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The Passion of Artemisia

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Publisher: Headline Book Pub Ltd

4.0
(1675)

Language:English | Number of Pages: 352 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French , Portuguese , Spanish

Isbn-10: 074726533X | Isbn-13: 9780747265337 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Library Binding , Others

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Book Description
In her luminous debut novel, Susan Vreeland told the story of a Vermeer painting that transformed the lives of its many owners with its beauty. Now, in her stunning new novel, she tells the story of a painter who transformed Renaissance Italy with the beauty of her work. The Passion of Artemisia chronicles the extraordinary life of Artemisia Gentileschi, the first woman to make a significant contribution to art history.

At age eighteen, Artemisia Gentileschi finds herself humiliated in papal court for publicly accusing the man who raped her-Agostino Tassi, her painting teacher. When even her father does not stand up for her, she knows she cannot stay in Rome and begs to have a marriage arranged for her. Her new husband, an artist named Pietro Stiatessi, takes her to his native Florence, where her talent for painting blossoms and she becomes the first woman to be elected to the Accademia dell'Arte. But marriage clashes with Artemisia's newfound fame as a painter, and she begins a lifelong search to reconcile painting and motherhood, passion and genius.

Set against the glorious backdrops of Rome, Florence, and Genoa, peopled with historical characters such as Cosimo de' Medici and Galileo and filled with the details of the life of a Renaissance painter, The Passion of Artemisia is the story of Gentileschi's struggle to find love, forgiveness, and wholeness through her art. At once a dramatic tale of love and a moving father-daughter story, it is the portrait of an astonishing woman that will captivate lovers of Gentileschi's paintings and anyone interested in the life of a woman who ignored the conventions of her day and dared to follow her heart.
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  • 4

    Di Artemisia Gentileschi ho visto una mostra, ma di fatto ricordavo solo alcuni episodi della sua vita (lo stupro, il rapporto conflittuale col padre). In questa biografia ho scoperto, oltre all'artis ...continue

    Di Artemisia Gentileschi ho visto una mostra, ma di fatto ricordavo solo alcuni episodi della sua vita (lo stupro, il rapporto conflittuale col padre). In questa biografia ho scoperto, oltre all'artista, una donna che ha anticipato i tempi con coraggio, orgoglio, indipendenza. Consiglio di accompagnare la lettura con un libro d'arte (o accedendo a internet) per seguire anche le immagini dei quadri descritti.

    said on 

  • 3

    In questo romanzo ho trovato la passione, ma non sono certa di aver trovato, almeno non del tutto, Artemisia. Ho avuto l'impressione che, nell'ansia di renderla un personaggio appetibile a un lettore ...continue

    In questo romanzo ho trovato la passione, ma non sono certa di aver trovato, almeno non del tutto, Artemisia. Ho avuto l'impressione che, nell'ansia di renderla un personaggio appetibile a un lettore moderno (intento peraltro molto onestamente dichiarato dall'autrice nella postfazione) la Vreeland abbia privato la protagonista di parte della complessità psicologica che, a giudicare dalla sua biografia e dalle sue opere, doveva caratterizzarla.
    Detto ciò, si tratta di un romanzo ben documentato (per quanto forse un po' didascalico nelle descrizioni delle opere d'arte) e avvincente, di cui consiglio comunque la lettura, se non altro come tributo a una straordinaria pittrice e figura storica.
    Due stelline e mezzo.

    said on 

  • 3

    Otto marzo - 08 mar 14

    Per chi non ha avuto l’occasione, o forse la fortuna, di leggere il bello ed ormai introvabile libro di Anna Banti sulla grande pittrice e donna italiana, un buon libro che ha due meriti fondamen-tali ...continue

