The Idiot

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4.4
(6315)

Language: English | Number of Pages: | Format: eBook | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , Italian , Russian , French , Spanish , Swedish , Greek , Catalan , Portuguese , Polish

Isbn-10: GB2638 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Mass Market Paperback , Audio CD , Audio Cassette , Library Binding , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
Copyright free ebook of The Idiot by Fyodor M. Dostoevsky
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  • 5

    Per un lettore raccontare le emozioni che la lettura di questo libro riesce scatenare in noi è cosa quasi impossibile. Sei calato nel "Giardino delle delizie" di Bosch e sempre dominato dalla presenza ...continue

    Per un lettore raccontare le emozioni che la lettura di questo libro riesce scatenare in noi è cosa quasi impossibile. Sei calato nel "Giardino delle delizie" di Bosch e sempre dominato dalla presenza del "Cristo defunto" di Holbein il Giovane.
    Ma chi è il Principe Myskin: L'Idiota o Cristo?

    said on 

  • 1

    Abbandonato

    Mi dispiace abbandonare i libri e mi sento a disagio a commentare negativamente quello che viene ritenuto un capolavoro della letteratura. Ho acquistato questo libro con grandi aspettative, avendone s ...continue

    Mi dispiace abbandonare i libri e mi sento a disagio a commentare negativamente quello che viene ritenuto un capolavoro della letteratura. Ho acquistato questo libro con grandi aspettative, avendone sentito parlare bene da un paio di persone, ma ... ho sempre sofferto i libri con troppi personaggi e questo raggiunge limiti per me insopportabili. Arrivato a circa metà, alla presentazione di ulteriori tre nuovi nominativi, ho deciso di abbandonare. Non solo il numero dei soggetti aumenta continuamente (magari anche a gruppi di 4/5 alla volta), ma molto spesso la stessa persona viene menzionata in tre modi diversi, anche nell'arco della stessa pagina: prima col nome, poi col cognome ed infine col soprannome, rendendo difficoltoso seguire l'intreccio. A quanto sopra va poi aggiunto che i nomi, logicamente, sono nomi russi, non facili da memorizzare. Per me, la lettura, se non è più un piacere diventa una noia.

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  • 3

    L'incipit (che nella mia edizione equivale a un centinaio di pagine) mi ha fatto quasi venire voglia di abbandonarlo, pareva un riassuntone di beautiful ottocentesco. Dopo, a dir la verità, si è fatto ...continue

    L'incipit (che nella mia edizione equivale a un centinaio di pagine) mi ha fatto quasi venire voglia di abbandonarlo, pareva un riassuntone di beautiful ottocentesco. Dopo, a dir la verità, si è fatto più interessante, o perché si comprendono meglio le dinamiche o perché un po ci si comincia ad affezionare a qualche personaggio. Insomma, non essendo un gran estimatore del genere, ho trovato più interessanti alcune considerazioni sparse qua e là, soprattutto quella sulle persone comuni (praticamente alla fine del libro) e che mi fa tanto apprezzare il personaggio di Gavrila, quell'invidioso antipatico che è. Sono pur sempre un profano incolto, però.

    said on 

  • 2

    Delusione

    [Sono circa a 3/4, mi riservo di cambiare la recensione se dovesse cambiare qualcosa nel prosieguo]

    Madò no.
    Che delusione.
    Forse sono stato abituato troppo bene da D., ma veramente: no.

    Piattissimo.
    ...continue

    [Sono circa a 3/4, mi riservo di cambiare la recensione se dovesse cambiare qualcosa nel prosieguo]

    Madò no.
    Che delusione.
    Forse sono stato abituato troppo bene da D., ma veramente: no.

    Piattissimo.
    Non. Succede. Nulla. Niente.
    E quel poco che succede è già visto e rivisto e rivisto e rivisto.

    I rubli; non mi ami; ti giuro di sì; il vecchio un po' sbandato; la vecchietta incazzosa; il protagonista dileggiato etc.

    Poi ci sono alcune cose che non mi piacciono affatto. Per esempio: va bene che il romanzo si chiama "L'idiota", ma non c'è motivo di ricordarlo tramite le prese in giro (assolutamente ingiustificate, tra l'altro) dei personaggi verso Myskin ogni 4/5 pagine.

