The Loneliness of the Long-Distance Runner

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Publisher: Signet Books, New American Library

3.8
(416)

Language: English | Number of Pages: 144 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0451114361 | Isbn-13: 9780451114365 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
Perhaps one of the most revered works of fiction in the twentieth-century, The Loneliness of the Long Distance Runner is a modern classic about integrity, courage, and bucking the system. Its title story recounts the story of a reform school cross-country runner who seizes the perfect opportunity to defy the authority that governs his life. It is a pure masterpiece. From there the collection expands even further from the touching “On Saturday Afternoon” to the rollicking “The Decline and Fall and Frankie Buller.” Beloved for its lean prose, unforgettable protagonists, and real-life wisdom, The Loneliness of the Long Distance Runner captured the voice of a generation, and its poignant and empowering life lessons will continue to captivate and entertain readers for generations to come.
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  • 4

    La ribellione dei giovani

    Ci sono titoli che ti prendono, catturano la tua fantasia e ti instillano la speranza di nuovi orizzonti di lettura.
    La solitudine del maratoneta (ancor di più nel titolo originale The Loneliness of t ...continue

    Ci sono titoli che ti prendono, catturano la tua fantasia e ti instillano la speranza di nuovi orizzonti di lettura.
    La solitudine del maratoneta (ancor di più nel titolo originale The Loneliness of the Long Distance Runner) è uno di questi.
    Non sai esattamente di cosa parlano, ma quando li sfogli mentre ti avvii alla cassa della libreria già pregusti il viaggio di ritorno in tram e le pagine lette con avidità.
    Minimum Fax è una giovane casa editrice capace di colpi importanti. Per i suoi tipi in occasione del cinquantenario dalla prima uscita, è stata ripubblicata questa storia scritta da Alan Sillitoe nel 1959 e contenuta in un'omonima raccolta di racconti che ci permette di riscoprire in lingua italiana il mondo complesso di Colin Smith e di un riformatorio in Gran Bretagna.
    Allan Sillitoe è il cantore dei giovani ribelli. Nato in Inghilterra, proveniente da una famiglia di operai e con un passato di operaio tornitore in una fabbrica di biciclette già in tenera età, trasferisce nei suoi personaggi lo spirito poetico e ribelle che lo anima.
    Non è un maratoneta, probabilmente non è neppure un runner, ma riesce a cogliere alcuni aspetti della corsa in cui sicuramente possiamo riconoscerci.
    La solitudine del maratoneta è la storia di un giovane inglese di Nottingham che si ribella attraverso piccoli furti alla situazione di povertà e disagio, ad una situazione familiare difficile, ad una società che non offre vie di fuga. L'epilogo è scontato e Smith viene catturato e spedito al riformatorio. Ma a questo punto interviene il destino che fa sì che quel riformatorio partecipi ad un campionato di corsa campestre tra i riformatori e il Governatore voglia portare a casa il trofeo.
    Così Smith che viene subito individuato come un potenziale atleta riesce a trasformare la detenzione in una fuga dalla sua condizione sociale.
    La corsa come fuga dal mondo è un tema classico per chi corre, ciascuno di noi ha sperimentato il senso di libertà che ci regala la corsa, nel racconto di Sillitoe questo senso di libertà è reso ancora più forte dal contrasto con la condizione di detenuto del giovanissimo Smith che chiede ed ottiene di allenarsi ogni giorno per due ore (prima che gli altri si sveglino) in un circuito fuori dalle mura del riformatorio.
    L'autore riesce con il suo linguaggio particolare a rendere bene le varie sensazioni della corsa. La mattina presto, in una fredda brughiera inglese, con la sensazione di gelo che svanisce via via che ti scaldi. Il silenzio incantato della mattina presto, con solo il canto degli uccelli a far da coro al ritmico battere dei tuoi piedi (la corsa è musica).
    E ancora la sensazione di rompere il fiato, la transizione dalla fase del riscaldamento a quando ti scordi che stai sollevando e lasciando cadere le gambe, che stai muovendo avanti e indietro le braccia, che i polmoni si riempiono d'aria e il cuore perde quel ritmo frenetico dei primi minuti e prende il ritmo del passo. Così ci si scorda che si sta correndo e i pensieri vagano liberi.
    Se poi questo accade quando intorno a te non c'è nessuno allora si prova la solitudine del corridore delle lunghe distanze da cui il titolo del racconto.
    È davvero notevole come Sillitoe riesca ad entrare così bene nel mondo della corsa, come sappia ricreare con le parole alcune delle esperienze che caratterizzano il nostro sport. Certo il racconto verte sulla ribellione di Smith e la corsa è solo il suo strumento.
    La storia infatti prosegue con il racconto della gara e del suo esito finale. Per ovvi motivi non parleremo di questo, ma è necessario per meglio delineare il profilo di Smith, come di ogni eroe di Sillitoe, raccontare che il giovane delinquente si interroga sull'eticità di vincere la gara portando onore a quel sistema che vorrebbe combattere. E la corsa si trasforma da fuga da una realtà ostile a strumento di lotta di classe, che l'autore rende attraverso la secchezza delle frasi di Smith e il suo linguaggio.
    Leggendo il libro balza agli occhi lo spessore di Colin Smith, la sua statura morale, e viene da chiedersi se fosse propria di un giovane di altri tempi, con una forte carica ideologica, e per il quale ogni cosa, persino la corsa, diventa un modo di ribellarsi.
    Così viene naturale pensare ai nostri giorni e alle motivazioni per cui corriamo. In fondo nelle corse sulle lunghe distanze ognuno di noi cerca di mettersi alla prova, di far uscire il suo valore come individuo. Sei da solo con le tue forze ed un obbiettivo sfidante da raggiungere. Probabilmente è questa la vera solitudine del maratoneta, una solitudine desiderata e strumento di affermazione personale.

