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The Great Cat Massacre

And Other Episodes in French Cultural History (Vintage)

By

Publisher: Vintage

4.3
(36)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Italian , Spanish , German

Isbn-10: 0394729277 | Isbn-13: 9780394729275 | Publish date:  | Edition 1st Vintage Books Ed

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , eBook

Category: History , Non-fiction

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Book Description
When the apprentices of a Paris printing shop in the 1730's held a series of mock trials and then hanged all the cats they could lay their hands on, why did they find it so hilariously funny that they choked with laughter when they reenacted it in pantomime some twenty times? Why in the 18th century version of "Little Red Riding Hood" did the wolf eat the child at the end? What did the anonymous townsman of Montpelier have in mind when he kept an exhaustive dossier on all the activities of his native city? These are some of the provocative questions Robert Darnton attempts to answer in this dazzling series of essays that probe the ways of thought in what we like to call "The Age of Enlightenment."
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  • 5

    Commento per chi non ha voglia di sorbirsi lo sproloquio sottostante: alcuni saggi sulla cultura settecentesca, molto, molto interessanti.

    I contadini raccontano fiabe
    Più che altro raccontano storie, ...continue

    Commento per chi non ha voglia di sorbirsi lo sproloquio sottostante: alcuni saggi sulla cultura settecentesca, molto, molto interessanti.

    I contadini raccontano fiabe
    Più che altro raccontano storie, o meglio raccontavano.
    L’autore prende in considerazione la Francia del Settecento.
    Il secolo dei lumi e della trasposizione di racconti popolari in storie destinate ad un pubblico acculturato e raffinato.
    Ma queste storie hanno origine antiche e del tutto orali, tramandate, modificate. Una traccia comune sulla quale i vari narratori innestavano fantasie. E non è che il pubblico fosse obbligatoriamente infantile. Anche perché i bambini, come tali, non esistevano: cominciano da piccoli a lavorare, e duramente, per guadagnarsi pane e acqua e forse due foglie di cicoria.
    Nel lungo periodo storico che va dalla grande peste alla Rivoluzione si snoda la storia dormiente, ovvero quella del popolo minuto che nulla ha a che fare con gli eventi che si svolgono al di sopra della sua testa. Secoli di vita sempre uguale: miseria, dipendenza dai raccolti, mortalità infantile, vita media breve.
    Infatti tutte le storie hanno in comune un’apparente crudeltà (che al tempo era cosa di tutti i giorni) e la fame. Chi ottiene un risultato lo trasforma in una conquista del cibo: l’eventuale figlia di re è un “buon peso” rispetto a tavole imbandite.
    Sono d’accordo con l’autore sull’inutilità di interpretazioni psicoanalitiche che ignorano il momento storico di diffusione, l’estrema chiarezza dei contenuti e il fatto che i testi sui quali lavorano sono quelli “rivisti” in tempi successivi all’origine.
    La fame dello Zanni non ha necessità di interpretazioni freudiane o junghiane: come dice Fo, “la vedo”.

    Operai in rivolta
    Erano già diversi secoli che i gatti erano nel mirino del popolino: la loro oscura connivenza con la stregoneria aiutava molto.
    Se rompevi una gamba ad un gatto, il giorno dopo c’era una donna che camminava zoppa. Sistema elementare di denunzia delle streghe.
    Ancora oggi se un gatto nero attraversa la strada, molti cambiano strada.
    Nel Settecento, epoca nella quale si ambienta la storia autobiografica di un lavoratore di tipografia, molti termini derivati dal gatto indicavano i genitali femminili e la bestiolina cominciava ad essere un animale domestico. Non dei poveri, ma di persone benestanti.
    Un gruppo di lavoranti di una tipografia, insicuri del lavoro, senza prospettive di miglioramento, sfamati ad avanzi, mentre il gatto di casa mangia pollo arrosto, decide la vendetta.
    E questa sfocerà nel massacro di tutti i gatti del vicinato, quasi una rivoluzione contro i padroni (prima di quella che taglierà teste umane), uno stupro simbolico della padrona nell’uccisione della sua gatta preferita, una beffa raccontata in tutto il quartiere.
    Quella dell’uccisione dei gatti era tradizione antica. Nei falò di San Giovanni (eredità cristiana del rito pagano del solstizio d’estate) la consuetudine di bruciare i gatti continuò fino al tardo settecento. Poi cominciò ad essere proibita e rimase solo nelle campagne. Non credo lo facessero per i gatti, ma per l’eccessivo sfogo di energie popolari non molto gradite.
    Oggi, sul Sole 24ore, ho letto l’estratto di un libro che narra in tutti i particolari un asado in cui viene, con molta calma, arrostito un uomo. Certo, in Rwanda, ma ….

