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The Martian Chronicles

By

Publisher: Buccaneer Books

4.2
(3610)

Language:English | Number of Pages: 181 | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) Spanish , Catalan , Chi traditional , German , French , Italian , Japanese , Portuguese , Galego , Polish , Swedish , Russian , Czech

Isbn-10: 1568490852 | Isbn-13: 9781568490854 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Paperback , Others , School & Library Binding , Unbound , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Book Description

Man, was a a distant shore, and the men spread upon it in wave... Each wave different, and each wave stronger.

The Martian Chronicles

Ray Bradbury is a storyteller without peer, a poet of the possible, and, indisputably, one of America's most beloved authors. In a much celebrated literary career that has spanned six decades, he has produced an astonishing body of work: unforgettable novels, including Fahrenheit 451 and Something Wicked This Way Comes; essays, theatrical works, screenplays and teleplays; The Illustrated Mein, Dandelion Wine, The October Country, and numerous other superb short story collections. But of all the dazzling stars in the vast Bradbury universe, none shines more luminous than these masterful chronicles of Earth's settlement of the fourth world from the sun.

Bradbury's Mars is a place of hope, dreams and metaphor-of crystal pillars and fossil seas-where a fine dust settles on the great, empty cities of a silently destroyed civilization. It is here the invaders have come to despoil and commercialize, to grow and to learn -first a trickle, then a torrent, rushing from a world with no future toward a promise of tomorrow. The Earthman conquers Mars ... and then is conquered by it, lulled by dangerous lies of comfort and familiarity, and enchanted by the lingering glamour of an ancient, mysterious native race.

Ray Bradbury's The Martian Chronicles is a classic work of twentieth-century literature whose extraordinary power and imagination remain undimmed by time's passage. In connected, chronological stories, a true grandmaster once again enthralls, delights and challenges us with his vision and his heart-starkly and stunningly exposing in brilliant spacelight our strength, our weakness, our folly, and our poignant humanity on a strange and breathtaking world where humanity does not belong.

Sorting by
  • 5

    colonizzazione cosmica

    quello di bradbury non è un vero e proprio romanzo, bensì un insieme di racconti (capitoli) ognuno con una sua trama ma comunque legati, e ognuna di queste piccole storie, viste sia dal lato umano che ...continue

    quello di bradbury non è un vero e proprio romanzo, bensì un insieme di racconti (capitoli) ognuno con una sua trama ma comunque legati, e ognuna di queste piccole storie, viste sia dal lato umano che alieno, mostrano la vera natura dell'essere umano, sempre alla ricerca di nuovi posti da distruggere...
    ho iniziato a leggere questo libro quasi per caso, ma ne sono rimasto affascinato dalla prima all'ultima pagina, davvero una lettura consigliata agli amanti dell'autore o di chi ama la fantascienza!
    p.s. un racconto (usher II) è legato a un altro libro dell'autore, ovvero fahrenheit 451, davvero stupendo! ;)

    said on 

  • 2

    Insomma...

    Forse avevo alte aspettative amando infinitamente Bradbury... Ma questo proprio non mi è piaciuto, non mi ha fatto "sognare" come gli altri, non mi ha fatto sentire parte dei racconti. Peccato. ...continue

    Forse avevo alte aspettative amando infinitamente Bradbury... Ma questo proprio non mi è piaciuto, non mi ha fatto "sognare" come gli altri, non mi ha fatto sentire parte dei racconti. Peccato.

    said on 

  • 4

    La colonizzazione di Marte da parte dei Terrestri, narrata attraverso una serie di brevi flashback con protagonisti "coloni" diversi, approdati sul Pianeta Rosso con scopi e stati d'animo differenti. ...continue

    La colonizzazione di Marte da parte dei Terrestri, narrata attraverso una serie di brevi flashback con protagonisti "coloni" diversi, approdati sul Pianeta Rosso con scopi e stati d'animo differenti. Alla fine, Marte diverrà il nucleo dal quale ricostruire una nuova umanità, dopo che la follia bellicista ne ha ridotto in cenere la Patria originaria. Ho trovato lo stile di Bradbury molto suggestivo ed efficace nel descrivere i pensieri, le motivazioni dietro all'agire dei personaggi. Alcuni passaggi sono di un lirismo struggente (ad esempio, nel rievocare il sogno del primo astronauta-agricoltore, di trasformare l'arido Pianeta Marte in una terra verdissima e piena di vegetazione).

    said on 

  • 3

    Mars is a State of Mind

    un classico dell'età d'oro della fantascienza, quella dove si prendono mondi lontani per riflettere sul proprio.

