The Martian Chronicles

(The Grand Master Editions)

By

Publisher: Spectra

4.2
(3712)

Language: English | Number of Pages: 192 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Catalan , Chi traditional , German , French , Italian , Japanese , Portuguese , Galego , Polish , Swedish , Russian , Czech

Isbn-10: 0553278223 | Isbn-13: 9780553278224 | Publish date:  | Edition Grand Master Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Paperback , Library Binding , Others , School & Library Binding , Unbound , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

Do you like The Martian Chronicles ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Leaving behind a world on the brink of destruction, man came to the Red planet and found the Martians waiting, dreamlike. Seeking the promise of a new beginning, man brought with him his oldest fears and his deepest desires. Man conquered Mars—and in that instant, Mars conquered him. The strange new world with its ancient, dying race and vast, red-gold deserts cast a spell on him, settled into his dreams, and changed him forever. Here are the captivating chronicles of man and Mars—the modern classic by the peerless Ray Bradbury.
Sorting by
  • 2

    Ben scritto, ma non immune al trascorrere del tempo.

    Lo stile poetico di Bradbury è piacevole e suggestivo, ma i contenuti non sono all'altezza, le trame appaiono piuttosto deboli e la scienza del tutto improbabile, se non assente. Stento a classificare ...continue

    Lo stile poetico di Bradbury è piacevole e suggestivo, ma i contenuti non sono all'altezza, le trame appaiono piuttosto deboli e la scienza del tutto improbabile, se non assente. Stento a classificare questo libro come "fantascienza": è una riflessione onirica e simbolica sull'Umanità, (volutamente) priva di qualsiasi organicità, coerenza e plausibilità, e come tale andrebbe presa.

    said on 

  • 5

    Le Cronache Marziane sono una meravigliosa raccolta di racconti.
    Da un punto di vista stilistico credo avrebbero potuto serenamente formare un’unica storia per la loro coerenza reciproca e per la ric ...continue

    Le Cronache Marziane sono una meravigliosa raccolta di racconti.
    Da un punto di vista stilistico credo avrebbero potuto serenamente formare un’unica storia per la loro coerenza reciproca e per la ricomparsa di alcuni personaggi a distanza di alcune pagine

    Marte si presenta come un pianeta poco ospitale, dalla vegetazione scarsa o quasi inesistente dove il deserto roccioso domina il paesaggio e le ampie e numerose conche che un tempo accoglievano bacini d’acqua sono ora asciutte e svaporate da millenni di siccità, dove l’atmosfera poverissima di ossigeno è un’aria che non sazia mai, come vivere perennemente sulle Ande, Marte astro dalla meteorologia implacabile: caldo infernale di giorno e freddo dannato di notte.

    Questo è il pianeta che incontrano i pionieri terrestri delle prime timide spedizioni interstellari, in seguito i trasferimenti dalla terra si faranno più massicci e regolari ed ampie porrzioni di abitanti, essenzialmente dell’America del Nord, decideranno di fare il salto nel vuoto alla volta del nuovo mondo, con viaggi organizzati ma sporadicamente anche con spostamenti gestiti in maniera autonoma e abbastanza casalinga (e questo è molto divertente), utilizzando navicelle spaziali progettate e assemblate quasi nel cortile di casa, come un fai da te da pensionato del sabato pomeriggio .

    Bradbury ci fa intuire che Marte in realtà è un pianeta dal passato importante le cui vestigia si possono ancora scorgere in alcune città sebbene ormai semideserte e abbandonate.
    I nuovi pionieri tenteranno una riorganizzazione del pianeta rosso il più fedele possibile al mondo da cui provengono, riproducendo piante, strade, edifici, cose secondo il modello terrestre anche per attenuare l’acuto sentimento di nostalgia che non abbandona mai i novelli abitanti.

