The Man in the High Castle

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Publisher: Vintage

3.8
(5260)

Language: English | Number of Pages: 272 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , French , Italian , Portuguese , Japanese , German , Finnish , Polish , Czech , Chi simplified

Isbn-10: 0679740678 | Isbn-13: 9780679740674 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , eBook , Audio CD , Library Binding , idBinding_37

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
It's America in 1962. Slavery is legal once again. the few Jews who still survive hide under assumed names. In San Francisco the I Ching is as common as the Yellow Pages. All because some 20 years earlier the United States lost a war--and is now occupied jointly by Nazi Germany and Japan. This harrowing, Hugo Award-winning novel is the work that established Philip K. Dick as an innovator in science fiction while breaking the barrier between science fiction and the serious novel of ideas. In it Dick offers a haunting vision of history as a nightmare from which it may just be possible to awake.
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  • 2

    Carne al fuoco ne abbiamo?

    La voglia di leggere Dick nasce ai tempi di Blade Runner, matura con la lettura di Asimov, rinvigorisce con la passione per l'ucronia. E sparisce totalmente dopo aver letto "La Svastica sul Sole ". Sa ...continue

    La voglia di leggere Dick nasce ai tempi di Blade Runner, matura con la lettura di Asimov, rinvigorisce con la passione per l'ucronia. E sparisce totalmente dopo aver letto "La Svastica sul Sole ". Sarà che fin dall'inizio il lettore si aspetta qualcosa sul genere di quel capolavoro assoluto che è Fatherland, o quantomeno quell'appassionante lettura che è Parigi Brugia, ma niente.... eppure il canovaccio della storia e l'impianto della narrazione nascono da uno spunto degno della penna di un Balzac. Invece Dick si perde tra mille incipit e nessuna tessitura, non riesce ad amalgamare le storie nella storia, le pennellate di ogni caratterizzazione non si compiono in una figura definita, il romanzo che si presterebbe per essere corale rimane frammentato. Tagomi, Childan, Juliana, la premiata ditta EdFrank, i Giap, le vicende nella Germania vincitrice, le spie, l'Italia poverina ma sempre invidiabile e troppo, troppo yang, ying, iChing, l'oracolo e i bastoncini degli esagrammi... e basta! A un certo punto ci si perde e non si capisce più dove si vuole andare a parare.
    Per inciso, l'Uomo nell'Alto Castello - titolo originale del libro - si scopre vivere in una villa, come un normale borghesotto post-comunista, e appare nelle ultime pagine del libro. Per poi scomparire subito nel fumo del grande punto di domanda della rivelazione non rivelazione.
    Insomma, anche no.

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  • 2

    Un concept splendido realizzato decisamente male. Stile pesante, trama sfilacciata e incoerente, spunti interessanti abbandonati per strada, personaggi PDV evanescenti, senza spessore e senza obiettiv ...continue

    Un concept splendido realizzato decisamente male. Stile pesante, trama sfilacciata e incoerente, spunti interessanti abbandonati per strada, personaggi PDV evanescenti, senza spessore e senza obiettivi, poco credibili e soprattutto poco appassionanti. Infine, un finale potenzialmente ottimo piazzato lì in maniera quasi posticcia, con (sembra) poca convinzione da parte dello stesso autore. Occasione persa

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  • 0

    La verità, terribile come la morte ma più difficile da trovare

    La svastica sul sole, anche noto come L'uomo dell'alto castello, è un romanzo del 1962 dove Dick si immagina il mondo supponendo che le forze dell'Asse, invece che gli Alleati, abbiano vinto la second ...continue

    La svastica sul sole, anche noto come L'uomo dell'alto castello, è un romanzo del 1962 dove Dick si immagina il mondo supponendo che le forze dell'Asse, invece che gli Alleati, abbiano vinto la seconda guerra mondiale.

    In questo mondo sottomesso a nazisti e giapponesi, si incontrano molti personaggi, varie storie parallele e anche un meta-libro di fantapolitica che immagina un mondo in cui gli Alleati, invece che l'Asse, abbiano vinto la seconda guerra mondiale. Il meta-libro non è altro che un artificio per consentirci di vedere la situazione reale (ribaltata) e quella inventata (prossima a quella reale) nello stesso tempo.

