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The Life of Charlotte Bronte

By Elizabeth Cleghorn Gaskell

(15)

| Paperback | 9780140430998

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Book Description

Elizabeth Gaskell's The Life of Charlotte Bronte (1857) is a pioneering biography of one great Victorian woman novelist by another. Gaskell was a friend of Charlotte Bronte, and, having been invited to write the official life, determined both to tell Continue

Elizabeth Gaskell's The Life of Charlotte Bronte (1857) is a pioneering biography of one great Victorian woman novelist by another. Gaskell was a friend of Charlotte Bronte, and, having been invited to write the official life, determined both to tell the truth and to honour her friend. She contacted those who had known Charlotte and travelled extensively in England and Belgium to gather material. She wrote from a vivid accumulation of letters, interviews, and observation, establishing the details of Charlotte's life and recreating her background. Through an often difficult and demanding process, Gaskell created a vital sense of a life hidden from the world. This edition, based on the revised Third Edition of 1857, collated with the manuscript and the First Edition, and taking account of the Second Edition, offers fuller information about the process of writing and fuller elucidation of the text than any previous edition. For the first time, all the French passages are translated, and detailed annotation covers biographical and historical material, references, and allusions.

18 Reviews

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    Commovente ricordo di Charlotte Bronte orgogliosa e fragile creatura, ascetica e passionale.
    Magistrale il tocco della Gaskell. Come se avesse scritto di un'altra Ruth...

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    Romyangel said on Apr 23, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    La stessa Gaskell ammette nel corso dell'opera di preferire fare un passo indietro ove possibile e lasciare che Charlotte parli per sé. Quando questo accade, attraverso le lettere inviate alle amiche di lunga data ed ai corrispondenti più vari, è evi ...(continue)

    La stessa Gaskell ammette nel corso dell'opera di preferire fare un passo indietro ove possibile e lasciare che Charlotte parli per sé. Quando questo accade, attraverso le lettere inviate alle amiche di lunga data ed ai corrispondenti più vari, è evidente che il valore della biografia cresca in modo esponenziale.
    La stessa Gaskell era amica della maggiore delle Brontë ed a questo legame si potrebbe imputare una certa parzialità nel racconto biografico, ma ciò può essere limitante solo se si cerca di leggerlo come una sorta di interpretazione dei romanzi di Charlotte. Non è certamente questo lo scopo della biografia, anche perché i romanzi delle Brontë (specie delle due maggiori) si reggono benissimo sulle proprie gambe, come ogni grande opera che si rispetti. Il vero proposito che la Gaskell si pone, riuscendo pienamente nel suo intento secondo me, è quello di ridurre al minimo la distanza tra chi legge e chi si è ritagliato dal nulla un posto di rilievo nella letteratura inglese prima e internazionale poi.
    Conoscerne vicende, abitudini, esperienze accumulate nel corso di anni ricchi di dispiaceri e speranze tradite è di certo interessante, soprattutto per chi, leggendo Jane Eyre (che devo assolutamente riprendere in mano al più presto) o Wuthering Heights, si è sentito inconsapevolmente trasportato nel bel mezzo della solitaria brughiera di Haworth, crocevia di venti e di indomite passioni. Ben più affascinante però è lasciarsi guidare dalle confidenze, a volte quasi rubate, di Charlotte per cogliere gli aspetti di una personalità ricca di sfumature sia sul piano affettivo che intellettuale: la modestia mai affettata mista al coraggio di perseguire ostinatamente le proprie idee; l'amore incondizionato e materno per la sua ristretta cerchia familiare insieme al disperato bisogno di essere altrove; le piccole fragilità di un carattere schivo e riservato, ma dotato di una forte determinazione. Ne viene fuori il ritratto di una donna, prima che di una scrittrice, moderna e risoluta, capace di osservare la realtà e trasformarla in poesia.

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    Elin said on Feb 2, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    quando una persona è eccezionale...

