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The Museum of Innocence

By Orhan Pamuk

(18)

| Others | 9780307739957

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Book Description

217 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Storia di un'ossessione felice

    Kemal e Fusun.
    Ossessivamente hanno abitato i miei sonni nelle ultime due settimane.

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    ElenaElle said on Oct 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ci provo ma non è facile recensire questo libro e mentre leggevo pensavo che non fosse all'altezza di uno scrittore premio Nobel. Sarà un mio limite ma tutta la prima parte mi ha un po' innervosito. Non amo i continui riferimenti al sesso, i dettagli ...(continue)

    Ci provo ma non è facile recensire questo libro e mentre leggevo pensavo che non fosse all'altezza di uno scrittore premio Nobel. Sarà un mio limite ma tutta la prima parte mi ha un po' innervosito. Non amo i continui riferimenti al sesso, i dettagli, il vedere erotismo in ogni cosa, eccheccavolo! Avrò la sensibilità di un sasso, che vi devo dire? Il racconto di questa passione bruciante mi è sembrato un po' eccessivo.
    Il protagonista all'inizio è un po' un figlio di papà, egoista, si atteggia un po' troppo e il resoconto di tutta la vita mondana di Istanbul negli anni '70 è interessante proprio solo perchè è una testimonianza della vita di quegli anni.
    Ecco, quello che piace di questo romanzo è proprio il racconto di Istanbul come città, sia come veniva vissuta dai benestanti, sia come veniva vissuta dalla parte più povera della popolazione. Quello che si sente dire spesso su Istanbul è che accanto a palazzi sfarzosi ci sono vecchie e decrepite case di legno, povertà e ricchezza stanno fianco a fianco e mai come in alcuni quartieri turchi si verifica tutto questo.
    I due protagonisti sono Kemal, benestante, e Fusun, una lontana parente povera. Lo scenario si sposta di continuo tra la Istanbul bene e le viuzze di mendicanti, gatti e bambini che giocano in strada.
    Pamuk non sta indietro in quanto a dettagli, non risparmia niente e i nomi delle vie, delle strade, degli incroci e dei quartieri costellano le pagine insieme ai tanti nomi di locali famosi dell'epoca. Anche i vari personaggi che si affacciano nella storia e che hanno maggiore o minore incidenza ai fini della trama vengono descritti nei particolari e scandagliati nella loro vita privata. Ecco, Pamuk entra nei dettagli più intimi di tutte le persone citate. Indubbiamente in questo si rivela un grande scrittore.
    Altro aspetto particolare e interessante è l'analisi del settore cinematografico e pubblicitario turco di quarant'anni fa. Col pretesto di raccontare tutta quella parte relativa alla Limone Film, Pamuk descrive i cinema all'aperto e i numerosi film visti da lui, Fusun e Feridun. Non mi dilungo su questo aspetto ma è indubbiamente una parte che richiama la realtà turca e l'importanza della vita mondana e delle conoscenze in alcuni settori come la pubblicità e il cinema.
    Comunque, il fulcro di questo romanzo, puramente a livello di trama, è l'ossessione del protagonista per Fusun, dalla quale scaturisce tutto il disegno che fa da filo conduttore all'intera vicenda: la raccolta degli oggetti. Permettetemi di sdrammatizzare un po': Kemal, da figlio di papà un po' presuntuoso si trasforma in uno psicopatico e questo è preoccupante. Non anticipo niente ma capirete anche voi che, per arrivare a creare un vero museo, di oggetti deve averne raccolti veramente tanti e non sempre alla luce del sole. Da qui il romanzo prende una piega molto più interessante e nonostante il resoconto di ben otto anni passati tutte le sere dai vecchi zii, genitori di Fusun, la storia corre, prosegue in picchiata e finisce lasciandoti un po' orfana. I programmi televisivi, la mentalità degli anziani, il coprifuoco, la dignità, la perdita della dignità, la verginità, la reputazione, la corruzione e tanti altri sono i temi di tutta la seconda parte del romanzo.
    Non so se esistano altri romanzi che abbiano dato origine ad un vero museo in una città, museo di oggetti veri ma finti, ma sicuramente è un evento eccezionale. Io credo proprio che andrò a vederlo. Nel libro c'è una sorta di rettangolo in cui all'entrata del museo ti fanno un timbro e puoi entrare gratis. Questa cosa del museo è originale e mi lascia anche un po' spiazzata. Sicuramente è una tipologia di museo diversa dalle altre e per questo imperdibile.
    Bella l'ultimissima parte, le ultime pagine, in cui a parlare è Pamuk, non Kemal il protagonista, in cui compare una ricchissima carrellata di piccoli musei disseminati per il globo e poco frequentati: musei di oggetti come il Museo dell'innocenza. Viene citata persino la casa museo Bagatti Valsecchi di Milano (una mia vecchia prof. ne era la direttrice). Che dire? Un disegno generale molto complesso che colpisce in base a come si voglia leggere la storia: dedicarsi allo svolgersi della trama che comunque è un percorso faticoso e struggente, oppure addentrarsi anche nei temi di contorno che ti fanno scoprire una realtà nuova e ti rendono sicuramente più ricca di prima.

