The Outsider

Publisher: Penguin Books Ltd

4.2
(9961)

Language: English | Number of Pages: 128 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Portuguese , Chi traditional , Chi simplified , German , Spanish , Italian , Catalan , Finnish , Turkish , Swedish , Japanese , Dutch , Greek , Polish , Czech

Isbn-10: 0141182504 | Isbn-13: 9780141182506 | Publish date:  | Edition New Ed

Translator: Joseph Laredo

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Others , Audio CD , eBook

Category: Crime , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
A peerless work of philosophical fiction that is as shocking today as when it was first published, the "Penguin Modern Classics" edition of Albert Camus' "The Outsider" is translated by Joseph Laredo. Meursault will not pretend. After the death of his mother, everyone is shocked when he shows no sadness. And when he commits a random act of violence in Algiers, society is baffled. Why would this seemingly law-abiding bachelor do such a thing? And why does he show no remorse even when it could save his life? His refusal to satisfy the feelings of others only increases his guilt in the eyes of the law. Soon Meursault discovers that he is being tried not simply for his crime, but for his lack of emotion - a reaction that condemns him for being an outsider. For Meursault, this is an insult to his reason and a betrayal of his hopes; for Camus it encapsulates the absurdity of life. In "The Outsider" ("L'Etranger"), his classic existentialist novel, Camus explores the predicament of the individual who refuses to pretend and is prepared to face the indifference of the universe, courageously and alone.
Albert Camus (1913-1960) is the author of a number of best-selling and highly influential works, all of which are published by Penguin. They include "The Fall", "The Outsider" and "The First Man". Awarded the Nobel Prize for Literature in 1957, Camus is remembered as one of the few writers to have shaped the intellectual climate of post-war France, but beyond that, his fame has been international. If you enjoyed "The Outsider", you might like Jean-Paul Sartre's "Nausea", also available in "Penguin Modern Classics". "A compelling, dreamlike fable". ("Guardian"). "The story of a beach murder, one of the century's classic novels. "Blood and sand"". (J. G. Ballard, "Daily Telegraph").
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  • 4

    Dopo aver letto Lo Straniero di Albert Camus...

    20/05/2016. Oggi ho terminato Lo Straniero di Albert Camus. Sono rimasta a riflettere sul difficile tema dell’esistenzialismo presentato nell’opera. Ciò che mi sembra “assurdo” è proprio l’aver apprez ...continue

    20/05/2016. Oggi ho terminato Lo Straniero di Albert Camus. Sono rimasta a riflettere sul difficile tema dell’esistenzialismo presentato nell’opera. Ciò che mi sembra “assurdo” è proprio l’aver apprezzato la lucidita’, o meglio, l’intelligenza del protagonista, un antieroe caduto nell’assurdità, che si ritrova a vivere una situazione inverosimile, piombatagli addosso dal nulla, dallo stesso nulla che il protagonista sente intorno, per l’universo, o per meglio dire, non sente, e che lo stesso universo alla fine gli rende omaggio. Meursault è presente nelle vicissitudini che si susseguono come uno estraneo a tutto, dai sentimenti più semplici dell’animo umano al suo futuro più prossimo come “prigioniero” della vita, al passato, sembra non avere empatia, mostra una perfetta mentalità da criminale, ma in realtà sembra anche il personaggio più sensibile alle domande filosofiche. Egli mi appare cristallizzato e insieme attento per una lucida analisi della realtà in un presente che non lo porterà a nulla se non a riflettere sulla morte e sulla condizione esistenziale dell’uomo davanti ad essa, non è poi questo il destino di tutti coloro che esistono? Che significa esistere? Un libro importante, da leggere. CE

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  • 4

    Confesso che non mi è facile commentare il romanzo di Camus perché nella sua lucida essenzialità è un romanzo perfetto, perfetto nel senso di completo, che riesce ad arrivare in molti modi al lettore, ...continue

    Confesso che non mi è facile commentare il romanzo di Camus perché nella sua lucida essenzialità è un romanzo perfetto, perfetto nel senso di completo, che riesce ad arrivare in molti modi al lettore, lasciandolo, come succede a me, interdetto. Perché il protagonista è dall'inizio alla fine sotto giudizio, il finale non fa altro che confermare quello che si sa sin dall'inizio, una persona così non può restare in vita, perché la vita è fatta di compromessi, appartenenze, convenzioni, relazioni e di tutto questo pare che il protagonista se ne infischi. Esistere è di per sè una sofferenza, uno squilibrio, un male necessario, questo ci dice sin dall'inizio con un funerale che sembra quasi inutile quanto assurdo. Ebbene Camus mi ha messo con le spalle al muro, questo è uno di quei testi che richiedono infinite riletture e appena girata l'ultima pagina già volevo iniziarlo di nuovo per coglierne i molteplici significati.