    LEGGENDO QUESTO LIBRO CHE RACCONTA COME HANNO VISSUTO LE SORELLE BRONTE TUTTA LA LORO VITA, RITENGO DOVESSERO ESSERE PERSONE VERAMENTE ECCEZIONALI INTERIORMENTE, PENSANDO POI CHE I LORO LIBRI SONO ANCORA OGGI FRA I PIù LETTI AL MONDO

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    Gabriella Bedei said on Jan 6, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    4 stelline e 1/2

    Inghilterra, 1820. Un ecclesiastico irlandese, con la sua numerosa famiglia, giunge a Haworth, sperduto paesino nel Nord dello Yorkshire, per assumere l'incarico di vicario. La moglie, donna fragile e provata dalle continue gravidanze, morirà, a caus ...(continue)

    Inghilterra, 1820. Un ecclesiastico irlandese, con la sua numerosa famiglia, giunge a Haworth, sperduto paesino nel Nord dello Yorkshire, per assumere l'incarico di vicario. La moglie, donna fragile e provata dalle continue gravidanze, morirà, a causa di un tumore, poco tempo dopo, lasciando il marito con sei orfanelli, un maschietto e cinque bimbe, di cui, la più piccola, non ha ancora due anni.
    Haworth è un villaggio appartato, popolato da gente ostinata e diffidente, una realtà di campagna intrisa di antiche credenze e misteriose superstizioni; ed è in questo luogo, immerso nella brughiera selvaggia e distante dalla grande città, che tre di quelle bambine, educate da una zia metodista, e da un padre dal vivace intelletto, trascorreranno l'infanzia, vivranno la giovinezza e, anno dopo anno, vedranno fiorire, maturare e fruttare, un insolito e preziosissimo talento.
    Quella che potrebbe apparire come l'introduzione ad un classico romanzo vittoriano, è in realtà la trama di una storia vera: la storia di una famiglia, di un grande genio, di un caso letterario unico nella storia e, soprattutto, di tre ragazze normalissime che, in punta di piedi, a dispetto della propria timidezza e dei pregiudizi della società, si sono guadagnate, a pieno titolo, un posto d'onore nella storia della letteratura.
    Era il 1855 quando l'ormai quasi ottantenne Patrick Brontë, poco dopo la morte di Charlotte, ultima figlia superstite, si rivolse ad Elizabeth Gaskell chiedendole di scrivere una biografia tale da rendere giustizia alla memoria di quell'immenso talento sfiorito troppo presto. La Gaskell, amica personale della scrittrice scomparsa, e sua grande estimatrice, accettò con gioia l'incarico, prefiggendosi il compito di delineare, in modo rispettoso ed obiettivo, la figura di una donna tanto semplice quanto speciale.
    Nonostante i buoni propositi, tuttavia, l'opera compiuta non è affatto immune dalla soggettività e dai sentimenti della sua autrice: nelle pagine, infatti, troviamo spesso riferimenti a vicende della Gaskell stessa, aneddoti, racconti, più o meno attendibili, della gente del posto e, non di rado, osservazioni del tutto personali (e anche un po'pedanti) della biografa. Eppure, paradossalmente, sono proprio la mancanza di obiettività e il forte coinvolgimento personale di Elizabeth Gaskell a rendere questa biografia un'opera unica e, senza dubbio, un documento imprescindibile per conoscere le figure di Charlotte Brontë e delle sue sorelle.
    La biografia, impreziosita da suggestive e minuziose descrizioni dei luoghi, ripercorre, tutte le fasi della vita di Charlotte Brontë: l'infanzia nella canonica di Haworth; la difficile esperienza come istitutrice; l'incontro, fondamentale, con Constantin Héger; i primi tentativi in ambito letterario; la dolorosa perdita dei fratelli; la stagione del successo e della fama; e, finalmente, il periodo felice e sereno, ma ahimè troppo breve, del matrimonio.
    Il lato più affascinante di quest'opera, ad ogni modo, è il suo sapersi soffermare sugli aspetti più semplici e personali della vita della scrittrice. Elizabeth Gaskell, infatti, nel presentarci la Brontë autrice, coglie l'occasione per raccontarci, innanzitutto, la Charlotte donna: la sua quotidianità, i suoi gusti, i suoi punti di vista, i timori e le speranze che l'accompagnarono fin da bambina. La Gaskell ci mostra le molte sfaccettature del carattere di una ragazza timidissima e caparbia al tempo stesso, di cui impariamo ad apprezzare il senso dell'umorismo, la determinazione e la forza d'animo, comprendendone, poco per volta, anche le fragilità, i timori e i momenti di scoramento. In poche parole, conosciamo, pian piano, il lato umano di Charlotte, il suo essere figlia, sorella, amica e, seppur per poco tempo, moglie.
