The Paris Review

Interviste. Vol. 1

Editore: Fandango Libri

4.3
(37)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 509 | Formato: Altri

Isbn-10: 8860440610 | Isbn-13: 9788860440617 | Data di pubblicazione: 

Curatore: F. Valente

Genere: Narrativa & Letteratura , Da consultazione

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Descrizione del libro
Nel 1953, il primo numero della prestigiosa rivista americana The Paris Review uscì con un’intervista a E. M. Forster, inaugurando così un genere letterario del quale il Review è a tutt’oggi l’esempio più alto e raffinato. Da allora, The Paris Review ha intervistato i grandi autori della letteratura anglosassone ricavandone sorprendenti e illuminanti riflessioni sulla vita dello scrittore e sull’arte dello scrivere. Queste straordinarie testimonianze del pensiero dei massimi romanzieri, poeti, sceneggiatori della nostra epoca nulla hanno a che vedere con le interviste di natura giornalistica cui si è abituati: in alcuni casi l’intervista è stata condotta in più sessioni, anche nell’arco di anni, e il risultato è spesso stato riveduto e corretto dallo scrittore insieme all’intervistatore, prima della pubblicazione, e sempre con estrema genuinità e consapevolezza. Come Fanno I Grandi Scrittori? è la domanda alla quale The Paris Review ha dato prima di chiunque altro le risposte più esaurienti e inattese. Spassose, rivelatrici, argute, profonde, rapsodiche sono le interviste ai sedici autori riunite in questo volume. Anziché nascondere se stessi, gli scrittori intervistati si sono sciolti nel dialogo, svelandosi e cogliendo l’opportunità per chiarire, ritrattare, puntualizzare, di fronte a un interlocutore che mai ha temuto di apparire ingenuo nel fare domande che fossero utili a spiegare i meccanismi dell’arte della scrittura. Con un’introduzione di Philip Gourevitch, direttore di The Paris Review.

GLI INTERVISTATISaul Bellow, Elizabeth Bishop, Jorge Luis Borges, James M. Cain, Truman Capote, Joan Didion, T.S. Eliot, Jack Gilbert, Robert Gottlieb, Ernest Hemingway, Dorothy Parker, Richard Price, Rober Stone, Kurt Vonnegut, Rebecca West, Billy Wilder.

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  • 5

    Sto leggendo le interviste in ordine sparso, in base alle mie letture in corso e ai miei interessi attuali. Ieri sera ho letto quella fatta a Hemingway negli anni Cinquanta. A parte che secondo me la ...continua

    Sto leggendo le interviste in ordine sparso, in base alle mie letture in corso e ai miei interessi attuali. Ieri sera ho letto quella fatta a Hemingway negli anni Cinquanta. A parte che secondo me la Paris Review è incredibile, cioè è davvero pazzesco che io l'abbia scoperta solo un anno fa, mentre esiste dal 1953 e mi sono persa così tante cose e mi sento quasi in colpa a non stare a leggerla dalla mattina alla sera, perché avrei una quantità di arretrati allucinante e vorrei leggere tutto tutto. Ma poi le dannate interviste sono in inglese e così ho comprato il primo libro in italiano, ma vorrei anche gli altri e dovrei veramente sforzarmi di imparare l'inglese come si deve, ma sto divagando...
    Stavo dicendo, Hemingway...mi sono sentita davvero come se mi fossi intrufolata in casa sua, alla periferia dell'Havana - e ho anche provato ad immaginare la tappezzeria della sua camera da letto, la disposizione dei libri sulla scrivania, le risposte secche e un po' scocciate in una voce che esiste solo nella mia fantasia. Forse che è pure sbagliato interrogare gli scrittori, come sosteneva lui nell'intervista, perché dovremmo lasciar semplicemente parlare l'opera e non inseguire miti, e a fare critica c'è già la critica, troppa critica. Però Hemingway per me è un mito, come taluni altri autori che amo, che non riesco a non volere indagare o conoscere; la verità è che io penso che non ci sia nessuno più degno di rispetto di uno scrittore Vero, di uno che ha sempre saputo che il suo destino era scrivere e che ha messo in scena personaggi che in punto di morte non si disperavano per quello che non avevano fatto, ma per quello che non erano riusciti a scrivere e avevano ancora da dire. Sì, ho appena finito di leggere "Le nevi del Kilimangiaro".
    La Paris Review è così affascinante proprio perché ci svela qualcosa di più di quegli scrittori che amiamo e che, almeno per me, sono eroi veri, che hanno combattuto le guerre più dure rivelando se stessi e il mondo in tutte quelle sfaccettature di bellezza e crudeltà che noi profani intravediamo solo (ma chissà, un giorno). Per me la letteratura è sacra e non smetterei mai di intonare ai suoi dei inni, preghiere e canzoni.

    Interviste contenute nel volume:

    Dorothy Parker
    Truman Capote (****)
    Ernest Hemingway (*****)
    T. S. Eliot (***)
    Saul Bellow (*****) !
    Jorge Luis Borges
    Kurt Vonnegut
    James M. Cain
    Rebecca West
    Elizabeth Bishop
    Robert Stone
    Robert Gottlieb
    Richard Price
    Billy Wilder
    Jack Gilbert
    Joan Didion

    ha scritto il 

  • 5

    Nonostante molte recensioni dicano tratti principalmente questioni scrittevoli, in realtà questo libro di scrittura non dice quasi niente. Le interviste sono interessantissime per capire i punti di vi ...continua

    Nonostante molte recensioni dicano tratti principalmente questioni scrittevoli, in realtà questo libro di scrittura non dice quasi niente. Le interviste sono interessantissime per capire i punti di vista e le opinioni degli scrittori sulla letteratura, e le loro vite e le loro abitudini sul loro mestiere. Alcune sono poi davvero esilaranti. Assolutamente inutile e da evitare quella a Rebecca West.
    La traduzione in alcuni punti lascia a desiderare, con anche un paio di errori di grammatica parecchio gravi.
    Tuttavia lo consiglio a tutti quelli che amano la scrittura e la letteratura, o a chi vorrebbe saperne di più più che altro sulla loro storia (americana).

