha spianato la strada a "Furore".

    Se col primo Steinbeck ero rimasto incredibilmente colpito, qui sono rimasto letteralmente sommerso da uno scrittore che non definirei "classico", ma monumentale. Letteralmente.
    Ho sempre avuto un particolare problema con le grandi altezze: quando da ragazzino mi sono trovato ad osservare a testa in su i dipinti a San Pietro o le guglie della Sagrada Famiglia, ho sempre dovuto cercare l'appoggio della mano di uno dei miei genitori, per non farmi stordire dal senso di vertigine.
    "Furore" ha riproposto quella stessa sensazione di vertigine in senso letterario. La grandezza della penna di Steinbeck non è solo nella scelta delle parole, nelle frasi che sembrano letteralmente cucite con un processo che trasuda minuzia e riflessione, ma sopratutto nella storia, nell'epopea della famiglia Joad.

    Lo scenario è quello della grande depressione americana di inizio '900, dove i mezzadri vengono cacciati dalla propria terra dalle Banche, paravento che nasconde la volontà di uomini disporsi ad arricchirsi sulle spalle di altri uomini, nonostante facciano parte del processo che alla lunga porterà alla loro stessa distruzione.
    I Joad, come altri, prendono e si dirigono verso l'ovest, verso la speranza di una nuova vita, incontrando però tutte quelle difficili situazioni che fecero diventare i moti migratori interni al Paese un dramma nel dramma della grande depressione.

    Steinbeck caratterizza così bene i personaggi, che alla fine diventano compagni di un viaggio difficile e impervio, in cui più volte ci si trova a vivere con loro le difficoltà, i piccoli momenti di felicità, i sentimenti che accompagnano le scelte e le situazioni che vivono sulla loro pelle. Particolarmente emblematica è la figura di "Mà", la madre di famiglia che cerca di tenere uniti tutti e di spronarli ad andare avanti nonostante tutto. Nella donna di Steinbeck ci leggo molto di quello spirito di emancipazione che sarebbe esploso più avanti negli anni.

    Il libro, inutile sottolinearlo, è meraviglioso. La sensazione è quella di trovarsi davanti ad una gemma perfetta o, meglio, davanti ad uno stupendo cielo stellato in montagna, in una notte senza nuvole: maestoso e sovrastante.

    http://www.mross.it/2017/01/furore-john-steinbeck/

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  • 5

    Mi ci è voluto un bel po’ prima di trovare il coraggio di iniziare a leggere “Furore". Non so perché ma, avendo già letto “Uomini e topi”, provavo un po’ di timore reverenziale nei confronti di Steinb ...continue

    Mi ci è voluto un bel po’ prima di trovare il coraggio di iniziare a leggere “Furore". Non so perché ma, avendo già letto “Uomini e topi”, provavo un po’ di timore reverenziale nei confronti di Steinbeck. Fatto sta che al terzo capitolo avevo già capito di avere tra le mani un capolavoro.
    Il romanzo racconta l'odissea della famiglia Joad, sfrattata dalla sua terra e dalla sua casa, verso la California. Privati di tutto da un giorno all’altro, intraprendono l’estenuante viaggio lungo la Route 66 insieme a migliaia di altri sfollati.
    Giunti nella terra promessa, tuttavia, dovranno fare i conti con una realtà ben diversa da quella che gli era stata dipinta nei volantini promozionali che li hanno spinti a partire. Dovranno infatti fare i conti con la miseria e lo sfruttamento, con i ricchi proprietari terrieri che li inducono ad accettare lavori estenuanti e mal pagati ma, soprattutto, dovranno fronteggiare il disprezzo della popolazione locale.
    Steinbeck dà vita a una serie di personaggi memorabili: Pa’, Tom, l’ex predicatore Jim Casy, la capricciosa Rose of Sharon e naturalmente Ma’, la vera colonna portante di tutto il romanzo. E’ proprio lei, infatti, ad assumersi il compito più importante e forse più ingrato di tutti: tenere unita la famiglia in un momento così difficile, anche a suon di minacce.
    L’autore in tal modo omaggia ed esalta la figura femminile in un mondo - l’America degli anni Trenta - in cui la donna svolgeva un ruolo marginale nella società, ma di fatto costituiva il fulcro attorno al quale ruotava l’intero nucleo familiare.
    Il romanzo simbolo della grande depressione che piegò l’America negli anni Trenta presenta tuttavia dei profili di incredibile attualità.
    Inutile sottolineare le affinità con la situazione che stiamo vivendo oggi in Europa ed in particolare da noi in Italia. Per questo non posso che consigliare vivamente di leggere questo grande classico della letteratura, vincitore del Premio Pulitzer nel 1940, per provare quantomeno ad immedesimarsi con chi perde tutto ed è costretto a partire, rinunciando alla sua casa e alle sue radici, per recarsi in un Paese sconosciuto.

