The Great Gatsby

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Publisher: Wordsworth Editions

4.0
(18210)

Language: English | Number of Pages: 115 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Chi traditional , Spanish , Japanese , Portuguese , French , Italian , German , Swedish , Dutch , Finnish , Catalan , Slovak , Polish , Romanian , Greek , Czech

Isbn-10: 185326041X | Isbn-13: 9781853260414 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Others , Softcover and Stapled , Library Binding , Audio CD , Unbound , Leather Bound , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
With an Introduction and Notes by Guy Reynolds, University of Kent at Canterbury.Generally considered to be F. Scott Fitzgerald's finest novel, The Great Gatsby is a consummate summary of the ""roaring twenties"", and a devastating expose of the ""Jazz Age"". Through the narration of Nick Carraway, the reader is taken into the superficially glittering world of the mansions which lined the Long Island shore in the 1920s, to encounter Nick's cousin Daisy, her brash but wealthy husband Tom Buchanan, Jay Gatsby and the mystery that surrounds him.
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  • 2

    Non mi ha entusiasmato. Lo stile di Fitzgerald non mi ha conquistato e la storia non è particolarmente avvincente, anzi lascia piuttosto a desiderare. I personaggi (Gatsby, ma anche Daisy e Jordan) ha ...continue

    Non mi ha entusiasmato. Lo stile di Fitzgerald non mi ha conquistato e la storia non è particolarmente avvincente, anzi lascia piuttosto a desiderare. I personaggi (Gatsby, ma anche Daisy e Jordan) hanno un certo fascino, ma non abbastanza da indurmi a dare un giudizio più che appena sufficiente.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Libro e film

    Una sola cosa vorrei dire.
    Ormai lo sappiamo, ogni traduzione è un tradimento. Persino, talora, se la fa la Pivano, che tra i traduttori almeno era quella che davvero conosceva a fondo l'americano.
    Ho ...continue

    Una sola cosa vorrei dire.
    Ormai lo sappiamo, ogni traduzione è un tradimento. Persino, talora, se la fa la Pivano, che tra i traduttori almeno era quella che davvero conosceva a fondo l'americano.
    Ho confrontato il libro e poi il film con Di Caprio.
    Mi ha amareggiato scoprire che (cosa per nulla scontata: vedasi "Nome della Rosa") raccontano la medesima storia; ma tuttavia il film è migliore del libro, migliora la storia anche quando aggiunge, toglie o manipola le pagine di Fitzgerald; che più belle sono le parole scelte nel film, mentre si mette in scena una pagina, che non quelle scritte da Fitzgerald... o Pivano che dir si voglia.
    Insomma, ascoltare il finale del film e poi leggere il finale del libro per rendersi conto che ad avercelo più grosso è il film.

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  • 5

    La voce narrante, Nick, ci restituisce il racconto di un susseguirsi di feste sfarzose nella villa lussuosa di Gatsby, il tintinnare dei bicchieri colmi di drink, le belle e infide donne, tutto racchi ...continue

    La voce narrante, Nick, ci restituisce il racconto di un susseguirsi di feste sfarzose nella villa lussuosa di Gatsby, il tintinnare dei bicchieri colmi di drink, le belle e infide donne, tutto racchiuso in atmosfere rarefatte e, in fondo, un’immensa solitudine chiude il cerchio di una vita altrettanto vuota e solitaria, come accade non di rado alle persone dotate di un’intelligenza sopraffina.

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  • 5

    L'indecisione se ne resta lì: se essere Nick Carraway e convivere infine con la propria introversione, o diventare Jay Gatsby e insegnarsi le regole della vita sociale; se nascere Daisy Buchanan e nas ...continue