    Io credo che la fantascienza di Bradbury sia fondamentalmente una fantascienza pacifica, poco tecnologica e guerrafondaia senza uno scontro duro e aggressivo tra civiltà, Bradbury descrive una convivenza rispettosa tra razze; il pianeta rosso è poco densamente abitato dai suoi nativi quindi l’incontro con i Marziani diventa fatto quasi isolato, quando e se accade essi si mostrano o simili a uomini dagli occhi gialli e dalla pelle d’ambra scura, oppure come spiriti, anime marziane in forma di sfere azzurre o fiammelle turbinanti nell’aria.

    In più punti ho scorto una eco evidente della fantascienza allucinogena di Philip Dick, per esempio nel bellissimo episodio in cui un gruppo di marziani vede appena atterrato al razzoporto una astronave svettante nella sua verticalità e lucente nelle sue cromature, essi diffidano della realtà ritenendo l’astronave qualcosa di creato dalla suggestione, una sorta di allucinazione visiva, tattile, auditiva che per telepatia trasferisce un oggetto dalla mente di colui che lo ha pensato a menti altrui, in una proiezione che gli conferisce apparentemente fisicità e materialità.

    Stupendo il racconto dei due sacerdoti che vanno su Marte per evangelizzare il pianeta, profondissime le loro riflessioni: sul senso del peccato, se un peccato terrestre non possa invece essere per i marziani una virtù, rendendo del tutto inutile l’atto del perdono, perchè si sa che senza peccato a qual uopo il perdono? Sulla considerazione affascinante che allarga a tutto l’universo la teoria creazionistica così da annoverare anche i Marziani tra le creature di Dio.
    Da qui facile il passo di cercare l’umano nel disumano e viceversa il disumano nell’umano.
    Domande sul senso della Verità, intesa non solo in prospettiva religiosa ma anche in chiave più ampia: per cui ogni possibile pianeta può contribuire a fornire uno spicchio di verità, senza che l’una sia più vera dell’altra, tutte queste porzioni di verità stanno le une accanto alle altre, e solo dalla somma di tutte queste parti di verità possibili si raggiunge, il Totale la piena manifestazione della perfezione del vero.

    Interrogativi a cascata che ogni ottimo libro di fantascienza non può smettere di porre ad un lettore, pur non smettendo mai di divertirlo, pur continuando a nutrire la sua fantasia come innanzi una fiaba del futuro, in un caleidoscopio di immagini, di situazioni, al limite del vero.
    Riflessione e sogno, un binomio assolutamente meraviglioso…

    said on 

  • 4

    Tante domande

    Questo libro l'ho letto per l'incontro del Gruppo di Lettura della Biblioteca Comunale di Treviso.
    Mi è piaciuto, ma non l'ho letto come un libro di fantascienza, ma come una spietata critica sociale ...continue

    Questo libro l'ho letto per l'incontro del Gruppo di Lettura della Biblioteca Comunale di Treviso.
    Mi è piaciuto, ma non l'ho letto come un libro di fantascienza, ma come una spietata critica sociale all'America degli anni '50. Attuale il messaggio ecologista. Mi ha lasciato però tante domande nella testa: é un romanzo o una raccolta di racconti?, è fantascienza? Insomma bello nella suspence e nello humor (più o meno nero) di alcuni capitoli.

    said on 

  • 4

    Vacanza su Marte

    Amo i film di fantascienza ma non avevo mai letto un libro di fantascienza, così un caro amico che sa che amo anche leggere mi ha consigliato uno dei più bei libri di fantascienza che suppongo siano m ...continue

    Amo i film di fantascienza ma non avevo mai letto un libro di fantascienza, così un caro amico che sa che amo anche leggere mi ha consigliato uno dei più bei libri di fantascienza che suppongo siano mai stati scritti. Il ragionamento può apparire contorto ma non lo è, e a volte basta lasciare che qualcuno ci osservi da fuori e ci dia un bel consiglio per essere felici.
    Me ne sono stata un paio di settimane su Marte, ho visto arrivare i terrestri, ho visto sparire i marziani. E sparire i terrestri e sparire i marziani perché tutto ciò che tocca, l'uomo distrugge. È la nostra maledizione.
    E nulla, a chi ha voglia di viaggiare molto lontano, sorridere e riflettere, consiglio questo meraviglioso scritto, capolavoro di uno dei più grandi autori che abbiano mai benedetto questo mondo.