    Dick non è mai banale e nemmeno qui lo è. La costruzione molto ardita, complicata e notevolmente sofisticata del romanzo non può che portare a numerose riflessioni filosofiche e a considerazioni socio-politiche. La domanda di fondo del romanzo è: cosa sarebbe successo se avessero vinto gli altri? E, conseguente a questa: è corretto tutto quello che un vincitore, qualunque esso sia, fa in termini universali? Siamo certi che il bene comune per il quale noi crediamo di combattere sia realmente tale per tutti? La risposta è forse: Siamo certi di sapere cosa sia il bene comune?

    Noi non abbiamo il mondo ideale, come vorremmo che fosse, dove la moralità è semplice perché semplice è la conoscenza. Dove ognuno può fare ciò che è giusto senza sforzo perché riconosce l’evidenza.

    Sofisticato, dicevo. Molti i dettagli originali, gli opposti per contrasto, le situazioni cervellotiche.

    Ci sono purtroppo anche i contro.

    La realtà inventata da Dick è assolutamente di parte (d'altronde Dick era americano. Sarebbe stato interessante leggere lo stesso libro scritto da un tedesco), stereotipata, cupa e oppressiva. I tedeschi sono nazisti (mai tedeschi...) intelligenti e spietati (tutti), gli ebrei vengono messi ancora nelle camere a gas, i popoli africani sterminati obbligando le persone al cannibalismo, il Mediterraneo prosciugato a colpi di atomiche per farne terreni agricoli. Tutto questo per sostenere che il mondo dominato dai nazisti sarebbe decisamente peggiore di un mondo dominato dagli americani.

    Dal punto di vista tecnologico e fantascientifico le assunzioni sono ridicole. Razzi che portano da Berlino a New York in un'ora e taxi a pedali nelle città, tedeschi che colonizzano Marte e comunicazioni ancora con interurbane e cablogrammi.

    Ho trovato la trama poco solida e sfilacciata e nessuno dei personaggi mi ha coinvolto. Mancando dinamica, il mio interesse è sempre stato parziale e sono rimasto in attesa di un decollo che di fatto non c'è stato. L'ingegnosa idea del libro a mio parere si spreca quindi in malo modo facendo diventare tutto noioso e cerebrale.

    Diciamo che la genialità dell'autore salta fuori nelle ultime pagine, dove si tirano le somme e dove Dick sostiene, con notevole pessimismo, che la causa del male non è altro che nel genere umano stesso. Non ha molta importanza chi vince e chi perde, perché l'uomo cerca sempre e comunque la sopraffazione non trovando soddisfazione in ogni caso. Va notato che quelli erano anni di guerra fredda, di contrapposizione USA-URSS, di muro di Berlino, di Kennedismo, di America superpotenza "guida" del mondo. Chissà che Dick con il libro non si abbia voluto farsi qualche domanda anche in proposito?

    Che beneficio ricava un uomo se conquista il mondo intero ma in questa impresa perde la propria anima?

    Il bilancio? Il libro, in sé, non è niente di che (mi sono annoiato, e molto. Che differenza abissale con Ubik!). Le considerazioni e le riflessioni che ne scaturiscono e che ciascuno fa per conto suo sono invece abbastanza interessanti e l'idea di base lodevole, tant'è che è stata poi ripresa da molti autori venuti successivamente (con efficacia certamente superiore).

