The Periodic Table

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Publisher: Penguin Books Ltd

4.2
(2204)

Language: English | Number of Pages: 208 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , Italian , French , Dutch , Spanish

Isbn-10: 0140296611 | Isbn-13: 9780140296617 | Publish date: 

Translator: Raymond Rosenthal

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Mass Market Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , Science & Nature

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Book Description
An extraordinary work in which each of the 21 chapters takes its title and starting point from one of the elements in the periodic table. Mingling fact and fiction, history and anecdote, Levi uses his training as a chemist and his experiences as a prisoner in Auschwitz to illuminate the human condition.
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  • 5

    con la ragione e con l'anima

    Scorrendo le varie recensioni mi sono imbattuta in alcune nelle quali, dopo avergli dato appena la sufficienza, si criticavano le recensioni con votazioni alte dicendo che erano tali solo perché date ...continue

    Scorrendo le varie recensioni mi sono imbattuta in alcune nelle quali, dopo avergli dato appena la sufficienza, si criticavano le recensioni con votazioni alte dicendo che erano tali solo perché date ipocritamente a Primo Levi e non al libro. Mi permetto di dissentire. Secondo me questo libro va letto con la ragione, e qui chi capisce qualcosa di chimica è sicuramente avvantaggiato, ma anche con l'anima, e questa bisogna averla! Io l'ho trovato geniale, interessante, commovente, profondo, vero e con uno stile unico, che lo abbia scritto Levi o un Pinco Pallino qualunque.

    said on 

  • 5

    Se dovessi iniziare a raccontare qualcosa di Primo Levi a qualcuno che ancora non lo conosce mostrerei la copertina di questa edizione de "Il sistema periodico". Un uomo solo di spalle su un lembo di ...continue

    Se dovessi iniziare a raccontare qualcosa di Primo Levi a qualcuno che ancora non lo conosce mostrerei la copertina di questa edizione de "Il sistema periodico". Un uomo solo di spalle su un lembo di terra desolato in leggero declivio osserva delle misteriose montagne imbiancate. Sopra di lui un cielo color cobalto in cui brilla una luna argentea circondata non da stelle, ma da linee ovali su cui spiccano piccoli cerchi bianchi. A chi non sa spiegherei che quella luna è, in realtà, il nucleo di un atomo e che le linee chiuse oblunghe altro non sono che le orbite su cui gli elettroni si muovono. Il volume contiene ventuno racconti in cui ventuno elementi chimici forniscono il motivo conduttore per storie quasi esclusivamente di taglio autobiografico. Primo Levi era, infatti, si era laureato in chimica nel 1942, ma la sua pergamena di laurea recava l'aggiunta "di razza ebraica" ("documento ancipite, mezzo gloria e mezzo scherno, mezzo assoluzione e mezzo condanna" dice lui stesso a pagina 59 in apertura del racconto "Nichel"). Le leggi razziali non lo risparmiarono e finì ad Auschwitz da cui riuscì a tornare per il concorso di varie circostanze (anche se lui sostiene che il peso maggiore lo abbia avuto la buona sorte che lo risparmiò in più circostanze). Il racconto-testimonianza di questa dolorosa vicenda è contenuto in "Se questo è un uomo" opera conosciuta e tradotta in tutto il mondo. "Il sistema periodico" ripercorre, invece, le tappe della sua vita dalla giovinezza con gli studi universitari, le amicizie, l'amore per la montagna, i primi impieghi, alla cattura in montagna dov'era partigiano, per passare fuggevolmente ancora una volta dal lager (si veda il racconto "Cerio) e poi alla vita dopo, in un'Italia povera, stremata dalla guerra, ma riscaldata dalla scoperta di un amore vivificante. L'esperienza del lager, però tagliò la sua vita in due tronconi. Alla giovinezza pensosa, seguì una maturità segnata dall'indelebile ricordo di come l'uomo è un lupo feroce per l'altro uomo. Ed ecco che ritorniamo all'immagine di copertina, all'uomo solo davanti alla montagna. L'esperienza del lager dovette in qualche modo isolare Levi, ponendolo continuamente di fronte alla contemplazione del divario fra Bene e Male. Anche "Il sistema periodico", che pure si propone di raccontare la vita del chimico come metafora della Vita stessa, contiene diversi accenni a quel destino che lo attendeva e a quello che si era compiuto, accenni tenui, malinconici, ma significativamente illuminanti che questa esperienza aveva cambiato la sua vita in modo irrimediabile conducendolo su un sentiero che nessuno vorrebbe percorrere. Il chimico Primo, lo scrittore Levi, il deportato numero 174154 hanno convissuto per anni insieme, ma quel numero impresso a fuoco sul braccio in un lontano giorno del 1944 ha continuato a bruciare dentro la sua anima.

