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The Pale King

By David Foster Wallace

(32)

| Hardcover | 9780316074230

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Book Description

The agents at the IRS Regional Examination Center in Peoria, IL, appear ordinary enough to newly arrived trainee David Foster Wallace. But as he immerses himself in a routine so tedious and repetitive that new employees receive boredom-survival train Continue

The agents at the IRS Regional Examination Center in Peoria, IL, appear ordinary enough to newly arrived trainee David Foster Wallace. But as he immerses himself in a routine so tedious and repetitive that new employees receive boredom-survival training, he learns of the extraordinary variety of personalities drawn to this strange calling. And he has arrived at a moment when forces within the IRS are plotting to eliminate even what little humanity and dignity the work still has.

THE PALE KING remained unfinished at the time of David Foster Wallace's death, but it is a deeply intriguing and satisfying novel, hilarious and fearless and as original as anything Wallace ever undertook. It grapples directly with ultimate questions--questions of life's meaning and of the ultimate value of work and family--through characters imagined with the interior force and generosity that were Wallace's unique gifts. Along the way it suggests a new idea of heroism and commands infinite respect for a writer who dared to take on the most daunting subjects the human spirit can imagine.

146 Reviews

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    "Il re pallido" di David Foster Wallace

    «La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni g ...(continue)

    «La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più e la nostra infanzia è finita e con lei l’adolescenza e il vigore della gioventù e presto anche l’età adulta, che tutto quello che vediamo intorno a noi non fa che decadere e andarsene, tutto se ne va e anche noi, anch’io, da come sono sfrecciati via questi primi quarantadue anni tra non molto me ne andrò anch’io, chi avrebbe mai immaginato che esistesse un modo più veritiero di dire “morire”, “andarsene”, il solo suono mi fa sentire come mi sento al crepuscolo di una domenica d’inverno…».

    La bellezza di queste poche righe (pag. 184) giustificherebbe da sola la lettura de Il re pallido il romanzo postumo di David Foster Wallace (morto suicida il dodici settembre del 2008), senza dubbio lo scrittore più amato della sua generazione. Un genio assoluto della letteratura. Righe che sembrano quasi un presagio. Pur rilevando i contrasti, che sempre suscita un lavoro incompleto di uno scrittore, chi ha amato DFW e suoi libri precedenti (Infinite jest su tutti) non potrà fare a meno di amare questo libro. Una buona metà del romanzo è totalmente scritta e revisionata dall’autore stesso, la seconda è stata assemblata, con gli appunti e parziali scritture di Foster Wallace, dal suo amico e storico editor Michael Pietsch, che ne ha curato la stesura definitiva e pubblicazione.

    La storia racconta l’anno in cui DFW lavorò effettivamente per l’Agenzia delle entrate dell’Illinois. Semplificando potremmo dire che questo libro è la perfetta trasposizione narrativa della Noia, la dimostrazione che il talento per l’invenzione letteraria può tirare fuori miracoli anche dai più (apparentemente) soporiferi lavori del mondo. Nel romanzo troveremo: digressioni, finte prefazioni, introduzioni a storia già cominciata da un pezzo, personaggi surreali, a volte comici, a volte addirittura solenni, altre commoventi. La storia ambisce a restituire alla noia una sua dignità, una certa empatia e ci riesce. DFW ci concede pagine intere di scrittura memorabili, frasi che mozzano il fiato. Non ci si separa facilmente da questo libro così come non ci si è separati facilmente dal suo scrittore.

    «Siccome respiriamo tutti, tutto il tempo, è sbalorditivo quando qualcuno ti indica come e quando devi respirare. E con quale chiarezza uno totalmente privo di immaginazione veda una certa cosa se gli dicono che ce l’ha davanti, corredata di ringhiera e guide di gomma, che curva a destra sul fondo inoltrandosi in un’oscurità che si ritrae davanti a te. Non è come dormire. Né la sua voce si modifica o sembra ritirarsi. Lei è lì, parla con calma, e anche tu.» La malinconia che attraversa questa narrazione, in alcuni passaggi, è talmente intensa che sembra quasi si possa toccare con mano. Fa quasi male.