    said on 

  • 4

    Come dicevo già qui:

    http://www.anobii.com/books/Le_meraviglie_del_possibile/9788806222635/0153d74ce7dfe6c09b

    La fantascienza è solo un tema (molto succulento, che nelle sue infinite possibilità apre ...continue

    Come dicevo già qui:

    http://www.anobii.com/books/Le_meraviglie_del_possibile/9788806222635/0153d74ce7dfe6c09b

    La fantascienza è solo un tema (molto succulento, che nelle sue infinite possibilità apre orizzonti sterminati alla fantasia di un bravo scrittore), sul quale si può fare grande letteratura, esattamente come sul presente o sul passato. Tutto dipende dalla penna di chi scrive.
    Ovviamente lo scrittore mediocre produrrà intrecci mediocri, con personaggi piatti e riflessioni stereotipate: e creerà qualcosa di più adatto a un videogioco che a un grande libro.

    Il grande scrittore utilizza il tema fantascentifico sì per immaginare e far sognare, ma è in fondo come un cecchino, che mira e spara soprattutto al presente disponendo però di cartucce che all'autore di romanzi basati sulla realtà nota (presente e passata) non sono concesse, dovendo questi attenersi per forza alla realtà per risultare credibile - con l'eccezione di alcuni romanzacci storici dove si parla di Romani che mangiano arance o di normanni col cannocchiale, uscendo dalla storia per planare nella fantascienza (e nel ridicolo).

    Bradbury è un grande scrittore e scrive del futuro, e della colonizzazione di Marte in particolare, parlando però del suo presente ai suoi contemporanei, ossia agli americani della mitologica generazione degli anni '50, quella delle villette bianche, dei buoni sentimenti, della tempra morale, delle canzoncine innocenti, dell'etica del lavoro, del positivismo scientifico assoluto, del capitalismo usa&getta. Soprattutto, la generazione che ha vinto la Guerra e la generazione della Guerra Fredda appena cominciata, dell'ipocrisia, del terrore atomico e del maccartismo.

    Bersaglio facile e abbastanza comodo da impallinare, si dirà, e sicuramente ai nostri occhi piuttosto spregievole. E' lo stesso bersaglio che Roth mitizza (in apparenza) e contrappone alle generazioni senza più ideologie o fede in nulla del presente in Pastorale americana . La cartuccia in più di Bradbury è la contrapposizione che fa tra l'americano medio tronfio e ignorante e i marziani. Roth contrapponeva, come detto, l'americano rigido, dogmatico e moralmente tutto d'un pezzo della generazione della II GM all'americano privo di tutto (morale, forza, convinzioni, ideologie, volontà) delle generazioni recenti: dal confronto esce una realtà spappolata, in cui una generazione non riesce a capire le altre, in cui al nulla e al relativismo estremo del presente la sicurezza e le ragioni dogmatiche, spesso prodotti del conformismo e del non-pensiero dei benpensanti, finiscono per venire schiacciate, senza che si riesca a capire quale delle due generazioni sia, in fondo, la peggiore (anche se, sembra dire Roth, meglio il poco che il niente, meglio le bugie che il caos).

    Qui il confronto è impietoso e non c'è dubbio che l'americano medio, tronfio, ignorante, becero, individualista, seguace obnubilato della scienza e da essa dipendente risulti perdente al cospetto dei marziani, che sono tutto l'esatto opposto, dediti al buon vivere e alla riflessione esistenziale e assai poco alla guerra e alla crescita economica. Ovviamente finiscono sterminati dalle malattie, che tolgono ai terrestri lo sgradito compito (evidente il paragone marziani-pellerosse/indios/aztechi) e permette a questi di colonizzare Marte, badando ben poche alle rovine assai progredite della civiltà in rovina.

