The Leopard

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Publisher: Everyman's Library

4.1
(10649)

Language: English | Number of Pages: 304 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Finnish , Portuguese , Catalan , Danish , Galego , Czech , Dutch

Isbn-10: 1857150236 | Isbn-13: 9781857150230 | Publish date: 

Translator: A. Colquhoun ; Preface David Gilmour

Also available as: Paperback , Others , Audio Cassette , Mass Market Paperback , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • 4

    "Perché il significato di un casato nobile è tutto nelle tradizioni, nei ricordi vitali"

    Una delle opere più commoventi in assoluto sulla decadenza della nobiltà. Il romanzo ripercorre la vita di Don Fabrizio Salina, tra Borboni e Garibaldini, in una Sicilia quanto mai inerme. Suo pupill ...continue

    Una delle opere più commoventi in assoluto sulla decadenza della nobiltà. Il romanzo ripercorre la vita di Don Fabrizio Salina, tra Borboni e Garibaldini, in una Sicilia quanto mai inerme. Suo pupillo è Tancredi, figlio della sorella e praticamente da lui adottato, unico personaggio col piglio gattopardesco tanto caro al Principe e vero motore della storia.
    Man mano che si avanza nella lettura si accorge la dissoluzione e il ripetersi stanco dei riti di una nobiltà divenuta ormai inutile e superflua. Libro che lascia l'amarezza della fine di un'epoca, da leggere e da apprezzare a fondo. Prolisse, alle volte, certe descrizioni.

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  • 5

    Eleganza e musicalità senza tempo

    Ho ritrovato una vecchia edizione del 1960 appartenente a mia madre e che fa parte da sempre della mia biblioteca, ma che, non so perchè non avevo mai letto. C'è voluto un week-end a Palermo per farmi ...continue

    Ho ritrovato una vecchia edizione del 1960 appartenente a mia madre e che fa parte da sempre della mia biblioteca, ma che, non so perchè non avevo mai letto. C'è voluto un week-end a Palermo per farmi motivare e...stupire. E' una prosa opulenta, come il profumo di zagara nel giardino assolato di Donnafugata, con un'aggettivazione precisa e superbamente evocativa. Era da tempo che un romanzo non mi incantava così.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Il giudizio sul Gattopardo è stato unanime: straordinario nella definizione dei personaggi, nella descrizione dei paesaggi e nell'ambientazione storica. Per tutti è stata una lettura emozionante e mol ...continue

    Il giudizio sul Gattopardo è stato unanime: straordinario nella definizione dei personaggi, nella descrizione dei paesaggi e nell'ambientazione storica. Per tutti è stata una lettura emozionante e molto coinvolgente.
    Abbiamo apprezzato l'ironia diffusa che sottolinea i tratti di una nobiltà decadente che si attacca come può alle tradizioni, alle consuetudini, ai ricordi. Ironia che mette anche in evidenza come nel corso di un secolo (dallo sbarco dei Mille all'anno in cui l'autore scrive) non fosse cambiato nulla, rimarcando quindi il motto centrale del libro "se vogliamo che tutto rimanga come è bisogna che tutti cambi".
    Abbiamo discusso a lungo dell'orgoglio e della testardaggine delle tre sorelle Salina che invecchiano senza vivere, restando ferme al passato (emblematica la pelle del cane Bendicò, mummificato e poi lasciato in un angolo a riempirsi di polvere). Della borghesia arraffona, opportunista ma impreparata, che non ha buon gusto né educazione, e che non sa presentarsi, parlare, vestirsi.
    Dell'interesse spregiudicato di Angelica, ma anche dell'opportunismo di Tancredi e della storia d'amore che fa solo da cornice ad una trama molto più articolata e complessa. Della delusione cocente e rancorosa di Concetta e infine della figura autoritaria ma profondamente umana di Don Fabrizio che si spegne in un nostalgica rievocazione dei pochi momenti davvero degni di nota della sua vita. Un romanzo indimenticabile.

