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The Handmaid's Tale

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Publisher: Vintage

4.2
(1088)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , German , French , Italian , Chi simplified , Polish , Dutch , Czech , Romanian

Isbn-10: 0099740915 | Isbn-13: 9780099740919 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio CD , Library Binding , School & Library Binding , Audio Cassette , Others , Unbound , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
The Republic of Gilead offers Offred only one function: to breed. If she deviates, she will, like dissenters, be hanged at the wall or sent out to die slowly of radiation sickness. But even a repressive state cannot obliterate desire - neither Offred's nor that of the two men on which her future hangs. Brilliantly conceived and executed, this powerful evocation of twenty-first century America gives full rein to Margaret Atwood's devastating irony, wit and astute perception.
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  • 2

    Atwood me pone de los nervios. Sus protagonistas vomitan sobre el lector sus angustias y desvelos de manera muy íntima. Son preocupaciones introspectivas, que yo no puedo dejar de imaginar como autént ...continue

    Atwood me pone de los nervios. Sus protagonistas vomitan sobre el lector sus angustias y desvelos de manera muy íntima. Son preocupaciones introspectivas, que yo no puedo dejar de imaginar como auténticos recuerdos de Atwood que escoje y adapta al tema del libro en cuestión.

    En cuanto a la parte distópica: me parece más fantasía que ciencia ficción. Esa sociedad es insostenible y el modo de llegar a ella, también. Me parece más una fábula sobre un patriarcado extremo. La religión es una herramienta para la crítica: ninguno de los personajes cree realmente en ella. Y los Comandantes sólo creen en la supremacía del macho. Ni tan siquiera la excusa de la fertilidad me vale. El libro se escribió en 1985 y ya por entonces se conocía de la reproducción asistida.

    En fin, que no me ha gustado.

    said on 

  • 4

    No, cinque stelline no, non gliele do.
    No perché 5 stelline significano che è bellissimo e hai voglia di rileggerlo, che ti ha fatto ridere, provare affetto, sognare.
    Il Racconto dell'Ancella non fa n ...continue

    No, cinque stelline no, non gliele do.
    No perché 5 stelline significano che è bellissimo e hai voglia di rileggerlo, che ti ha fatto ridere, provare affetto, sognare.
    Il Racconto dell'Ancella non fa niente di tutto questo.
    Ti angoscia, ti fa provare repulsione (non tanto per la protagonista, quanto per il suo mondo), non è sogno, ma incubo.

    La Atwood è stata più volte candidata al Nobel.
    Nessuno scrittore simil-fantasy lo è mai stato prima, dal momento che questo è considerato un "sottogenere" letterario e non un genere degno di considerazione, quindi la sua ripetuta candidatura segna comunque una svolta.
    Ci si chiede perché. Che cos'ha, questa donna, da cambiare tanto una mentalità?
    Beh, potrei dire che sa usare i congiuntivi, ma a volte il traduttore li sa usare meno di lei e inciucca le quote.
    Poi sa usare il punto e virgola.
    Non è da tutti saper usare il punto e virgola, anzi.
    Quindi, questo è un punto a suo favore.
    Sa usare le parole per creare un incanto. Magari brutto e terrificante, ma sempre incanto.
    Usa metafore e immagini dure,a volte dolci, quasi sognanti, più spesso addirittura violente, ma riesce ad ottenere esattamente l'effetto che vuole...altro punto a favore.
    Il suo linguaggio è colto, ricercato, a volte arcaico, ma il racconto si snoda lento, pigro, quasi distratto, intimista.

    Può essere noiosa, in un mondo veloce, abituato ad una letteratura illetterata, dai punti ogni due parole, poche virgole, niente punto e virgola (come dicevamo), telegrafica e d'azione, frasette spoglie, rapide, essenziali, perfino scarne, che usano sempre le stesse parole, molte volte incuranti delle ripetizioni delle medesime, tanto è uguale.
    Lei non è così.
    Se ripete lo fa perché vuole farlo, rendere musicale il periodo,
    anche se di una musica angosciante.
    E' martellante, nel cambiare continuamente e oniricamente l'immagine, il tempo, la situazione in un narrare che l'Ancella fa sia ad un ipotetico "qualcuno", ma più ancora a se stessa, come gettandosi un salvagente, per non perdersi, per aggrapparsi alla vita, che esiste al di là del non-mondo che la circonda, che DEVE esistere, ancora, da qualche parte.
    E' il finale a lasciare un sapore dolce amaro: soprendente, aperto, pieno di dubbi sulla sua storia, ma, soprattutto, il finale vero, l'epilogo: dopo Difred qualcosa è cambiato.
    Forse ci sono voluti anni, forse il suo racconto non è stato determinante, ma ci sono stati molti mayday, molti rivoluzionari silenti e determinati.
    Mentre nel mondo orrorifico di Orwell i protagonisti falliscono totalmente, ripiegandosi nel loro tradimento di essi stessi, lasciando il regime immutato ed immutabile forse all'infinito, qui non succede.
    Forse Difred non avrà un figlio, ma genera qualcosa comunque.
    Sale nel buio.
    O nella luce.
    Cosa succeda non lo sappiamo esattamente, ma ciò che le cronache storiche ci riportano è che qualcosa è cambiato.

    said on 

  • 5

    Bellissimo romanzo distopico che racconta la traumatica esperienza di una donna che, in una società totalitaria su base biblica, diventa, suo malgrado, un'Ancella, viene, cioè, affidata ad un Comandan ...continue

    Bellissimo romanzo distopico che racconta la traumatica esperienza di una donna che, in una società totalitaria su base biblica, diventa, suo malgrado, un'Ancella, viene, cioè, affidata ad un Comandante, alta personalità del governo, a meri scopi riproduttivi.