    L'indecisione se ne resta lì: se essere Nick Carraway e convivere infine con la propria introversione, o diventare Jay Gatsby e insegnarsi le regole della vita sociale; se nascere Daisy Buchanan e nascondere uno spirito pratico in un guscio di donna sentimentale, o crescere Jordan Baker ed esibire l'arte della freddezza al posto di un romanticismo così retrò. La scrittura, tuttavia, è formidabilmente decisa: irruente eppure arginata, mai con un capello fuori posto, lucidata ad arte come delle scarpe da ballo, spietata come la pallottola veloce ma precisa di una pistola nascosta, arrogante e al contempo umile come la lingua ambivalente di chi ha molto da dire e però aspetta il momento giusto per non dirlo. Francis Scott Fitzgerald, ben celato fra le pieghe di ciascuno dei suoi personaggi, potrebbe essere chiunque: il perbenista, a tratti razzista, Tom; la femminista, a tratti maschilista, Jordan; la succube, a tratti trasgressiva, Daisy; o, è più probabile, quel Nick che narra l'intera vicenda rimanendosene un po' in disparte per quanto sempre dentro la scena, sempre lì a sbirciare gli altri, come posseduto dalla voglia di catturarli in un dipinto magico che, grazie a lui, non morirà mai. Non si può stare senza aver letto questo romanzo almeno una o due volte nella vita: c'è troppa bellezza, nella penna impassibile di Fitzgerald, e nell'anima irrequieta di Daisy, e nello sguardo attento di Nick, per poter resistere al suo incanto. Troppa eleganza di stile, forma e contenuto insieme, per potersene dimenticare in fretta. E Gatsby? Il Grande Gatsby, che personaggio sopravvalutato... lui sì che è veramente imperfetto. La perfezione sono gli altri, chiunque gli giri attorno o partecipi alle sue feste, mi sembra. La perfezione è nella luce della sua enorme casa che si proietta su quella di Nick, o meglio, è nella casa di Nick che brilla della luce riflessa della villa di Gatsby, mentre a Gatsby stesso quella luce lì sfugge via dalle mani - alla maniera di un completo rosa che si noti soltanto sotto il pallore lunare, e la cui finezza svanisca completamente di giorno, spodestata dalla malinconia di una New York più viva e spericolata che mai.

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  • 5

    Sotto la superficie del frivolo, un romanzo sul lato oscuro umano

    Questo romanzo non è così frivolo come appare, e non è nemmeno così immediato da amare, visto che i protagonisti sono degli antieroi.
    Sotto uno spesso strato dorato che è la ricchezza, tinto anche di ...continue

    Questo romanzo non è così frivolo come appare, e non è nemmeno così immediato da amare, visto che i protagonisti sono degli antieroi.
    Sotto uno spesso strato dorato che è la ricchezza, tinto anche di rosa, d'ingenuità e d'amore, si nasconde il nero, ossia il lato più torbido e oscuro dell'essere umano.

    Dopo un incipit potente, che introduce e quasi "chiede" di non giudicare i personaggi che ci saranno presentati («Quando ti vien voglia di criticare qualcuno [..] ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu») scopriamo che la storia è raccontata e descritta dal punto di vista di Nick, un narratore che è lo specchio del lettore che si fa le stesse domande mentre assiste a questo spettacolo decadente.

    Come accennato, tutti i personaggi a parte Nick sono degli antieroi, l'esaltazione della spavalderia, della superbia, della superficialità e dell'egoismo; a ognuno di loro non importa altro che di se stessi, solazzarsi senza prendersi alcuna responsabilità, bere fino all'estremo, fare le ore piccole in casa altrui, insomma, sembra una società non pensante, la cui esistenza vuota si riempie di sregolatezze ed eccessi.
    C'è un solo personaggio a cui importa qualcosa di qualcuno: Gatsby. Lui permette di tutto nella sua enorme villa con giardino (e piscina) senza badare a spese, lui accoglie chiunque a disporre come e quanto vuole della sua proprietà, ma fa tutto solo per lei: Daisy.

    Accecata dall'opinione del narratore Nick, all'inizio ho visto Daisy proprio come la vedevano lui e Gatsby: brillante, amabile, irresistibile, dolce... quasi angelica. In realtà è un mostro! Una viziata, una che non vuole prendere decisioni, una per cui "è tutto dovuto", una cinica, sia pure per i continui tradimenti del marito Tom, ma che in ogni caso dimostra di non essere capace d'amare, né sua figlia, né Tom, né Gatsby, e forse nemmeno se stessa.
    Per l'intero romanzo ho detestato il fedifrago Tom la cui amante è persino da considerarsi ufficiale: non si fa problemi a nascondere Myrtle a sua moglie poiché si fa chiamare in pieno giorno, poi la presenta all'interdetto Nick come se fosse una cosa normalissima. Vedevo Daisy ingoiare parole e sentimenti nel suo calice di vino, ma solo ora mi rendo conto che stava silenziosamente covando la sua vendetta: quando Gatsby si ripresenta a lei è l'occasione giusta per "colpire" il marito. Alla fine, anche lei usa Gatsby: non era davvero interessata, ci civettava soltanto.
    Ecco perché Tom e Daisy sono perfetti l'uno per l'altra: sono dei vendicativi. Sono l'eterna coppia infelice, sposati perché è la scelta più comoda; hanno un ambiguo rapporto che solo loro possono capire.

