The Museum of Innocence

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Publisher: Vintage Books

3.8
(840)

Language: English | Number of Pages: 536 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) German , Galego , Italian , Spanish , Croatian , Turkish , Portuguese , French

Isbn-10: 0307739953 | Isbn-13: 9780307739957 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 3

    "Tutti devono saperlo: ho avuto una vita felice"

    Nel quartiere di Cukurcuma, in un distretto di Istanbul, chi ne ha voglia o interesse può visitare il Museo dell' innocenza, un vero e proprio reliquiario, dove sono esposti allo sguardo attento del v ...continue

    Nel quartiere di Cukurcuma, in un distretto di Istanbul, chi ne ha voglia o interesse può visitare il Museo dell' innocenza, un vero e proprio reliquiario, dove sono esposti allo sguardo attento del visitatore numerosi oggetti di vita quotidiana, pazientemente raccolti e con tanta cura classificati in ordine cronologico da Pamuk a testimoniare la storia di un mondo; quel tanto di innocenza che conservava la Istanbul degli anni '70- '80 e, perché no, a sottolineare la funzione di un museo, specchio rivelatore della storia di una società.
    Intorno a questi oggetti, poco importa scoprire se siano stati espediente o qualcos' altro, Pamuk ha costruito l' omonimo romanzo facendo dire al suo protagonista, Kemal ( alias Pamuk ) di averli sistemati con l' emozione di un curatore di museo e con l' entusiasmo del narratore.
    Nell' eccentrica invenzione narrativa finzione e realtà si sovrappongono e ogni oggetto assume un significato profondo, nascosto, diventando testimone di nove anni e quattro mesi di un amore che travolge la vita di Kemal e della bellissima Fusun.
    Visitatori del museo o lettori del romanzo siamo chiamati a "condividere" questa singolare storia, vissuta come una ossessione, una malattia incurabile, che, a dispetto di indicibili sofferenze e di tanti umilianti momenti, ha regalato a Kemal somma felicità anche per un solo sguardo, un solo istante di attenzione!
    Non c' è pagina che non sia intrisa da questo amore al cubo, totalizzante, pervasivo, devastante, di cui Kemal nutre costantemente ogni fibra con gli indelebili ricordi.
    Fusun è l' essenziale; è il cerchio magico della felicità assoluta; l' asse attorno a cui ruotano i sogni, le fantasie, i desideri di Kemal, disposto a tutto pur di godere della luce che si irraggia da lei e da tutti gli oggetti da lei direttamente toccati o che a lei fanno riferimento.
    Da qui il bisogno di appropriarsene, come una gazza ladra, e conservarli per consolarsi nei momenti di solitudine.
    Per quanto apprezzi Pamuk, per quel poco che di lui ho letto, qui l' ha tirata un po' per le lunghe questa storia con relative sofferenze, sottoponendo ad una vera e propria vivisezione l' innamorato Kemal.
    Il suo essere è scandagliato nei minimi particolari. Il corpo in tutti i suoi organi e muscoli; la mente in tutti i pensieri, fantasie, ragionamenti plausibili o irrazionali; l' anima in tutti i risvolti più nascosti, in tutte le reazioni e contraccolpi emozionali.
    Ho trovato, invece, di maggiore interesse quello che Pamuk "nasconde" tra le righe: il suo sguardo alla società borghese turca degli anni '70, all' alta società ricca, snob che tenta, con risultati poco convincenti e ridicoli, di scimmiottare la società occidentale, innestando i relativi comportamenti nelle consuetudini sociali per non apparire troppo turchi o di mentalità bigotta e reazionaria.
    Affascinante, poi, il "racconto" di Istanbul: il variegato mondo umano dei suoi quartieri, piazze, giardini; le strade eleganti o quelle serpeggianti dei quartieri periferici; le yali lungo il Bosforo; le magiche atmosfere notturne; la bellezza, dolcezza e serenità dei paesaggi sulla cui descrizione spesso Pamuk ritorna.

    Direi un romanzo da leggere soprattutto in vista di una puntata al museo di CuKurcuma. Se poi si avrà l' occasione di bere qualche bicchiere in più di raki prima di visitarlo, chissà, forse, capiterà di imbattersi lassù nella soffitta, nel fantasma di Kemal e di Fusun abbracciati nel letto dei loro appassionati incontri!

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  • 4

    When fiction becomes fact

    Genialoide artificio letterario di commistione fra finzione e realtà che si mischiano a tal punto da perderne i confini.
    Ma poi i confini si ritrovano belli saldi e tangibili in una palazzina rosso sa ...continue

    Genialoide artificio letterario di commistione fra finzione e realtà che si mischiano a tal punto da perderne i confini.
    Ma poi i confini si ritrovano belli saldi e tangibili in una palazzina rosso sangue di bue nelle viscere di Istanbul come prodotto della lucida follia di Pamuk, che trasforma un'ossessione amorosa in un'estraniante forma d'arte contemporanea.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    E voi, voi avete mai vissuto un amore così?