    Per chi non ha avuto l’occasione, o forse la fortuna, di leggere il bello ed ormai introvabile libro di Anna Banti sulla grande pittrice e donna italiana, un buon libro che ha due meriti fondamen-tali. Ne ripercorre con passione, come sottolinea il titolo, le tappe principali della vita. E ci fa entrare nella genesi delle opere dei pittori dell’epoca, nel come e nel perché dipingono quello che dipingono, cosa vogliono (o sperano) di mostrare a noi miseri fruitori passivi delle loro opere. La scrittrice americana fa una buona opera di collage e di invenzione sulla vita e soprattutto sui pensieri di Artemisia Gentileschi, una delle prime donne pittrici (anche se non la sola) ma sicuramente la prima ad entrare nella ristretta cerchia dell’Accademia del Disegno di Firenze. Ed a cimentarsi con un personaggio scomodo, sia per la sua vita così come si è svolta, sia per il simbolo di rivolta cui assurge, giustamente anche se al solito forzosamente, di emancipazione femminile. Artemisia nasce a Roma nel 1593, e morirà a Napoli nel 1653. Figlia di un buon pittore dell’epoca, Orazio, e ben presto in grado di cimentarsi con il disegno, ha una svolta epocale, nella vita e nella carriera, con lo stupro su di lei perpetrato dall’assistente del padre Agostino e sul processo che dal padre fu intentato allo stupratore che non intendeva risarcire “il danno” attraverso un matrimonio riparatore. Questo episodio viene preso, giustamente, dalla Vreeland come inizio della storia della donna, per i motivi, per il processo, e per gli atteg-giamenti che Artemisia dovrà subire, incolpevole. Artemisia ha 17 anni al momento dello stupro, e nel processo (come logico dato il tempo, ma dato il fatto che, allora come ora, la donna è sempre considerata un po’ puttana, e qui si aprirebbero cascate di discussioni, che compren-diamo e sottoscriviamo) non solo si cerca di farla passare come adescatrice, facendole subire anche torture per vedere se, sotto tortura, continua a sostenere le accuse. Ma il padre non la protegge minimamente. E quando Agostino restituisce i quadri rubati ad Orazio, questi lascia cadere le accuse. Per cui ad Artemisia viene riconosciuto il danno, ma il colpevole non viene condannato, ma solo esiliato da Roma. Questo aprirà, come è logico, un solco mai più colmabile con il padre. Che per riparare la “vende” in matrimonio ad un sodale fiorentino (che quindi la può portare lontano da Roma), ben sapendo che questi aveva bisogno della dote solo per con-tinuare a mantenere le sue amanti. La prima consolazione della vita fiorentina è la nascita della figlia, Palmira. Poco del resto. Non l’amore del marito, che non solo continua la sua vita li-bertina, ma è geloso del successo della moglie. Che viene presa a benvolere da un nipote di Michelangelo, e sotto la sua spinta entrerà, come detto, in Accademia. E ad un certo punto comincerà la sua vita errabonda per la penisola. Con i suoi quadri e con la figlia. Prima, anche se questa parte è poco storicamente documentata, a Genova. Poi, dopo un nuovo litigio con il padre che si era rappacificato con lo stupratore, fugge a Venezia. E dopo un rapido passaggio a Roma, per salutare le sue “tate”, le suore di Trinità dei Monti, svolgerà l’ultima parte della vita a Napoli. Dove troverà un benefattore nel marchese Ruffo, e troverà un buon sposo per la figlia. Farà in tempo, in una parentesi di due anni, a salire a Londra, per assistere alle ultime ore del padre morente, cercando di capire le motivazioni delle azioni del genitore, cosa che non sembra sicuramente facile. Finirà la sua vita, come detto, nella città campana, dipingendo per la prima volta anche tele per delle chiese. Certo Artemisia è una personalità complessa, e la scrittrice ha i suoi momenti migliori quando ci fa partecipe dei motivi per cui decide di dipingere più e più volte la sua “Giuditta che uccide Oloferne”. E ad ogni dipinto, come cambia la prospettiva della pittrice (e di noi osservatori). Altri momenti ben resi sono le difficoltà di una donna all’epoca di affermare la propria sensibilità e la propria sessualità. Non sapremo mai, anche leggendo i resoconti del processo, come si svolsero i fatti dello stupro. Certo, e questo non lo dimenticheremo mai, deve essere stata una prova ben ardua da sostenere per una donna, dove anche il proprio padre non la difende a spada tratta. E vediamo anche bene come verrà trattata dai suoi contemporanei in seguito. Tuttavia, Artemisia, con la forza della propria arte, riesce ad uscire dal tunnel delle cattiverie. Ora di lei rimangono i suoi quadri. E sono mirabili. Ed è mirabile, anche se non un capolavoro, il libro della Vreeland. Grazie infine a Roberta della segnalazione, anche se con la mia lentezza ho impiegato più di qualche anno a soddisfarla.
    “È strano come crescano i figli… Quello che più ci aspetteremmo da loro, quello che più deside-reremmo per loro … non li interessa minimamente.” (224)

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  • 3

    A cosa si riferisce il termine passione?