    Il romanzo è una raccolta di memorie della protagonista, di cui non è noto il nome, se non che viene denominata da tutti Difred, ossia "proprietà di Fred".

    Lei, come la maggior parte delle donne, non possiede più nulla, deve indossare una divisa con colori codificati in base al proprio ruolo sociale (le Ancelle in rosso, le Mogli in azzurro etc), non le è neanche permesso di leggere.

    Ha, però, il ricordo della vita "vecchia", quella in cui c'era libertà, aveva un lavoro, viveva con un uomo divorziato da cui ha avuto una figlia, la vita che tutti noi reputiamo "normale".

    Le rimane il ricordo, solo il ricordo, mentre cerca faticosamente di adattarsi alla nuova vita, perché in fondo ci si abitua a tutto, anche ciò che all'inizio appare strano o sbagliato, con il tempo sembrerà normale.

    Affascinante, duro e a tratti angosciante, forse perché realistico e plausibile, il romanzo, scritto con grande maestria, è degno dei grandi capolavori della distopia come 1984 e Fahrenheit 451.

    Da leggere.

    said on 

  • 4

    看完The handmaid's tale 後接著看東野圭吾的解憂雜貨店,兩本都分別在文壇(一個國外的一個日本的)讚譽有加的作品,我卻深刻地感覺到,水準怎麼差這麼多?!!

    said on 

  • 3

    6/10

    Se cercate una distopia ben costruita e intrigante, vi conviene cercare da un'altra parte: in questo romanzo l'elemento distopico, come anche un po' tutto il resto della storia, è inserito solo per gi ...continue

    Se cercate una distopia ben costruita e intrigante, vi conviene cercare da un'altra parte: in questo romanzo l'elemento distopico, come anche un po' tutto il resto della storia, è inserito solo per giustificare una situazione che per la Atwood non è interessante di per sé, ma solo come metafora della nostra società. Questo non è un romanzo distopico; è un romanzo introspettivo, e a tratti un saggio per la chiarezza con cui l'autrice cerca di vendere la sua idea più che di raccontarci una storia.
    Con delle premesse del genere Il racconto dell'ancella avrebbe dovuto volare fuori dalla mia finestra a pagina uno, eppure - e stranamente - l'ho letto con piacere fino alla fine. Credo che questo sia dovuto un po' al fatto che condivido il suo punto di vista, e credo che a molte persone farebbe bene una lettura di questo romanzo a prescindere dal fatto che le idee dell'autrice siano "giuste" o "sbagliate", giusto per ampliare un po' i propri orizzonti; un po' al fatto che IMO la Atwood maneggia molto bene la narrazione in prima persona, ha un buon occhio per i dettagli e in generale riesce a rendere coinvolgente e toccante la vicenda di Difred, anche a dispetto del fatto che le sue vicende si svolgano su uno sfondo che ha la solidità del cartoncino bagnato. Di qui il voto in stelle e in decimi, che mi rendo conto essere esagerato rispetto al valore narrativo del libro in sé, ma che vuole essere un invito alla lettura di un libro che credo possa suggerire diversi spunti di riflessione interessanti al lettore medio.

    said on 

  • 3

    Rispetto ad altre distopie in cui l'utopia negativa è distribuita in maniera uniforme sull'intera struttura sociale, qui è principalmente la donna l'oggetto di un metodico sistema di annullamento dell ...continue

    Rispetto ad altre distopie in cui l'utopia negativa è distribuita in maniera uniforme sull'intera struttura sociale, qui è principalmente la donna l'oggetto di un metodico sistema di annullamento della personalità, stritolata da un regime totalitario dai tratti tribali e bigotti ispirati ad un ipocrita fanatismo religioso. Alle donne è vietato leggere e scrivere, possedere abiti e accessori, usare trucco e acconciature, una divisa indica per colore l'appartenenza allo strato sociale e quelle in grado di procreare, le "ancelle", sono isolate e rieducate, asservite come incubatrici viventi ai "comandanti" della nomenclatura e imprigionate in un abito monacale tinto di rosso. Le ancelle sono costrette alla castità quando non assegnate, sono suore "inzuppate nel sangue", ridotte a simulacri di fertilità, non hanno più un nome, solo un patronimico che ne definisce la proprietà.
    L'ancella Difred racconta il suo destino, il progressivo dissociarsi dal corpo, l'annichilimento delle passioni, l'illusione della ribellione e il sogno di un'improbabile salvezza. La scrittura della Atwood è penetrante e angosciosa, ha un'andatura ritmica in cui risuona lo sforzo di strappare i ricordi alla memoria prima che si perdano in un presente distorto ma il romanzo nonostante l'originalità della concezione e la scrittura ragguardevole soffre di alcuni buchi narrativi che rendono l'insieme poco convincente mentre rimangono notevoli le parti di cui è composto. Il risultato è un racconto interessante che invita alla riflessione non solo sul fallimento implicito dei regimi totalitari ma soprattutto sul bisogno di un intero sistema sociale di controllare e mortificare il corpo e l'anima femminile, un tema che sembra ricorrente nella storia e che più che distopico definirei primordiale.

