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The Longest Journey

By

Publisher: Blackstone Audiobooks

3.4
(55)

Language:English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0786197323 | Isbn-13: 9780786197323 | Publish date:  | Edition Unabridged

Also available as: Paperback , Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Romance

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Book Description
E.M. Forster is perhaps best known for his novels A ROOM WITH A VIEW, HOWARD'S END and A PASSAGE TO INDIA. Yet THE LONGEST JOURNEY, published in 1907, is considered by many to be his most dramatic, passionate and brilliant work.

Greatly autobiographical, it centers on his education. He treats his public school with contempt, Cambridge more kindly. He makes King's College a paradise where friendship blooms and Hellenism rules.

"Forster was a great artist, whose fine interpretation by Jill Masters brings real and lasting joy to the listener." (B-O-T Editorial Review Board)

Sorting by
  • 3

    Ho amato molto Camera con vista e Casa Howard,ed ho apprezzato,anche se con qualche riserva,Passaggio in India.
    Questo secondo me si riprende abbastanza bene nella seconda parte,solo che arrivarci è piuttosto faticoso...

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    "Why is the last mile the hardest mile?"

    Non è raro che il sentimento (soprattutto quando diventa troppo grande, confondendo le questioni e trasformandole in qualcosa impossibile da rendere, attraverso le parole, con la stessa chiarezza con la quale le si è "risolte" dentro di sé) sporchi l'arte, così come non è difficile che i libri pa ...continue

    Non è raro che il sentimento (soprattutto quando diventa troppo grande, confondendo le questioni e trasformandole in qualcosa impossibile da rendere, attraverso le parole, con la stessa chiarezza con la quale le si è "risolte" dentro di sé) sporchi l'arte, così come non è difficile che i libri particolarmente sentiti dall'autore, siano anche quelli verso i quali i lettori provano maggiori perplessità; così, almeno, è per questo "Il viaggio più lungo", secondo libro di Forster (e spero che qualcuno si accorga, presto, che il cognome dell'autore è appunto Forster e non Foster come riportato qui su anobii, almeno per quanto riguarda i libri in lingua italiana) e suo romanzo più autobiografico (stando a quanto scritto sulla copertina).
    Pieno di riferimenti letterari (da Shakespeare a Keats), che lo scrittore inglese cita con padronanza mettendole, di continuo, in bocca ai suoi personaggi (cosa che, a ben vedere, finisce, però, per togliere naturalezza ai dialoghi, conferendo loro, invece, una certa rigidità da saggio), "Il viaggio più lungo" è principalmente un romanzo dell'anima (come, del resto la maggior parte delle opere forsteriane), orientato, come è, all'indagine dei moti interiori del protagonista, Rickie, un invalido fisico (zoppo dalla nascita) e poco avvenente, figlio d'una famiglia tremendamente sterile (Rickie altro non è che il prodotto dell'abbandono del padre, al quale egli, suo malgrado, somiglia in modo incredibile, nella sua esasperante aridità sentimentale, e della fragilità svampita della madre) e tristemente inabile alla vita. Il libro lo segue a partire dall'infanzia di orfano, fino all'infelice matrimonio con Agnes e al lavoro come professore presso l'istituto gestito dal cognato, passando attraverso i fondamentali anni dell'università, anni rappresentati con affetto e riconoscenza da Forster, che, dagli ambienti universitari (che all'epoca erano fucine di idee straordinariamente innovative, nonché culle di pensiero e personalità per tutta quella malleabile ed orgogliosa gioventù che confusamente vi confluiva) non si affrancherà mai. All'indagine interiore, condotta sempre con garbo e ritrosia dall'autore, s'aggiungono, però, anche alcuni intrighi che hanno l'effetto di vivacizzare un po' la trama: in particolare l'esistenza di un figlio illegittimo (nato da una disperata relazione adulterina della madre di Rickie), fratellastro del protagonista, che diventa rivelazione quasi epifanica ma soprattutto liberatoria nel suo rappresentare un primo contatto con quella verità (verità che non può che avere che un corpo sano, un po' bestiale, ed un'ignoranza che è, per Forster, spesso sinonimo di innocenza, raffinabile ma già bella nella sua stolida semplicità, come quella che contraddistingueva Alec, il bon sauvage di "Maurice") che Rickie aveva rincorso per tutta una vita ma che non era mai riuscito a trovare, nemmeno nell'amore per la moglie. Ecco, la moglie, una figura femminile assolutamente diversa sia dalle sorelle Schlegel di "Casa Howard" che dalle donne di "Monteriano" (benché, forse, in un qualche modo simile alla fragile Lilia), ella è emblema di un amore idealizzato, divinità solo agli occhi dell'amante (che in lei ammira soprattutto la sanità del corpo, confondendola, malauguratamente, con la sanitità dell'anima), dichiarata anticonformista ma, a ben vedere, ingranaggio perfettamente oliato degli spietati meccanismi sociali dell'Inghilterra vittoriana.
    Nonostante sia inferiore alle altre opere di Forster, "Il viaggio più lungo" è, comunque, un buon romanzo, leggermente confuso e difettante di ritmo, ma, cosa assolutamente importante, onesto e personale.

    said on 

  • 5

    Forse è un commento banale, ma questo libro è assolutamente intriso di poesia...

    P.S. Da leggere con le poesie di Shelley a portata di mano.

    said on 

  • 2

    SFIDA DELL'ALFABETO 2010 (F)

    Conservo un bel ricordo degli altri romanzi ("Casa Howard" e"Camera con vista") che ho letto di questo autore ma questo è di una noia mortale!!!!!
    Ho faticato non poco a finirlo!!!

    said on 

  • 3

    E' la 1^ volta - se la memoria non mi inganna - che una ri-lettura non mi delude, anche se il feeling "tarda" a manifestarsi.
    Occorre superare, almeno, metà romanzo!

    said on