    La conquista di Marte da parte dei terrestri avviene in decine di anni ed è raccontata ...continue

    un classico dell'età d'oro della fantascienza, quella dove si prendono mondi lontani per riflettere sul proprio.

    La conquista di Marte da parte dei terrestri avviene in decine di anni ed è raccontata da piccoli eventi, spesso legati gli uni agli altri, spesso paralleli e finisce nel peggiori dei modi cioè ripetendo gli stessi errori che l'uomo fa sulla terra.

    Ma Marte non è solo un luogo ma è anche una sensazione, un pianeta vivente che per difendersi rende vive e reali i sogni, le paure e i ricordi degli umani che tentano la conquista.

    Gli episodi sono tanti e spesso ricordano le puntate di Twilight Zone, classica serie tv a cui anche Bradbury collaborò.

    Affascinante ma decisamente datato.

    said on 

  • 3

    Allegoria (poco) fantascientifica in pessima traduzione

    L'idea è davvero geniale: la colonizzazione umana su Marte, vista da tanti punti di vista diversi, anche quelli più impensabili e inconsueti. Tuttavia la resa, ahinoi, pare aver sofferto moltissimo il ...continue

    L'idea è davvero geniale: la colonizzazione umana su Marte, vista da tanti punti di vista diversi, anche quelli più impensabili e inconsueti. Tuttavia la resa, ahinoi, pare aver sofferto moltissimo il trascorrere del tempo e il romanzo sembra uno di quei prodotti validi (validissimi) per l'epoca, ma che oggi si fanno leggere a scuola tanto per vedere l'effetto che fa.

    Da chiarire subito: qua di fantascienza ce n'è meno di zero. Se paragoniamo le Cronache al classico - praticamente contemporaneo - di Orwell "1984" c'è davvero un abisso, sia in termini di visionarietà, che di fruibilità contenutistica. Ma basta poi paragonare Bradbury allo stesso Bradbury di tre anni dopo, quando con Fahrenheit 451 toccherà vette di ben altro spessore e levatura. Nelle Cronache, invece, la fantascienza sembra solo il pretesto per parlare sempre delle stesse cose ma di farlo con l'aggiunta di un punto di vista privilegiato ed estraneo (come ci vedono i marziani? E noi, come vediamo loro?).
    Non ci sono sforzi a immaginare futuri possibili, né c'è la volontà di dipingere scenari alternativi al nostro: i marziani fanno più o meno quello che facciamo noi (vanno ai concerti, mangiano, bevono, chiamano il dottore, vanno a caccia, litigano tra di loro) e noi ci limitiamo a colonizzarli con le pistole (quelle coi proiettili), le bombe a mano e i razzi (sempre e solo razzi, mai un'astronave), per continuare a fare là quello che facciamo di solito qua.

    Nonostante tutto, c'è molto lirismo tra le pagine, quasi un divertissment poetico per giocare a guardare l'animale uomo da diverse angolazioni e a descriverlo da lontano, come un qualcosa di alieno (e, alla fine, alieno lo diventerà davvero). I primi racconti sono gocce dolcissime e finanche malinconiche, che preparano la strada alla pragmaticità tutta umana della conquista del territorio e dell'autoaffermazione.

    Gustose le descrizioni delle prime quattro spedizioni sul pianeta rosso, dove ci sono anche momenti scanzonati al punto che ti chiedi se Guzzanti non ne abbia tratto ispirazione per i suoi "Fascisti su Marte". Da lì in avanti, però, l'anima fondamentalmente americana e americanista dell'autore viene a galla. E ci rimane. Tutta la parte centrale è una noiosissima allegoria della società di quegli anni (a cavallo tra i '40 e i '50), con tutti i suoi vizi e le sue fobie: ci sono "negri", ovviamente vessati, che si preparano razzi da soli per fuggire verso Marte, coppiette desiderose di farsi una casetta lassù, ragazzini in calzoncini corti che sognano guardando le stelle, maneschi duri da rodhouse che si inteneriscono di fronte a un incontro inaspettato.
    Ci si ritrova a metà strada con l'impressione che l'autore non sappia più dove andare a parare e che approfitti del mezzo letterario per lasciar uscire qualche critica semi-politica o qualche parola al veleno mezza rimangiata. Il finale contribuisce a risollevare il morale e a dare un senso compiuto a tutti i frammenti sparsi, ma la frittata ormai era caduta per terra e l'acquolina in bocca era passata.

