The Odyssey

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Publisher: Penguin Books Ltd

4.5
(3797)

Language: English | Number of Pages: 560 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) Spanish , Catalan , Italian , German , French , Galego

Isbn-10: 0140268863 | Isbn-13: 9780140268867 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Paperback , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , School & Library Binding , Unbound , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
This title presents Homer's best-loved and most accessible poem, recounting the great wandering of Odysseus during his ten-year voyage back home to Ithaca, after the Trojan War. This is a superb new verse translation, now published in trade paperback, before the standard Penguin Classic B format.
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  • 5

    L'uomo ricco d'astuzie raccontami, o Musa

    Il tema è quello del ritorno dopo una lunga assenza, del viaggio mitologico a noi tutti ormai noto: Odisseo (Ulisse, per i latini) riesce a tornare ad Itaca dopo aver distrutto la città di Troia insie ...continue

    Il tema è quello del ritorno dopo una lunga assenza, del viaggio mitologico a noi tutti ormai noto: Odisseo (Ulisse, per i latini) riesce a tornare ad Itaca dopo aver distrutto la città di Troia insieme agli altri principi Achei, ricongiungersi all’amata Penelope e al figlio Telemaco e vendicare la schiera di pretendenti, i Proci, che da anni si affollano dentro la sua dimora per corteggiare la regina e dilapidarne il patrimonio. Scritta tra l’VIII e il VII secolo a. C. l’Odissea è la splendida e sempre affascinante narrazione delle tribolazioni fantastiche – ma allo stesso tempo intrise di realismo – dell’eroe diviso tra l’amore della patria e la voglia di esplorare il mondo, la fedeltà e la voglia di avventura, la lealtà e l’abile macchinazione di intrighi. Se nell’Iliade ad avvincere il lettore (o l’ascoltatore, dato che i poemi omerici venivano cantati dagli aedi) erano le gesta di molti combattenti arditi, senza caratterizzazione psicologica né individualità profonda, qui, per la prima volta, tutta la narrazione si concentra sulla figura e sulla personalità – per quanto ancora incoerente, abbozzata e non lineare – di Odisseo, l’ultimo tra gli Achei a tornare in patria dopo aver perso tutta la flotta a causa della maledizione scagliata da Poseidone. Dall’episodio del ciclope Polifemo passiamo per la casa di Eolo, le magie di Circe, l’amore possessivo della ninfa Calipso e l’accogliente paese dei Feaci, attraversiamo insieme all’eroe pericoli e mari in tempesta, attenti a non cedere alle lusinghe delle sirene o cadere nelle grinfie di Scilla e Cariddi. Non solo fantasia e mito, ma anche un’accurata descrizione di una civiltà in cambiamento: emergono gli umili, i pastori, i cantori, la loro dignità e il contrasto fra città e campagna, tra nobili possessori di terra e contadini. Il “Medioevo greco”, così, volge al termine. Caduta la civiltà micenea si sviluppano le prime città aristocratiche dedite alla colonizzazione. Si apre il commercio, arriva la diplomazia. L’incertezza del mondo in fermento emerge dalle pagine di quello che è un capolavoro della letteratura mondiale, da leggere e rileggere abbandonandosi al poetico lirismo antico, alla scoperta di valori – come la giustizia – ancora in germe.

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  • 0

    Un voto non mi sento di darlo. Posso solo dire che è stato piacevole leggere quest'opera nei versi liberi di Privitera godendoselo come un romanzo d'avventura. Per esami o al liceo si va a sviscerare ...continue

    Un voto non mi sento di darlo. Posso solo dire che è stato piacevole leggere quest'opera nei versi liberi di Privitera godendoselo come un romanzo d'avventura. Per esami o al liceo si va a sviscerare tutto: la costruzione della frase, l'uso di un verbo invece di un altro tanto che la trama passa in secondo piano.
    Leggendo l'opera nel suo insieme, vi sono alcuni aspetti che stupiscono:
    _ il racconto del viaggio di Odisseo occupa una parte importante del testo ma non enorme
    _la scena finale con i Proci è talmente splatter e intrisa di vendetta che a confronto Tarantino pare un dilettante
    _il tutto finisce decisamente in medias res

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  • 5

    Un mondo dove i peggiori vizi dell'uomo ancora non hanno preso il sopravvento, dove gli uomini se miserevoli per animo devono temere gli dei. Peccato per quel tocco di maschilismo che ogni tanto trasp ...continue

    Un mondo dove i peggiori vizi dell'uomo ancora non hanno preso il sopravvento, dove gli uomini se miserevoli per animo devono temere gli dei. Peccato per quel tocco di maschilismo che ogni tanto traspare.