    Molto spesso si parla delle sorelle Brontë, e in particolar modo di Charlotte, ponendo l'accento sul suo presunto moralismo. Ciò, però, non rende affatto giustizia alla scrittrice; Charlotte, infatti, era tutto tranne che una moralista: aveva una concezione moderna della religione, era sempre aperta al confronto, e non esitava ad ironizzare sulla rigidità e sulla chiusura mentale degli ecclesiastici del suo tempo.
    È facile, nella società odierna, additare un certo tipo di princìpi come espressione di moralismo; le convinzioni di Charlotte, invece, erano piuttosto espressione di un'autentica moralità, della profonda e sincera fede che, da sempre, fu la sua ancora di salvezza e il suo punto di riferimento, tanto nei periodi bui quanto nei momenti lieti.
    Nel corso della narrazione, e quindi della vita della Brontë, sono molti i lutti e le sofferenze: la dissolutezza del fratello che sprecava le sue doti e la sua stessa vita avviandosi ad una fine prematura; i continui problemi di salute che affliggevano l'intera famiglia; la frustrazione per i fallimenti in ambito lavorativo; la scomparsa in pochi mesi di Branwell, Emily ed Anne... Momenti di dolore che Charlotte, depressa e duramente provata, riuscirà ad affrontare e superare solo grazie alla sua incrollabile Fede.
    L'immagine di Charlotte che vien fuori da questa biografia, è l'immagine di una donna dalla straordinaria sensibilità, attenta agli altri e profondamente legata alla propria famiglia; una donna che non aveva paura di difendere le proprie opinioni, timorosa all'idea di parlare in pubblico, ma nel contempo, abilissima nel mettere gli altri a proprio agio; una donna paziente ed altruista, eppure dotata di un carattere passionale (che sapeva dominare) e determinato: una che non si abbattè neppure quando Robert Southey, grande poeta del tempo, rispose ad una sua lettera consigliandole di rinunciare alla carriera letteraria e di dedicarsi, piuttosto, alle attività proprie di una donna, come la casa e la famiglia.
    Anche quando si parla dei successi della Brontë scrittrice, ciò che colpisce di più è il fatto che Charlotte fosse così poco affascinata della notorietà nel bel mondo, ma fosse invece particolarmente sensibile di fronte alle manifestazioni di apprezzamento da parte dei suoi cari; o si emozionasse nel ricevere lettere da parte di persone qualsiasi, spesso gente molto umile, che la ringraziavano per aver dato vita a storie e personaggi che avevano tenuto loro compagnia durante tante ore liete.
    Tra le numerose storie infondate narrate su Charlotte Brontë, vi è l'idea che ella non amasse i bambini. Anche la Gaskell, nei primi capitoli della biografia, affermò questa convinzione, per poi smentirla molte pagine più avanti.
    Il fatto è che, una volta cresciuta, Charlotte, non aveva mai avuto rapporti col mondo dell'infanzia, e i soli bambini che aveva conosciuto, erano quelli di cui si era occupata in veste di istitutrice: bimbi viziati, maleducati e prepotenti, di cui uno, un bambino di pochi anni, giunse perfino a lanciarle contro dei sassi.
    Quando però conobbe le figlie della Gaskell, e soprattutto la piccola Julia, spiegò, in una lettera molto tenera, il suo rapporto coi bambini, creature davanti alle quali provava sempre un certo imbarazzo: "Mi sembrano piccole meraviglie, il loro conversare, il loro modo di essere, sono per me occasioni di riflessione ammirata, perplessa".
    Elizabeth Gaskell, desiderosa di fornire l'immagine più fedele (e più edificante) possibile dell'amica scomparsa, scelse, quando possibile, di presentare Charlotte attraverso le sue stesse parole, e si servì così di numerose sue lettere dalle quali, oltre al carattere della stessa Charlotte, è possibile apprendere molti particolari anche sulle sue sorelle.
    Emily: l'indomita, ostinata, introversa Emily, decisa fino all'ultimo a svolgere le sue attività, ad occuparsi del prossimo, lei che con la sua risolutezza riusciva a placare anche il più feroce cane e che, per via di quel carattere indomabile, appariva scostante e fredda... Una figura, la sua, che ricorda da vicino quella di Lockwood quando, nel primo capitolo di Cime Tempestose, diceva di essere conosciuto come un duro di cuore per via del suo carattere, ma solo lui sapeva quanto tale fama fosse immeritata. È penoso leggere del dolore di Charlotte, raccontato da lei stessa, quando, in un freddo pomeriggio di dicembre, dopo aver portato ad Emily un rametto d'erica, si accorse che la sorella, ormai sfinita, non riconosceva più il fiore che le era stato tanto caro.
