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The Great Gatsby

By

Publisher: Abacus

4.0
(17081)

Language:English | Number of Pages: 202 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Chi traditional , Spanish , Japanese , Portuguese , French , Italian , German , Swedish , Dutch , Finnish , Catalan , Slovak , Polish , Romanian , Greek , Czech

Isbn-10: 0349103305 | Isbn-13: 9780349103303 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Others , Softcover and Stapled , Library Binding , Audio CD , Unbound , Leather Bound , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Gatsby credeva nella luce verde...

    mi fa tenerezza questo Gatsby: da povero ragazzo ambizioso a ricco self-made man; è riuscito a far avverare tutti i suoi sogni, ma è stato poi annientato dall'amore per una ragazza frivola e viziata c ...continue

    mi fa tenerezza questo Gatsby: da povero ragazzo ambizioso a ricco self-made man; è riuscito a far avverare tutti i suoi sogni, ma è stato poi annientato dall'amore per una ragazza frivola e viziata come Daisy, che dalla vita ha sempre avuto tutto, che incarna il mondo a cui lui ha sempre voluto appartenere.
    Il film è eccezionale e trasposto benissimo: li amo entrambi.

    said on 

  • 2

    Povera Zelda

    Mi sono persa qualcosa in questi cinquant’anni in cui mi sono tenuta rigorosamente lontana dal Grande Gasby, che tutti citano e osannano (V. anobii)? Di Caprio ha fatto centro dove Redford aveva forse ...continue

    Mi sono persa qualcosa in questi cinquant’anni in cui mi sono tenuta rigorosamente lontana dal Grande Gasby, che tutti citano e osannano (V. anobii)? Di Caprio ha fatto centro dove Redford aveva forse fallito?
    Evidentemente no, visti l’effetto di noia, di superfluità, di banalità che aspira all’universalità e l’inconsistenza dei personaggi e del mondo vacuo in cui si muovono. Mondo che, anche se fosse stato reale, non mi sembra abbia le carte in regola per essere scelto come topos autoriale.
    Un po’ di amarcord, ora, che non guasta per risalire alle tappe che giustificano sia il pregiudizio che il giudizio.
    Il primo e ultimo Fidgerald lo lessi, infatti, nel ’67: “Tenera è la notte”, un prestito di un ragazzotto del V piano - Mario il cui nome ho ricordato solo ora - studente del liceo classico più bacchettone della città, mica il mio, il figo Meli. E già non fu un buon biglietto da vista.
    Se ci aggiungiamo che lo Scott Fidgerald era uno dei nomi della trinità americana, con Dos Passos e Hemingway, non proprio ben visti dall’intellighenzia italiana a cui pedissequamente mi accodavo (per darmi importanza più che per convinzione personale, avendo adorato clandestinamente per “Chi suona la campana”), il mio giudizio sul libro fu scontato: una cagata di alcolisti in eterna vacanza sulla costa azzurra.

    Con questo sono bastate le prime pagine, perché la mente partisse per la tangente verso “Le interviste impossibili” del secondo programma radio degli anni ’70.
    Particolarmente quella a Zelda, la mitica moglie dello scrittore, morta ustionata in una clinica psichiatrica andata a fuoco.
    Di tutte le interviste – non me ne perdevo nemmeno una con l’orecchio incollato al transistor- quella di Zelda mi è rimasta più impressa perché era sputata al personaggio Nicole Warren, protagonista e moglie dello psichiatra Dick Diver, l’alterego dell’alcolista Fidgerald, nonché psichiatra di “Tenera è la Notte”.

    Ma anche Daisy, l’amata da Gatsby, è Zelda, “La leggendaria maschietta Zelda che baciava gli uomini dietro le uscite di sicurezza per il loro naso o la loro marsina”, come lei dice a Fabio Carpi che l’intervista. Si trova già in manicomio dove lui, prima di premorirle, l’andava a trovare piangendo di “aver perso la donna che "avevo messo nel mio libro”. Zelda non lo dice, ma sospetto che il bel tomo le facesse visita già strafatto di scotch, visto che le sussurrava che “l’alcol sulle mie labbra è dolce per te”.
    Quando Zelda confessa nostalgica a Carpi, che in quegli anni ‘20 newyorchesi le donne creavano se stesse come un prodotto, un vestito di un gran sarto che il lui di turno avrebbe indossato, non può che essere Daisy. Era ciò che questa, lasciando Gatsby al suo destino anzi confezionandogli il destino, voleva realmente: “godermi la vita… essere me stessa…mangiare pesche a colazione, fare golf, poltrire, né mangiare né leggere … una vacuità pressoché completa ... la sera una riunione rumorosa … brillante…ricca e felice …il denaro non significa possedere felicità ma il fatto di possedere cose fa felice una donna: il profumo giusto, un paio di scarpe alla moda sono di conforto per l’animo femminile”. Una gran bella filosofia di vita.
    Si potrebbe obiettare che quella di Carpi non fosse che una finzione. Chi la faceva, però, era informatissimo e documentatissimo e quella fu la “drammatizzazione” di un’intervista che lei stessa aveva rilasciato al marito.