    said on 

  • 5

    Scusate il ritardo!

    Ho finito di leggere “Il sistema periodico” e confermo il giudizio entusiasta che avevo anticipato a metà lettura.
    Primo Levi traccia la storia della sua vita attraverso una ventin ...continue

    Scusate il ritardo!

    Ho finito di leggere “Il sistema periodico” e confermo il giudizio entusiasta che avevo anticipato a metà lettura.
    Primo Levi traccia la storia della sua vita attraverso una ventina di racconti ispirati a episodi e aneddoti, rappresentati ognuno da un elemento chimico. La narrazione riguarda gli anni che precedono e seguono il grande squarcio del campo di concentramento, sul quale sorvola con grande discrezione; ma questa spaventosa parentesi è esistita e tutta la vita di prima e dopo passa inevitabilmente attraverso questo prisma.
    Molto toccante, ad esempio, il racconto "Vanadio", in cui il banale problema di conformità di una vernice lo riporta a incrociare la strada dell'uomo che lo aveva attribuito al laboratorio dello stabilimento di gomma Buna del campo di Auschwitz, probabilmente salvandolo dalla morte.

    L'autore spiega di aver intrapreso questa strada per far conoscere la vita del chimico alle persone che non sanno nulla di questo mestiere e delle piccole e grandi fatiche del suo quotidiano.
    Deve aver amato molto la chimica per raccontarla con tanta semplicità e certo l'ha considerata più di un lavoro: ha scelto il suo percorso di studi proprio perché sperava di poter capire così il senso profondo della vita e del mondo che lo circondava.
    Un po' ispira tenerezza quest'ambizione adolescenziale, fa eco a quella che ho avuto anch'io scegliendo i miei studi per capire il mondo*... Forse ognuno di noi a un certo punto della vita sceglie di capire la realtà che lo circonda con gli strumenti che gli capitano sotto mano e finisce per imbarcarsi in un lungo viaggio, a volte questi viaggi approdano in posti impensabili, lasciando sul cammino la zavorra della presunzione e delle certezze della gioventù, arricchiti (o appesantiti, secondo i casi) di esperienza.
    Un effetto che non credo avesse considerato è che questa lettura potrebbe incoraggiare qualche liceale a cozzare meno con la materia a scuola (a me sarebbe servito, ma mi piacevano abbastanza le catenine colorate delle formule chimiche e me la sono cavata).

    Molto interessante anche l'intervista aggiunta in coda dall'editore, in cui Levi – rispondendo a Philip Roth – spiega come è avvenuto il suo passaggio, libro dopo libro, dall'opera di testimonianza a quella narrativa. Dopo aver letto “Se questo è un uomo”, “La tregua” mi intimoriva, invece lo descrivono come un testo meno duro, a tratti comico, vedremo... E “La chiave a stella” mi sembra già un imperdibile: racconti intorno alla vita lavorativa di un operaio altamente specializzato, che mettono al centro dell'osservazione l'“homo faber”.
    Sul mondo del lavoro si è scritto pochino nella narrativa italiana, ho voglia di scoprire questo testo.

    Ho apprezzato particolarmente lo stile “torinese” del linguaggio. Mi spiego: a me sembra che tra gli scrittori della mia città si trovino molte somiglianze stilistiche, una narrazione misurata, quasi trattenuta, la scelta di una prosa pacata, l'uso di parole del quotidiano, senza ricerca di effetti sorprendenti e per questo ancora più efficaci.

    *E comunque per quanto folle sia questa pretesa biasimo tutti quelli che non l'hanno mai formulata in cuor loro.

