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The Murder Room

By P. D. James

(8)

| Paperback | 9780571218226

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Book Description

Commander Adam Dalgliesh, P. D. James’s formidable and fascinating detective, returns to find himself enmeshed in a terrifying story of passion and mystery -- and in love.

The Dupayne, a small private museum in London devoted to t Continue

Commander Adam Dalgliesh, P. D. James’s formidable and fascinating detective, returns to find himself enmeshed in a terrifying story of passion and mystery -- and in love.

The Dupayne, a small private museum in London devoted to the interwar years 1919 -- 1939, is in turmoil. As its trustees argue over whether it should be closed, one of them is brutally and mysteriously murdered. Yet even as Commander Dalgliesh and his team proceed with their investigation, a second corpse is discovered. Someone in the Dupayne is prepared to kill and kill again. Still more sinister, the murders appear to echo the notorious crimes of the past featured in one of the museum’s galleries: the Murder Room.

The case is fraught with danger and complications from the outset, but for Dalgliesh the complications are unexpectedly profound. His new relationship with Emma Lavenham -- introduced in the last Dalgliesh novel, Death in Holy Orders -- is at a critical stage. Now, as he moves closer and closer to a solution to the puzzle, he finds himself driven further and further from commitment to the woman he loves.

The Murder Room is a powerful work of mystery and psychological intricacy from a master of the modern novel.

“You can’t possibly know him.”

“I can know enough,” Emma said. “I can’t know everything, no one can. Loving him doesn’t give me the right to walk in and out of his mind as if it were my room at college. He’s the most private person I’ve ever met. But I know the things about him that matter.”

But did she? Emma asked herself. Adam Dalgleish was intimate with those dark crevices of the human mind where horrors lurked which she couldn’t begin to comprehend. Not even that appalling scene in the church at St. Anselm’s had shown her the worst that human beings could do to each other. She knew about those horrors from literature; he explored them daily in his work. Sometimes, waking from sleep in the early hours, the vision she had of him was of the dark face masked, the hands smooth and impersonal in the sleek latex gloves. What hadn’t those hands touched? She rehearsed the questions she wondered if she would ever be able to ask. Why do you do it? Is it necessary to your poetry? Why did you choose this job? Or did it choose you?
-- from
The Murder Room


From the Hardcover edition.

27 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Questo libro mi è piaciuto da morire!! Riunisce tutte le caratteristiche che amo di più nella narrativa: si svolge in Inghilterra (che adoro), con bellissime descrizioni.... La trama gialla e' avvincente e anche il resto intriga moltissimo! Scritto m ...(continue)

    Questo libro mi è piaciuto da morire!! Riunisce tutte le caratteristiche che amo di più nella narrativa: si svolge in Inghilterra (che adoro), con bellissime descrizioni.... La trama gialla e' avvincente e anche il resto intriga moltissimo! Scritto minuziosamente e deliziosamente lento. Voto 10!

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    Ljuba said on Apr 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un'estate... - 01 lug 12

    Al solito di Phyllis Dorothy James, Baronessa James di Holland Park, decana delle lettere inglesi, è un libro ben scritto, articolato, anche se forse un po’ lunghetto. Ma, al solito, gradevole, con una trama a vari livelli (e questo la porta ad allun ...(continue)