    Se dovessi dare un giudizio su Scott e questo libro, il cui insuccesso alla sua uscita mi sembra meritatissimo, userei le parole della povera Zelda: “Gli ho scritto, elencando le sue qualità ma non riesco trovarne nemmeno una sulla quale basare un possibile giudizio tranne che fosse un bell’uomo e di begli uomini ce ne sono decine come il capocameriere del Plaza e il mio parrucchiere a Parigi”.

    Due stelle per la brevità. Che purtroppo non è una mia qualità.

    said on 

  • 4

    Made two mistakes ...

    I made two mistakes before reading this book: first, I should have read it years ago, second I shouldn't have watched the movie before reading it! It completely spoiled the whole book, its atmosphere, ...continue

    I made two mistakes before reading this book: first, I should have read it years ago, second I shouldn't have watched the movie before reading it! It completely spoiled the whole book, its atmosphere, my imagination towards the setting and characters.What else? That's written in a great way, none can deny it, but I would have had the chance to enjoy it first for what it is: a masterpiece of American literature.Shame on me.

    said on 

  • 2

    Una storia sopravvalutata.

    Terribilmente sopravvalutato a causa del suo contesto: le feste anni '20 a New York.
    La cosa che colpisce è la prosa, non proprio intuitiva e si nota una complessità maggiore rispetto alla lingua amer ...continue

    Terribilmente sopravvalutato a causa del suo contesto: le feste anni '20 a New York.
    La cosa che colpisce è la prosa, non proprio intuitiva e si nota una complessità maggiore rispetto alla lingua americana contemporanea, lunghe le descrizioni di personaggi e scene.
    Terribili i dialoghi, tanto quanto i personaggi, nessuno di loro ha qualcosa da dire, tranne Gatsby.

    said on 

  • 5

    All'inizio non riusciva a catturarmi, poi sono rimasto incantato dalla nostalgia per il passato, quell'ostinata determinazione a voler farlo rivivere e quel bellissimo senso di decadenza che sembra al ...continue

    All'inizio non riusciva a catturarmi, poi sono rimasto incantato dalla nostalgia per il passato, quell'ostinata determinazione a voler farlo rivivere e quel bellissimo senso di decadenza che sembra aleggiare in ogni momento...

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  • 2

    Critica al consumismo americano... e allora?

    Non si può imparare niente da questo libro che non sia già stato detto da stereotipi triti e ritriti come quello del sogno americano, del capitalismo sfrenato, della scalata sociale, della vergogna de ...continue

    Non si può imparare niente da questo libro che non sia già stato detto da stereotipi triti e ritriti come quello del sogno americano, del capitalismo sfrenato, della scalata sociale, della vergogna delle proprie origini. La storia poi non mi ha interessato, come neanche i personaggi. Noiosi! Nulla sotto la loro superficialità

    said on 

  • 4

    Scritto in una maniera sublime, ma ancor più sublime la realtà dell'animo umano tratteggiato nei vari personaggi. Così veri nella loro realtà, così schiavi di se stessi e del mondo. E il finale non è ...continue

    Scritto in una maniera sublime, ma ancor più sublime la realtà dell'animo umano tratteggiato nei vari personaggi. Così veri nella loro realtà, così schiavi di se stessi e del mondo. E il finale non è nient'altro che l'epilogo non di ciò che rimane, ma di ciò che si è sempre avuto; niente. Personaggi diversi tra di loro, ma inevitabilmente complenti nell'insieme di questo romanzo. Leggendolo non ho mai pensato a Gatsby come il protagonista, ma come uno dei tanti personaggi del libro vittima dei propri sogni; sogni che accecano dalla realtà delle cose, sogni che si intrecciano in altri e che si contrastano tra di loro. Sogni che in un modo o nell'altro finiscono in una valle di cenere.

    said on 

  • 4

    Il Grande Gatsby

    Gatsby (nessuno che lo chiami mai per nome, qualcosa vorrà pur dire !)
    dà grandi feste nella sua villa piena di gente alla moda
    nei suoi giardini blu uomini e donne andavano e venivano come falene, ...continue

    Gatsby (nessuno che lo chiami mai per nome, qualcosa vorrà pur dire !)
    dà grandi feste nella sua villa piena di gente alla moda
    nei suoi giardini blu uomini e donne andavano e venivano come falene, tra i pettegolezzi ,lo champagne e le stelle
    con buona musica , luci sfavillanti e
    chiacchiericci e risate, allusioni casuali ,presentazioni subito dimenticate e incontri entusiastici tra donne che mai si erano conosciute prima
    E' un uomo elegante e affascinante, cortese e sfuggente , inquieto ,che vive nel lusso grazie alla sua grande ambizione e determinazione (in realtà ha origini molto umili ) e ciò che colpisce da subito è la sua solitudine :
    è sempre solo alle sue feste ,in cui fa brevi apparizioni, limitandosi ad osservarle dall'alto della sua scalinata di marmo bianco (perché mai nessuno va a parlare con lui ?)
    è solo quando compare per la prima volta come un'ombra ferma sul prato, al crepuscolo , mentre contempla assorto quella luce verde ,dall'altra parte della sponda, che rappresenta il suo grande sogno caparbiamente difeso.... (ed è terribilmente solo alla fine, sotto una pioggia sottile che rende la scena ancora più desolata e ...no, basta , mi guardo bene dallo spoilerare :) )

