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The Martian Chronicles

By Ray Bradbury

(31)

| Paperback | 9780006479239

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Book Description

The strange and wonderful tale of man's experiences on Mars, filled with intense images and astonishing visions.The classic work that transformed Ray Bradbury into a household name. Written in the age of the atom when America and Europe optimisitcall Continue

The strange and wonderful tale of man's experiences on Mars, filled with intense images and astonishing visions.The classic work that transformed Ray Bradbury into a household name. Written in the age of the atom when America and Europe optimisitcally viewed the discovery of life on Mars as inevitable, Bradbury's 1940s short stories of a brutal, stark and unforgiving martian landscape were as shocking and visionary as they were insightful. 'The Martian Chronicles' tells the story of humanity's repeated attempts to colonize the red planet. The first men were few. Most succumbed to a disease they called the Great Loneliness when they saw their home planet dwindle to the size of a pin dot. Those few that survived found no welcome. The shape-changing Martians thought they were native lunatics and duly locked them up. More rockets arrived from Earth, piercing the hallucinations projected by the Martians. People brought their old prejudices with them - and their desires and fantasies, tainted dreams. These were soon inhabited by the strange native beings, with their caged flowers and birds of flame.

381 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Come spesso accade, i libri che non ti aspetteresti mai di leggere entrano nell’elenco dei tuoi preferiti. Come spesso accade, i libri si leggono per caso o perché il titolo ci ispira. Oppure, perché l’autore è talmente noto, talmente famoso, che non ...(continue)

    Come spesso accade, i libri che non ti aspetteresti mai di leggere entrano nell’elenco dei tuoi preferiti. Come spesso accade, i libri si leggono per caso o perché il titolo ci ispira. Oppure, perché l’autore è talmente noto, talmente famoso, che non leggere nulla di suo ci lascia lettori incompleti. Tra i filoni narrativi che conosco poco c’è la fantascienza; di fantascientifico ho letto pochissimo, anzi, quasi nulla, limitandomi a “Farhrenheit 451” – sempre di Bradbury – e “Guida galattica per autostoppisti” – di Douglas Adams. Così, trovando nella mia libreria “Cronache marziane” mi son detta: perché no? E l’ho letto per la rubrica “Un classico al mese“. E mi è piaciuto così tanto che non posso che parlarvene positivamente.

    Cronache marziane è una raccolta di episodi più o meno brevi che raccontano della colonizzazione del pianeta Marte da parte degli abitanti della Terra. A partire dal gennaio del 1999 fino all’aprile del 2026, Bradbury immagina una serie di eventi e situazioni che potrebbero verificarsi al momento dello sbarco su Marte da parte dei terrestri. Pubblicato nel 1950 negli Stati Uniti, Cronache marziane è una pietra miliare della fantascienza degli anni ’50, inaugurando un filone molto fortunato.

    Bradbury viene considerato uno dei maggiori autori americani di fantascienza e grazie al suo stile evocativo nel narrare i fatti, ne fa uno degli autori più amati dal pubblico; Bradbury cita altri libri (i racconti di Edgar Allan Poe nell’episodio Usher II) e crea delle immagini così poetiche e folgoranti, evocative e sorprendenti, che si imprimono nella mente del lettore come piccole gemme.

    Le stelle brillavano fulgide e le azzurre navi marziane scivolavano tra le sabbie fruscianti. Prima, la nave di Sam non volle muoversi, ma poi lui si ricordò dell’ancora da sabbia e la strappò su, a bordo. [...] Il vento spinse la chiglia sul fondo del mare estinto, su cristalli sepolti da tempi remoti, presso pilastri ancora eretti, oltre moli deserti di marmo e di bronzo, tra morte scacchiere di città e rosse pendici montuose, sempre più lontanando.

    Non è poetica, la descrizione del mare estinto? Non è visionaria l’immagine della nave che anziché fendere le onde del mare, fende la sabbia dei crateri marziani? Io la trovo un’immagine splendida. Ma Ray Bradbury mi ha conquistata anche per i colpi di scena nei vari episodi: un vero narratore, a mio avviso, stupisce il lettore con il colpo di scena all’ultima riga.