    “Due sono meglio di uno, perché le loro fatiche trovano il giusto compenso. Se due cadono, uno aiuta l’altro a alzarsi. Ma sventura per chi è da solo, perché non ha nessuno per rialzarlo. Questo è un pezzo.”

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  • 5

    "Nell'anima degli affamati i semi del furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia"

    La famiglia Joad perde la sua terra ed è costretta ad emigrare in California alla ricerca di lavoro e nella speranza di una vita migliore.
    Durante il lungo viaggio la famiglia si sfalda, alcuni suoi m ...continue

    La famiglia Joad perde la sua terra ed è costretta ad emigrare in California alla ricerca di lavoro e nella speranza di una vita migliore.
    Durante il lungo viaggio la famiglia si sfalda, alcuni suoi membri purtroppo non ce la fanno e altri decidono di andare per la loro strada, il capo famiglia sembra perdere il suo ruolo di guida, mentre la madre mostra una forza e una determinazione che neppure lei pensava di avere ("C'è un'altra cosa che sanno le donne. Me ne sono accorta. Per l'uomo la vita è fatta a salti: se nasce tuo figlio e muore tuo padre, per l'uomo è un salto; se ti compri la terra e ti perdi la terra, per l'uomo è un salto. Per la donna invece è tutto come un fiume, che ogni tanto c'è un mulinello, ogni tanto c'è una secca, ma l'acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. Per la donna è così ch'è fatta la vita. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po', ma non finisce mai").
    I Joad ricevono ben pochi aiuti, se non dai poveri diavoli nella loro stessa situazione ("Sto imparando una cosa importante. La sto imparando ogni momento, tutt'i giorni. Quando stai male o magari hai bisogno o sei nei guai... va' dalla povera gente. Soltanto loro ti danno una mano... Soltanto loro").

    Cosa si può dire ancora, che non sia stato detto, su questo libro?
    È sicuramente un capolavoro, un romanzo stupendo e terribile allo stesso tempo. Parla di temi che sembrano lontani e sono, invece, attualissimi (l'emigrazione, la perdita delle proprie radici, la disgregazione della famiglia in seguito alle difficoltà, lo sfruttamento dei lavoratori).
    Mi sono piaciuti moltissimo i diversi registri usati da Steinbeck nel corso del romanzo: le parole semplici nei dialoghi dei migranti, il tono giornalistico/documentaristico dei capitoli in cui spiega ciò che succedeva negli anni della Depressione, le frasi quasi sibilline di coloro che tentano di "fregare" i migranti (il venditore di auto usate, i proprietari terrieri senza scrupoli, i poliziotti...).
    In tanti dovrebbero leggerlo per riflettere su quanto sta accadendo anche oggi.

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  • 4

    Non so quanti libri meglio di questo possano trattare il tema dell'emigrazione. Andrebbe letto nelle scuole, per sensibilizzare i ragazzi e aiutarli a comprendere cosa si prova dall'altra parte dei mu ...continue

    Non so quanti libri meglio di questo possano trattare il tema dell'emigrazione. Andrebbe letto nelle scuole, per sensibilizzare i ragazzi e aiutarli a comprendere cosa si prova dall'altra parte dei muri che si vogliono (ri)alzare. Andrebbe letto dai grandi che hanno dimenticato che l'uomo migra dalla notte dei tempi, e che quando finalmente ha la fortuna di diventare stanziale non deve comunque dimenticare da dove viene, né come ci arriva. Lo farei leggere a tutti quei razzistelli da bar con l'insulto facile e l'intelletto sopito tra le pagine dello sport. Ce la farebbero pure loro a vedere la fine, invero potentissima. Seicento pagine che volano via leggere, complice il linguaggio diretto e mai inutilmente complesso della saggezza contadina, per non parlare dell'ottimo lavoro di traduzione. Le brevi ma pungenti considerazioni dell'autore, che spezzano il ritmo tra le vicende dei protagonisti, andrebbero prese e trasmesse pari pari a reti unificate. Stupendo.