    I dialoghi non vanno (se fosse stato un altro autore mi sarei espresso più pesantemente, ma non mi pare giusto nei confronti del vecchio D (anche se credo che una mia critica non gli faccia né caldo né freddo) (anche perché essendo morto da 150 anni che gliene frega), o perlomeno non vanno ORA nel 21° secolo. Roba che magari poteva far sobbalzare sulla sedia una persona dell'Ottocento, inarcare un sopracciglio a inizio Novecento, sinceramente, a me, fa sbadigliare.

    "E Ippolit... tirò fuori... UN PLICO!"
    Quindi?
    "Sconvolgendo i presenti eh!"
    Interessante.

    Boh, è proprio come è strutturato che mi lascia perplesso.
    Cosa VUOLE DIRE Dostoevskij?
    Perché lo fa così male, soprattutto?
    Non c'è l'azione, il movimento di Delitto e Castigo o de I fratelli Karamazov, o de I demoni.
    Non c'è (o se c'è, pochissimo) uno spaccato della vita quotidiana.
    Tutto ruota a Myskin e a chi gli ruota intorno: sempre gente intenta a deriderlo, a chiamarlo idiota.
    E gli immancabili nichilisti, ovviamente.

    (E l'epilessia, ça va sans dire)

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Questo è il mio sesto Dostoevskij, e come ogni volta il post-lettura porta con sé una sensazione di mancanza, di nostalgia, che mi porta a voler iniziare immediatamente un altro capolavoro di questo s ...continue

    Questo è il mio sesto Dostoevskij, e come ogni volta il post-lettura porta con sé una sensazione di mancanza, di nostalgia, che mi porta a voler iniziare immediatamente un altro capolavoro di questo scrittore immenso. "L'idiota" non mi ha entusiasmata sin da subito, mi sono molto piaciute le riflessioni religiose e quella sulla pena di morte, la descrizione del dipinto di Hans Holbein il Giovane; a mio parere la vicenda è diventata più movimentata in seguito all'incontro tra Nastasja e Aglaja.
    Ogni commento su Dostoevskij credo sia superfluo, non si riesce mai a esprimere in modo abbastanza esauriente quanto questo genio ci abbia profondamente colpiti, ogni parola sembra così convenzionale detta sul suo conto, si cade quasi nel banale, quindi mi affido a Herman Hesse:
    "Su Dostoevskij non si può dire niente di nuovo. Ciò che si può dire, sul suo conto, di giusto e di intelligente, è già stato detto tutto, è già stato, a suo tempo, nuovo e spiritoso, e nel frattempo è invecchiato, mentre l'amata e terribile figura dello scrittore ci riappare sempre involta di mistero e di enigmi, ogni qualvolta, in un'ora di crisi e di raccoglimento, torniamo a essa. [...] Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un'unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui -soli e paralizzati in mezzo allo squallore- volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta. Allora, infatti, non siamo più spettatori, non siamo più giudici e degustatori, ma siamo dei poveretti in mezzo a tutti i poveri diavoli dei suoi romanzi, e soffriamo le loro pene, fissiamo anche noi, ammaliati e senza respiro, il vortice della vita, la macina instancabile della morte. E in quei momenti avvertiamo anche la musica di Dostoevskij, il suo conforto, il suo amore, e solo allora sperimentiamo il senso meraviglioso del suo terrificante e spesso così infernale mondo poetico. [...] Da che cosa deriva, dunque, l'impossibilità di questo "idiota" di inserirsi nel mondo degli altri? Perché nessuno lo capisce, lui che quasi tutti in qualche modo pur amano, la cui mansuetudine sembra a tutti simpatica, spesso addirittura esemplare? Che cosa divide lui, l'uomo magico, dagli altri uomini, quelli comuni? Perché hanno ragione quando lo respingono? Perché sono necessariamente costretti a farlo? Perché deve succedergli come a Gesù, che alla fine fu abbandonato non solo dal mondo, ma anche da tutti i propri discepoli? E' perché l'"idiota" ha un modo di pensare diverso dagli altri. [...] Myškin si distingue dagli altri per il fatto che, come "idiota" ed epilettico, che però è anche un uomo di grande intelligenza, ha dei rapporti molto più stretti e diretti con l'inconscio che non quelli."