    Un borghese riordina il suo mondo
    Un ispettore di polizia riordina il suo archivio
    I filosofi potano l’albero della conoscenza
    I lettori rispondono a Rousseau

    Su questi 4 saggi non dico nulla. Anobii non mi salva un testo così lungo

    Nella postfazione scopriamo il perché dell’inserimento del breve capitolo sui gatti.
    Nella ricerca “”quando incappiamo in qualcosa che a noi sembra impensabile, ci siamo forse imbattuti in un valido punto d’accesso a una mentalità aliena.”” Se siamo in grado di individuare il punto di vista dell’indigeno, abbiamo una chiave per muoverci nel suo universo simbolico.

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  • 5

    Un assoluto capolavoro di interpretazione di un testo strano su una strana vicenda. Nessuno potrà dire con certezza se ha ragione o meno, ma rimane un grande esempio di ciò che si può nascondere dietr ...continue

    Un assoluto capolavoro di interpretazione di un testo strano su una strana vicenda. Nessuno potrà dire con certezza se ha ragione o meno, ma rimane un grande esempio di ciò che si può nascondere dietro ad un documento storico. Molto belli anhce gli altri saggi!

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  • 3

    Il saggio intende tentare una storia della mentalità. La mentalità è un entità non solo astratta, ma anche difficilmente definibile e circostanziabile; per non parlare della difficoltà di trovare dell ...continue

    Il saggio intende tentare una storia della mentalità. La mentalità è un entità non solo astratta, ma anche difficilmente definibile e circostanziabile; per non parlare della difficoltà di trovare delle fonti storiche attendibili.
    Questo saggio però, nonostante i limiti che confessa lo stesso autore, ci riesce in modo sostanzialmente e convincente.
    Viene presa in esame la mentalità dei vari strati sociali in Francia durante l'Ancien Regime, da quello dei contadini a quello dei lettori di Rousseau. I capitoli che mi hanno interessata di più sono stati quello sui contadini e quello sui lettori.
    Il primo perché parla di fiabe: di fatto mi ha dato una nuova visione (tra le tante possibili) del racconto fiabesco. Benché le strutture fiabesche rimangano fisse, cambiano il tono del racconto, le tematiche messe in evidenza, il contesto d'azione. Non avevo mai pensato ad una comparazione del repertorio fiabesco che potesse rivelare il carattere di una nazione. Invece la tesi e la dimostrazione di Darnton sono convincenti e anche interessanti. In effetti è vero che il tono delle fiabe italiane vira sul comico. ;-)
    Il capitolo intitolato "I lettori rispondono a Rousseau" invece offre spunti di riflessione sull'atto del leggere e la sua evoluzione storica. Cosa cambia quando l'offerta editoriale aumenta e come cambia il rapporto con l'editoria e gli autori. Si racconta che Russeau ricevette lettere appassionate su "Julie". Sembra un fandom, lo stesso Darnton fa questa associazione; e la cosa, da vecchia frequentatrice di fan, mi ha divertito non poco. ;-) Beh, se c'era un tale coinvolgimento di massa (la massa per l'epoca, ovvio) per "Julie" mi sembra molto meno strano farmi coinvolgere dal altre cose. ;-)
    Saggio curioso e interessante, a volte anche buffo quando descrive la grande festa fatta dagli operai per il massacro dei gatti. L'ho letto con piacere.

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  • 3

    An interesting, sometimes light-hearted look at social conditions under the ancien regime. Good secondary source book for people interested in 18th century French culture before the revolution. ...continue

    An interesting, sometimes light-hearted look at social conditions under the ancien regime. Good secondary source book for people interested in 18th century French culture before the revolution.

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