    (fra parentesi, quel polpettone di Avatar non ha inventato davvero niente)

    Tuttavia i terrestri sono quello che sono, e sulla Terra scoppia una guerra atomica; molti colonizzatori, con troppi legami e da troppo poco spediti sul lontano pianeta, tornano indietro; il Pianeta Rosso diventa vuoto e solo un gruppo di umani, sfuggiti al rogo atomico che ha distrutto la Terra, vi giunge per rimanere e perpretare la specie, anche se non più come Terrestri ma come Marziani a tutti gli effetti.

    In mezzo, molti racconti brevi, apparentemente slegati fra loro ma tutti di feroce critica alla società americana del tempo: ipocrita, violenta, conformista, barbara, materialista e tecno-dipendente. Scrittura di ottimo livello, trame brevi ben strutturate e molto godibili nonché fonte di profonde riflessioni su quello che, anche noi oggi, siamo.

    Dopotutto l'atomica c'è ancora, il capitalismo è diventato sfrenato, la crescita economica e la finanza sono i nostri idoli d'oro. E c'è pure Facebook! che tra le varie e variegate brutte cose del nostro tempo è una delle più miserevoli. Tuttavia non incolpiamo Bradbury, che nel 1950 mica poteva immaginare anche questa sciagura.

    Consigliato! (il libro, non Facebook)

    said on 

  • 4

    4 stelle per media. Alcuni racconti sono da 5, altri da 3, (pochi da 10). Considerando gli anni in cui è stato scritto c'è da dire che l'autore ha creato delle storie uniche fuori da tutti i canoni de ...continue

    4 stelle per media. Alcuni racconti sono da 5, altri da 3, (pochi da 10). Considerando gli anni in cui è stato scritto c'è da dire che l'autore ha creato delle storie uniche fuori da tutti i canoni della letteratura di fantascienza di quel periodo.

    said on 

  • 5

    Voliamo nello spazio per raggiungere Marte: il sogno di ogni uomo, che però avviene nel modo più truce e comune che l’essere umano sa fare, con un processo di colonizzazione antidemocratico e violento ...continue

    Voliamo nello spazio per raggiungere Marte: il sogno di ogni uomo, che però avviene nel modo più truce e comune che l’essere umano sa fare, con un processo di colonizzazione antidemocratico e violento; e, qui, avviene lentamente, in una successione di eventi apparentemente scollegati tra loro ma in realtà legati dallo stesso filo conduttore, in un arco spazio-temporale dilatato fino al 2026. Leggendolo, ho pensato che in fondo non sarebbe così assurdo, è un po’ quello che sta accadendo: le guerre si susseguono mietendo vittime e creando nuovi idoli malati; il desiderio di potere c’è sempre e ci sarà ancora e, chi lo sa, mica è detto che non possa raggiungere anche altre dimensioni, o addirittura il tanto agognato pianeta rosso? O che magari potrebbe essere davvero l’ultima spiaggia per l’umanità, chissà…
    Il resoconto di Bradbury, un vero esempio classico della letteratura fantascientifica, nasce con un sapore dolce grazie all’elemento fiabesco e con un sapore amaro grazie all’elemento filosofico; ne consegue un mix avvincente, superbo, delicato al tempo stesso, che mette in luce tutte le debolezze umane, le angosce, i sogni che si infrangono. A ben vedere, sono più che altro cronache umane. I marziani, che non sono descritti come i soliti mostriciattoli verdi, appaiono in altre vesti e comunque con un ruolo antagonista marginale.
    E’ una metafora sulla vita, una riflessione profonda sull’umanità e sulle sue fragilità, uno specchio che invita a guardarsi bene, a guardarsi dentro.

    said on 

  • 3

    Malinconico Marte

    La fantascienza di queste pagine non è scientifica, o tecnica, ha le movenze umanistiche di chi getta sguardi e riflessioni sociologiche con l'andatura da narratore di favole, da poeta, che semina rac ...continue

    La fantascienza di queste pagine non è scientifica, o tecnica, ha le movenze umanistiche di chi getta sguardi e riflessioni sociologiche con l'andatura da narratore di favole, da poeta, che semina racconti nel futuro, su un altro pianeta, per affrontare temi del nostro passato; in fondo la Terra l'abbiamo colonizzata da soli, noi.
    Marte ha il sapore di una malinconica presa di coscienza.

