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The Grapes of Wrath

By John Steinbeck

(199)

| Paperback | 9780142000663

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Book Description

When The Grapes of Wrath was published in 1939, America, still recovering from the Great Depression, came face to face with itself in a startling, lyrical way. John Steinbeck gathered the country's recent shames and devastations--the Hoovervil Continue

When The Grapes of Wrath was published in 1939, America, still recovering from the Great Depression, came face to face with itself in a startling, lyrical way. John Steinbeck gathered the country's recent shames and devastations--the Hoovervilles, the desperate, dirty children, the dissolution of kin, the oppressive labor conditions--in the Joad family. Then he set them down on a westward-running road, local dialect and all, for the world to acknowledge. For this marvel of observation and perception, he won the Pulitzer in 1940.

The prize must have come, at least in part, because alongside the poverty and dispossession, Steinbeck chronicled the Joads' refusal, even inability, to let go of their faltering but unmistakable hold on human dignity. Witnessing their degeneration from Oklahoma farmers to a diminished band of migrant workers is nothing short of crushing. The Joads lose family members to death and cowardice as they go, and are challenged by everything from weather to the authorities to the California locals themselves. As Tom Joad puts it: "They're a-workin' away at our spirits. They're a tryin' to make us cringe an' crawl like a whipped bitch. They tryin' to break us. Why, Jesus Christ, Ma, they comes a time when the on'y way a fella can keep his decency is by takin' a sock at a cop. They're workin' on our decency."

The point, though, is that decency remains intact, if somewhat battle-scarred, and this, as much as the depression and the plight of the "Okies," is a part of American history. When the California of their dreams proves to be less than edenic, Ma tells Tom: "You got to have patience. Why, Tom--us people will go on livin' when all them people is gone. Why, Tom, we're the people that live. They ain't gonna wipe us out. Why, we're the people--we go on." It's almost as if she's talking about the very novel she inhabits, for Steinbeck's characters, more than most literary creations, do go on. They continue, now as much as ever, to illuminate and humanize an era for generations of readers who, thankfully, have no experiential point of reference for understanding the depression. The book's final, haunting image of Rose of Sharon--Rosasharn, as they call her--the eldest Joad daughter, forcing the milk intended for her stillborn baby onto a starving stranger, is a lesson on the grandest scale. "'You got to,'" she says, simply. And so do we all. --Melanie Rehak

660 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ci ho messo una vita a finirlo, anche perché nel frattempo c'è stata la mia vita nel mezzo: sbandavo a ogni capitolo.
    Oggi ho deciso di terminarlo, e, posso dirlo: mi è piaciuta questa epopea americana lontano nel tempo.
    Quando uno scrittore azzecca ...(continue)

    Ci ho messo una vita a finirlo, anche perché nel frattempo c'è stata la mia vita nel mezzo: sbandavo a ogni capitolo.
    Oggi ho deciso di terminarlo, e, posso dirlo: mi è piaciuta questa epopea americana lontano nel tempo.
    Quando uno scrittore azzecca i personaggi, allora minimo il libro è bello, massimo è un capolavoro. Questo romanzo sta riposto tra le due asticelle.

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    Peppesta said on Oct 14, 2014 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    L'altra faccia del sogno americano

    Una famiglia che scappa dalla povertà, da una modernizzazione che divora i loro campi e le loro vite. Nel corso del libro si consuma la disgregazione del nucleo familiare, costretto a vagare in cerca di un lavoro. Climax meraviglioso nel finale che s ...(continue)

    Una famiglia che scappa dalla povertà, da una modernizzazione che divora i loro campi e le loro vite. Nel corso del libro si consuma la disgregazione del nucleo familiare, costretto a vagare in cerca di un lavoro. Climax meraviglioso nel finale che si chiude inquietante.

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    Aureliano Buendia said on Oct 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bel romanzo, utile soprattutto per conoscere di più la storia americana. Quella storia reale e lontana anni luce dal "sogno americano".

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    Chiara 84 said on Sep 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un romanzo drammatico, potente ed attualissimo che narra le vicende dei migranti. E non importa se la via della migrazione è la Route 66 o il Canale di Sicilia, se la rotta va da est a ovest o da sud a nord, se la meta è la ricca California o l'opule ...(continue)

    Un romanzo drammatico, potente ed attualissimo che narra le vicende dei migranti. E non importa se la via della migrazione è la Route 66 o il Canale di Sicilia, se la rotta va da est a ovest o da sud a nord, se la meta è la ricca California o l'opulenta Europa. Il dramma che accomuna i migranti è sempre lo stesso, la ricerca di lavoro, di cibo, di dignità per se stessi e per i propri figli.
    Al centro delle vicende c'è la famiglia Jeod che ruota attorno alla forte figura della mamma che, come tutte le donne, decide, anima, incita i suoi cari e li sprona a non arrendersi mai di fronte alla scarsità di lavoro e di cibo, ai soprusi dei padroni, alle avversità e ai cataclismi della natura che si abbattono e sconfiggono sempre i più poveri. Una figura bellissima e dignitosa che da sola riscatta la triste condizione in cui la sua famiglia e uno stuolo interminabile di braccianti scacciati dalle loro terre dall'arrivo delle trattrici e dall'oscura e implacabile voracità delle banche, li ha costretti a sopravvivere.
    Bellissimo secondo me è anche il finale irrisolto. La scena conclusiva, triste e intensa, mette a nudo la solidarietà che nasce tra chi non ha più nulla, tra chi sembra non avere un futuro diverso, ma che trova sollievo nell'essere d'aiuto agli altri.

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    Adibur said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

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    beh, che dire... vorrei potermi mettere nei panni dell'autore per sapere cosa si prova a scrivere una scena finale così perfetta per un libro tanto intenso. è qualcosa che resta immagino. non si può dare così tanto senza che ti resti qualcosa addosso ...(continue)

    beh, che dire... vorrei potermi mettere nei panni dell'autore per sapere cosa si prova a scrivere una scena finale così perfetta per un libro tanto intenso. è qualcosa che resta immagino. non si può dare così tanto senza che ti resti qualcosa addosso!
    per il resto, magari qualcosa da dire ce l'ho ma, sinceramente, chissenefotte!

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    Ettore BilBo said on Sep 8, 2014 | Add your feedback

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