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  • 4

    Ingredienti: una terra che cambia la propria pelle senza cambiare il proprio sangue, un principe tutto d'un pezzo che sente il proprio mondo andare in pezzi, l'unificazione d'Italia sullo sfondo e nob ...continue

    Ingredienti: una terra che cambia la propria pelle senza cambiare il proprio sangue, un principe tutto d'un pezzo che sente il proprio mondo andare in pezzi, l'unificazione d'Italia sullo sfondo e nobili siciliani in primo piano.
    Consigliato: a chi vuol capire come è oggi la Sicilia (leggendola in libri di ieri), a chi ama ritrovare i grandi fatti della storia dentro le piccole vicende umane.

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  • 4

    Ho appena finito di leggere questo romanzo assolutamente unico nel suo genere. Leggendo la trama (che, a ben vedere, non sembra nemmeno una trama), non provavo il minimo interesse di iniziarlo. Poi, d ...continue

    Ho appena finito di leggere questo romanzo assolutamente unico nel suo genere. Leggendo la trama (che, a ben vedere, non sembra nemmeno una trama), non provavo il minimo interesse di iniziarlo. Poi, dimentico il Kindle prima di un viaggio, e prendo il primo cartaceo non ancora letto che mi ritrovo per casa. Si tratta di un romanzo sorprendentemente scorrevole, scritto con uno stile perfetto e curato. Gli episodi si susseguono, alternati da introspezioni intriganti e per niente noiose. La storia d'Italia, della Sicilia è sullo sfondo e al tempo stesso protagonista. Darne una definizione, un inquadramento, non è facile. Consiglio però di leggerlo, perché ne vale la pena!

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  • 5

    Romanzo magnifico, a mio parer uno dei capolavori della letteratura italiana. Descrizione di una regione che tutti conoscono, ma nessuno comprende, in un periodo storico che ormai pochi conoscono, ma ...continue

    Romanzo magnifico, a mio parer uno dei capolavori della letteratura italiana. Descrizione di una regione che tutti conoscono, ma nessuno comprende, in un periodo storico che ormai pochi conoscono, ma che pensano di aver compreso.
    Il lessico può apparire ostico e “vecchiotto” (citando il gran rifiuto di Vittorini per Einaudi) ma basta farci un po’ l’abitudine e poi diventa scorrevole e piacevole, se non addirittura coinvolgente. Certo, non un romanzo pieno, come dire, di azione; anzi, fa dell’immobilismo (in tutti i sensi) il suo punto forte, ma leggendolo, chi avrebbe il coraggio di non prendere le parti del nobile don Fabrizio, timoroso di perdere i suoi diritti e ormai convinto che la società moderna non è più adatta alla classe nobiliare? Chi non odierebbe il detestabile borghese in ascesa, ben rappresentato da don Calogero? E chi non si commuoverebbe alla morte del Principe o al volo finale di Bendicò dalla finestra?
    Da leggere, ora e subito, e da rileggere ogni volta che i ricordi cominciano a mancare.

    said on 

  • 4

    Il Gattopardo è un romanzo unico e irripetibile. Sembra una palla di vetro di fattura magnifica, raffinata, elegante, adornata di tutte quelle immagini bellissime che intesse Tomasi di Lampedusa, e ch ...continue

    Il Gattopardo è un romanzo unico e irripetibile. Sembra una palla di vetro di fattura magnifica, raffinata, elegante, adornata di tutte quelle immagini bellissime che intesse Tomasi di Lampedusa, e che risplendono di luce crepuscolare. Al suo interno, poi, vivono i personaggi, come il Principe, che assomigliano a fiocchi di neve che cadono, facendo un rumore sommesso, che si può sentire solo se ci si mette di fianco a loro, come fa l'autore. E quando lo si fa, la vita invece pulsa fortissima, persino nel suo sentimento di morte. Una volta che la vicenda narrata è arrivata al suo termine, i fiocchi di neve si arrestano sul suolo di questa palla di vetro, ma la luce crepuscolare è ancora intensa. Lo era sessant'anni fa, lo è adesso.