    Voto: 3 ½

    said on 

  • 5

    L'UMANO NEL DISUMANO, IL DISUMANO NELL'UMANO.

    Le suggestioni che Bradbury riesce a creare con le sue idee, con il suo stile, con il suo semplice narrare sono perle rare capaci di risvegliare il subconscio umano in tutte le sue imperfezioni e paur ...continue

    Le suggestioni che Bradbury riesce a creare con le sue idee, con il suo stile, con il suo semplice narrare sono perle rare capaci di risvegliare il subconscio umano in tutte le sue imperfezioni e paure. Quando lessi per la prima volta le “Cronache”, poco dopo aver ultimato il mio amato ed ispiratore Fahrenheit 451, restai basita dal genio di questo autore, dall’idea di riflessione proposta, dalla poesia con cui riusciva a trasmettere con chiarezza lo specchio dell’umanità del tempo. Perché questo ha fatto Bradbury, da un lato nell'ipotizzare la conquista dell'uomo di altri ancestrali pianeti – e nonostante l'intrinseca possibilità di ricominciare tutto dal principio, di porre rimedio a quegli errori che tanto lo avevano caratterizzato sulla Terra – ha dimostrato l'incapacità del genere di appartenenza di far tesoro dei propri sbagli e dunque di imparare da essi; dall'altro ha offerto una panoramica completa della cultura del tempo; gli abitanti che popolano questo romanzo non sono altro che l'archetipo dell'americano medio degli anni '40/'50 razzista, falso perbenista, mentalmente stereotipato e totalmente rivestito di infiniti pregiudizi.
    In antitesi ai terrestri vi sono poi i marziani, esseri diversi dai primi ma non tanto nell'aspetto – non attendetevi la descrizione di alieni dalle tre teste e le sette braccia – quanto nell'evoluzione della propria civiltà. In tal senso, un racconto mi ha particolarmente colpito, ed è quello del padre missionario che affascinato da queste “sfere” azzurrine cerca di instaurare un rapporto con predette creature sino alla consapevolezza di non dover far altro che limitarsi ad imparare dalla loro saggezza. Altro passaggio – dei tanti – che mi ha arricchito – e che considero una rarità – è quello dell'emigrazione dell'intera popolazione di colore sul pianeta Marte perché quando non hai niente da perdere non hai paura di lottare per ricominciare e cambiare le cose. Viceversa il bianco si rende conto della rilevanza che aveva il nero – che ha tanto maltrattato e deriso – soltanto quando lo ha perso e i fiocchi di cotone aleggiano tranquilli nelle distese coltivate. Ulteriore significativo spunto di riflessione l'ho riscontrato nel brano che ha quale protagonista l'eclettico Stendahl che nella sua brama di vendetta riscuote nel lettore quell’insegnamento che l'indimenticabile Fahrenheit 451 aveva trasmesso nella sua lettura.
    Marte è sinonimo di perfezione; è la metafora della Terra prima dell'avvento del genere umano. Che avesse ragione Spender? Si, vien da affermare. Il giungere sul pianeta rosso del terrestre può tradursi nella bieca brama di potere, nella stupidità, nell'arroganza, nella corruzione perché ogni buon principio che, almeno inizialmente animava il cuore dei coloni, si è perso nell'oblio per dar adito a quelle caratteristiche stanziate nell'anima dell'uomo. Non stupisce dunque che chi crede di sapere imponga la sua dottrina, che le passioni si tramutino in mania, che il buono ed il rispetto diventino concetti astratti paragonabili tanto alla devozione quanto al miraggio. Perché accettare, perché non rispettare quel nuovo mondo ed imparare dai lasciti di una cultura evoluta? Perché l'uomo non riconosce minimamente quegli errori insiti nella propria natura e alla dipartita per Marte, prepotentemente e testardamente, se li porta dietro radicandoli in un pianeta che a sua volta diventerà immagine e somiglianza di quello appena abbandonato. E dunque, a cosa è servito andarsene?