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  • 4

    "perdonate la nostra felicità"

    Stranamente questo romanzo non mi ha coinvolta e convinta come altre opere quali I fratelli Karamazov o Delitto e castigo. La narrazione di Dostoevskij mi terrebbe attaccata anche se trattasse di ster ...continue

    Stranamente questo romanzo non mi ha coinvolta e convinta come altre opere quali I fratelli Karamazov o Delitto e castigo. La narrazione di Dostoevskij mi terrebbe attaccata anche se trattasse di stercorari, eppure il principe protagonista della storia piano piano ha fatto diminuire la mia attenzione. Nella prima parte ho letto di un personaggio semplice, buono onesto e incapace di trattenere qualsiasi pensiero gli passi per la testa. L'ho visto cambiare dopo il contatto con la società russa che non aveva mai frequentato prima, facendosi coinvolgere in amicizie e storie d'amore un po' troppo forzate. Ogni personaggio incontrato sembra essere collegato e il tutto sembra diventare una giostra di pettegolezzi.
    Ho apprezzato molto il carattere di Lizaveta e l'assurda fissazione di Ragozin per quella maledetta donna fastidiosa e maleducata che è Nastas'ja, oltre ai ragionamenti di Ippolit sulla morte.
    Dostoevskij è Dostoevskij e non si discute, peccato per il presunto prosciutto sugli occhi del principe che con le sue proposte di matrimonio poco ponderate ci va a mostrare due storie d'amore un po' tristi e scene di tragedie familiari un po' noiose.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    "L'Idiota è un racconto complesso, dalle molteplici sfaccettature. Direi che l'Autore ha voluto tracciare le linee di una società in cui possono intervenire diversi protagonisti, senza mai incidere ne ...continue

    "L'Idiota è un racconto complesso, dalle molteplici sfaccettature. Direi che l'Autore ha voluto tracciare le linee di una società in cui possono intervenire diversi protagonisti, senza mai incidere nella società stessa, ma piuttosto nelle loro relazioni. Ciò che viene definito come ordinario è sicuramente rappresentativo della società descritta da Dostoevskij. Immagino, quindi, personaggi come Lebedev oppura Ganja che nella loro misera esistenza testimoniano ciò che normalmente avviene. Si aggiungono poi protagonisti del tutto estranei alla società e che non riescono a viverla senza subire la condanna a fuoriuscirvi. E' il caso del principe Miskyn che proviene dall'esterno della società - da una ipotetica Svizzera - e che non ha gli strumenti per vivervi, vista la sua idiozia originaria e finale. Questo passaggio, questa andata e ritorno verso l'idiozia, cioè la non ordinarietà, è rappresentato dal mutarsi del carattere del principe, capace inzialmente di attirare la curiosità e la benevolenza degli stereotipi della società per subirne le critiche e la malevolenza nel finale di racconto. Alla pari il personaggio di Nastasja che lottando contro le apparenze della società finirà per esserne espulsa attraverso la forma definitiva rappresentata dal suo omicidio. Persino Rogozin rappresenta qualcosa di estraneo alla società, finendo per esserne estromesso con i lavori forzati per il suo delitto. Cosa rimane allora alla fine del racconto ? Forse la constatazione che la società non è pronta ad accogliere chi rappresenta la staordinarietà, sia essa positiva che negativa, nè nel presente nè nel passato. Ci resta soltanto di sperare nel futuro. Amando la lettura di questo Autore, consiglio questo libro nella convinzione che non potrà lasciare indifferenti"

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  • 3

    Non mi ha convinto come altri capolavori dello stesso autore. La storia narrata è piena di situazioni poco verosimili e di coincidenze che appaiono troppo fortuite e forzate (il fatto ad esempio che i ...continue