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  • 2

    Protagonista di questo romanzo del Novecento è il Principe Salina, ultimo discendente di un'antica famiglia aristocratica, che guarda impotente l'imminente ascesa del ceto borghese, impersonato dal si ...continue

    Protagonista di questo romanzo del Novecento è il Principe Salina, ultimo discendente di un'antica famiglia aristocratica, che guarda impotente l'imminente ascesa del ceto borghese, impersonato dal sindaco di un comune siciliano, Don Calogero Sedara, e che si vedrà quasi costretto ad accettare il matrimonio tra l'affezionato nipote Tancredi e Angelica, la figlia del borghese.
    A detta di molti, si tratta di un romanzo storico così pregiato da essere poi entrato nei classici della letteratura del Novecento; forse io ho letto un altro romanzo perchè definire Il gattopardo romanzo storico mi sembra alquanto insensato.
    La scena si apre nella Sicilia di fine Ottocento, la prima parte del libro in particolare vede l'attesa per lo sbarco del Garibaldini e tutta l'attenzione verso una possibile unità dei due Regni d'Italia ripercorre l'intera opera fino alle ultime pagine: peccato che vengano solo accennati, e in parte davvero esigua, tutti gli avvenimenti storici che caratterizzarono il Risorgimento italiano; non dico che mi aspettassi un trattato di storia ma almeno gli eventi più importanti che fossero descritti o commentati attraverso gli occhi dei personaggi. Romanzo storico quindi solo perchè il libro cerca di dare una fisionomia al siciliano di quell'epoca, tentando di descrivere quel periodo in cui l'ascesa borghese era così pressante da destabilizzare l'antica aristocrazia. Personalmente non mi bastano pochi accenni storici o l'utilizzo dell'aristocrazia con la propria leggerezza e arrendevolezza, per raccontare il momento risorgimentale e non basta certo ad etichettare un romanzo come storico e nemmeno a farne un buon esempio.

    Se devo essere del tutto sincera non ho apprezzato neanche la struttura del romanzo: ogni parte che compone il libro è divisa in successivi blocchi che raccontano diversi episodi a volte connessi l'uno all'altro ma molto spesso del tutto sconnessi agli eventi precedenti. Ma nonostante questo, e nonostante un prima parte davvero lenta, dalle seconda parte le cose sembrano migliorare: con il fidanzamento di Tancredi e Angelica sembra quasi che si arrivi a qualcosa di meglio e che l'attenzione del lettore venga meglio catturata; ho apprezzato infatti la parte che narra del corteggiamento e dell'attrazione tra i due giovani alla scoperta anche della grande e misteriosa tenuta Salina, ma a quanto si trattava solo di un fuoco di paglia.
    Uno dei problemi del romanzo secondo me sono i personaggi, ad eccezione del Principe infatti, e in minima parte anche di Tancredi, tutte le altre comparse del romanzo sono personaggi insipidi e mal caratterizzati o ancora disprezzabili: Angelica è una ragazza bellissima, elegante e tutti gli aggettivi positivi che possiate immaginare peccato che dalla sua bocca escano cinque parole e tre delle quali sono "zione"; all'inizio ho percepito una certa dose di astuzia, ho pensato che mi trovassi davanti ad una ragazza arrivista e che con il matrimonio puntasse ad entrare in quella casta a lei proibita dalle convenzioni ma niente di fatto, una bella che non balla. Potrei parlare di Sedara, lui sì astuto e intelligente, che con abilità trucca le votazioni e conquista il suo scopo nascondendo una moglie analfabeta della quale si vergogna e potrei accennare anche a Tancredi, impertinente e ribelle, che senza esitazione e senza un patrimonio si unisce subito ai garibaldini ma in fin dei conti, lo spazio riservato a tutti è talmente esiguo che non ha senso parlarne ancora.