    La domanda che verso la fine del libro il protagonista rivolge allo scrittore racchiude per me il senso di questo romanzo.
    È una storia che certamente ci re ...continue

    E voi, voi avete mai vissuto un amore così?

    La domanda che verso la fine del libro il protagonista rivolge allo scrittore racchiude per me il senso di questo romanzo.
    È una storia che certamente ci regala anche la bellezza di Istanbul negli '70, raccontandoci usi e costumi della Turchia di allora ma è, più di tutto, la storia di un amore. Un amore che ci trova impreparati, ci travolge con forza inaudita e ci fa sognare, poi ci confonde e ci lascia increduli, ci fa provare angoscia e tormenti, ci colma di malinconia, ci accompagna nella lettura con inquietudine fino a pochi attimi di effimera felicità, ineluttabilmente segnata dalla tragedia.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Comunque un vita felice

    Si resta quantomeno perplessi leggere questo libro sino alla fine perché è un romanzo per tutti quelli che amano e per tutti coloro che credono alla forza di una passione vera, tenace, indomita. La st ...continue

    Si resta quantomeno perplessi leggere questo libro sino alla fine perché è un romanzo per tutti quelli che amano e per tutti coloro che credono alla forza di una passione vera, tenace, indomita. La storia è piuttosto semplice e fa conoscere in modo dettagliato i luoghi di Istambul e forse questa caratteristica dà quel qualcosa in più al testo. Il romanzo è anche una collezione di oggetti inconsueti e singolari, rasserenanti, una raccolta impressionante di reliquie, rappresentazioni, allusioni e metafore aromatiche, residui e miracoli che nel corso degli anni l'A. ha cercato e poi allestito con pazienza e totale offerta di sé, delle proprie energie e del proprio tempo, con cura e alacrità, in popolate teche di legno disposte sui tre piani di un vecchio palazzo di Istanbul, nel cuore di Cukurcuma, un tempo quartiere popolare, rifugio per nuovi e vecchi immigrati, ma anche di artisti e antiquari. È il quartiere in cui abitava Füsun, donna desiderata con inflessibile e mai risolta passione da Kemal, narratore, attraverso la voce di Pamuk, di un amore che si snoda senza cesure per quasi dieci anni, dalla primavera del 1975 all’estate del 1984, e di cui il romanzo è cronaca dettagliatissima e catalogo minuzioso, un diario, anticipando al lettore visitatore ciò che potrà incontrare nella penombra quieta del Museo dell’innocenza. Mi sento totalmente travolta dalla passione di Kemal e Fusun e sono immersa nella lettura così tanto che i personaggi, l’ambiente, gli oggetti… Tutto mi sembra palpabile, quasi come se riuscissi ad afferrarlo semplicemente chiudendo gli occhi. È un romanzo che a tratti rapisce e resta dentro per lungo tempo, che mostra con chiarezza la situazione di un uomo che vive in balia di una società sempre attenta e molto critica. La situazione di un uomo che per amore di una donna decide di mettere da parte le convenzioni sociali fino ad essere totalmente emarginato dall’alta società. Ma in fondo cosa rappresenta Kemal? Semplicemente quel lato di ciascuno di noi che brama ardentemente ciò che sa di “non poter avere”. L’unica differenza è che spesso noi rinunciamo ad inseguire ciò che tanto desideriamo, ci arrendiamo, il contrario di come si comporta Kemal che invece persevera, anche dopo la morte dell’amata. Forse bisognerebbe in parte prendere esempio da lui perché nonostante tutto il tormento e gli struggenti periodi a cui l’assenza di Fusun lo condanna, Kemal non rimpiange nulla e anzi nell’ultima riga del libro afferma che i lettori di questo romanzo devono sapere che lui ha avuto una vita felice, frase che racchiude la poetica di Pamuk.

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  • 0

    “Sembra apparentemente impossibile scoprire il segreto degli oggetti senza un’immensa tristezza. E dobbiamo umilmente ammettere la verità di questo ultimo segreto”.

    “ Sforzarsi di immaginare la linea che unisce i singoli istanti o quella che unisce gli oggetti che portano in sé il ricordo di quegli istanti, come nel nostro museo, ci rattrista perché, invecchiando ...continue

    “ Sforzarsi di immaginare la linea che unisce i singoli istanti o quella che unisce gli oggetti che portano in sé il ricordo di quegli istanti, come nel nostro museo, ci rattrista perché, invecchiando, comprendiamo dolorosamente che la linea in sé è priva di senso. I singoli istanti, invece, possono regalarci una felicità che non si esaurisce per centinaia di anni” .

    Ci sono due scuole di pensiero su questo voluminoso libro-museo di Pamuk: la prima sostiene che si tratta di un mattone indigeribile, nemmeno sostenuto da una scrittura degna di cotanto nobel; la seconda che lo definisce una perla rara della Letteratura.
    Sinceramente mi sento più vicina alla prima ipotesi.