    Al solito di Phyllis Dorothy James, Baronessa James di Holland Park, decana delle lettere inglesi, è un libro ben scritto, articolato, anche se forse un po’ lunghetto. Ma, al solito, gradevole, con una trama a vari livelli (e questo la porta ad allungare il numero di pagine) che vengono tutti svolti e portati ad un loro punto finale. Non una fine, che stiamo pur sempre parlando di uno dei 14 libri dedicati dall’autrice all’ispettore Adam Dalglish. Ispettore atipico, sempre empatico con i personaggi coinvolti nella vicenda, forse a causa del suo essere, prima che Ispettore, poeta. Non di successo mondiale, ma comunque poeta. E l’attuale Lady James ne narra le storie, seguendone vita pubblica e privata, da ben cinquanta anni. Che il primo romanzo fu un best seller a sorpresa nel lontano 1962 (“Copritele il volto” questo il titolo). Firmato P.D. per mascherare il fatto di essere una scrittrice, in un mondo che solo Agatha Christie riuscì a scar-dinare (ed a cui P.D. dedica un piccolo omaggio trasversale, chiamando Ackroyd uno dei per-sonaggi minori del libro). E ben ha fatto poi a non inflazionarlo, facendo uscire appunto solo 14 romanzi in 50 anni. Qui siamo al 12°, e, benché curiosi delle vicende umane pregresse di Dal-glish, la baronessa delle lettere (così nominata a settanta anni dalla Regina Elisabetta) porta avanti la sua trama che possiamo leggere senza essere presi dall’angoscia seriale di non cono-scere tutto del nostro poeta-poliziotto (a proposito, forse il cinese Qiu Xialong ne ha tratto ispi-razione?). Lasciata ben presto sullo sfondo la vicenda privata, laddove il buon Adam si innamora della bella Emma (con una vicenda trasversale, una di quelle che allunga le pagine, ma di cui non vi dirò la conclusione, rimandandola ad eventuali nuove avventure), ci si concentra sul problema delle morti. Che ruotano intorno ad uno strano museo dedicato al periodo tra le due guerre, con una bella stanza dedicata ai grandi delitti e processi coevi. Son tre fratelli i gestori. Ma il più giovane, rampante psichiatra, vuole chiuderlo. Fatto sta che muore bruciato nella sua Jaguar nel garage del museo (così come uno dei morti della stanza dei delitti). E nella stessa stanza viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna, entro un baule, anche lui reduce da turpi storie degli Anni Trenta. Intorno a queste morti, ruotano i due fratelli superstiti (ognuno con qualche luce e molte ombre, soprattutto la sorella), la contabile tuttofare del Museo (pro-tetta non si sa per quale oscura ragione dalla suddetta sorella), il curatore della mostra (che sappiamo sta morendo di cancro), la calligrafa del Museo (forse una volta spia dei Servizi Se-greti), la custode donna delle pulizie ed il suo aiutante gay. Dall’altro lato c’è la squadra di Dalglish, con Kate, la simpatica agente, ombra gentile dell’Ispettore, che ricorda in controluce il rapporto tra l’Ispettore Lynley e la sua aiutante Barbara della serie scritta da Elizabeth George. Con Piers che sta per lasciare la squadra e l’anglo-indiano Benton Smith che ci sta per entrare. Con mano felice, P.D. tratteggia i vari personaggi, ce li fa apprezzare mentre girano, indagano e a volte scappano per le strade di una Londra senza tempo. Spende pagine distensive per ripercorrere storie, risalire e poi scendere nel corso del tempo. Facendoci sentire l’urgenza di trovare una soluzione al mistero, che l’ambiente dei delitti è altolocato, quindi si deve risolvere in fretta. E la difficile soluzione interferisce con la vita privata di Dalglish cui si accennava sopra. La soluzione, seppur scontata, è ben costruita. E, con buona pace dei pennivendoli moderni, non lascia adito ad ombre alcune. Tutto si spiega e si incastra. Forse non al meglio, ma risulta un libro di buona fattura e gradevole lettura. Ed ogni tanto ci vuole.
    “Non si era mai chiesta se le piacesse … le persone erano utili o inutili, gradevoli come compa-gnia oppure scocciatori da evitare. (51)
    “Si ritrovò a tirare mentalmente le somme della propria esistenza e a riflettere, con meraviglia e distacco, sul fatto che cinquantacinque anni, che a lui erano sembrati così memorabili, avessero potuto lasciargli un’eredità tanto magra … un pensionamento anticipato in seguito alla diagnosi di un tumore maligno che inaspettatamente, e in modo sconcertante, era stato curato con successo.” (72)
    “Quando ami qualcuno, desideri in modo struggente capire e andare incontro a ogni sua neces-sità, ma non puoi, vero? Nessuno può. Possiamo dare soltanto quello che l’altra persona è di-sposta a prendere.” (230)

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    Giogio53 said on Jul 3, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un giallo senza gloria, che ho letto senza intoppi e senza frenesia.

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    TapiocaMuffin said on Jul 2, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    capisco descrivere la scena, eh...ma così è troppo!

    "...e guardavo il cappuccio della penna blu elettrico, che stava di fianco alla gomma, più vicina al temperino, sopra una scrivania su cui 36 anni prima c'era stata un'altra penna, stavolta rossa, con un cappuccio non suo, di un rosso diverso, che mi ...(continue)

    "...e guardavo il cappuccio della penna blu elettrico, che stava di fianco alla gomma, più vicina al temperino, sopra una scrivania su cui 36 anni prima c'era stata un'altra penna, stavolta rossa, con un cappuccio non suo, di un rosso diverso, che mi ricordava il colore del fiore di una pianta vista su un davanzale, dietro una tenda di pizzo fatta dalla nonna della zia di tua sorella." ecco, qualcuno le dica che le descrizioni ambientali sono un tantino esagerate.

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    laIlaria said on Jun 27, 2012 | Add your feedback

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    Questo libro mi ha fatto decisamente ricredere sull'autrice che, date passate esperienze, mi aveva decisamente deluso, invece con quest'opera è stata di molto rivalutata nel mio personale panorama letterario. Un classico giallo a mio parere piuttosto ...(continue)

    Questo libro mi ha fatto decisamente ricredere sull'autrice che, date passate esperienze, mi aveva decisamente deluso, invece con quest'opera è stata di molto rivalutata nel mio personale panorama letterario. Un classico giallo a mio parere piuttosto ben scritto, certo non da considerare una "regina del giallo" ma, ottima compagnia per passare qualche buona ora di relax.

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    Nadia said on Mar 19, 2012 | Add your feedback

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