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  • 5

    E dopo pagina 157 non puoi che sentirti straniero nella 'tregua malinconica' di questa sera

    'Più che un rimorso vero e proprio provavo una certa noia'

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    ...quello che resta è la coscienza pura di questa vita.

    Mi ero creata talmente tante aspettative su questo breve romanzo, considerato uno dei capolavori del Novecento, che per metà opera ho avuto paura di poter restare delusa. L’apatia del protagonista, la ...continue

    Mi ero creata talmente tante aspettative su questo breve romanzo, considerato uno dei capolavori del Novecento, che per metà opera ho avuto paura di poter restare delusa. L’apatia del protagonista, la sua indifferenza, il modo di raccontarci la sua vita quasi fosse “registrata” da una macchina, attenta osservatrice eppure incapace di sentimenti, hanno coinvolto anche me che, pur conoscendo a grandi linee i presupposti filosofici di quest’opera, ho temuto di potermi sentire “estranea” rispetto al suo valore.
    E in fin dei conti credo che l’intento dell’autore, in questa prima parte, fosse proprio questo: prima di qualsiasi teorizzazione filosofica sull’assurdità del vivere, metterci faccia a faccia con Mersault, con la conseguenza inevitabile di giudicarlo anche noi in base a ciò che non dice, non fa e soprattutto non prova: tutto gli è indifferente, nulla “ha importanza”.

    C’è una formula che ricorre spesso, sorta di leit motiv del romanzo, ed è “questo non significa nulla”. Lo dice Mersault soprattutto nella seconda parte, rivolto a chi lo interroga sull’omicidio e cerca di “inquadrarlo” per poterlo giudicare. Mersault non capisce, sembra davvero che gli si parli in una lingua straniera... Non ha voluto vedere sua madre nella bara, non ha pianto? Questo non significa nulla. É andato al cinema con Maria il giorno dopo il funerale? Questo non significa nulla.
    Qualsiasi comportamento in qualsiasi circostanza si esaurisce in sé, non presuppone o determina altro: Camus mette in discussione il consolidato rapporto fra la moralità di un uomo e il suo agire nel mondo, e di conseguenza fra il suo agire e il suo essere giudicato moralmente.
    Mersault ha ucciso un uomo, lo ha fatto senza alcun motivo reale e perciò il suo atto non ha un “significato”, non lo identifica come individuo. Con quel “non significa nulla” sembra che Mersault/Camus voglia mettere in guardia il giudice, l’avvocato, il pubblico, dal considerare un uomo “cattivo” perchè non ha agito come noi ci aspetteremmo che facesse un uomo dabbene.
    Da qui alla condanna il passo è breve: la legge giudica e condanna un uomo non tanto per quello che ha commesso (il delitto è avvenuto, c'è poco da discutere), ma in base a quelle “aggravanti” o “attenuanti” che altro non sono che il nostro personale giudizio sui suoi sentimenti. Camus, mettendo in crisi l'ovvietà della corrispondenza fra sentire e agire, ci toglie la certezza di questo diritto.