    Lo stile di scrittura, inoltre, sebbene raffinatissimo, diventa sovente pomposo e ridondante, senza più guizzi o fuoriuscite inaspettate (complice, c'è da dire, una traduzione in italiano di infimo livello, che pare uscire direttamente dai tempi di Garibaldi e Mazzini). Rimane in bocca il sapore di un appiattimento generale, persino condito da qualche ingenuità e da personaggi mediamente insipidi. Non un capolavoro, decisamente. Forse uno sguardo malinconico su noi stessi e sulla nostra inevitabile ciclicità. Uno sguardo che ad anni di distanza non sembra più così tanto convincente, né tanto meno attuale.

    said on 

  • 4

    chissà perché pensavo a Never Ending Story

    Ray Bradbury era un genio, fantasioso e meticoloso. ce ne sono pochi alla sua altezza.

    con la sua delicatezza, è stato capace di discorrere di amarezza per un mondo che cambia, senza dirlo. esplorand ...continue

    Ray Bradbury era un genio, fantasioso e meticoloso. ce ne sono pochi alla sua altezza.

    con la sua delicatezza, è stato capace di discorrere di amarezza per un mondo che cambia, senza dirlo. esplorandone i sentimenti senza rabbia, senza angoscia, ma con un sottile velo di malinconia. a differenza di George Orwell, che faceva appello al nostro sgomento per urlare denuncia, Ray Bradbury non ci ha imposto niente; come se avesse voluto dire: questa è la mia angolazione, è solo una mia storia; fanne ciò che credi, caro lettore.
    anche se non va a parare da nessuna parte, è un libro che lascia il segno.

    said on 

  • 5

    La colonizzazione di Marte da parte dei terrestri, raccontata a zig-zag.
    Per me è un capolavoro.
    La fantascienza applicata alle nostre reali situazioni è sempre ben accetta.
    Malinconico. ...continue

    La colonizzazione di Marte da parte dei terrestri, raccontata a zig-zag.
    Per me è un capolavoro.
    La fantascienza applicata alle nostre reali situazioni è sempre ben accetta.
    Malinconico.

    said on 

  • 2

    « Si sono fermati dove avremmo dovuto fermarci noi cento anni fa »

    A me Bradbury non piacerà proprio mai: di certo la lunghezza della sua voce (in inglese) sulla Wikipedia, o ch’egli sia ritenuto autore non di semplice fantascienza, ma di letteratura: aspetto che –tu ...continue

    A me Bradbury non piacerà proprio mai: di certo la lunghezza della sua voce (in inglese) sulla Wikipedia, o ch’egli sia ritenuto autore non di semplice fantascienza, ma di letteratura: aspetto che –tutt’affatto noiosamente– è ripetuto come preghiera; magari la sua posizione sugli e-book, e in generale sulla tecnologia (questo, per chiamare le cose col loro nome, lo qualifica di reazionario) – forse l’aver scritto Fahrenheit 451, una distopia che ho trovato (come il genere stesso per lo piú) sempre abbastanza sterile, una critica sballata – come se l’obbiettivo fosse accontentarsi del presente; non voler troppo, al massimo una « buona » democrazia &c. &c.– – tutto ciò ha un suo peso, ma non sono stato smentito da questo volume.
    —Sono arrivato perfino a pensare: « Sembra che il lirismo crepuscolare sia sempre rovinato da una sorta d’ironia sarcastica – allora dovrebbe piacermi! » Ma non è cosí, non mi piace: trovo l’uno noioso, l’altra triviale – la stessa nostalgia ch’evoca è quella nient’affatto dolorosa del buon tempo andato: quello che non è mai esistito, non piú dei malridotti sogni fantascientifici… Le stesse qualità che s’attribuiscono a questi racconti io non li ho trovati – ovvero sono deboli deboli.
    —Non mi piace abbandonare una lettura, ma vicino sono andato: quando mi tocca leggere la frase usata per titolo, ho i brividi per il filisteismo che è sotteso a una tale frase – però andando avanti si può scoprire come finisce: appunto alla filistea…

    P.S. Naturalmente, a legger la Wikipedia – non posso non pensare d’aver qualche problema di comprendonio… pazienza, n’ero digià consapevole!

    said on 

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