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  • 5

    La sua scrittura mi commuove, mi divertela sua leggera ironia e mai come nessuno mi fa vivere momenti indescrivibili, emozioni che vengono da lontano e che non fanno parte del nostro tempo. Una raccol ...continue

    La sua scrittura mi commuove, mi divertela sua leggera ironia e mai come nessuno mi fa vivere momenti indescrivibili, emozioni che vengono da lontano e che non fanno parte del nostro tempo. Una raccolta di racconti che comprende pagine autobiografiche sulla sua vita e sulla sua professione di chimico. Il titolo di ogni racconto è quello di un elemento della tavola periodica di Mendeleev, che serve da chiave di lettura per gli eventi narrati.

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  • 5

    Leggendo Il sistema periodico si può facilmente scordare di aver a che fare con un’autobiografia, forse perché vi si sente l’affanno della ricerca della lieta simmetrica bellezza, vi si trova tanta de ...continue

    Leggendo Il sistema periodico si può facilmente scordare di aver a che fare con un’autobiografia, forse perché vi si sente l’affanno della ricerca della lieta simmetrica bellezza, vi si trova tanta della creatività che è precipuo appannaggio delle opere di pura invenzione. Di rado la vita vera, o quanto di essa traspare dal prisma ridente dell’arte, possiede alcunché di poetico. Una vita, quella di Levi, raccontata attraverso un mestiere, o un mestiere (quello duplice di chimico e scrittore) raccontato tramite una vita.
    L’arte/scienza tutta ampolle brontolanti e vapori sinuosi, che, vestita del mantello alchemico dei suoi antichi natali, denuda e fornica con la materia, ancorché affascinerà il Levi adulto tanto quanto il bambino col suo sentore mistico e proibito che più che penetrare il mistero dell’esistenza, al cui cuore vuole mirare, lo decuplica.

    I 21 elementi che danno nome ai 21 racconti sono scelti arbitrariamente allo scopo di creare nessi trasversali con gli episodi raccontati: alcuni, come nichel e potassio, sono modesti ambasciatori di se stessi; altri, come il ferro, rafforzano un connotato caratteriale di un amico prezioso; alcuni, come il misericordioso cerio, ti salvano la vita; altri ancora, come il cattedratico carbonio, delineano in turbinosi milioni e milioni di anni l’inesauribile ciclo vita-morte. E proprio con quest’ultimo vessillo della vita in tutta la sua varietà organica, e del destino di uno di essi, si chiude questo indimenticabile libro:

    è di nuovo fra noi (l’atomo di carbonio) in un bicchiere di latte. È inserito in una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi tutti i suoi anelli sono accetti dal corpo umano. Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, e i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale e entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte. Questa cellula appartiene ad un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, è addetta al mi scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessun ha ancora descritto. È quella che in questo momento, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, le segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su ed in giù, fra due livelli di energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo.

    Eppure questa è un’autobiografia, non vi sono personaggi interposti tra cui spartire le parole e i sentimenti che appartengono ad uno solo. È una calda e solidale stretta di mano, e con Primo, volenti o meno, si instaura un legame extra-letterario tanto simile a una nuova amicizia. E non ho potuto fare a meno di restare ammirato dal fatto che dopo tante miserie, fallimenti, sofferenza insensata, la fatica di raccogliere le forze per andare avanti (senza mai chiedere pietà dal lettore) e la più amara delle prosaicità, sia sopravvissuto il coraggio di continuare a cercare la bellezza, di scorgerla e divulgarla. Perciò mi è difficile non credere che in quel giorno d’aprile dell’87, il vecchietto Levi in cima alla rampa di scale, perché distratto, perché ancora poco in confidenza con i limiti imposti dalla senilità, per un qualsiasi altro accidente o caso, abbia soltanto mancato il gradino, e che quel gradino non l’abbia perdonato.

    p.s. l'intervista in appendice di Philippe Roth a Levi rende quest'edizione Einaudi ancora più godibile.