    Leggendo questo libro, mi son chiesta a cosa si riferisce...il termine "passione".
    Trattandosi di una pittrice si può pensare che si tratti della sua naturale propensione alla pittura, ma di sicuro il ...continue

    Leggendo questo libro, mi son chiesta a cosa si riferisce...il termine "passione".
    Trattandosi di una pittrice si può pensare che si tratti della sua naturale propensione alla pittura, ma di sicuro il titolo contiene un significato ambivalente.
    Artemisia è una donna che ha subito una violenza carnale, che nonostante i pregiudizi dell'epoca denuncia e chiede giustizia per l'ingiustizia subita...
    Ma che ottiene invece diffidenza da parte delle autorità e il perpetuare di nuove ingiustizie, violenze sul suo corpo già violato da l suo molestatore..
    Si dice che sia stata visitata da levatrici e che la sua parola sia stata messa in dubbio...
    In un universo governato da uomini, la sua protesta è inconcepibile...
    Artemisia è la donna che riesce nel corso degli anni a trovare il suo giusto riscatto nella pittura e non a caso le sue pitture rispecchiano l'orrore della violenza subita e anche delle improbabili vendette
    che si affacciano dalle tele.
    Uomini decapitati, pugnalati...percossi da donne volitive...e assassine.
    Pare che Artemisia non abbia mai superato il trauma dello stupro subito e l'abuso che ha segnato
    la sua esistenza se l'è portato alla tomba.
    Ma perlomeno ha saputo sublimare questo avvenimento nell'onda artistica dei suoi capolavori.
    Come per molti altri artisti, l'onta dell'ingiuria è stata un felice avvio per esprimere il loro genio...
    Non giusto e neanche logico, ma come spesso accade l'arte passa attraverso lo scoglio di una terribile sofferenza.
    Consigliato.
    Saluti.
    Ginseng666

    said on 

  • 5

    La vita, lo sguardo di Artemisia che tramite le sue opere dà voce ed emancipa i sentimenti delle donne. L'intimo umano si fonde nell'arte grazie ad una scrittura perfetta. Emozionante, splendido, lo ...continue

    La vita, lo sguardo di Artemisia che tramite le sue opere dà voce ed emancipa i sentimenti delle donne. L'intimo umano si fonde nell'arte grazie ad una scrittura perfetta. Emozionante, splendido, lo conserverò con cura, anche nel cuore!

    said on 

  • 4

    “Nei miei quadri rappresento l’onore, l’orgoglio, il rapimento e il dolore, il dubbio, l’amore e lo struggimento. Spero di vivere tanto a lungo da dipingere ogni emozione umana.”

    La scelta di questo l ...continue

    “Nei miei quadri rappresento l’onore, l’orgoglio, il rapimento e il dolore, il dubbio, l’amore e lo struggimento. Spero di vivere tanto a lungo da dipingere ogni emozione umana.”

    La scelta di questo libro è maturata nel tempo. Probabilmente, se non avessi cambiato il mio percorso stradale per raggiungere l’ufficio, avrei evitato ancora per molto di leggere di Artemisia Gentileschi e mi sarei persa una bella ricostruzione, seppure romanzata, della vita di una straordinaria donna e artista, prima pittrice ammessa all’Accademia dell’arte del disegno di Firenze.
    Il fatto è che, prendendo la nuova metropolitana di Napoli e percorrendo via Toledo, inevitabilmente si passa davanti palazzo Zevallos.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Zevallos
    http://www.gallerieditalia.com/it/palazzo-zevallos-stigliano/il-palazzo-e-il-percorso-espositivo/il-palazzo-1