    Feste e proclamazioni si aspettava al suo arrivo su Marte il terrestre invasore. La sua conquista del pianeta è paragonata a quella che ha visto protagonisti gli indios d'America al giungere degli europei alla conquista del Nuovo Mondo. E si stupisce l'astronauta della Terra; perché le chiavi del Pianeta Rosso non gli vengono consegnate? Perché i marziani li prendono per pazzi o comunque non si mostrano entusiasti del loro arrivo? Ben quattro spedizioni prima di pervenire all'estinzione degli alieni. Inevitabile il passaggio di proprietà che, badate bene, non è una resa da parte dei marziani bensì una la metafora del padre che accontenta il figlio capriccioso sussurrandogli all'orecchio di non crogiolarsi sugli allori visto che da quel momento la battaglia da condurre è contro la sua stessa natura di rampollo.
    Nel finale il dubbio, l'incertezza sul futuro narrata con grande maestria e con pillole di saggezza letteraria che si marchiano indelebili nella mente di chi legge.
    Con ambientazioni quasi fiabesche, significati intrinseci e una scrittura esaustiva, chiara e magistrale; Bradbury dà vita ad un'opera che vale la pena di essere letta. Il suo significato viene colto in più riprese, alla conclusione del componimento, infatti, non è possibile comprenderne tutta la profondità, questa in parte sfugge, non perché il lettore non sia capace di percepirla bensì perché è necessaria una riflessione a posteriori, a freddo per assaporarla nella sua interezza. Come più volte asserito dallo stesso autore lo scritto è una rivendicazione della fantasia contro il realismo letterario dell'epoca, è intriso della visione del Mondo propria da sempre di Bradbury che, come altri autori del suo tempo (vedi Huxley o Orwell), tendeva il suo occhio scrutatore nella panoramica del “bianco e del nero” senza dar voce alle sfumature; ma è e resta un componimento degno di nota. Un romanzo che va gustato e letto poco alla volta.
    Vi lascio con un breve incipit:
    « I marziani scoprirono il segreto della vita tra gli animali. L'animale non cerca di capire la vita. La sua stessa ragione di vivere è la vita; esso gode e gusta la vita. Vede, tutta la scultura marziana, questi simboli animaleschi ripetuti all'infinito...»
    «A me sembra una cosa pagana».
    «Anzi! Quelli sono simboli divini, simboli di vita. L'uomo, anche su Marte, era divenuto troppo uomo e non abbastanza animale. E gli uomini di Marte si accorsero che per sopravvivere avrebbero dovuto dimenticare la solita domanda: Perché vivere? La vita era la risposta a se stessa. La vita era propagazione di maggior vita e di un vivere la miglior vita possibile. I marziani si accorsero che la domanda “Perché vivere” veniva fatta invariabilmente al culmine di un periodo di guerra e disperazione quando non c'era risposta. Ma poi la civiltà si placò, le guerre cessarono e la domanda perse ogni senso per altri motivi. La vita era bella, non c'era più bisogno di discussioni e di analisi».
    « Si direbbe che i marziani fossero molto ingenui».
    « Erano ingenui soltanto se conveniva esserlo. Smisero di cercare di distruggere tutto, di umiliare tutto. Fusero religione, arte e scienza, perché alla base, la scienza non è che la spiegazione di un miracolo che non riusciamo mai a spiegare e l'arte è un'interpretazione di quel miracolo. Non permisero alla scienza di stritolare l'estetica e la bellezza. E' sempre questione di gradazione. Un uomo della terra si dice:-” In quel quadro il colore non esiste realmente. Uno scienziato può dimostrare che il colore è soltanto il modo secondo cui le cellule sono disposte in una data sostanza per riflettere la luce. Pertanto, il colore non è una parte sostanziale delle cose che mi capita di vedere”. Il marziano, infinitamente più acuto, dirà: “Magnifico quadro. Lo dobbiamo alla mano e alla mente di un uomo ispirato. Alla sua idea, il suo colore vengono dalla vita. E' dunque cosa buona”. »

    said on 

Sorting by
Sorting by