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  • 1

    Non fa per me

    Premetto che ho letto questo libro seguendo una tradizione, infatti ogni fine anno io e il mio fidanzato ci scambiamo un libro. L'autore è uno dei suoi preferiti, ma non è il mio genere letterario e ...continue

    Premetto che ho letto questo libro seguendo una tradizione, infatti ogni fine anno io e il mio fidanzato ci scambiamo un libro. L'autore è uno dei suoi preferiti, ma non è il mio genere letterario e quindi non mi aspettavo di rimanere entusiasta, mi aspettavo comunque qualcosa di positivo dal momento che le recensioni su anobii sono molto favorevoli. Purtroppo sono rimasta delusa perchè non mi è proprio piaciuto, anzi in alcuni momenti ho faticato a comprenderlo. I personaggi non mi hanno colpito, non mi sono affezionata a nessuno e anche la trama perde parecchio. Non ho proprio capito lo scopo del libro, l'idea di illustrare un mondo diverso mi affascinava, ma di fatto racconta ben poco e quel poco lo ripete fino alla nausea.

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  • 4

    The Man in the High Castle

    Consigliato agli appassionati di fantapolitica e dei "cosa sarebbe accuduto se...", su "La Svastica sul Sole" di Philip Dick è basata la serie televisiva "The Man in the High Castle" che consiglio viv ...continue

    Consigliato agli appassionati di fantapolitica e dei "cosa sarebbe accuduto se...", su "La Svastica sul Sole" di Philip Dick è basata la serie televisiva "The Man in the High Castle" che consiglio vivamente di vedere, anche se non fedelissima al libro.

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  • 0

    Troppi punti interrogativi, ma nel complesso non male. Bellissima l'idea "finale", a tratti geniale. Scritto magistralmente. Tutto sommato, però, il libro non mi ha soddisfatto pienamente, nonostante ...continue

    Troppi punti interrogativi, ma nel complesso non male. Bellissima l'idea "finale", a tratti geniale. Scritto magistralmente. Tutto sommato, però, il libro non mi ha soddisfatto pienamente, nonostante fossi un amante del genere.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Forse le aspettative erano troppo alte. Forse non è il genere di fantascienza che preferisco. Fatto sta che questo libro mi ha fortemente deluso. Intanto non sembra neanche concluso: Dick svolge conte ...continue

    Forse le aspettative erano troppo alte. Forse non è il genere di fantascienza che preferisco. Fatto sta che questo libro mi ha fortemente deluso. Intanto non sembra neanche concluso: Dick svolge contemporaneamente diverse linee narrative differenti, che durante il libro si incrociano o sfiorano tra di loro. Purtroppo però alla fine del libro ti interroghi sulla l'utilità effettiva, a livello di trama, di alcune di queste linee (come quella del gioielliere e quella del commerciante). Come ha scritto un'altra lettrice in una recensione, sembra quasi che il libro sia un lungo antefatto di una storia molto più lunga e complessa.
    Altro problema è il finale. Io personalmente non sono proprio riuscito a capirlo...cioè, INIZIO SPOILER ho capito che il libro scritto da Abedsen descrive una realtà esistente, ma e allora?? La lasciamo sospesa così sta cosa?! Assurdo!! FINE SPOILER
    Mentre leggevo La svastica sul sole mi sembrava di addentrarmi in un trattato di filosofia. I personaggi agiscono secondo motivazioni apparentemente incomprensibili, e passano il loro tempo seguendo flussi di pensiero che non portano a nulla.
    Questo è il secondo romanzo di Dick che leggo (il primo è stato Ubik, tanti anni fa), ed è il secondo che mi delude e che non comprendo. Probabilmente sono io che non ci arrivo (molto probabile), o forse Dick non è il "mio" scrittore. Fatto sta che "La svastica sul sole" proprio non mi ha convinto. Amen.

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  • 3

    Sinceramente sono rimasta un po' delusa da questo libro. Ammetto che questo sia dovuto al fatto che tollero poco il "filosofeggiare", ma a parte questo è un libro che ha lasciato troppe cose in sospes ...continue

    Sinceramente sono rimasta un po' delusa da questo libro. Ammetto che questo sia dovuto al fatto che tollero poco il "filosofeggiare", ma a parte questo è un libro che ha lasciato troppe cose in sospeso secondo me, e quando la storia sembrava diventare avvincente, è andata in stallo ed è tornata ad essere piatta, con considerazioni introspettive dei personaggi, fini a se stesse, che, a mio parere, non hanno dato niente alla storia.

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