    Qui, un pannello espositivo indica che, tra le tele esposte nella Galleria, è presente anche un’opera di Artemisia Gentileschi: la tela con Sansone e Dalila, “creazione tipica di Artemisia e del suo repertorio di eroine femminili”.
    http://www.gallerieditalia.com/node/2074
    Passa oggi e passa domani, alla fine inizio ad interessarmi a questa artista (qualcuno diceva che il desiderio nasce da quello che si vede tutti i giorni), e, prima di visitare la Galleria, ho pensato che leggere qualcosa su questa pittrice poteva essermi di aiuto per comprendere meglio la sua arte.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi

    Il libro parte subito con un’immagine forte, la testimonianza in tribunale al processo per stupro contro Agostino Tassi, a Roma il 14 maggio 1612. Da quella data in poi Artemisia si riscatterà pienamente, si sposerà (per convenienza, ma riuscirà a provare anche amore per il marito, benché Pietro non riuscirà mai ad essere orgoglioso del lavoro della moglie e ben presto le loro strade si separeranno), si trasferirà a Firenze, diventerà madre, conoscerà Michelangelo Buonarroti il giovane e Galileo Galilei, farà parte degli artisti ammessi alla corte di Cosimo de’ Medici a Palazzo Pitti, sarà la prima donna ammessa all’Accademia di Firenze, vivrà e lavorerà a Genova, a Venezia e infine a Napoli.
    Artemisia “combatte la limitatezza della tradizione, con una sua visione personale”, riuscendo a cancellare il suo dolore con i pennelli, per regalarci eroine come Giuditta, Susanna, Lucrezia, Betsabea.

    “Ma per quale motivo dipingete? Per fare cosa gradita a un committente o per esprimere un’idea?”
    “Per la mia idea, che non è quella di una donna rovinata a vita da una crudele penitenza. Avevo sperato di farne un’eroina, ma una penitente non è una donna che compie un atto coraggioso di cui essere fiera in futuro.”

    Del romanzo (che ha avuto anche il pregio di spingermi ad approfondire il lavoro di Caravaggio, la cui ultima tela è esposta anch’essa a palazzo Zevallos) ho apprezzato particolarmente l’interpretazione delle opere, il modo di descrivere la storia del dipinto, come si sviluppa l’idea del soggetto e della scena da rappresentare, le ragioni sottostanti a certe scelte, le passioni manifestate dalle sue eroine.
    Ma soprattutto ho provato gioia nel leggere la frase “Non ho più dipinto eroine da quando sono a Napoli. Il tempo mi ha liberato dalla tortura.” Forse questo è davvero il riscatto finale di una donna che ha vissuto la pittura, “la passione, l’immaginazione e l’adorazione”.

    said on 

  • 4

    LA PASSIONE DI ARTEMISIA

    Susan Vreeland è una scrittrice di origine olandese che vive a San Diego, in California. Insegnante di letteratura inglese e americana per trent’anni, decide di dedicarsi alla stesura di fiction e, do ...continue

