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The Ministry of Special Cases

By Nathan Englander

(0)

| Hardcover | 9781602850798

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105 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'Argentina dei desaparecidos, ma molto di più la comunità ebrea di Buenos Aires e ancora di più la storia di Kaddish Poznan unico rimasto ad ammettere le sue origini di hijo de puta.
    Quando lo sparito é suo figlio il padre tenta tutte le strade per ...(continue)

    L'Argentina dei desaparecidos, ma molto di più la comunità ebrea di Buenos Aires e ancora di più la storia di Kaddish Poznan unico rimasto ad ammettere le sue origini di hijo de puta.
    Quando lo sparito é suo figlio il padre tenta tutte le strade per ritrovarlo.

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    giovi said on Sep 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Personaggi sconclusionati e finale insoddisfacente

    Non è facile trattare il tema dei desaparecidos in Argentina, soprattutto se si decide di farlo da un punto di vista molto particolare: quello di una famiglia ebrea che si è allontanata dalla propria comunità.
    Purtroppo la storia principale del libro ...(continue)

    Non è facile trattare il tema dei desaparecidos in Argentina, soprattutto se si decide di farlo da un punto di vista molto particolare: quello di una famiglia ebrea che si è allontanata dalla propria comunità.
    Purtroppo la storia principale del libro, rappresentata dalla scomparsa del figlio, mal si innesta su questa sovrastruttura abbozzata superficialmente. La distanza dalla comunità riemerge a tratti, ma purtroppo a prevalere è una grande confusione. Rapporti umani poco chiari, dialoghi e sviluppi che appaiono spesso sconclusionati, per non parlare di un finale insoddisfacente che lascia il lettore in sospeso. Tanta carne al fuoco, ma è più il fumo che se ne ricava.

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    Pocket Revolution said on Aug 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un po' deludente. C'è molta attenzione ai personaggi, e a volte si perde un po' di vista la storia. Anche lo stile non mi ha coinvolto più di tanto.

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    Silvia said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Desaparecidos e segregazionismo

    Il libro è ben scritto, il tema dei desaparercidos è affrontato in maniera sensibile e originale. Un approccio non paradigmatico e poco Norteamericano e questo è il più grande complimento che io possa fare ad uno yankee che parla delle ferite aperte ...(continue)

    Il libro è ben scritto, il tema dei desaparercidos è affrontato in maniera sensibile e originale. Un approccio non paradigmatico e poco Norteamericano e questo è il più grande complimento che io possa fare ad uno yankee che parla delle ferite aperte dell'america latina.
    Un libro che affronta al contempo il tema della generazione scomparsa e del segregazionismo interno alle comunità ebraiche. Una grande mente, forse una discreta cultura, ma con più di qualche caduta di stile, purtroppo.
    Se uno dei protagonisti ebrei usa interiezioni come "gesù cristo!", si può pensare a una svista; se lo fanno in tre.. c'è del dolo da parte dell'autore o dell'editor!

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    Lisa Puzella said on Feb 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza...

    1976. l'argentina e la dittatura militare vengono raccontate in termini letterari ebraici e già la scena dell'incipit si presenta in un paesaggio irreale e metaforico come il cimitero della "società dell'impulso generoso" dove il povero padre, buon d ...(continue)

    1976. l'argentina e la dittatura militare vengono raccontate in termini letterari ebraici e già la scena dell'incipit si presenta in un paesaggio irreale e metaforico come il cimitero della "società dell'impulso generoso" dove il povero padre, buon diavolo, kaddish scalpella lapidi per cancellare la memoria dei nuovi appartenenti alla buona "società delle congregazioni".
    il tema è vivere nella realtà falsificandola per godere di una verità precostituita. questo è il tema della dittatura, ma supportata dalla omertosa complicità di un nucleo familiare: il padre (kaddish), la madre (lillian), il figlio (pablo detto pato). nelle pieghe della famiglia si legge la metafora della società non solo di quei tempi. il dialogo generazionale si esprime con sonori vaffanculo e alla fine non si riesce a proteggere neanche quelli e, dunque, su cosa sorreggersi? su cosa può far leva il potere debole del padre come un potere di regime sul proprio popolo? la letteratura sguazza sul tema kafkiano dei numerosi "ministeri dei casi speciali". la bugia o la negazione deve sorreggere l'esigenza della realtà e questo lo può fare sia una democrazia che una dittatura. ognuno sceglie, ma nell'agglomerato degli affetti che lega una famiglia questa non è una possibile scelta. si subisce la realtà con la miglioria del futuro da dare ai figli.
    il fatto è che la letteratura sembra qui davvero lo strumento giusto per raccontare l'immane sciagura del regime militare argentino. uno sguardo serio e terribilmente grottesco non si muove nella denuncia sociale, ma nel cinico ripensamento dell'ineluttabilità del non movimento, cioè dell'accettazione proprio motu di quello che accade fuori dal proprio alveo: una cosmica sciagura in un microcosmico nucleo familiare, quei protagonisti di un racconto come se di un racconto si trattasse. questo è kafkiano, non sembra realtà: la falsità è verità precostituita.
    l'indifferenza è il peggiore dei crimini, lasciare ad altri il lavoro sporco di un mondo sporco libero dal pensiero contrario ed ostacolante... per questo il padre brucia i libri come scalpellasse lapidi, per cancellare la memoria e preservare la salvezza del figlio, ma i libri non sono solo un titolo e quindi non è facile per chi si è sempre nascosto occultare la propria essenza. bruciare libri non basta per operare un negazionismo anche se rappresenta la salvezza. questa è la metafora dell'olocausto, il parallelo tra videla e hitler.
    un'assurda specie di preghiera di complicità tra vittima e carnefice confluisce nell'aforisma wildiano di non far ascoltare agli dei i nostri desideri, cioè quell'apocalittico "vorrei che non fossi mai nato" che il padre incazzato rivolse al figlio genera il momento in cui si sentì urbanamente bussare alla porta e, come se non potesse essere il destino, aprì inconsapevolmente alla bufera.
    a questo punto il tentato silenzio dell'omertà si trasforma nel miracolo della madre lillian: proprio in quel rogo di libri dove il figlio ricostruiva la propria discendenza c'è il parto del bimbo ormai adulto... il figlio che non è né vita né morte, ma solo "desaparecido‎". nella tragica ricerca della verità sulla sorte di pato (o pablo) la graduata scala del dolore si verifica sulle strategie perdenti di fronte al muro del delitto di stato. l'orrore si veste di grottesco di modo che non si possa riconoscere o identificare la realtà e non resta che l'oblio nella bugia del potere che "la madre argentina" non può più accettare.

    cancellare le scritte della vita con la gomma del potere non serve a nulla, nascerà un figlio che riscriverà sopra la verità.

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    Vincap2002 said on May 11, 2013 | Add your feedback

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