    Cronache marziane è anche un romanzo di denuncia: Bradbury infatti condanna gli uomini che nei secoli passati hanno colonizzato nuove terre, distruggendo le culture già presenti. In particolare, Bradbury condanna gli americani, perché sono proprio loro i primi a sbarcare su Marte. Spender, uno dei personaggi dell’episodio “… And the moon be still as bright“, impazzisce su Marte perché non vuole essere complice della distruzione del pianeta per impiantare le Colonie. Infatti, Spender dice:

    Tutte le montagne hanno avuto un nome. E noi non potremo mai usarle senza patire una sensazione di disagio. E in certo qual modo queste montagne non ci sembreranno mai del tutto a posto; perché avremo dato loro nomi nuovi, mentre i veccchi rimangono, sussistono in qualche regione del tempo, e le montagne furono foggiate e viste sotto quel nome. I nomi che noi daremo ai canali, alle montagne, alle città cadranno come acqua sulla schiena di un’anitra. Per quanto profondamente noi si possa toccare Marte, non riusciremo mai a toccarlo veramente.

    Ma oltre alla denuncia verso la colonizzazione, Bradbury è anche molto profetico:

    La vita sulla Terra non s’è mai composta in qualcosa di veramente onesto e nobile. La scienza è corsa troppo innanzi agli uomini, e troppo presto, e gli uomini si sono smarriti in un deserto meccanizzato, come bambini che si passino di mano in mano congegni preziosi, che si balocchino con elicotteri e astronavi a razzo; dando rilievo agli aspetti meno degni, dando valore alle macchine anzi che al modo di servirsi delle macchine. Le guerre, sempre più gigantesche, hanno finito per assassinare la Terra. Ecco che cosa significa il silenzio della radio. Ecco perché noi siamo fuggiti.

    Non vi sembra di leggere la nostra società di oggi, in queste righe precedenti? Siamo più preoccupati se non abbiamo batteria sul cellulare, anziché essere preoccupati di aver offeso un amico; le guerre oggigiorno devastano porzioni sempre più grandi di territori, gettando nella fame e nella disperazione sempre più esseri umani. Così, gli uomini dopo alcune spedizioni finite male, riescono ad arrivare su Marte. Riescono a confinare i marziani nelle loro roccheforti, fino a farli estinguere e a deturpare il pianeta, a dissanguarlo, a spremerlo fino all’ultima goccia. Proprio come hanno sempre fatto, gli uomini colonizzano, prendono, devastano, distruggono e poi se ne vanno.

    Da questo mio commento, scritto d’impeto appena terminata la lettura, spero sia trasparso tutta la mia ammirazione per questa raccolta di episodi. Pensavo che la fantascienza non facesse per me, ma in Bradbury ho trovato descrizioni poetiche, colpi di scena all’ultima riga e molti temi su cui riflettere.

    Non so se l’uomo andrà mai su Marte, ma certamente se ci andrà si porterà dietro i propri errori, quelli che fanno parte del nostro D.N.A.; forse fuggirà da una Terra morta, prosciugata, e viaggerà milioni di chilometri per approdare un altro mondo, per devastare anche quello. Non so se io metterò mai piede sulle colonie umane di Marte, ma una cosa la so: Ray Bradbury su Marte mi ci ha portata, con la fantasia certo, ma mi ci ha portata.

    Certe notti quando il vento viene dalle lontananze dell’antico fondo marino e passa sul cimitero esagonale, tra le quattro croci e un’altra, più recente, c’è una luce che arde nella capanna di pietra, e in quella capanna, mentre il vento soffia ululando, la polvere si solleva vorticosa e le stelle ardono fredde, ci sono quattro figure, una donna, due figlie, un figlio: accudiscono un focherello inutile e discorrono e ridono. Notte dopo notte, anno dopo anno, senza una ragione al mondo, la donna esce dalla capanna a scrutare il cielo, le mani in alto, per un lungo istante, a guardare la verde fiammella della Terra, senza sapere perché guardi, e infine rientra, a gettare uno sterpo nel fuoco, e il vento passa e il mare morto continua a morire.

    http://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2014/…

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    Claudia (Il giro del mondo attraverso i libri) said on Oct 13, 2014 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Miss you

    Si può dare cinque stelle a un libro appena iniziato, dopo solo il secondo racconto?