    Susan Vreeland è una scrittrice di origine olandese che vive a San Diego, in California. Insegnante di letteratura inglese e americana per trent’anni, decide di dedicarsi alla stesura di fiction e, dodici anni più tardi, diventa una scrittrice famosa in tutto il mondo per la sua narrativa storica legata all’arte.
    La passione per questo tipo di scrittura nasce dal suo primo viaggio in Europa dove è travolta dalla ricchezza della cultura artistica dei paesi da lei visitati che la ispira a scrivere d’arte. L’arte ha per lei un forte effetto immaginifico con il potere di aprire una grande finestra su altri mondi e sui differenti modi di vivere nelle varie epoche storiche.
    In “La Passione di Artemisia, ci racconta, in forma romanzata, la vita della pittrice di scuola caravaggesca Artemisia Lomi Gentileschi nata a Roma nel 1593 e morta a Napoli nel 1653. L’autrice, dopo accurati studi sui documenti rimasti e la lettura dei precedenti libri scritti intorno alla figura di questa pittrice ( “Artemisia” di Anna Banti, “Artemisia” di Alexandra Lapierre e soprattutto il testo di Mary D. Garrard “ Artemisia Gentileschi: The image of the female hero in italian baroque art” del 1989 che è stato la principale fonte per una migliore descrizione delle singole opere) ci offre la sua personale interpretazione di questa donna che all’inizio del XVII secolo osò sfidare le convenzioni, anche se non fu l’unica.
    Bella e affascinante, riuscì ad imporre la sua personalità difendendo il suo modo di vedere la vita e di conquistare la libertà vivendo la sua arte su un piano più alto rispetto alla realtà circostante e scendendo a compromessi affettivi, in nome di quella stessa arte che le consentiva di vivere con una intensità maggiore degli altri. Apprendista presso la bottega del padre, il pittore Orazio Gentileschi, Artemisia subì la violenza di Agostino Tassi, pittore amico del padre, noto per la sua bravura nell’arte prospettica. Il padre lo denunciò e ci fu un processo, di cui si conserva ancora la documentazione, in cui ella fu umiliata e torturata, accusata di essere una donna di malaffare, come se fosse lei la colpevole. Agostino Tassi ne uscì con una pena lieve grazie anche al comportamento egoistico del padre che lasciò la figlia priva di sostegno morale sminuendo la portata dell’evento per privilegiare i suoi primari interessi. Questo evento e il rapporto conflittuale con il padre, segneranno profondamente la vita della pittrice e tutte le sue consequenziali scelte. Ma il suo talento prevarrà su ogni difficoltà: sarà lei la prima donna ad essere ammessa all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Richiestissima, si stabilì in diverse città italiane e a Roma, Firenze, Genova, Napoli la sua fama crebbe e le sue amicizie si consolidarono ( documentata quella con Galileo Galilei). Un matrimonio di convenienza che per lei avrebbe potuto tramutarsi in amore ma che non fu corrisposto, dei figli che non seguirono le sue orme (nel romanzo ha una sola figlia), la vita intima di Artemisia fu piena di spine che le graffiarono l’anima e il cuore: l’unico balsamo, il fuoco della passione per la sua arte che travalicava ogni sofferenza e si imprimeva sulle sue tele, sulla luminosità e lucentezza dei colori, sui chiaro-scuri marcati e sui personaggi raffigurati con la potenza di emozioni sincere, profonde e complesse, lo specchio della sua anima.
    La Vreeland, ancora una volta, è riuscita a dipingere con le parole non solo la vita di una donna e di un’artista, non solo il suo mondo interiore ma la realtà circostante di un mondo esteriore magistralmente descritto nei colori, nei profumi e nei dettagli più minuziosi, creando un’infinita magia generatrice di emozioni ad alto grado di coinvolgimento. La scrittura scorrevole e semplice, da alcuni giudicata troppo lineare se non addirittura banale, mitiga la forza delle emozioni suscitate durante la lettura del percorso di vita di questa donna coraggiosa e determinata che alla fine fu in grado di perdonare non solo la fonte di tutto il suo dolore e delle sue mortificazioni, ma soprattutto se stessa nel profondo del cuore.

    said on 

  • 3

    Versione molto romanzata di taglio femminista della vita di Artemisia Gentileschi. Ma è bello immaginarla così: combattiva, capace di sublimare la rabbia per le ingiustizie subite in espressione artis ...continue

    Versione molto romanzata di taglio femminista della vita di Artemisia Gentileschi. Ma è bello immaginarla così: combattiva, capace di sublimare la rabbia per le ingiustizie subite in espressione artistica. Il riscatto migliore.
    Lettura molto piacevole.

    said on 

  • 5

    Stupendo

    Primo libro letto di Susan Vreeland e grazie al quale ho consacrato l'autrice a mia scrittrice preferita. Il romanzo mi ha rapita fin dal primo istante. Ben scritto, una storia davvero appassionante e ...continue

    Primo libro letto di Susan Vreeland e grazie al quale ho consacrato l'autrice a mia scrittrice preferita. Il romanzo mi ha rapita fin dal primo istante. Ben scritto, una storia davvero appassionante e che permette di conoscere una pittrice ben poco commerciale.

    said on 

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