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  • 4

    La solitudine umana

    Una raccolta di brevi racconti psicologici ambientati in una grigia Inghilterra negli anni della seconda guerra.A me sono piaciuti il quadro del peschereccio e la decadenza e il crollo di Frankie Bull ...continue

    Una raccolta di brevi racconti psicologici ambientati in una grigia Inghilterra negli anni della seconda guerra.A me sono piaciuti il quadro del peschereccio e la decadenza e il crollo di Frankie Buller.Consigliato

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  • 4

    Un libro inaspettato ma regalato con intelligenza e savoir faire.
    La solitudine del maratoneta è uno dei più bei racconti che abbia mai letto. E' la storia di un bullo, di un antieroe che sopravvive n ...continue

    Un libro inaspettato ma regalato con intelligenza e savoir faire.
    La solitudine del maratoneta è uno dei più bei racconti che abbia mai letto. E' la storia di un bullo, di un antieroe che sopravvive non riscattando se stesso attraverso il duro lavoro o la fatica dello studio, ma affinando il pensiero al ritmo della corsa, della maratona, della lotta con se stesso. La storia è ambientata in una periferia dell'Inghilterra degli anni 50, composta da gente semplice e da ragazzi figli della furbizia intelligente per sopravvivere ed arrabattarsi in qualche modo: piccoli furfanti, orfani senza regole, bulli di strada totalmenti liberi. Smith farà qualcosa di eccezionale, dopo aver modellato i propri pensieri e la propria personalità correndo, scegliendo di che morte morire ma non rinunciando alla propria onestà intellettuale.
    Gli altri racconti non sono così belli, ma narrano delle miserie umane di chi è in difficoltà e fatica a tirare avanti, perciò si respira molta poesia.
    E poi questo libro ha avuto il pregio di farmi superare il blocco del lettore, dato che non finivo un libro da luglio.

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  • 3

    Quando il titolo prende il nome da uno dei racconti presenti all’interno, ricorda un po’ il fruttivendolo che per fare risplendere ancor di più la sua merce, piazza le mele e le pesche migliori al di ...continue

    Quando il titolo prende il nome da uno dei racconti presenti all’interno, ricorda un po’ il fruttivendolo che per fare risplendere ancor di più la sua merce, piazza le mele e le pesche migliori al di sopra della cassetta e lascia sotto tutte quelle un po’ pezzate o addirittura marcite. Che non si veda, per carità, che il cliente non veda il marciume che c’è sotto, ma solo lo luccichìo che splende sopra. Se poi aggiungete un titolo così accattivante, il gioco è fatto , il lettore ci cascherà sicuramente
    Rilassatevi, questo fruttivendolo deve essere un po’ inesperto, perché la merce che c’è sotto sembra quasi migliore di quella sopra, e la frutta ancora più gustosa. Racconti di solitudine, di tante solitudini: triste, amara, ma anche cercata, agognata, desiderata. La solitudine che ci è destinata.