    Si può, si può, se il secondo racconto è spaziale come Ylla.

    (to be continued)

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    Sono ancora sotto l'effett ...(continue)

    Si può dare cinque stelle a un libro appena iniziato, dopo solo il secondo racconto?

    Si può, si può, se il secondo racconto è spaziale come Ylla.

    (to be continued)

    *******************************************************

    Sono ancora sotto l'effetto dell'incanto di Marte. Questo pianeta già mi manca.

    *****************************************************************

    Non ho voglia di dire grandi cose. A volte le grandi parole sono pesanti, tolgono bellezza. E poi, ci sono commenti magnifici su questo libro. Basta cercarli.

    Leggere "Cronache marziane" è stato uno di quegli eventi memorabili che sempre si spera di vivere: è stato viaggiare in una vita parallela, perdersi in lande desolate, smarrite sotto un cielo d'azzurro cristallino; è stato annusare il deserto rosso, essiccato come un vaso preistorico d'argilla; è stato osservare il mare vuoto. Come si può osservare l'infinita distesa rossa del mare vuoto senza sentirsi vibrare dentro l'Universo?
    E' stato confondersi negli odori di strade metropolitane, entrare in un bar, bere, incrociare uno sguardo, essere lì, con quegli occhi, per quegli occhi.

    Essere due volte: mentre si legge e nell'altrove in cui ci porta la lettura. Meraviglia!
    Che cosa si può chiedere di più a un romanzo? Che cosa pretendere d'altro da un autore?

    Commossa.

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    Alcuni racconti, soprattutto "Il marziano" mi hanno fatto venire in mente il capolavoro di Tarkovskij, "Solaris". Ho trovato solo questi due spezzoni che un po' lo rappresentano. L'atmosfera dei racconti non è sempre questa: ma intingeteci dentro un dito. Portatelo alle labbra.
    Il dolore dell'umanità è tutto lì.

    http://www.youtube.com/watch?v=ASesbJrKelQ

    http://www.youtube.com/watch?v=Jorf-2o5YfU

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    cc said on Oct 4, 2014 | 9 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    L'(eventuale) idiosincrasia per la fantascienza non vi susciti erronei pregiudizi nei confronti di siffatto tomo. Favole satiriche che vanno aldilà del genere in sé senza tradirne l'essenza originaria, e senza rinunciare ad esserne velata parodia. Co ...(continue)

    L'(eventuale) idiosincrasia per la fantascienza non vi susciti erronei pregiudizi nei confronti di siffatto tomo. Favole satiriche che vanno aldilà del genere in sé senza tradirne l'essenza originaria, e senza rinunciare ad esserne velata parodia. Con un'autoironia che consacra l'opera a classico moderno.

    Colonna sonora : Thievery Corporation - Take My Soul

    http://www.youtube.com/watch?v=ujB2-72_9BE&index=3&list…

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    Davide il Girovago said on Sep 19, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Questo libro è semplicemente molto di più. La cattiveria, la consapevolezza dei temi trattati è invitante e assurda. Non sono uomini che sbarcano su Marte. È Marte, è un insieme di uomini e sensazioni e volontà. Le parole sarebbero sprecate, credo ch ...(continue)

    Questo libro è semplicemente molto di più. La cattiveria, la consapevolezza dei temi trattati è invitante e assurda. Non sono uomini che sbarcano su Marte. È Marte, è un insieme di uomini e sensazioni e volontà. Le parole sarebbero sprecate, credo che vada semplicemente messo in una lista che si chiama "cose da leggere per ricordare chi sei e cosa puoi essere".

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    mementomihi said on Sep 2, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Consigliato anche e soprattutto a chi, come me, non ama il genere fantascienza. Sarete costretti a fare un'eccezione.

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    Kathleen said on Sep 2, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una splendida serie di racconti da parte dell'autore di "fahrenheit 451", dove c'è poco di marziano e molto di umano. Poca "marzianità" e molta, moltissima, dolente "umanità".

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    Alberto Zeni said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

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