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  • 2

    Sarò impopolare

    ...ma a me non è piaciuto. Indubbio il valore intrinseco dell'opera e la sua importanza per il mondo della letteratura, ci mancherebbe.
    Però, dall'idea che mi ero fatta conoscendone lo sviluppo a gran ...continue

    ...ma a me non è piaciuto. Indubbio il valore intrinseco dell'opera e la sua importanza per il mondo della letteratura, ci mancherebbe.
    Però, dall'idea che mi ero fatta conoscendone lo sviluppo a grandi linee, qualcosa non mi ha convinto.

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  • 4

    Maledetti Proci!

    I Proci sono gli abusivi che occupano case indebitamente e Odisseo è il proprietario che fra mille avventure burocratiche (l'Odissea appunto) riesce a scacciarli! Questa edizione in prosa racconta la ...continue

    I Proci sono gli abusivi che occupano case indebitamente e Odisseo è il proprietario che fra mille avventure burocratiche (l'Odissea appunto) riesce a scacciarli! Questa edizione in prosa racconta la storia in maniera asciutta mentre sono le vicende, i nomi ed i luoghi a rendere il tutto cosi epico. I personaggi di Alcinoo ed Eurimaco sono fantastici: sempre pronti a sbeffeggiare e ad atteggiarsi da arrogantissimi. Diamo atto ai lotofagi di aver capito tutto della vita! Che storia ragazzi... peccato per l'ultimo libro (capitolo) che è piuttosto trash

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  • 5

    La mossa del cavallo.

    Questa storia ce l'ho nel sangue. È qualcosa che trascende la lettura del libro scritto, del resto l'Odissea mi è stata somministrata fin dalla prima infanzia in tante forme diverse, da non sapere nea ...continue

    Questa storia ce l'ho nel sangue. È qualcosa che trascende la lettura del libro scritto, del resto l'Odissea mi è stata somministrata fin dalla prima infanzia in tante forme diverse, da non sapere neanche più quando l'ho sentita per la prima volta. Ho finito per immedesimarmi con Ulisse: non so bene da quando, ma per me l'eroe è colui che vince contro ogni pronostico grazie all'astuzia, non il predestinato che prevale per manifesta superiorità. L'eroe è chi si presenta vestito di cenci, all'apparenza debole, chi subisce paziente ogni insulto aspettando il momento buono per riscattarsi.

    L'Odissea è in me, eppure non l'avevo mai letta per intero. Assurdo, vero?

    La verità è che ho sempre ritenuto le traduzioni inferiori alla storia. Credevo che fosse impossibile superare la barriera linguistica, che trasformare un'opera fatta per la declamazione in pubblico, in qualcosa di forzosamente aulico e artificioso, fosse inevitabile.

    Be', a Mariagrazia Ciani* riesce un miracolo. Per compiere l'impresa, la Ciani attua la mossa del cavallo: fa un passo che la allontana dall'obbiettivo, ma solo apparentemente: rinuncia ai versi. L'esito è naturale, elegante, indubbiamente greco.
    *La Ciani è la persona che ha curato la traduzione dell'Iliade su cui è basato il libro di Baricco. Solo che quest'ultimo suona bariccoso, mentre il testo della Ciani conserva la struttura della frase e il vocabolario. Lo tiene in piedi un equilibrio veramente sottile: si legge con naturalezza e trasuda grecità.

    Mi ha sorpeso la dinamica del racconto. Si parte con Telemaco e Penelope: la situazione della casa invasa dai pretendenti. Telemaco parte per cercare aiuto. Nel frattempo Odisseo è da Calipso, riesce a lasciare l'isola della ninfa e sbarca dai feaci, che gli chiedono di raccontare quello che ha passato: e qui parte il flashback in prima persona. Mi ha sopreso trovare questo stratagemma: è qualcosa che usano gli scrittori contemporanei, eppure è nell'Odissea. L'avevo studiato, me n'ero scordato.
    Finisce il racconto di Odisseo, la narrazione torna in terza persona. Odisseo torna ad Itaca, contemporaneamente a Telemaco. Strage, al ralenty, fine.

    Sono estasiato. Molti punti mi hanno sorpreso per la potenza essenziale. Uno di questi: Penelope va a prendere l'arco. Lo prende in mano e piange. Poi si ricompone, e lo porta nell'atrio. È raccontanto talmente bene, e in modo così essenziale e spontaneo, che davvero, mi chiedo cos'altro si debba chiedere alla letteratura.