    Alla luce di quanto detto finora, si può ancora dire che "Il Grande Gatsby" sia una storia d'amore? Ebbene, nonostante tutto, io credo di sì. L'amore è la forza che muove tutto in questo romanzo: condiziona l'intera esistenza di Gatsby, mostra come chi ne è privo sia attaccato alla materia, ed è il pretesto utile all'autore per trasmettere il suo importante messaggio, un messaggio che si rivela solo nelle ultime righe del libro e che ogni volta che leggo mi lascia un grande magone.

    "E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte.
    Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia e una bella mattina...
    Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato."

    Daisy rappresenta le opportunità e il sogno americano. Daisy è quella libertà irraggiungibile che non si può fare a meno di desiderare, e per quanto si possa provare, o arrivarci così vicino da poterla sfiorare, non si riuscirà mai a ottenerla davvero; è esattamente quanto accade nel romanzo. E' allora che scopriamo che "Il Grande Gatsby" è un'opera sui sogni infranti, sull'illusione e la disillusione, senza il bisogno di sostanze stupefacenti come il collega decadente Baudelaire adotta per "I fiori del male".

    Gatsby è vittima della vita che si è lui stesso creato, ciò nonostante, ho provato compassione per lui: come tutti, non è un personaggio esente da difetti, ma questo suo sentimento per Daisy lo rende così romantico, ingenuo e infantile che, forse ancora una volta annebbiata dalla visione che Nick ha di lui, mi ha trasmesso amarezza, rimpianto e dolcezza. Un personaggio che con i suoi misteri, e i contrasti che mi ha suscitato, sarà difficile da dimenticare; forse è questo il vero significato dietro il titolo "Grande".

    L'altro "grande" di questo libro è l'autore Francis Scott Fitzgerald che ci regala descrizioni così vivide da poter vedere ambientazione e personaggi nei minimi dettagli senza assolutamente cadere nel prolisso (tranne nel bizzarro elenco di tutti gli invitati a una festa da Gatsby; mai letta una cosa del genere! Ma in fondo l'ho trovata ironica).
    Molto misterioso all'inizio, soprattutto per quanto riguarda la figura di Gatsby che aleggia come una presenza per poi apparire solo dopo un paio di capitoli, conserva abilmente il mistero sulla sua identità fino alla fine, e al tempo stesso il romanzo intreccia le vicende dei vari protagonisti, persino quella apparentemente (e relativamente) innocua come il ritrovamento del collare di un cane; più o meno da qui diventa avvincente, stimolante e teso. La cosa curiosa è che non si tratta mai di violenza, ma di un degrado generale che coinvolge ogni singolo personaggio nel suo vortice.

    In conclusione, un classico indimenticabile che dev'essere letto almeno una volta nella vita.
    Io, però, ho la sensazione che ne leggerò di più.

    Questa e altre recensioni su https://valentinabellettini.blogspot.com

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  • 5

    Merita di essere un "classico"!

    Ho letto pareri molto contrastanti su questo libro. A me è piaciuto davvero tanto, è molto avvincente, belle le descrizioni (forse a volte un po' lunghine), interessanti i personaggi...non sarà perfet ...continue

    Ho letto pareri molto contrastanti su questo libro. A me è piaciuto davvero tanto, è molto avvincente, belle le descrizioni (forse a volte un po' lunghine), interessanti i personaggi...non sarà perfetto ma è da leggere!

    said on 

  • 4

    Conciso, comunicazione delle immagini decisamente efficace. Stile scorrevole e piacevole. Il lettore può facilmente immedesimarsi nel periodo degli anni '20 descritto.
    Primo libro di Fitzgerald decisa ...continue

    Conciso, comunicazione delle immagini decisamente efficace. Stile scorrevole e piacevole. Il lettore può facilmente immedesimarsi nel periodo degli anni '20 descritto.
    Primo libro di Fitzgerald decisamente ottimo.

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  • 5

    "Il grande Gatsby è veramente un prodigio.
    Per quanto lo legga e lo rilegga, non me ne stufo mai.
    Dal punto di vista letterario, contiene un profondo nutrimento.
    Ogni volta vi scopro qualcosa di nuovo ...continue

    "Il grande Gatsby è veramente un prodigio.
    Per quanto lo legga e lo rilegga, non me ne stufo mai.
    Dal punto di vista letterario, contiene un profondo nutrimento.
    Ogni volta vi scopro qualcosa di nuovo, mentre in certi passaggi ritrovo la stessa forte emozione. A soli ventinove anni, come ha potuto Fitzgerald cogliere con tanto acume, imparzialità e calore umano la realtà del mondo?
    Come è riuscito a farlo? Più ci penso, più lo rileggo e più mi sembra prodigioso."
    da "L'arte di correre" di Haruki Murakami

    said on 

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