The Museum of Innocence

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Publisher: Vintage Books

3.8
(810)

Language: English | Number of Pages: 536 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) German , Galego , Italian , Spanish , Croatian , Turkish , Portuguese , French

Isbn-10: 0307739953 | Isbn-13: 9780307739957 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 0

    “Sembra apparentemente impossibile scoprire il segreto degli oggetti senza un’immensa tristezza. E dobbiamo umilmente ammettere la verità di questo ultimo segreto”.

    “ Sforzarsi di immaginare la linea che unisce i singoli istanti o quella che unisce gli oggetti che portano in sé il ricordo di quegli istanti, come nel nostro museo, ci rattrista perché, invecchiando ...continue

    “ Sforzarsi di immaginare la linea che unisce i singoli istanti o quella che unisce gli oggetti che portano in sé il ricordo di quegli istanti, come nel nostro museo, ci rattrista perché, invecchiando, comprendiamo dolorosamente che la linea in sé è priva di senso. I singoli istanti, invece, possono regalarci una felicità che non si esaurisce per centinaia di anni” .

    Ci sono due scuole di pensiero su questo voluminoso libro-museo di Pamuk: la prima sostiene che si tratta di un mattone indigeribile, nemmeno sostenuto da una scrittura degna di cotanto nobel; la seconda che lo definisce una perla rara della Letteratura.
    Sinceramente mi sento più vicina alla prima ipotesi.

    "Il museo" è opera ridondante, martellante, centrata sull'ossessione di un amore che va distruggendo una intera vita (forse anche due) ma lascia intatti tutti gli effimeri istanti di felicità che, impossibili a diventar duraturi, si solidificano negli oggetti (quelli toccati, visti, indossati, posseduti e perduti dall'amata Füsun), il cui insieme complesso e ordinato costituisce il vero Museo, quello che Pamuk ha realizzato in un quartiere popolare di Istanbul.
    I protagonisti della storia non suscitano la minima simpatia: Kemal è un giovane ricco sfaccendato (e rimane tale per tutta la vita) incapace sia di comprendere l'entità e la verità dei suoi sentimenti, sia di superare le barriere sociali imposte dal perbenismo borghese; Füsun, del resto, è la ragazza più scontrosa e ostinata dell'universo narrativo conosciuto; le sue azioni e i suoi comportamenti sono raramente plausibili e comprensibili. Ma poiché la ragazza è oggetto di adorazione assoluta il suo operato non viene mai messo in discussione. Che l'amore fra i due sia impossibile e che sia anche destinato al naufragio, nonostante l'ostinazione (l'accanimento) di Kemal (e soprattutto di Pamuk) sembra semplicemente cosa buona e giusta.

    Probabilmente l'aspetto veramente originale è l'operazione metaletteraria e trascendente, ovvero la costruzione meticolosa e maniacale del Museo dell'Innocenza.
    Impressionante raccolta di reliquie, canto stordito e allucinogeno del feticismo amoroso fatto Arte, il romanzo è anche una riflessione sul Museo e il suo significato; è anche un pellegrinaggio tra i musei d'Europa.
    Realizzare l'ossessione geniale del museo, solidificando negli oggetti perduti l'immaginazione narrativa e riproducendo una versione alternativa (e mediorientale) del tempo ritrovato di proustiana memoria è stata la scommessa visionaria che Pamuk ha vinto.
    Sull'effettiva riuscita dell'opera narrativa, invece, continuo ad avere molte riserve. In questo caso ecco, possiamo tranquillamente dire : meglio il film del libro!
    (http://www.mymovies.it/film/2016/istanbulpamuk/)

    Giudizio sospeso, dunque. E conoscenza da approfondire.

    said on 

  • 4

    A questo testo ho dato 4e non 5 stelle solo perché mi ha fatto penare per giungere alla fine; il resto, prolissità, lunghe descrizioni, passaggi che sembrano superflui, sono funzionali a far entrare i ...continue

    A questo testo ho dato 4e non 5 stelle solo perché mi ha fatto penare per giungere alla fine; il resto, prolissità, lunghe descrizioni, passaggi che sembrano superflui, sono funzionali a far entrare il lettore nel meccanismo del l'ossessione, nulla più. È anche dichiarato verso la fine. In fondo, cosa abbiamo fatto noi di diverso quella volta che ci siamo attaccati al cellulare per leggere e rileggere quel messaggino, o riguardare le foto sperando di cogliere nuove sfumature del nostro amato/a lontani?

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  • 4

    Mi è piaciuto. Un po' lungo in effetti, poteva essere ridotto all'essenziale. Il protagonista puó sembrare uno "stalker", ma credo che in realtà sia solo amore. Struggente, complicato e malinconico. ...continue

    Mi è piaciuto. Un po' lungo in effetti, poteva essere ridotto all'essenziale. Il protagonista puó sembrare uno "stalker", ma credo che in realtà sia solo amore. Struggente, complicato e malinconico.

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  • 3

    malinconico. struggente. Un po' troppo lungo forse. Bella la prima parte ma nella seconda parte alcuni brani sono veramente prolissi e risultano noiosi.

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  • 2

    Anche no...