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  • 4

    Gli elementi chimici, che danno il titolo a ognuno dei racconti presenti in questo libro, sono tracce che attraversano una vita intera segnata dalla chimica. Scene familiari, di vita universitaria e d ...continue

    Gli elementi chimici, che danno il titolo a ognuno dei racconti presenti in questo libro, sono tracce che attraversano una vita intera segnata dalla chimica. Scene familiari, di vita universitaria e di lotte partigiane, incontri inattesi con un pesante passato. L'esperienza della deportazione però è soltanto sorvolata, poiché, come sottolinea l'autore, è stata già trattata ampiamente altrove, ma aleggia qua e là come una presenza inevitabile.

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  • 4

    La gioia di scrivere

    Ventuno racconti, ciascuno intitolato a un elemento chimico, ripercorrono in parte l'autobiografia di Primo Levi e inevitabilmente ritornano là dove il suo destino di uomo è stato marchiato da un segn ...continue

    Ventuno racconti, ciascuno intitolato a un elemento chimico, ripercorrono in parte l'autobiografia di Primo Levi e inevitabilmente ritornano là dove il suo destino di uomo è stato marchiato da un segno indelebile: l'inesplicabile combinazione del dolore intrinseco alla natura materiale del mondo con il raffinato potere di elaborazione del male che solo lo spirito umano possiede.
    (Verso la fine della sua vita, Levi subì un'operazione e all'anestesista che gli chiese se aveva malattie da dichiarare egli rispose: sì, questa; indicando il numero marchiato sul suo braccio).
    L'avventura dell'atomo di carbonio, con cui si conclude la raccolta è una meravigliosa parabola sulle infinite possibilità di intreccio degli elementi che producono la vita, ma soprattutto sulle innumerevoli possibilità di declinarne la narrazione.
    "Questa cellula appartiene a un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, e in essa l'atomo in questione, è addetta al mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto. È quella che in questo istante, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su e in giù, fra due livelli d'energia guida questa mano a imprimere sulla carta questo punto: questo".

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  • 4

    L'autobiografia di Primo Levi, scritta sotto forma di racconti. L'autobiografia del chimico Primo Levi. Ogni racconto una fase della sua vita, dall'università iniziata sotto i cattivi auspici delle le ...continue

    L'autobiografia di Primo Levi, scritta sotto forma di racconti. L'autobiografia del chimico Primo Levi. Ogni racconto una fase della sua vita, dall'università iniziata sotto i cattivi auspici delle leggi razziali, all'incontro, più in là nella vita, col tecnico nazista che fu una specie di indifferente capo nell'impianto Buna di Auschwiz, tenendo conto che indifferente, in quell'universo sconvolto, è come dire un santo salvatore. Ogni racconto un elemento della tavola periodica, che con le sue caratteristiche chimicofisiche informa quella particolare parte della vita dell'autore. Levi fu certamente chimico di razza, con la curiosità e la caparbietà del chimico vero, l'amore per la scoperta e quella sorta di pensiero laterale e di non convenzionalità che caratterizza chi davvero capisce la chimica, e che porta a trattare le parole con lo stesso identico atteggiamento.
    Un libro davvero speciale.

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  • 0

    "Ma io ero ritornato dalla prigionia da tre mesi, e vivevo male. Le cose viste e sofferte mi bruciavano dentro; mi sentivo più vicino ai morti che ai vivi, e colpevole di essere uomo, perché gli uomin ...continue

    "Ma io ero ritornato dalla prigionia da tre mesi, e vivevo male. Le cose viste e sofferte mi bruciavano dentro; mi sentivo più vicino ai morti che ai vivi, e colpevole di essere uomo, perché gli uomini avevano edificato Auschwitz, ed Auschwitz aveva ingoiato milioni di esseri umani, e molti miei amici, ed una donna che mi stava nel cuore. Mi pareva che mi sarei purificato raccontando, e mi sentivo simile al Vecchio Marinaio di Coleridge, che abbranca in strada i convitati che vanno alla festa per infliggere loro la sua storia di malefizi. Scrivevo poesie concise e sanguinose, raccontavo con vertigine, a voce e per iscritto, tanto che a poco a poco ne nacque poi un libro: scrivendo trovavo breve pace e mi sentivo ridiventare uomo, uno come tutti, né martire né infame né santo, uno di quelli che si fanno una famiglia, e guardano al futuro anziché al passato."

    said on 

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