    E come dimenticare l'ultima lettera scritta dalla povera Anne ad Ellen Nussey? La lettera in cui la ragazza, consapevole di avere poco da vivere, racconta dei suoi progetti ormai irrealizzabili e si rammarica di dover morire tanto presto, non solo per il padre e la sorella, ma anche per la consapevolezza di non aver realizzato niente di importante nella sua breve vita. Rimane impressa soprattutto la sua immagine nella pensione di Scarborough, con le finestre rivolte al mare, dove la mite ed altruista Anne, si fece accompagnare da Charlotte ed Ellen, per poi spegnersi, solo quattro giorni dopo il suo arrivo, così serena e rassegnata, preoccupata solo di rincuorare la sorella affranta.
    La Gaskell, con la sua grande sensibilità e il suo evidente affetto per Charlotte, fa sì che anche il lettore divenga partecipe delle gioie e dei dolori della famiglia Brontë. Sono molti i momenti difficili da scordare, come quando Charlotte, dopo la morte delle sorelle, camminava nell'ombra della camera da pranzo ormai deserta, intorno a quello stesso tavolo sul quale, fino a poco tempo prima, aveva condiviso sogni e speranze con le sue sorelle mentre, tutte e tre, erano intente a scrivere quei capolavori che sarebbero entrati nella storia.
    Sarebbe, tuttavia, un grosso errore ritenere che quella di Charlotte sia stata un'esistenza di solo dolore: ella conobbe infatti non pochi momenti di allegria in compagnia delle amiche, con le quali scherzava volentieri; il suo vivace senso dell'umorismo, la sua capacità di rallegrarsi delle piccole gioie quotidiane, e, non ultima, la lettera in cui rimpiange le risate con le sorelle, in grado di spazzare via i malumori, sono tutti elementi che suggeriscono come, anche in quella sperduta canonica, la gioia e la serenità, almeno in certi periodi siano stati ospiti usuali.
    Spesso ci si lamenta del fatto che, in questa biografia, Charlotte Brontë, venga presentata come una sorta di figura angelica, dedita al solo dovere ed indifferente ai piaceri materiali... Sinceramente non ho riscontrato niente di tutto ciò. È vero, vi sono lettere in cui Charlotte esprime il proprio rimorso per non riuscire a dedicarsi a Dio come vorrebbe, e per essersi concentrata troppo sul proprio piacere personale; ma dovremmo vedere le lettere per quello che sono: pensieri scritti in momenti particolari, a volte positivi, altri negativi, esse rappresentano determinati stati d'animo, non l'intera vita di una persona... In un frammento, Charlotte dice ad Ellen di sentirsi vecchia e brutta; successivamente, avendo appreso che l'amica si è seriamente preoccupata, la rimprovera scherzosamente di aver preso alla lettera le sue esternazioni scritte in un semplice attimo di pessimismo.
    Tra le numerose critiche mosse alla Gaskell, ve ne sono alcune che la accusano di aver tralasciato alcuni significativi particolari della vita di Charlotte. I particolari a cui si allude sarebbero quelli relativi all'infatuazione di Charlotte per Constantin Héger, professore belga di letteratura, nonché marito della direttrice della scuola di Bruxelles in cui le Brontë studiarono. Naturalmente, in una società come la nostra, dove siamo abituati a vedere costantemente sviscerati i più intimi particolari della vita privata delle persone, può apparire strana una simile riserva da parte di una biografa. Non dimentichiamo però, che Elizabeth Gaskell non era una semplice biografa, ma era un'amica personale della scrittrice, una donna che l'aveva conosciuta e in cui Charlotte aveva riposto la propria fiducia; inoltre, e questo è essenziale, il presunto innamoramento di Charlotte per Héger, è una questione che, probabilmente, Charlotte non ammise completamente neppure con sè stessa e di cui, senza dubbio, non fece mai parola con nessuno. Che senso avrebbe avuto rendere pubblico un pettegolezzo così astratto ed irrilevante? E, soprattutto, con che coraggio Elizabeth Gaskell avrebbe potuto speculare su un sentimento tanto privato e gelosamente custodito nel cuore dell'amica scomparsa? Trovo che la scelta di non indagare sugli aspetti più delicati dell'animo di Charlotte, sia da considerarsi semplicemente come una forma di rispetto e d'intelligenza da parte della Gaskell.
