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The Leopard

By Giuseppe Tomasi di Lampedusa

(2)

| Hardcover | 9781857150230

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927 Reviews

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    Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.

    Il tramonto di una classe sociale e l'ascesa di un'altra. Magistrale la narrazione dello spirito della Sicilia con Chevalley - il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare".Il sonno è ciò che i Siciliani vogliono. E ...(continue)

    Il tramonto di una classe sociale e l'ascesa di un'altra. Magistrale la narrazione dello spirito della Sicilia con Chevalley - il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare".Il sonno è ciò che i Siciliani vogliono. E le ultime pagine sul Cardinale di Palermo confermano la perfetta fusione di spirito tra Don Fabrizio e la sua Sicilia.

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    Evadora said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ringrazio la necessità che me lo ha fatto leggere..Un affascinante salto nel passato italiano..

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    Madi84 said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il racconto inizia con la recita del rosario in una delle sontuose sale del palazzo Salina, dove il principe Fabrizio, il gattopardo, abita con la moglie Stella e i loro sette figli: è un signore distinto e affascinante, raffinato cultore di studi as ...(continue)

    Il racconto inizia con la recita del rosario in una delle sontuose sale del palazzo Salina, dove il principe Fabrizio, il gattopardo, abita con la moglie Stella e i loro sette figli: è un signore distinto e affascinante, raffinato cultore di studi astronomici ma anche di pensieri più terreni e a carattere sensuale, nonché attento osservatore della progressiva e inesorabile decadenza del proprio ceto; infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, va prendendo rapidamente piede un nuovo ceto, quello borghese, che il principe, dall'alto del proprio rango, guarda con malcelato disprezzo, in quanto prodotto deteriore dei nuovi tempi. L'intraprendente e amatissimo nipote Tancredi Falconeri non esita a cavalcare la nuova epoca in cerca del potere economico, combattendo tra le file dei garibaldini (e poi in quelle dell'esercito regolare del Re di Sardegna), cercando insieme di rassicurare il titubante zio sul fatto che il corso degli eventi si volgerà alla fine a vantaggio della loro classe; è poi legato da un sentimento, platonico, per la cugina Concetta, profondamente innamorata di lui.
    Il principe trascorre con tutta la famiglia le vacanze nella residenza estiva di Donnafugata; il nuovo sindaco del paese è don Calogero Sedara, un nuovo ricco, intelligente e ambizioso, che cerca subito di entrare nelle simpatie degli aristocratici Salina, mercé il fascino della figlia Angelica, cui il passionale Tancredi non tarderà a soccombere; quella Angelica, che pur non potendo uguagliare la grazia altera di Concetta, ha dalla sua parte la non comune bellezza e l'ingente fortuna economica, sì che Tancredi finirà per sposare lei.
    Arriva il momento di votare l'annessione della Sicilia al Regno di Sardegna: a quanti, dubbiosi sul da farsi, gli chiedono un parere sul voto, il principe, suo malgrado, risponde in maniera affermativa; e, alla fine, il plebiscito per il sì, pur non esente da trucchi, sarà unanime. In seguito, giunge a palazzo Salina un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, incaricato di offrire al principe la carica di senatore del Regno, che egli rifiuta garbatamente dichiarandosi un esponente del vecchio regime, ad esso legato da vincoli di decenza. Il principe condurrà da ora in poi vita appartata fino al giorno in cui verrà serenamente a mancare, circondato dalle cure dei familiari, in una stanza d'albergo a Palermo durante il viaggio di ritorno da Napoli, dove si era recato per cure mediche. L'ultimo capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, racconta la vita di Carolina, Concetta e Caterina, le figlie superstiti di don Fabrizio, che conducono un'esistenza dedita a una devozione religiosa consuetudinaria, coltivando l'illusione che il nome dei Salina sia ancora quello altisonante di un desiderato passato.

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    Pacchiarotti said on Aug 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Capolavoro ormai divenuto un classico.scrittura densa,profonda,avvolgente,mai banale,ritratto di una società,di un'epoca,di una classe sociale,di eventi storici,di psicologie dure a morire,un testo inarrivabile per caratura stilistica e profondità di ...(continue)

    Capolavoro ormai divenuto un classico.scrittura densa,profonda,avvolgente,mai banale,ritratto di una società,di un'epoca,di una classe sociale,di eventi storici,di psicologie dure a morire,un testo inarrivabile per caratura stilistica e profondità di analisi.Appassionante.

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    Monellaccio08 said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Supera ogni aspettativa

    "Essi offrivano lo spettacolo più patetico di ogni altro, quello di due giovanissimi innamorati che ballano insieme, ciechi dei difetti reciproci, sordi agli ammonimenti del destino,illusi che tutto il cammino della vita sarà liscio come il pavimento ...(continue)

    "Essi offrivano lo spettacolo più patetico di ogni altro, quello di due giovanissimi innamorati che ballano insieme, ciechi dei difetti reciproci, sordi agli ammonimenti del destino,illusi che tutto il cammino della vita sarà liscio come il pavimento del salone, attori ignari cui un regista fa recitare la parte di Giulietta e quella di Romeo nascondendo la cripta e il veleno, di già previsti nel copione.
    Né l’uno né l’altra erano buoni, ciascuno pieno di calcoli, gonfio di mire segrete; ma entrambi erano cari e commoventi mentre le loro non limpide ma ingenue ambizioni erano obliterate dalle parole di giocosa tenerezza che lui le mormorava all’orecchio, dal profumo dei capelli di lei, dalla reciproca stretta di quei loro corpi destinati a morire.

    Don Fabrizio sentì spetrarsi il cuore: il suo disgusto cedeva il posto alla compassione per questi effimeri esseri che cercavano di godere dell’esiguo raggio di luce accordato loro fra le due tenebre prima della culla, dopo gli ultimi strattoni.
    Come era possibile infierire contro chi, se ne è sicuri, dovrà morire?
    […]
    Non era lecito odiare altro che l’eternità."

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    Beatrice Marrozzini said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

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