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo. L'intervista ad Hemingway è davvero bella, una vera e propria lezione (per nulla saccente) sulla scrittura da parte dello scrittore americano. E poi è altrettant ...continua

    Ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo. L'intervista ad Hemingway è davvero bella, una vera e propria lezione (per nulla saccente) sulla scrittura da parte dello scrittore americano. E poi è altrettanto interessante immergersi nelle interviste di autori che non si conoscono (si scoprono nuovi romanzi e ulteriori idee sulla scrittura). Bello bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Rivista prestigiosa, scrittori mitici, interviste intriganti. Una miscela esplosiva ed esclusiva per chi ama leggere. Interviste in puro stile anglosassone (in questo caso e' un complimento) asciutte, ...continua

    Rivista prestigiosa, scrittori mitici, interviste intriganti. Una miscela esplosiva ed esclusiva per chi ama leggere. Interviste in puro stile anglosassone (in questo caso e' un complimento) asciutte, precise, senza gigioneggiamenti, che vanno dritte al cuore della tecnica, della prassi dello scrivere, prima ancora che alla ricerca delle radici della passione di farlo. Mostri sacri dicevamo, ma su tutti direi che meritano una menzione particolare il monumentale (e' un po' trombone) Hemingway, il brillante Wilder, ma soprattutto l'impagabile Vonnegut.

    ha scritto il 

  • 5

    D'obbligo (delle 5 stelle)

    Premesso che un qualsiasi volume che prometta in copertina interventi di Capote-Hamingway-Parker-Vonnegut-Eliot &co DEVE per forza beccarsi 5 stelle (per forza = a prescindere), la raccolta di intervi ...continua

    Premesso che un qualsiasi volume che prometta in copertina interventi di Capote-Hamingway-Parker-Vonnegut-Eliot &co DEVE per forza beccarsi 5 stelle (per forza = a prescindere), la raccolta di interviste procede anche un po' a sprazzi. Secondo me è un libro che, dopo la prima occhiata, va preso e letto con calma, gustando e sottolineando alcuni passaggi che definire "mitici" (considerato il calibro degli intervistati) non è gergale, senza vergognarsi, però, di saltare le parti soggettivamente meno interessanti.
    A parte i "mostri sacri", molto, molto interessante e divertente è il pezzo di Robert Gottlieb (storico editor di Knopf e direttore del New Yorker) - giudizio mio: insieme alla fantastica intervista a Vonnegut da sole valgono il prezzo di copertina del libro...).
    E quanta distanza (in tutti i sensi) dal nostro piccolo mondo letterario peninsulare...

    ha scritto il 

  • 4

    Ricco di spunti: da spulciare, leggere e rileggere, gustare e centellinare. Decisivo per l'acquisto: apro il libro a caso e mi imbatto in Truman Capote: "Sono uno scrittore essenzialmente orizzontale" ...continua

    Ricco di spunti: da spulciare, leggere e rileggere, gustare e centellinare. Decisivo per l'acquisto: apro il libro a caso e mi imbatto in Truman Capote: "Sono uno scrittore essenzialmente orizzontale" (citazione imprecisa).

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta di interviste a romanzieri, sceneggiatori e poeti per l'americana Paris Review. Le parti introduttive sono bellissime: dove vive il famoso intervistato, come è vestito, di che umore è... ...continua

    Una raccolta di interviste a romanzieri, sceneggiatori e poeti per l'americana Paris Review. Le parti introduttive sono bellissime: dove vive il famoso intervistato, come è vestito, di che umore è... Hemingway lavora in camera da letto, con vista sulla baia di San Francisco, scrive in piedi con un paio di comodi mocassini sformati. Truman Capote è un autore orrizzontale e scrive sdraiato a letto, nella sua grande casa gialla a Brooklyn...

    ha scritto il 

  • 4

    Qual è secondo lei la miglior preparazione intellettuale per un aspirante scrittore?

    Diciamo che dovrebbe uscire di casa ed impiccarsi, dopo aver preso atto di quanto difficile sia scrivere bene, anzi ...continua

    Qual è secondo lei la miglior preparazione intellettuale per un aspirante scrittore?

    Diciamo che dovrebbe uscire di casa ed impiccarsi, dopo aver preso atto di quanto difficile sia scrivere bene, anzi forse quasi impossibile. Poi, tirato giù da qualcuno privo di compassione, il poveretto dovrebbe forzarsi a scrivere meglio che può, per tutta la vita. Ma almeno avrebbe la storia dell'impiccagione con cui cominciare.

    ha scritto il 

  • 3

    Va bene che "erano altri tempi", ma di gente così ce ne vorrebbe tanta, tantissima.
    E ci vorrebbero anche scrittori, scrittori nel senso di persone che "sanno" scrivere anziché persone che "scrivono".
    U ...continua

    Va bene che "erano altri tempi", ma di gente così ce ne vorrebbe tanta, tantissima.
    E ci vorrebbero anche scrittori, scrittori nel senso di persone che "sanno" scrivere anziché persone che "scrivono".
    Un'idea interessante e controcorrente che, almeno in teoria, dovrebbe suscitare curiosità su autori abbandonati e rispetto nei confronti della scrittura come strumento di comunicazione e non come sfogo decadente.

    ha scritto il