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  • 5

    Finalmente ho letto Furore, mi è piaciuto molto nonostante una partenza poco convinta. Racconta l’epopea della famiglia Joad che dall’Oklahoma si mette in viaggio verso la California, a causa dell’est ...continue

    Finalmente ho letto Furore, mi è piaciuto molto nonostante una partenza poco convinta. Racconta l’epopea della famiglia Joad che dall’Oklahoma si mette in viaggio verso la California, a causa dell’estrema povertà e impossibilità di continuare a sopravvivere coltivando la propria terra. L’esperienza della famiglia Joad viene vissuta da tantissime altre famiglie, che si ritrovano una accanto all’altra sia durante il viaggio sia poi nella ricerca di un lavoro e di una nuova esistenza dignitosa in un altro degli stati americani, dove vengono considerati stranieri, profughi, zotici e pericolosi.
    Ho trovato questo libro molto attuale, per varie tematiche affrontate. Innazitutto l’industrializzazione dell’agricoltura, il lavoro umano sostituito dal lavoro delle macchine, il potere in mano a poche potenti banche, le assudità che derivano da un’economia di questo tipo (è più conveniente in alcuni casi buttare della frutta, impedendo ai poveri di cibarsene...). Ma anche “l’immigrazione”, lo spostamento di una massa di uomini che abbandonano la loro casa e la loro terra non per loro volontà ma per necessità, per fame, per sopravvivere...e la difficile situazione del luogo di arrivo, in cui il lavoro scarseggia e perde di valore a fronte di una forza lavoro superiore alla richiesta; le tensioni tra chi vive da tempo nel posto e inizialmente prova pietà e solidarietà per i nuovi venuti, ma poi si ritrova ad essere astiosa e ad aver paura di loro... E la colpa di chi è? Di nessuna delle due parti: gli immigrati si trovano in uno stato di estrema difficoltà che li porta a rubare per sopravvivere, gli autoctoni cercano di difendere quello che hanno costruito nella loro vita. Ovviamente qui sto parlando di uomini “normali”, non di una casta o di aziende.
    Mi è piaciuto molto l’inframezzare il raccondo con capitoli che parlano della situazione dell’America di quegli anni, questi capitoli sono molto interessanti e pieni di dettagli.
    Una caratteristica presente in tutto il libro è la bontà d’animo della famiglia Joad, ma anche di tante altre famiglie nella stessa sotuazione, che pur nell’estrema povertà sono molto solidali tra loro, senza invidie o egoismi. E questo a dispetto del titolo dell’opera, The grapes of wrath (I grappoli d’ira): rabbia che fermenta tra questi uomini e donne portati all’esasperazione dalla situazione, rabbia che prima o poi esploderà.

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  • 5

    Primo libro del 2017 ... spettacolo!

    Come si fa a commentare un libro così??!! Ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia riduttiva.
    Un gran romanzo, e tra l’altro molto attuale nonostante sia ambientato nei primi del novecento. E’ la ...continue

    Come si fa a commentare un libro così??!! Ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia riduttiva.
    Un gran romanzo, e tra l’altro molto attuale nonostante sia ambientato nei primi del novecento. E’ la storia della famiglia Joad, e così di un’infinità di americani, che sfrattati dalla propria casa e dalla propria terra si immette sulla route 66 per raggiungere la California in cerca di lavoro e di un posto in cui vivere. E’ la storia del cambiamento economico dell’arrivo dei trattori, dell’amarezza per una finta terra promessa, della manodopera fruttata e mal pagata e della povertà e della fame. Ma è anche la storia della dignità, e della lotta contro l’ingiustizia.
    E’ un libro bellissimo che nonostante la mole e il tema trattato è avvincente e facevo fatica a smettere di leggerlo e appoggiarlo sul comodino per spegnere la luce. Mi rimaneva addosso per il resto della giornata e non vedevo l’ora di trovare dieci minuti per continuare nella lettura. Le descrizioni sono fantastiche e mai pesanti, mi sembrava di essere sul furgone dei Joad a fare il viaggio con loro. Così come i personaggi, da quelli principali (in particolare la madre che è una forza) a quelli secondari, sono tutti importanti per il quadro della storia. Geniale la “scena” della tartaruga. Un libro da leggere assolutamente!

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