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  • 5

    Altro pilastro della cultura occidentale letto con deplorevole ritardo con l'aggravante di aver pure frequentato il liceo dove dovrebbe essere scontato farlo;ma qui si aprirebbe una parentesi troppo g ...continue

    Altro pilastro della cultura occidentale letto con deplorevole ritardo con l'aggravante di aver pure frequentato il liceo dove dovrebbe essere scontato farlo;ma qui si aprirebbe una parentesi troppo grande sullo stato già comatoso trent'anni fa della scuola e sul non aver trovato nessun professore capace di accendere la scintilla.
    E pensare che con un'opera simile basterebbe poco,anche con alunni refrattari come potevo essere io.
    Del resto è una storia fondamentalmente di avventura,di viaggio,con episodi memorabili,avvincenti (non ve li sto a ripetere che tanto li conoscete: i Ciclopi,le Sirene,ecc.).Come può non interessare una mente avida di fantasia tutto l'aspetto del mostruoso,le scene quasi orrorifiche?Non è la stessa situazione che i ragazzi cercano nei film horror (fate le dovute proporzioni)?
    E oltre a questo che è l'aspetto più di impatto c'è tutta la questione più profonda sull'etica del tempo che si tramanda fino ai nostri giorni:la lealtà all'amicizia,la fedeltà,il ricordo delle radici.Immenso.

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  • 5

    La definirei una meravigliosa esperienza, alla scoperta di quelle che sono le radici della cultura occidentale. Considero in questi termini la mia lettura dell’Odissea, perché ciò che mi ha spinto a r ...continue

    La definirei una meravigliosa esperienza, alla scoperta di quelle che sono le radici della cultura occidentale. Considero in questi termini la mia lettura dell’Odissea, perché ciò che mi ha spinto a riprendere questo classico per eccellenza, è stato proprio lo stimolo teso ad una riflessione più profonda rispetto a quella derivante dalla conoscenza scolastica, o più propriamente associata a varie rappresentazioni, citazioni ed adattamenti.
    Così, il poema omerico si pone ai miei occhi come la storia universale dell’uomo con i suoi limiti naturali e la propria dignità morale, portando la mia attenzione a focalizzarsi sul complesso rapporto tra il genere umano e gli dei immortali che abitano l’Olimpo.
    Nell’immaginario del cieco sognatore, il ritorno ad Itaca rappresenta per Odisseo la realizzazione di un senso di equilibrio e di pace interiore che si compie attraverso il ricongiungimento con la famiglia ed il suo popolo, ma Itaca è anche l’idilliaco amore senza fine della fedele Penelope, la salvezza da quel “funesto destino di morte” che terrorizza chiunque sia nato mortale. Se per un credente il mistero della morte può significare l’inizio di una nuova vita, per un non credente la fine di tutto ed il piombare in un nulla dove non esistono nè piacere nè dolore, ciò che contraddistingue la cultura greca nell’universo omerico, è la visione della morte come esperienza di dolore eterno. Il cessare della vita sembra essere una conseguenza dell’imperfezione umana, la morte prematura una punizione divina per aver commesso atti ingiusti.
    Odisseo conoscerà i segreti della morte durante la visita al regno dell’Ade, dove le ombre di celebri trapassati gli manifesteranno la loro agonia ed un forte, nostalgico, attaccamento alla vita. L’isola della morte non sarà mai approdo per le divinità beate, perfette nella loro bellezza ed immortalità, costoro hanno il potere di influire sul destino degli uomini onorandoli con azioni benigne e compassionevoli o disprezzandoli con tremende punizioni, al fine di ottenere la giusta riverenza.
    Il pianto non risparmia mai gli eroi greci ed i re venerabili, è una manifestazione sensibile della coscienza che hanno del loro dolore, gesto a cui si abbandonano senza alcuna vergogna. Le lacrime non sono segno di debolezza, ma nobile protesta. Odisseo si commuove ascoltando il racconto delle sue sventure cantato dai Feaci di re Alcinoo e della bella Nausicaa, popolo virtuoso che incarna, più di tutti, il concetto greco di ospitalità e solidarietà. Rispettati dagli dei, avversati da Poseidone che condanna la loro capacità di dominare il mare.
    Ma attraverso i viaggi dell’eroe ricco d’ingegno, simile a un dio per forza ed intelligenza, è possibile assistere anche alla celebrazione della bellezza femminile incarnata dalle ninfe, sensuali divinità che abitano boschi e luoghi incontaminati, dotate d’eterna giovinezza e propense all’amore libero. L’amore di Calipso dai bei capelli e della dea Circe, poi quello per il canto delle sirene, che fa dimenticare l’esistenza di ogni altro bisogno, sono esempi che simboleggiano la potenza di Eros.
    Ne “La nascita della tragedia”, Friedrich Nietzsche definì l’arte greca una reazione creativa scaturita dal loro pessimismo e lo stesso Omero fu sempre additato tra i primi fautori di quello “spirito apollineo”, onirico, tanto osteggiato dalla filosofia superomistica e dionisiaca.
    Il mito dell’Odissea, legato indissolubilmente al mistero della questione omerica, resta, appunto, “espressione sognante” di desideri, dolori, aspirazioni e valori universali che sono alla base della cultura umanistica. Una parabola letteraria in cui l’uomo si pone tra la speranza divina riposta nella dea Atena dagli occhi lucenti, ed il disprezzo del bruto Polifemo, incurante di qualunque regola e timore etico, sconfitto dalla ragione.

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