    Intuito questo, anche le pagine già lette hanno assunto un sapore nuovo: ma siamo proprio sicuri che Mersault non “senta” nulla? Sente il tempo, per esempio, il caldo, l’umidità del mare, il battere del sole... Sente la bellezza di Maria, la rotondità dei suoi seni, la voglia di abbracciarla, anche se poi sposarla o perfino “amarla” gli è indifferente. Non ha pianto per sua mamma, però parla spesso di lei, la ricorda, riporta alcune sue frasi... Tutto ciò che è pura esistenza fa parte di lui: egli è estraneo a tutto, magari anche al suo destino, ma non alla sua vita; è assente per chiunque ma è presente a se stesso, al suo “qui e ora”.
    Le pagine della prigionia sono bellissime: nessuna forma di autocommiserazione, è ovvio, ma la consapevolezza c’è, anzi, potremmo dire che una volta recisi i legami della vita con tutto ciò che questa vita potrebbe significare, quello che resta è la coscienza pura di questa vita. Assurda ma reale, a differenza dei giudizi, dei valori, delle opinioni. In questo senso mi ha ricordato (e non a caso) La nausea di Sartre, quasi un “manifesto” dell’esistenzialismo in letteratura. Ma a differenza di Sartre, lo stile scarno, arido, spigoloso di Camus, la linearità e ineluttabilità della vicenda risultano ancora più violenti ed efficaci.

    Il passaggio più intenso, quello in cui “qualcosa si spezza” dentro Marsault, incalzato dalle domande del prete, è l’unico punto in cui il protagonista finalmente “reagisce”, rivelando sinceramente se stesso:
    Io, pareva che avessi le mani vuote. Ma ero sicuro di me, sicuro di tutto, più sicuro di lui, sicuro della mia vita e di questa morte che stava per venire. Sì, non avevo che questo. Ma perlomeno avevo in mano questa verità così come essa aveva in mano me.
    Mersault, indifferente a tutto fuorché ai singoli istanti del suo esistere, muore come ha vissuto: ignorandone il valore e il significato, ma in piena coscienza, come forse nessun altro, almeno nelle pagine del romanzo, è stato capace di fare.

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  • 4

    Un libro che mi ha lasciata sospesa fra l'angoscia e la quiete, con il fiato ancora in gola, impossibile da esalare. Camus mi aveva già colpita per l'assoluta lucidità delle sue narrazioni, lucidità c ...continue

    Un libro che mi ha lasciata sospesa fra l'angoscia e la quiete, con il fiato ancora in gola, impossibile da esalare. Camus mi aveva già colpita per l'assoluta lucidità delle sue narrazioni, lucidità che tuttavia non significa minor apporto emotivo; l'assoluta apatia apparente del protagonista si rivela una scelta di vita ponderata e sincera ed è per questo che Meursault non ci infastidisce con la sua mancanza di reattività. Bellissima la narrazione costruita sul monologo interiore e altrettanto incisive le pagine finali costruite sul tema del senso che attribuiamo alla nostra esistenza. Terminando la lettura ho pensato a come chi ci sembra più disinteressato alla vita, in realtà sia proprio colui che si interroga più costantemente sul senso di essa.

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  • 3

    Un estraneo

    La base di quest’opera è la problematica esistenzialista, il dovere dell'uomo di affrontare il destino, che è assurdo e irrazionale ma, al tempo stesso, ineluttabile. L’uomo di Camus cerca una giustif ...continue

    La base di quest’opera è la problematica esistenzialista, il dovere dell'uomo di affrontare il destino, che è assurdo e irrazionale ma, al tempo stesso, ineluttabile. L’uomo di Camus cerca una giustificazione all’esistenza e non la trova; tutto gli si presenta privo di senso e, per questo, diventa straniero nei confronti di se stesso e degli altri.
    È quello che accade al protagonista del romanzo, Meursault, che uccide inesplicabilmente un uomo (“a causa del sole”, come dirà ai giurati increduli) e che si lascia condannare a morte per il suo delitto senza tentare di discolparsi in alcun modo.
    Una lettura che spinge inevitabilmente alla riflessione...

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  • 3

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita c ...continue

    Lo straniero è un romanzo di Albert Camus pubblicato da Bompiani nel 1947. Questa edizione è del 2000.

    Meursault è impiegato in un’azienda ad Algeri, anche se è di origine francese. Affronta la vita con indifferenza, e nemmeno la morte della madre all’inizio della narrazione sembra scuoterlo. Va alla casa di riposo dove la madre era ricoverata ma non vuole vederne la salma, come se non gli importasse. Beve e fuma durante la veglia, e il giorno dopo il funerale incontra una ragazza (sua ex collega di ufficio) comincia con lei una relazione, che non sembra però dargli nessuna emozione se non la voglia di fare sesso con lei. Conosce anche il suo vicino di casa, Raimondo Syntes, che dice di fare il magazziniere e invece è uno sfruttatore di donne, che un giorno lo invita al mare da un amico. Qui Meursault si trova ad uccidere un arabo in maniera totalmente indifferente, senza sapere nemmeno bene il perché. Affronterà un processo, e le sue colpe saranno più la sua indifferenza e la sua mancanza di morale che l’omicidio in sé.