    Fu questo stesso rispetto che impose alla biografa, dopo aver narrato dettagliatamente le vicende e i sentimenti della vita di Charlotte, di mantenere, per quanto possibile, il riserbo, sul breve periodo felice del matrimonio di Charlotte con Arthur Bell Nicholls, mostrandocene solo alcuni sprazzi, peraltro estremamente significativi.
    "Da questo momento in poi, le sacre porte del focolare domestico si chiudono sulla sua vita matrimoniale" scrive Elizabeth Gaskell, ed è certamente un peccato che, dopo aver seguito Charlotte in ogni momento della sua vita, aver sofferto con lei ed esserci rallegrati dei suoi successi, non ci sia concesso di condividere le gioie del suo periodo più lieto; ma in fondo, proprio per rispetto a Charlotte, trovo che la scelta di Elizabeth sia stata quella più giusta.
    Quel poco che ci viene mostrato, tuttavia, è più che sufficiente per comprendere la serenità, l'appagamento, la profonda felicità che, probabilmente, ella non aveva mai gustato veramente fino a quel momento.
    Personalmente ho trovato molto commoventi gli ultimi momenti della storia di Charlotte: quando lei, in attesa di un bimbo e confortata dalle costanti ed amorevoli attenzioni del marito, continua a sopportare la malattia con pazienza, incapace di credere che quella felicità, tanto desiderata e finalmente raggiunta, possa esserle strappata via proprio in quel momento. Ma, come giustamente dice Elizabeth Gaskell: "Gioivamo al pensiero che Dio avesse giudicato opportuno asciugare le sue lacrime (...) Ma le strade di dio non sono le nostre!".
    Avevo desiderato a lungo leggere questa biografia, e devo dire che le aspettative non sono state affatto deluse.
    Ho apprezzato moltissimo la figura di Charlotte, il suo carattere, la sua sensibilità, la sua profonda umanità, e per tutta la narrazione mi sono sentita davvero vicina a lei.
    Ho molto apprezzato anche lo stile della Gaskell, sempre impeccabile ed elegante. L'unico aspetto che mi ha irritata è il tentativo della biografa di "scusare" la passionalità di Charlotte, di giustificare la sua conoscenza di sentimenti ed emozioni giudicate inappropriate per una donna, spiegando che il contesto in cui era vissuta e gli eccessi del fratello Branwell, l'avevano portata, suo malgrado, a prendere coscienza di determinate realtà poco delicate. La Gaskell, per salvaguardare l'immagine dell'amica di fronte alla critica moralista dell'epoca vittoriana, insiste sul fatto che Charlotte, senz'altro, non era consapevole della presunta "indecenza" di alcuni passi dei suoi romanzi. Io trovo che, invece, Charlotte fosse pienamente convinta di quel che scriveva, solo che, a dispetto della mentalità di allora, ella non trovava proprio niente di scandaloso nel parlare apertamente della passione amorosa. Quando un letterato del tempo, maliziosamente, la accusò di aver scritto libri "un po'spinti", Charlotte rimase molto colpita e disorientata da tale affermazione: ella non accettava che le donne venissero relegate al ruolo di creature eteree, e rivendicava per il suo sesso, il diritto di pensare, sentire e scrivere proprio come gli uomini.
    È facile per un lettore immedesimarsi nei romanzi e nei loro personaggi, ed è naturale gioire per una bella conclusione o rattristarsi per un finale amaro... Risulta più difficile confrontarsi con un racconto che, pur avendo tutte le caratteristiche del romanzo, è una storia dove le vicende, le emozioni e le sofferenze non sono frutto della fantasia di un bravo autore, ma sono realtà appartenute a persone autentiche.
    Charlotte, coi suoi pregi e i suoi difetti, ha molto in comune con quelle eroine letterarie da lei stessa create, ne possiede le caratteristiche e i sentimenti e, se questa non fosse la sua vera storia, sarebbe facile immaginarla come la protagonista di un perfetto romanzo ottocentesco con tanto di insegnamento morale. Eppure non c'è niente di romanzesco nel racconto narrato dalla Gaskell: ci sono solo degli esseri umani, le loro vicende, i loro dolori e le loro speranze; a dimostrazione del fatto che, in fin dei conti, le storie più affascinanti sono proprio quelle tratte dalla vita reale e che, i veri eroi, non sono quelli che compiono imprese epiche nelle pagine di un romanzo, ma sono piuttosto le persone che, con coraggio, altruismo e dedizione, vivono le loro vite, affrontano le difficoltà e perseguono i loro obiettivi senza mai perdere di vista ciò che conta veramente... Proprio come una timida e talentuosa ragazza di campagna, nata quasi duecento anni fa nello Yorkshire, e mancata troppo presto.