    Caparbiamente mi sono imposta di arrivare alla fine di questo libro.
    Perché? Forse per una sorta di emulazione del protagonista.
    Questa è la storia di un’ossessione amorosa che si snoda lungo 570 pag ...continue

    Caparbiamente mi sono imposta di arrivare alla fine di questo libro.
    Perché? Forse per una sorta di emulazione del protagonista.
    Questa è la storia di un’ossessione amorosa che si snoda lungo 570 pagine troppo ripetitive. E sin dall’inizio si intuisce che non ci sarà un lieto fine, ma che da questo ostinato amore nascerà un Museo: il Museo dell’innocenza che dà il titolo al libro. Museo che esiste davvero ed è stato creato proprio da Pamuk.
    Il libro è ambientato in Turchia negli anni ’70-’80. Ma per me, che non ho mai avuto l’occasione di visitare Istambul, è stato difficile “entrare” e “respirare” i luoghi di cui si parla.
    Lascio in sospeso il giudizio sull’autore perché un premio Nobel ha diritto ad un’altra chance. Oppure no?

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  • 3

    ...e che se un autore viene insignito del Nobel a dire che il libro non è proprio un capolavoro mi fa sentire inadeguata e poco intelligente. Penso che se ho trovato li dentro le ragioni del mio abban ...continue

    ...e che se un autore viene insignito del Nobel a dire che il libro non è proprio un capolavoro mi fa sentire inadeguata e poco intelligente. Penso che se ho trovato li dentro le ragioni del mio abbandono o della lettura sonnecchiante sia colpa essenzialmente mia. Mi dovrebbe consolare sapere che la giuria del Nobel sia costituita solo da 18 membri e che , in fondo, questi premi siano solo il tentativo di rendere ordinato il caos dei sentimenti. Abbandonato il mito dell' obiettività riconosciamo che siamo soggettivi e preda dei nostri istinti, passioni, dolori, sentimenti. Quindi i giudizi qui o nella giuria del Nobel non possono che rispettare le inclinazioni di ciascuno e il bello e il buono, il capolavoro o il libraccio sono solo nella categoria della maggioranza...(scambiando l'opinione di molti con l'opinione giusta?)
    Il libro ha una bellissima idea ma una scrittura che scivola un po' troppo nelle ovvietà della vita comune e questo non si perdona a un Libro. Seppure tutti i libri sono pieni di vita...e di vita "comune", quella quotidiana scansione di tempo che ti fa acquistare una borsa, stenderti sul letto, togliere un vestito, infilare le scarpe, accendere una sigaretta, bere del raki, salire sulla Chevrolet, guardare il Bosforo e nuotarci dentro senza nessun tentativo di rendere unico quel gesto, senza riuscire a sollecitare il lettore a guardare a quel gesto con occhi nuovi non ha centrato la sua aspirazione restando solo un'ispirazione. Salverei l'indagine del protagonista sui suoi sentimenti per Fusun, sull'ossessione sulla natura e sulla profondità di quel sentimento.
    L'ispirazione mirabile ed il Museo ad essa dedicato sono un'idea grandiosa ma appena sufficiente per consigliarne la lettura. Direi che il Museo ne esalta l'originalità ma ne sottolinea la limitatezza e che il contenente viene prima del contenuto!

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  • 5

    Ohran è il mio scrittore preferito, e il museo dell'innocenza è sicuramente il suo viaggio piu' singolare e significativo. Picchi di scrittura assoluti, e la solita capacità di rendere in carne ed oss ...continue

    Ohran è il mio scrittore preferito, e il museo dell'innocenza è sicuramente il suo viaggio piu' singolare e significativo. Picchi di scrittura assoluti, e la solita capacità di rendere in carne ed ossa i personaggi descritti. Sfogliare l'ultima pagina è (come sempre) doloroso.

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  • 0

    Un affascinante e noiosa storia di un'ossessione amorosa con Istanbul sullo sfondo

    E' il primo libro di Pamuk che leggo e devo dire di essere rimasto affascinato dalla sua scrittura, dalla Istanbul che fa da sfondo e dai caratteri storici che trasmette nei racconti.

    Allo stesso temp ...continue

    E' il primo libro di Pamuk che leggo e devo dire di essere rimasto affascinato dalla sua scrittura, dalla Istanbul che fa da sfondo e dai caratteri storici che trasmette nei racconti.

    Allo stesso tempo, la storia racconta di un'ossessione d'amore del protagonista Kemal che lo spinge a vivere tutti i suoi giorni in funzione del pensiero della sua amata. Pamuk descrive in modo dettagliatissimo la storia creando una sorte di metastoria dove lui come scrittore diventa personaggio che racconta, come farebbe uno storico, della storia di Kemal.

    L'idea è assolutamente originale e la scrittura trasmette perfettamente i sentimenti e gli umori del protagonista ma il dettaglio della scrittura rende allo stesso tempo noiosa buona parte della lettura. Il sentimento di malinconia che pervade il romanzo non fa presa nel lettore che, dopo l'iniziale curiosità, affonda nella noia di dettagliatissimi particolari di giornate prive di mordente. La storia sguazza troppo nella psicologia ed apatia del personaggio rendendo praticamente immobile la trama per diversi capitoli.

    Alla fine il libro lo ritengo sufficiente perchè è evidente che Pamuk sia affascinante nella scrittura e nel descrivere Istanbul ma si rende noioso nel trasmettere le sensazioni del personaggio al punto che il lettore potrebbe abbandonare presto il racconto.

    said on 

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