    Nonostante sia un romanzo breve, ho creduto che la fine non arrivasse mai: l'ho trovato lento e noioso,gli accadimenti sono davvero pochi e per il resto il Principe parla e riflette ore ed ore. Sono interminabili le pagine di riflessioni filosofiche, di quesiti personali e di dibattiti sociali e a questi si alternano lunghissime e dettagliatissime descrizioni del paesaggio siciliano: per quanto posso aver trovato in parte queste descrizioni molto evocative devo ammettere che a lungo andare, invece di spezzare il ritmo lento della narrazione, non fanno altro che aggiungere ancora fuoco sulla benzina.
    Oltretutto non ho neanche apprezzato minimamente lo stile dell'autore: è borioso, volutamente aulico ma inutilmente ridondante, rende la lettura pesante e ancora più noiosa di quanto possa essere, per di più ho trovato la narrazione datata con l'uso di periodi lunghi ed estenuanti.
    Il gattopardo è un romanzo che, a quanto pare una su un milione, ho trovato pesante da tutti i punti di vista, dallo stile alla trama, e forse anche annebbiata dal basso gradimento faccio fatica a trovare qualcosa di attuale come ho letto in molti commenti; a fine lettura ho riflettuto sul fatto che immaginerei con molta difficoltà un lettore straniero approcciarsi a questo libro, magari un lettore che non conosce bene la storia italiana o il periodo di riferimento, credo che avrebbe serie difficoltà a capirne il contesto storico.

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  • 5

    Musicale e struggente ☆☆☆☆☆

    Questo non è un libro, è musica, ho pensato non appena ho letto questa frase:

    “Ma il giardino, costretto e macerato fra le sue barriere, da profumi untuosi, carnali e lievemente putridi, come i li ...continue

    Questo non è un libro, è musica, ho pensato non appena ho letto questa frase:

    “Ma il giardino, costretto e macerato fra le sue barriere, da profumi untuosi, carnali e lievemente putridi, come i liquami aromatici distillati dalle reliquie di certe sante; i garofanini sovrapponevano il loro odore pepato a quello protocollare delle rose ed a quello oleoso delle magnolie che si appesantivano negli angoli; e sotto sotto si avvertiva anche il profumo della menta misto a quello infantile della gaggía ed a quello confetturiero della mortella; e da oltre il muro l'agrumeto faceva straripare il sentore di alcova delle prime zagare.”

    Proseguono le mie letture di quelli che ormai sono veri e propri classici della letteratura, e ogni volta continuo a stupirmi, chissà perchè, della bellezza di queste opere letterarie... ovviamente avevo visto il famosissimo film di Luchino Visconti tratto dal libro ma, seppur ammaliata da esso, non avevo inteso la portata di questo romanzo. Del film ricordo la bellezza dei costumi, di Claudia Cardinale e di Burt Lancaster ( Alain Delon sinceramente non mi ha mai fatto palpitare...) ma nel libro ho trovato una bellezza musicale nel narrare la storia, un senso di struggente disfacimento che nella pellicola cinematografica a mio avviso non emergono.

    Che dire, è un libro che va letto e anche ascoltato, non è male la versione di Ad Alta voce Radio Tre, anche se troppo infarcita di spezzoni musicali, ma se non avete voglia di leggere il testo meglio che nulla anche quella...

    Non aggiungerò commenti ulteriori, rimarco soltanto la perfetta esposizione ad opera di Tomasi di Lampedusa, riferita ad un'epoca di passaggio in cui i gattopardi cedono il passo alle iene e dove tutto cambia per rimanere uguale; riporto inoltre l'ultima frase metaforica ed emblematica di tutto il libro:

    “Mentre la carcassa veniva trascinata via, gli occhi di vetro la fissarono con l'umile rimprovero delle cose che si scartano, che si vogliono annullare.
    Pochi minuti dopo, quel che rimaneva di Bendicò venne buttato in un angolo del cortile che l'immondezzaio visitava ogni giorno. Durante il volo giú dalla finestra la sua forma si ricompose un istante: si sarebbe potuto vedere danzare nell'aria un quadrupede dai lunghi baffi, e l'anteriore destro alzato sembrava imprecare.
    Poi tutto trovò pace in un mucchietto di polvere livida.”
    Giuseppe Tomasi Di Lampedusa. “Il Gattopardo”

    said on 

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