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    Camelia said on Jul 1, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    La vita di Charlotte Brontë è un libro di Elizabeth Gaskell.
    Il libro è la descrizione dell'infanzia solitaria delle Brontë nella silenziosa canonica abbarbicata sulle colline dello Yorkshire, i primi tentativi letterari, il fortunoso viaggio a Lo
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    La vita di Charlotte Brontë è un libro di Elizabeth Gaskell.
    Il libro è la descrizione dell'infanzia solitaria delle Brontë nella silenziosa canonica abbarbicata sulle colline dello Yorkshire, i primi tentativi letterari, il fortunoso viaggio a Londra di Charlotte ed Emily in cerca di un editore, la morte di Emily e di Anne e ,infine, la breve stagione felice dei matrimonio di Charlotte.
    Ho trovato questa biografia molto scorrevole e tutt'altro che noioso e poi ci sono dei punti molto commoventi come ad esempio quando Charlotte, in una lettera, scrive della morte di Emily.
    Inoltre, il finale è anch'esso molto commovente: Elizabeth Gaskell, secondo me, è riuscita a trasformare un finale molto triste, uno di quelli che lascia l'amaro in bocca, in un finale commovente, ma non per questo banale.
    Consiglio vivamente questa biografia a chi ama i romanzi di Charlotte Brontë, perché' aiuta anche a capire come siano nati i suoi personaggi.

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    Ginevra said on Apr 29, 2013 | Add your feedback

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    se soffrite di addiction da epoca vittoriana è un libro da tenere in libreria

    Un salto nel tempo... fra lettere e racconti di prima mano sulle sorelle Bronte.
    Il fatto che l'autrice fosse effettivamente molto vicina a Charlotte rende gustosissime queste pagine.
    Alla fine vi sembrerà quasi di aver vissuto nella canonica insieme ...(continue)

    Un salto nel tempo... fra lettere e racconti di prima mano sulle sorelle Bronte.
    Il fatto che l'autrice fosse effettivamente molto vicina a Charlotte rende gustosissime queste pagine.
    Alla fine vi sembrerà quasi di aver vissuto nella canonica insieme a loro.

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    Lady Gi said on Feb 19, 2013 | 1 feedback

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