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The Invention of Tradition

By

Publisher: Cambridge University Press

4.1
(98)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0521437733 | Isbn-13: 9780521437738 | Publish date: 

Curator: Terence Ranger , Eric Hobsbawm

Also available as: Hardcover

Category: History , Philosophy , Social Science

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Book Description
Many of the traditions which we think of as very ancient in their origins were not in fact sanctioned by long usage over the centuries, but were invented comparatively recently. This book explores examples of this process of invention - the creation of Welsh and Scottish 'national culture'; the elaboration of British royal rituals in the nineteenth and twentieth centuries; the origins of imperial rituals in British India and Africa; and the attempts by radical movements to develop counter-traditions of their own. It addresses the complex interaction of past and present, bringing together historians and anthropologists in a fascinating study of ritual and symbolism which poses new questions for the understanding of our history.
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  • 3

    Interessanti l'introduzione e il primo saggio

    Sono interessanti l'introduzione di Hobsbawn e il primo saggio sull'abbigliamento delle Highlands in Scozia, dove si spiega l'"invenzione" della tradizione del Kilt scozzese.
    Gli altri saggi sono un po' pedanti e ripetitivi, spesso è necessario avere una conoscenza storica già piuttosto sol ...continue

    Sono interessanti l'introduzione di Hobsbawn e il primo saggio sull'abbigliamento delle Highlands in Scozia, dove si spiega l'"invenzione" della tradizione del Kilt scozzese.
    Gli altri saggi sono un po' pedanti e ripetitivi, spesso è necessario avere una conoscenza storica già piuttosto solida dei territori affrontati.

    said on 

  • 0

    - Il bianco delle sclere rovesciate - scrive Cappello
    in "Una lettura" ["La misura dell'erba"].

    La scena del funerale di "Uccellacci e uccellini" non
    stona ad essere qui ricordata - e ben ci sta.

    Resta la carta.

    said on 

  • 5

    Ne ho letto solo una parte e è a questa che vanno le 5 stelle. L'introduzione e il saggio conclusivo intitolato: Tradizioni e genesi dell'identità di massa in Europa, entrambi scritti da E. J. Hobsbawn sono un gran bel viaggio nelle fondamenta degli stati nazione e delle moderne società industria ...continue

    Ne ho letto solo una parte e è a questa che vanno le 5 stelle. L'introduzione e il saggio conclusivo intitolato: Tradizioni e genesi dell'identità di massa in Europa, entrambi scritti da E. J. Hobsbawn sono un gran bel viaggio nelle fondamenta degli stati nazione e delle moderne società industriali.
    Gli altri saggi di natura molto specifica non mi hanno appassionato.

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  • 0

    A sentir pronunciare la parola « tradizione » ho sempre storto il naso: non solo perché –comprensibilmente, ma comunque in modo affatto sciocco– gli uomini alle « tradizioni » ci s'incatenano — ma anche perché spesso fanno schifo...
    E se questo vale per le « tradizioni vere », che dire allo ...continue

    A sentir pronunciare la parola « tradizione » ho sempre storto il naso: non solo perché –comprensibilmente, ma comunque in modo affatto sciocco– gli uomini alle « tradizioni » ci s'incatenano — ma anche perché spesso fanno schifo...
    E se questo vale per le « tradizioni vere », che dire allora di tutto ciò che oggi si definisce tale? — Che –di solito– è pura invenzione, o al massimo recupero moderno e artificiale... oltre che giustificazione di nulla di buono...
    Questo gruppo di saggi (di vari autori) tratta appunto di questa
    « tradizione inventata » ed è sufficientemente esplicito da non lasciar che davvero pochi dubbi: costringe a fare i conti coi propri stessi preconcetti, nel momento in cui si pensava d'esserne liberi.
    Si passa così, in un'ottica che analizza vari aspetti della nazione britannica: dalla Scozia degli Highlanders da Ossian al kilt, al Galles che recupera –rielaborandola– la propria storia; dalle forme della monarchia britannica, all'autorità nell'India dopo il Mutiny e la costituzione dell'Impero, all'Africa coloniale che si scopre tribale — per chiudere con un rapido sguardo all'Europa in generale nel periodo 1870–1914...

    In generale è una buona opera, propedeutica quanto meno a riflettere su vari aspetti della società –quella odierna in special modo che di « tradizioni » ne inventa di continuo tanto da aver ormai inflazionato il termine– e in ciò riesce anche a esulare dalla contingenza dei suoi argomenti particolari — anche perché, dal mio punto di vista, manca proprio alla fine –non ostante che di ciò in fondo dovrebbe trattare– la distinzione tra il movimento reale delle cose e il riflesso che ne deriva nell'ideologia che maschera questo stesso movimento: questa pecca è abbastanza evidente nelle poche righe –per fortuna!– dedicate al Primo Maggio, ove sfugge del tutto l' « imborghesimento » che la ricorrenza ha subito nel tempo, oltre che la sua origine politica!