    Restano quando si arriva alla fine alcuni dubbi, si sta sospesi tra la meraviglia e le domande. Come sarebbe stato questo libro se a portarlo avanti fosse stato il solo DFW? Quali altre pagine memorabili avremmo letto se il lavoro di cucitura e riduzione l’avesse fatto lui? Pietsch stesso, nell’introduzione, spiega d’aver cercato di toccare il meno possibile, addirittura di non aver tolto, nelle parti da lui lavorate, le molte ripetizioni che DFW avrebbe eliminato sicuramente. La differenza, però, si sente, forse quest’opera a metà tra romanzo e saggio avrebbe meritato un’edizione diversa, magari critica. Difficile darsi una risposta. Quello che conta è che questo libro adesso è qui e almeno per la straordinaria bellezza (inarrivabile) di molte pagine merita di essere letto. David Foster Wallace è uno scrittore che ringrazieremo e rimpiangeremo per sempre.

    Gianni Montieri (poeta e critico). In collaborazione con Poetarum Silva.

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    Biblioteca San Giorgio - San Giorgio DOC said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

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    Grazie ad Ibs che mi fa arrivare il nuovo pacco di libri dopo 7 giorni (e non 3/4) inizio a rileggere il re pallido, segnando tutte le psicosi di Sylvanshine, 25 fino pagina 55.

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    Simona said on Jun 16, 2014 | Add your feedback

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    che bella scrittura, serrata, scorrevole, perfino nell'uso di termini tecnici, e descrittivi del mondo "fiscale". Si percepisce che non è stato finito, che sarebbe potuto essere qualcosa di più, in alcuni punti leggermente frammentato, ma tutto ciò ...(continue)

    che bella scrittura, serrata, scorrevole, perfino nell'uso di termini tecnici, e descrittivi del mondo "fiscale". Si percepisce che non è stato finito, che sarebbe potuto essere qualcosa di più, in alcuni punti leggermente frammentato, ma tutto ciò non ne inficia la qualità, il piacere di leggerlo. Un grande autore che scopro in questa sua ultima opera. Geniale. I suoi personaggi sono rappresentativi di una realtà molteplice, ricca, diversi tra loro, dall'infanzia/adolescenza, poi li ritrovi nel microcosmo incredibile dell'agenzia delle entrate, con le paure, le malinconie, la noia, la diffidenza, la sensualità. C'è veramente tanto. bello.
    "E con questo intendo vero eroismo, non l'eroismo che conoscete dai film o dalle fiabe per bambini. L'infanzia è ormai agli sgoccioli;siete pronti a reggere il peso della verità. La verità è che l'eroismo dei vostri passatempi infantili non era un vero valore. Era teatro. Il grande gesto, il momento della scelta, il pericolo mortale, il nemico esterno, il risultato della battaglia cruciale che risolve tutto: tutto concepito per apparire eroico, per entusiasmare e gratificare un pubblico. Un pubblico (...)Signori, benvenuti nel mondo della realtà: non c'è un pubblico. Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. nessuno se ne interessa".

    "Ho imparato che il mondo degli uomini così com'è oggi è una burocrazia. E' una verità ovvia, certo, per quanto ignorarla provochi grandi sofferenze. Ma ho anche imparato, nell'unico modo in cui un uomo impara sul serio le cose importanti, la vera dote richiesta per fare strada in una burocrazia. Per fare strada sul serio, dico: fai bene, distinguiti, servi. Ho scoperto la chiave. La chiave non è l'efficienza, o la rettitudine, o l'intuizione, o la saggezza. Non è l'astuzia politica, la capacità di relazione, la pura intelligenza la lealtà, la lungimiranza o una qualsiasi delle qualità che il mondo burocratico chiama virtù e mette alla prova. La chiave è una certa capacità alla base di tutte queste qualità, più o meno come la capacità di respirare o pompare sangue sta alla base di tutti i pensieri e le azioni.
    La chiave burocratica alla base di tutto è la capacità di avere a che fare con la noia. Di operare efficacemente in un ambiente che preclude tutto quanto è vitale e umano. Di respirare, per così dire, senz'aria. La chiave è la capacità, innata o acquisita, di trovare l'altra faccia della ripetizione meccanica, dell'inezia, dell'insignificante, del ripetitivo, ell'inutilmente complesso.
    Essere in una parola inannoiabile... se sei immune alla noia, non c'è letteralmente nulla che tu non possa fare".

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    francescamare said on May 5, 2014 | Add your feedback

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    SE davvero è un libro sulla "noia"...

    ...allora non vedo l'ora di continuare a leggerlo

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    Giuseppe Norbig said on Apr 25, 2014 | Add your feedback

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    Leggere Wallace può essere faticoso, a tratti frustrante; ma suscita riverberi profondi, sul lungo termine.
    E poi è sempre istruttivo. Foss'anche soltanto per la parola "monopsonio".

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    Erin said on Mar 6, 2014 | Add your feedback

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