    Non mi ha convinto come altri capolavori dello stesso autore. La storia narrata è piena di situazioni poco verosimili e di coincidenze che appaiono troppo fortuite e forzate (il fatto ad esempio che i tanti personaggi di cui il protagonista fa casualmente la conoscenza nel suo primo giorno a San Pietroburgo si conoscano tutti e le loro vicende siano così intrecciate le une con le altre!). La tirata del Principe contro il cattolicesimo, verso la fine del romanzo, con i suoi risvolti nazionalisti, mi ha molto infastidito, anche perché un discorso così estremo ed ideologico stona decisamente con il carattere fin allora così candido, docile, paziente e umanamente comprensivo verso il prossimo del personaggio. I sentimenti del protagonista nei confronti di Nastas'ja e Aglaia, l'assurda inverosimiglianza di queste due brutte storie d'amore, mi hanno annoiato proprio in quanto irreali e per il mio sentire incomprensibili. Do comunque tre stelle perché le tematiche affrontate nel libro, accanto alla vicenda principale, sono molto varie, e come sempre la sensibilità con cui l'autore sa scrutare nel profondo l'animo umano attraverso i numerosi personaggi è tale che chiunque può trovare un po' di sé stesso nelle situazioni descritte. E' questa a mio avviso la maggiore soddisfazione che Dostoevskij riesce a dare al lettore. Sono stupefacenti la modernità e l'attualità di questo autore nel descrivere le più intime angosce esistenziali dell'uomo (si veda, ad esempio, la digressione sul talento e la mediocrità a proposito di Gavrila Ardalionovič, all'inizio della quarta parte). Ah, e come sempre mi accade con Dostoevskij, in alcuni punti la narrazione assume un registro crudelmente comico che riesce a farmi ridere di gran gusto (in questo caso il grottesco personaggio del generale Ivolgin).

    Due parole sull'edizione Feltrinelli, che mi è parsa buona, ben stampata (rari i refusi) e di comoda lettura. Direi scorrevole e piacevole la traduzione di Gianlorenzo Pacini.

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  • 5

    Appunti di lettura

    Chi è Myskin? Dov’è il bandolo in questo romanzo?

    - "L'idea centrale del romanzo è di descrivere un uomo positivamente buono. Niente può esserci di più difficile al mondo, e specialmente ora. Tutti g ...continue

    Chi è Myskin? Dov’è il bandolo in questo romanzo?

    - "L'idea centrale del romanzo è di descrivere un uomo positivamente buono. Niente può esserci di più difficile al mondo, e specialmente ora. Tutti gli scrittori, non solo i nostri, ma anche quelli europei, che hanno intrapreso la rappresentazione del tipo positivo perfetto, hanno dovuto arrendersi, sempre. Perchè questo compito è smisurato. Il perfetto è un ideale, e l'ideale, né il nostro, né quello dell'Europa civile, è ben lontano dall'essersi formato".

    E’ a questo punto che gli viene in mente "Il mondo salverà la bellezza” ( non la Bellezza salverà il mondo, come ci passiamo di bocca in bocca)? Sarà quest’uomo buono, che chiamerà Myskin e uomo di questo mondo, a salvare la bellezza che di questo mondo non è, nonostante gli uomini abbiano inventato l’arte proprio per questo? Mi sembra proprio che la frase ponga l’accento più su “mondo” che su bellezza: senza il mondo non c’è bellezza. Non mi sembra ci sia fuga verso il trascendente, tutt’altro.
    Sono perplessa.

    - Dice Ippolit (l’Ivan dell’idiota) ”Il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza! (...) Quale Bellezza salverà il mondo? Siete un cristiano fervente voi? Kolja dice che voi stesso vi attribuite il titolo di cristiano […] La Bellezza è un enigma, e se è vero che la bellezza salverà il mondo, Ippòlit chiede di precisare 'quale bellezza'. La bellezza, nel mondo, ha il suo doppio. Anche i nichilisti amano la bellezza... “. La bellezza, inevitabilmente legata con il Bene, diventa un enigma e per descrivere Aglaja, l’eroina “buona”, Myskin dice: “ È difficile giudicare la bellezza; non mi ci sono ancora preparato. La bellezza è un enigma .