    "Il museo" è opera ridondante, martellante, centrata sull'ossessione di un amore che va distruggendo una intera vita (forse anche due) ma lascia intatti tutti gli effimeri istanti di felicità che, impossibili a diventar duraturi, si solidificano negli oggetti (quelli toccati, visti, indossati, posseduti e perduti dall'amata Füsun), il cui insieme complesso e ordinato costituisce il vero Museo, quello che Pamuk ha realizzato in un quartiere popolare di Istanbul.
    I protagonisti della storia non suscitano la minima simpatia: Kemal è un giovane ricco sfaccendato (e rimane tale per tutta la vita) incapace sia di comprendere l'entità e la verità dei suoi sentimenti, sia di superare le barriere sociali imposte dal perbenismo borghese; Füsun, del resto, è la ragazza più scontrosa e ostinata dell'universo narrativo conosciuto; le sue azioni e i suoi comportamenti sono raramente plausibili e comprensibili. Ma poiché la ragazza è oggetto di adorazione assoluta il suo operato non viene mai messo in discussione. Che l'amore fra i due sia impossibile e che sia anche destinato al naufragio, nonostante l'ostinazione (l'accanimento) di Kemal (e soprattutto di Pamuk) sembra semplicemente cosa buona e giusta.

    Probabilmente l'aspetto veramente originale è l'operazione metaletteraria e trascendente, ovvero la costruzione meticolosa e maniacale del Museo dell'Innocenza.
    Impressionante raccolta di reliquie, canto stordito e allucinogeno del feticismo amoroso fatto Arte, il romanzo è anche una riflessione sul Museo e il suo significato; è anche un pellegrinaggio tra i musei d'Europa.
    Realizzare l'ossessione geniale del museo, solidificando negli oggetti perduti l'immaginazione narrativa e riproducendo una versione alternativa (e mediorientale) del tempo ritrovato di proustiana memoria è stata la scommessa visionaria che Pamuk ha vinto.
    Sull'effettiva riuscita dell'opera narrativa, invece, continuo ad avere molte riserve. In questo caso ecco, possiamo tranquillamente dire : meglio il film del libro!
    (http://www.mymovies.it/film/2016/istanbulpamuk/)

    Giudizio sospeso, dunque. E conoscenza da approfondire.

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  • 4

    A questo testo ho dato 4e non 5 stelle solo perché mi ha fatto penare per giungere alla fine; il resto, prolissità, lunghe descrizioni, passaggi che sembrano superflui, sono funzionali a far entrare i ...continue

    A questo testo ho dato 4e non 5 stelle solo perché mi ha fatto penare per giungere alla fine; il resto, prolissità, lunghe descrizioni, passaggi che sembrano superflui, sono funzionali a far entrare il lettore nel meccanismo del l'ossessione, nulla più. È anche dichiarato verso la fine. In fondo, cosa abbiamo fatto noi di diverso quella volta che ci siamo attaccati al cellulare per leggere e rileggere quel messaggino, o riguardare le foto sperando di cogliere nuove sfumature del nostro amato/a lontani?

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  • 4

    Mi è piaciuto. Un po' lungo in effetti, poteva essere ridotto all'essenziale. Il protagonista puó sembrare uno "stalker", ma credo che in realtà sia solo amore. Struggente, complicato e malinconico. ...continue

    Mi è piaciuto. Un po' lungo in effetti, poteva essere ridotto all'essenziale. Il protagonista puó sembrare uno "stalker", ma credo che in realtà sia solo amore. Struggente, complicato e malinconico.

    said on 

  • 3

    malinconico. struggente. Un po' troppo lungo forse. Bella la prima parte ma nella seconda parte alcuni brani sono veramente prolissi e risultano noiosi.

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  • 2

    Anche no...

    Caparbiamente mi sono imposta di arrivare alla fine di questo libro.
    Perché? Forse per una sorta di emulazione del protagonista.
    Questa è la storia di un’ossessione amorosa che si snoda lungo 570 pag ...continue

    Caparbiamente mi sono imposta di arrivare alla fine di questo libro.
    Perché? Forse per una sorta di emulazione del protagonista.
    Questa è la storia di un’ossessione amorosa che si snoda lungo 570 pagine troppo ripetitive. E sin dall’inizio si intuisce che non ci sarà un lieto fine, ma che da questo ostinato amore nascerà un Museo: il Museo dell’innocenza che dà il titolo al libro. Museo che esiste davvero ed è stato creato proprio da Pamuk.
    Il libro è ambientato in Turchia negli anni ’70-’80. Ma per me, che non ho mai avuto l’occasione di visitare Istambul, è stato difficile “entrare” e “respirare” i luoghi di cui si parla.
    Lascio in sospeso il giudizio sull’autore perché un premio Nobel ha diritto ad un’altra chance. Oppure no?

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