    Ma qual è il Grande Sogno di Gatsby ? Quello per cui è arrivato a pagare un prezzo troppo alto ?
    E' davvero Daisy ,la bellissima ragazza di cui si era innamorato 5 anni prima ?
    O è piuttosto ciò che lei incarna "quel mondo artificiale che profuma di orchidee e di piacevoli e felici snobismi " ad attrarlo in maniera irresistibile ?
    Forse il suo sogno include sì Daisy , ma va oltre ...
    C'è anche un forte desiderio di riscattare pienamente l'umiliazione subita in passato , quando la felicità che aveva provato con lei gli era stata strappata via , ingiustamente
    Riavere Daisy per lui sarebbe come riavere il passato ,ossia ottenere un nuovo punto di partenza da cui ricominciare , cessando di essere "spettatore" della sua vita ,un ripartire esattamente da dove c'era stata la brusca interruzione
    per riuscire , finalmente , a capire un po' se stesso .
    Gatsby è grande rispetto alla grettezza e alla falsità che lo circondano... è vero che vale più di tutti quelli che ha intorno messi insieme
    (ah ,e la peggiore e la più detestabile (!) è proprio la sua bellissima, capricciosa ,viziata, arrogante Daisy...su cui aveva costruito una colossale illusione : per lei il loro rapporto era solo un diversivo pomeridiano, piacevole certo ,ma niente di più .)
    Gatsby ( Jimmy) il grande ingenuo , il grande deluso .

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    "Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle."

    Per quasi l'intera durata del libro, la mia è stata una lettura senza cuore. Letteralmente. Mi sono beata dell'estetica di questo romanzo per otto dei suoi nove capitoli, senza poter andare oltre quel ...continue

    Per quasi l'intera durata del libro, la mia è stata una lettura senza cuore. Letteralmente. Mi sono beata dell'estetica di questo romanzo per otto dei suoi nove capitoli, senza poter andare oltre quel livello. Il linguaggio di Fitzgerald è meraviglioso, la struttura del suo racconto perfetta, il suo occhio narrativo compone un montaggio che nessun regista saprebbe superare; a condire tanta maestria c'è un'ironia che ho a dir poco adorato, elegante, a volte tagliente, a volte delicata e persino intenerita (quando una decina di festaioli ubriachi spiegano a un pover'uomo ancor più ubriaco di loro che "la ruota e la macchina non erano più uniti da alcun legame fisico", sembra quasi che le parole gli diano una carezza sul capo, con una risatina di paziente condiscendenza).
    Eppure, fino alla fine di questi otto capitoli di squisitezza narrativa, la storia non è riuscita a prendermi. Riflettevo tristemente e mi rendevo conto che non mi importava nulla di cosa sarebbe accaduto a questi personaggi, non ce n'era neppure uno che mi stesse a cuore anche solo un po'. Se avessi dovuto giudicare il libro solo come esercizio di stile, l'avrei definito un capolavoro, ma mi sentivo incredibilmente lontana emotivamente dalla vicenda che cercava di raccontarmi.
    E poi Gatsby è uscito di scena, e in quel momento è entrato nel mio cuore. Pare non mi fosse possibile amarlo da vivo, chissà perché. Ma in quell'ultimo capitolo gli ho voluto bene, ora che lui non c'era più riuscivo a sentirlo, la sua solitudine e il peso della sua illusione e la tristezza del mondo artificiale che lo circondava. L'incapacità di accettare che il passato è qualcosa che si trova alle nostre spalle, di allargare le dita e lasciarlo scorrere via; è un piccolo dolore quotidiano che proviamo tutti, siamo davvero tutti "barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato", una delle chiusure più belle che abbia mai letto e che sempre mi farà un po' pizzicare gli occhi.
    Ho voluto bene al padre di Gatsby e avrei voluto abbracciarlo e guardare con lui foto e vecchi libri del suo "Jimmy". E ho voluto bene a Nick che tanto si è adoperato per portare a Gatsby, almeno sulla sua tomba, un po' d'affetto autentico, di amicizia, un calore umano sconosciuto da quest'uomo la cui casa era sempre affollata di persone quanto vuota di amici. Ho voluto bene a Nick che è stato l'unico a cui importasse qualcosa di Jay Gatsby, soltanto di lui come essere umano; l'ultimo capitolo è finalmente riuscito a far provare la stessa cosa anche a me, e per questo non parlerò di Daisy né di alcuna storia d'amore, una storia che ai miei occhi ha oltrepassato in una corsa sfrenata il limite tra amore e cieca ossessione. Al sogno di Gatsby è mancata la lungimiranza di capire di stare sognando da solo, e questo lo ha distrutto.

    said on 

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