    Una cosa però si può dire con (buona) sicurezza. Si capirà come –seguendo un'ipotetica scala che proceda dalla ridicolaggine alla serietà– per quanto strano possa sembrare, sia, per molti aspetti, comune la matrice da cui provengono tutte le vane chiacchiere sulla monarchia (inglese) – il fenomeno dello sport di massa – – e i massacri, genocidî e quant'altro il colonialismo ha lasciato in eredità a buona parte dell'Africa e dei suoi abitanti...

    said on 

  • 3

    Il titolo è promettente, ma ci vorrebbe un sottotitolo... il libro è una racconta di brevi saggi di autori diversi sulle origini - meno antiche e meno spontanee di quanto si creda - di tradizioni varie all'interno di quello che fu l'impero britannico.
    Ho trovato interessante il saggio sulla ...continue

    Il titolo è promettente, ma ci vorrebbe un sottotitolo... il libro è una racconta di brevi saggi di autori diversi sulle origini - meno antiche e meno spontanee di quanto si creda - di tradizioni varie all'interno di quello che fu l'impero britannico.
    Ho trovato interessante il saggio sulla Scozia (kilt, cornamuse& co.) perchè avevo già letto altrove sull'argomento. Della tradizione bardica gallese invece non so nulla, e di conseguenza ho lasciato il secondo saggio a metà. Poco mi hanno detto anche i due sull'India britannica e sul colonialismo (prevalentemente britannico) in Africa. La parte sulle cerimonie monarchiche si ferma a poco dopo l'incoronazione di Elisabetta II, e degli eventi contemporanei (dal matrimonio di Carlo e Diana in poi, per intenderci) non c'è traccia.
    Se vi interessa la sociologia del passato britannico, il testo può fare per voi. Altrimenti lasciate perdere.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Quando è stato inventato il kilt?

    la tradizione del kilt scozzese e del suo legame con i clan è un'invenzione piuttosto recente che nasce dall'esigenza di rafforzare una identità nazionale scozzese per riaffermarla nei confronti dei pressanti vicini inglesi.
    un must per gli amanti della storia e soprattutto della storia dell ...continue

    la tradizione del kilt scozzese e del suo legame con i clan è un'invenzione piuttosto recente che nasce dall'esigenza di rafforzare una identità nazionale scozzese per riaffermarla nei confronti dei pressanti vicini inglesi.
    un must per gli amanti della storia e soprattutto della storia della storiografia. una serie di saggi che esplorano le motivazioni della istituzione nei secoli di tradizioni culturali cui vengono attribuite una particolari funzioni e valenze sociali e politiche.

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  • 5

    illuminante

    Questo libro scardina le nostre certezze. Da dove viene la tradizione del Kilt? E quella carrozza da favola che trasporta la Regina d'Inghilterra? Dalla notte dei tempi? Noooo. Sono stati costruiti a tavolino per contrastare momenti di crisi sociale.Ci sono tantissimi esempi sotto i nostri occhi ...continue

    Questo libro scardina le nostre certezze. Da dove viene la tradizione del Kilt? E quella carrozza da favola che trasporta la Regina d'Inghilterra? Dalla notte dei tempi? Noooo. Sono stati costruiti a tavolino per contrastare momenti di crisi sociale.Ci sono tantissimi esempi sotto i nostri occhi costruiti ad hoc
    esempio 1) Babbo Natale di rosso vestito lo sappiamo tutti che è stato creato dalla Coca-Cola;
    esempio 2) trent’anni fa nessuno conosceva le piante che chiamiamo “stelle di Natale” e che ora simboleggiano il Natale e ce le ritroviamo riprodotte su tutte le tovaglie e i biglietti di auguri. Propongo un aggiornamento del libro inserendoci il tradizionale invio di sms di auguri alle amiche attempatelle il 6 gennaio (grazie a tutti) e le feste della mamma/papà/donna/innamorati promossi dalla Perugina, anche se la vera domanda è: “se ne sentiva veramente il bisogno”? Tanto più che di questo passo non se ne esce e mi ritrovo con un pargolo che reclama le sue feste: quella del maschio e quella del figlio!

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  • 4

    Il gonnellino scozzese una tradizione? ma quando mai! e' stata una messa in scena per la visita del re. Hobsbawm e Ranger raccontano di come e quando sono state letteralmente inventate diverse tradizioni britanniche. ma il libro si spinge anche fuori dai confini albionici e dimostra come le tradi ...continue

    Il gonnellino scozzese una tradizione? ma quando mai! e' stata una messa in scena per la visita del re. Hobsbawm e Ranger raccontano di come e quando sono state letteralmente inventate diverse tradizioni britanniche. ma il libro si spinge anche fuori dai confini albionici e dimostra come le tradizioni sono state e sono uno strumento utile alle politiche nazionalistiche cresciute tra il XVIII e soprattutto XIX secolo.
    Fondamentale per svelare le falsita' sulle quali si basano certe rivendicazioni nazionalistiche.

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  • 3

    Ho letto solo il saggio finale di Hobsbawm sulle tradizioni. Forse letto a conclusione del libro rende diversamente, non so. Mi ha lasciata con ancora troppa curiosità sull'argomento.

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  • 4

    Ora, sapere che il kilt è un'invenzione di un imprenditore inglese e che li fece usare come tute dai suoi operai scozzesi un po' mi ha sconvolto. Dopo aver visto Brave Heart pensavo che fosse il simbolo della lotta di liberazione, e non l'abito della classe sottomessa (dagli inglesi...). E poi, l ...continue

    Ora, sapere che il kilt è un'invenzione di un imprenditore inglese e che li fece usare come tute dai suoi operai scozzesi un po' mi ha sconvolto. Dopo aver visto Brave Heart pensavo che fosse il simbolo della lotta di liberazione, e non l'abito della classe sottomessa (dagli inglesi...). E poi, la cornamusa, simbolo della Scozia: è sempre stato irlandese, fino a un paio di secoli fa... E tanto tanto altro, sull'invenzione della tradizione. Che continua ancora ai nostri giorni...

    said on 

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