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    SimiBunny said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il contesto iniziale è condito con salsa rosa: lui, Kemal è un giovane imprenditore di successo, lei, Sibel una avvenente e raffinata studentessa della Sorbona ed entrambi fanno parte del jet set della Istanbul anni 70; ma ciò che conta è l'altra : F ...(continue)

    Il contesto iniziale è condito con salsa rosa: lui, Kemal è un giovane imprenditore di successo, lei, Sibel una avvenente e raffinata studentessa della Sorbona ed entrambi fanno parte del jet set della Istanbul anni 70; ma ciò che conta è l'altra : Füsun, parente "povera ma bella" di Kemal. Quest'ultimo da bravo maschio mediterraneo, accarezza l'idea di tenere il piede in due staffe, ma dopo la sontuosa festa di fidanzamento all'Hilton con Sibel, l'orgogliosa "Cenerentola" Füsun, si volatilizza dalla scena. Come universalmente noto in amor vince chi fugge, e quello che Kemal prova per l'amante scomparsa si trasforma in un' autentica ossessione che lo porterà a cambiare abitudini, frequentazioni e a dedicare tutta la propria esistenza al tentativo di riconquistare l' amato bene.
    La trama, ricalca alla perfezione, nella propria tipologia, gli stereotipi assai melò della produzione cinematografica turca dell'epoca, quella stessa di cui Fusun vuole diventare una star, e di cui Kemal, più nolente che volente, si ritroverà dapprima assiduo spettatore, e poi addirittura produttore.
    Ora, che nessuno si inganni: la trama, sebbene di forte impatto emotivo, non è - tanto per usare un'espressione fondamentale nella visione letteraria dello stesso Pamuk- il centro del romanzo, ne è tuttalpiù lo strumento, ovvero quella linea del tempo che tiene uniti nello stesso contesto, gli oggetti esposti nel "Museo dell'innocenza", ambiziosissimo progetto multimediale che include sia il libro in questione, sia l'omonimo museo allestito dall'autore nel quartiere di Çukurcuma a Istanbul.
    Il centro del romanzo è, a mio parere, in questa personale ricerca del tempo perduto di Pamuk, che risuscita vittoriosamente il passato grazie ai disparati oggetti che furono testimoni o attori degli istanti felici che furono. Kemal infatti, come testimonierà un amico, è un personaggio solare alla costante ricerca della felicità, che per lui è quella puntiforme degli attimi vissuti, isolati dall'aristotelica linea del tempo.
    Fin dai tempi esaltanti dei quotidiani rendez- vous divisi fra sesso e matematica a Palazzo della Pietà- sorta di deposito materno di oggetti in disuso, adibito a improvvisata garçonnière- Kemal si balocca e si trastulla con posacenere, tazze o giocattoli toccati da Füsun, per ritrovare in essi la presenza e il profumo delle sue mani. In seguito il suo feticismo diviene più metodico e strutturato, fino ad approdare alla realizzazione del museo vero e proprio. Foto dell'epoca, locandine, biglietti di spettacoli, cicche, saliere e soprammobili, forcine per capelli e bottiglie di gazzosa; un esercito di minutaglia organizzato in catalogo e disposto in modo tale da poter essere visibile da qualsiasi punto del museo, per riportare in vita un amore, due esistenze, e la brulicante Istanbul che fu; perché un mondo intero non cada nell'oblio, e che anzi, il tempo del museo diventi spazio vitale.
    Pur non conoscendo la biografia di Pamuk che a grandi linee, pare evidente il suo coinvolgimento personale in questa tematica e in questa storia; a volte si hanno le stesse sensazioni di sfinimento e di noia di quando un caro amico innamorato ti ripete per ore ed ore gli stessi episodi, gli stessi dettagli, le stesse situazioni e cerca, con il tuo aiuto o meno, di interpretare quella parola o quello sguardo, mentre tu non puoi altro che assentire stancamente, o ripetere le stesse generiche e consolatorie constatazioni. Insomma, in questo caso è evidente che, la troppa urgenza e l'eccessiva partecipazione (a dispetto dei lunghi anni di elaborazione) abbiano prevalso sul distacco necessario alla creazione armonica del fatto artistico, producendo , in alcune sezioni del romanzo ,una narrazione oltremodo prolissa, espansa e ripetitiva: si ha l'impressione insomma, che Pamuk si sia lasciato prendere troppo la mano dalla sua narrazione, o meglio: che non sia riuscito a ritrarla quando era opportuno.

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    Teofano said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

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    Con questo libro ho avuto un rapporto di amore e odio. Regalatomi prima di un viaggio a Istanbul, me lo sono portato avanti per mesi.. Certo, se l'avessi letto prima, avrei capito molto di più del Museo dell'Innocenza che comunque mi è piaciuto molti ...(continue)

    Con questo libro ho avuto un rapporto di amore e odio. Regalatomi prima di un viaggio a Istanbul, me lo sono portato avanti per mesi.. Certo, se l'avessi letto prima, avrei capito molto di più del Museo dell'Innocenza che comunque mi è piaciuto moltissimo lo stesso. Per il resto, a volte Pamuk si dilunga un po' troppo.. Ma è riuscito in certi punti a farmi sentire l'angoscia e la malinconia di una persona che non può avere la persona amata..
    E quella Istanbul che sta dietro a questa storia, la rende più magica..

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    zia P said on Jun 12, 2014 | Add your feedback

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    In lettura da una vita................forse non lo finiro' mai, tanto è bello.

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    Bianconiglio73 said on May 28, 2014 | Add your feedback

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    mio dio! una pesantezza assoluta... troppe pagine per raccontare il nulla cosmico praticamente....

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    Melisah85 said on Apr 26, 2014 | Add your feedback

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