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  • 4

    Il racconto di un mondo distopico, coinvolgente e inquietante, scritto con uno stile asciutto e trascinante. Una società futura in cui ogni libertà è soppressa, soprattutto per le donne, il cui unico ...continue

    Il racconto di un mondo distopico, coinvolgente e inquietante, scritto con uno stile asciutto e trascinante. Una società futura in cui ogni libertà è soppressa, soprattutto per le donne, il cui unico compito e valore è quello di procreare. Come si è arrivati a questo ce lo svela un po' alla volta la protagonista con il suo racconto. Il finale rimane aperto, quasi a voler far penetrare un briciolo di speranza in questa atmosfera cupa. Bravissima l'autrice che fino ad ora non conoscevo.

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  • 0

    Incipit

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket e ...continue

    Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L’impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/r/il-racconto-dellancella-margaret-atwood/

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  • 4

    e' possibile sperare in un cambiamento?

    Una storia angosciante, lontana e troppo vicina allo stesso tempo. Una prosa sublime, un racconto coinvolgente e in grado di strapparti dalla tua realta' per portarti in quella di Difred (la protagoni ...continue

    Una storia angosciante, lontana e troppo vicina allo stesso tempo. Una prosa sublime, un racconto coinvolgente e in grado di strapparti dalla tua realta' per portarti in quella di Difred (la protagonista). Per quanto ci siano colori nominati nel racconto, ho immaginato tutto in bianco e nero (a parte il vestito rosso delle Ancelle e l'azzurro delle mogli), perche' penso sia proprio quella l'emozione dominante l'intero racconto: rassegnazione, tristezza, malinconia. Una societa' cinica e dominatrice, in cui non si ha prospettiva di futuro, in cui le persone (e in particolare le donne) non hanno controllo sulla propria esistenza, in cui i sentimenti sono stati annientati, i rapporti umani definiti per legge, e' possibile sperare in un cambiamento? Questa e' la domanda che mi ha accompagnato per tutto il libro, e che ha continuato ad aleggare nella mia mente anche dopo averlo concluso.

    said on 

  • 5

    Ho amato così tanto questa storia e il modo in cui è scritta che ho soprasseduto sui due punti che mi hanno convinto di meno (la velocità con cui si passi dalla normalità alla distopia, le note finali ...continue

    Ho amato così tanto questa storia e il modo in cui è scritta che ho soprasseduto sui due punti che mi hanno convinto di meno (la velocità con cui si passi dalla normalità alla distopia, le note finali) e ho dato cinque stelline senza indugi.
    Dubito che la storia abbia bisogno di presentazioni. Per lo stile, invece, anziché cercare di descriverlo con aggettivi a caso (magistrale! superbo! magnifico!), propongo un piccolo passo non molto lontano dall'inizio.
    La protagonista e l'amica Moira sono state scelte per diventare ancelle. Per parlare liberamente si incontrano in un bagno dell'ex liceo in cui ha luogo l'addestramento, ognuna in un cubicolo, "comunicanti" grazie a un buco all'altezza della vita sulla parete comune («In the wood there’s a small hole, at the back, next to the wall, about waist height, souvenir of some previous vandalism or legacy of an ancient voyeur»). Moira pianifica la fuga, la protagonista non vuole che se ne vada.

    «[...]
    Nothing much. I’ve got to get out of here, I’m going bats.
    I feel panic. No, no, Moira, I say, don’t try it. Not on your own.
    I’ll fake sick. They send an ambulance, I’ve seen it.
    You’ll only get as far as the hospital.
    At least it’ll be a change. I won’t have to listen to that old bitch.
    They’ll find you out.
    Not to worry, I’m good at it. When I was a kid in high school I cut out vitamin C, I got scurvy. In the early stages they can’t diagnose it. Then you just start it again and you’re fine. I’ll hide my vitamin pills.
    Moira, don’t.
    I couldn’t stand the thought of her not being here, with me. For me.
    They send two guys with you, in the ambulance. Think about it. They must be starved for it, shit, they aren’t even allowed to put their hands in their pockets, the possibilities are –
    You in there. Time’s up, said the voice of Aunt Elizabeth, from the doorway. I stood up, flushed the toilet. Two of Moira’s fingers appeared, through the hole in the wall. It was only large enough for two fingers. I touched my own fingers to them, quickly, held on. Let go.
    »

    Consigliatissimo. Da leggere.

    said on 

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