    “Cloppete-clop, paf-paf, cric-crac. Solo se affronto ogni cosa del genere col mio passo, posso continuare ad essere quello di una volta e rispondere ai colpi; e ora che ho continuato a pensare sin qui so che vincerò, alla fine”

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  • 0

    Paolo Giordano nella sua prefazione al libro, fa riferimento al verso “look at all the lonely people”, estratto dalla canzone “Eleanor Rigby” dei Beatles. Si, perché i personaggi di questa carrellata ...continue

    Paolo Giordano nella sua prefazione al libro, fa riferimento al verso “look at all the lonely people”, estratto dalla canzone “Eleanor Rigby” dei Beatles. Si, perché i personaggi di questa carrellata di racconti di Alan Sillitoe, scritto alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, sono in definitiva tutti molto soli. La solitudine infatti appare anche nel titolo ed è quella che affligge tutti i protagonisti di questi racconti. Io estendendo la citazione e scomodando John Lennon, definirei questi uomini degli “working class hero(es)". Non sono eroi nel senso conosciuto e classico del termine, anzi di eroico forse hanno ben poco, sono poveri, disoccupati, sconfitti e pensionati, ma sono degli eroi che sopportano dignitosamente la loro condizione, la portano sulle spalle e con una buona dose di cinismo e ironia continuano a vivere e sopravvivere tra le fabbriche e il degrado periferico delle grandi città dell’Inghilterra. Due categorie di persone sembrano attirare particolarmente Sillitoe, i ragazzini e i vecchi, come se le due estremità fossero sufficienti a spiegare tutto ciò che c’è nel mezzo. Di certo Alan Sillitoe riesce a raccontare questa realtà britannica alla perfezione.

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  • 4

    Sillitoe é un cantore dell´Inghilterra proletaria. Quella la sua estrazione, lí sta il suo capolavoro (Sabato sera, Domenica mattina), e lí va a parare anche questa raccolta di racconti; quello che dá ...continue

    Sillitoe é un cantore dell´Inghilterra proletaria. Quella la sua estrazione, lí sta il suo capolavoro (Sabato sera, Domenica mattina), e lí va a parare anche questa raccolta di racconti; quello che dá il titolo é il piú famoso, visto il film che ne ha tratto Richardson, ed é anche uno dei piú riusciti. Il livello é comunque alto, c´é questa rappresentazione struggente di una umanitá costantemente ossessionata dal denaro e dalla fame, dove anche un lavoro piú specializzato in fabbrica puó significare un minuscolo gradino sulla scala sociale.
    Una nota sul linguaggio: Sillitoe ha preso lo slang fluido e giovanilistico di Salinger e lo ha adattato (secondo me rendendolo ancora piú autentico) al sottoproletariato cazzuto e arrabbiato della Nottingham degli anni 50. E a leggerli adesso - questi racconti, questo linguaggio - sembrano tutt´altro che inattuali.

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  • 5

    Tante solitudini

    Il libro contiene una raccolta di racconti, tutti molto belli e originali, con una malinconia diffusa data dal muro tra il protagonista e il resto del mondo. Il primo racconto è un po' l'eccezione per ...continue

    Il libro contiene una raccolta di racconti, tutti molto belli e originali, con una malinconia diffusa data dal muro tra il protagonista e il resto del mondo. Il primo racconto è un po' l'eccezione perchè il muro è un muro reale più che mentale (il muro del carcere) e il protagonista avrebbe, volendo, la possibilità di inserirsi nel mondo. Tutti gli altri personaggi invece sono irrimediabilmente ai margini, e cercano un rapporto con la parte più buona e meno rigida della società (i bambini) ma questa loro tensione a un affetto a una relazione con qualcuno viene fraintesa per qualche motivo. In tutti i racconti o quasi la polizia imperversa a difesa della società-bene, dimostrando un'ottusità granitica e l'ultimo racconto autobiografico, spiega in parte come mai l'autore sia così legato proprio a quel tipo di personaggio e di situazione. Se il primo racconto, un po' alla giovane Holden, potrebbe anche risultare irritante gli altri sono senz'altro commoventi.

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