    - Leggo che, dopo la presentazione di ambienti e “figure”, compresa quella del principe, manda quella I^ Parte alla rivista di Mosca – lui si trova all’estero –. A quel punto si impantana. Dice, infatti, negli appunti:
    "Mi balenano nella mente dei particolari che mi attraggono molto e che alimentano il calore dell'opera. Ma l'intero? Ma l'eroe? Perchè il tutto, per me, mi esce sotto l'aspetto dell'eroe. Io sono costretto a costruire un personaggio. […] Mi si svilupperà sotto la penna? E immaginatevi quali terrori siano venuti fuori da sè: è risultato che, oltre a un eroe, c'è anche un'eroina, e cioè che ci sono due eroi! E, oltre a questi eroi, ci sono ancora due caratteri, molto importanti, principali, cioé dei "quasi eroi". "Dei quattro protagonisti, due sono bene e fortemente disegnati nella mia coscienza, uno non lo è ancora completamente, e il quarto, cioé l'eroe principale, è enormemente debole. O forse non è debole, ma è terribilmente difficile". (I quattro personaggi a cui si riferisce Dostoevskij rispettivamente sono Nastasja, Rogozin, Aglaja e Myškin ).
    Fa e disfa la trama e i personaggi: inventa situazioni ( ingarbugliate e sopra le righe: il famoso carattere russo) che hanno una loro logica interna ma che mettono all’angolo il povero principe. Lui ascolta", tollera, sopporta tutto e tutti. Affoga nel fango, inconsapevolmente, fatto di urla, lamenti, un caos che lo trascina con sé, contro la sua volontà per restarne poi incatenato.

    - Procedo nella lettura, ma Myskin continua a essere terribilmente difficile da inquadrare. Lui è buono ma non nel senso mainstream. La bontà allevia i dolori degli altri. Invece Myškin, va dritto come un treno e mette a nudo il dolore dei suoi interlocutori, ne travolge le difese. Altro che conforto, altro che offrire una spalla su cui piangere!
    E poi quel finale terribilmente bello: lui, Nastasia e Rogozin travolti dalla vita e da loro stessi nel bene e nel male. Myskin ritorna, infine, completamente idiota in Svizzera. E’ una sconfitta totale? L'umanità, alla fine, non è redenta dalla Bellezza, e neanche dall'Amore, dalla Bontà, dalla comprensione assoluta. Tutte queste cose non salvano: lo sappiamo noi e lo sa Dosto.”
    Nell'Idiota, tutti capiscono tutto e alla fine il mondo scoppia lo stesso”.

    Dostoevskij stesso ammise il fallimento del suo principe: notò che in realtà tutti i personaggi finivano con l'essere soltanto sfiorati dal'"Idiota", che nulla poteva fare per loro. Non basta scorgere la bellezza profonda di Nastasja Filippovna per salvarla, così per Aglaja o Rogožin.

    - E allora è bene che il Bene e la Bellezza non esistano? E’ bene che non esistano nella forma “convenzionale”. Non ci può aspettare la salvezza. La bellezza è, invece, con-passione il cui risultato, una carezza sulla guancia dell’assassino, non è poco: quando Myskin passa la notte “fiato a fiato” con Rogozin delirante - nella stanza divisa da un tendaggio chiuso dietro cui il cadavere di Nastasia comincia a decomporsi - diventa il vero Cristo, come disse Nietzsche dell’Idiota: sussume le loro colpe e il lro dolore e non può che impazzire definitivamente.

    - Il mondo salverà la bellezza se gli umani si riconosceranno l’uno con l’altro?

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  • 4

    Sebbene sia esagerata e, decisamente, superflua l'ampiezza del romanzo, malgrado la spropositata miriade di personaggi, talvolta di poco conto e addirittura astrusi, nonostante l’esagerata dilatazione ...continue

    Sebbene sia esagerata e, decisamente, superflua l'ampiezza del romanzo, malgrado la spropositata miriade di personaggi, talvolta di poco conto e addirittura astrusi, nonostante l’esagerata dilatazione dei dialoghi e dei pettegolezzi (tipo soap) che rallentano la lettura e rendono il libro talvolta noioso e confusionario, F.D. crea uno straordinario personaggio che va al di là di ogni possibile immaginazione. Una personalità inverosimile e del tutto sconcertante che procura rabbia e dolore ma anche tanto affetto e tenerezza. In ogni caso, non si…discute!

    said on 

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