    E’ il primo romanzo di Camus, ma viene inserito nei migliori 100 libri dalla rivista Le Monde. Il romanzo è ben scritto e piacevole, il personaggio è interessante e coinvolgente; nonostante la sua mancanza di morale comune (e come doveva sembrare immorale un personaggio del genere negli anni Cinquanta, soprattutto in Italia) ci si trova a simpatizzare con lui. L’unica pecca una trama non proprio coinvolgente: tra questo e “La peste” altro suo capolavoro, il secondo è ancora un gradino sopra.

    Comunque da leggere. Camus è ritenuto spesso pesante e poco piacevole da leggere, io trovo che la sua prosa sia comunque di un grande della letteratura.

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  • 4

    Josef K., Bartleby e Meursault: tre parenti stretti

    Il Meursault di Camus più che uno straniero è un “estraniato”. Come lo sono il Josef K. del “Processo” e lo scrivano Bartleby di Melville. Ma a differenza di costoro le sue vicende ci vengono narra ...continue

    Il Meursault di Camus più che uno straniero è un “estraniato”. Come lo sono il Josef K. del “Processo” e lo scrivano Bartleby di Melville. Ma a differenza di costoro le sue vicende ci vengono narrate in prima persona, come in una sorta di diario, i suoi ragionamenti provengono dalla sua mente ed acquisiscono una grande forza, raggiungono un grande impatto sul lettore specialmente nelle ultime pagine, quelle in cui aspetta che si compia la sua condanna a morte nella solitudine della sua cella. Da qui prendono chiarezza e una ragione (se ragione vi sia) il suo estraniamento, la sua insensibilità, la sua incapacità a condividere le leggi e le convenzioni dell’umanità e tutti i suoi sforzi (o non-sforzi) per adattarvisi passivamente ed accettarle, a qualsiasi fine esse portino. Perché il senso della vita è comunque nel suo inesorabile epilogo, morire, non importa quindi quando, dove, come o perché.
    Tanto vale liberarsi quindi da qualsiasi senso di colpa, qualsiasi sia la sua natura, perché non ha alcun senso, ed aspettare la fine in qualsiasi momento.
    Ma qui stanno sia il punto di forza che di debolezza del breve romanzo di Camus, di fronte a Melville e a Kafka. Bartleby lo conosciamo solo attraverso gli occhi di chi lo incontra e ce ne narra quel poco di storia che lui conosce direttamente, da testimone che si incuriosisce di fronte all’esistenza di questo essere lontano ed estraneo al mondo che anche questo essere alieno, così anch'egli "straniero", è costretto ad abitare, rifiutandosi gentilmente ma caparbiamente ad aderirvi con i suoi continui “grazie, preferirei di no”.
    E non riesce a sondarne le ragioni, un perché, lasciandoci pensare a mille possibili soluzioni, ed altrettanti significati, ma affascinati di fronte ad una estraneità così radicata da rappresentare in qualche modo una forma di coraggio.
    Kafka ci propone in modo del tutto impersonale (un narratore esterno alla storia) il lento disintegrarsi delle certezze sui cui poggia l’adesione di un uomo perfettamente integrato al sistema umano in cui vive nel momento in cui il sistema lo rigetta gli fa sentire la sua estraneità. Naturalmente è il sistema a sbagliare, e il protagonista della storia ne avverte intuitivamente fin da subito i suoi limiti, i suoi difetti, la sua insensatezza; ma la paura di abbandono, di sentirsene estraneo, è tale da ribaltare completamente la sua percezione della realtà fino a creare quel paradosso magistrale con il quale sarà il condannato stesso a dover cercare la colpa per la quale è accusato. E che rimarrà a tutti (dall’ autore al protagonista, e naturalmente fino al lettore) ignota anche al termine.
    E qui, in questa indeterminatezza, stanno il fascino di Melville e la grandezza immensa, irraggiungibile di Kafka, che Camus, nonostante il valore indiscutibile di questo romanzo, non possiede.

    said on 

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