The Pickwick Papers

The Posthumous Papers of the Pickwick Club

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Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(1675)

Language: English | Number of Pages: 848 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , Portuguese , Catalan

Isbn-10: 0140436111 | Isbn-13: 9780140436112 | Publish date:  | Edition Reissue

Stephen Wall

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , Audio Cassette , Library Binding , Others , Leather Bound , Unbound , Mass Market Paperback , Board Book , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Book Description
The Pickwick Papers explores the perils, travels, and adventures of the Pickwick Club's members: the founding chairman, former businessman and amateur scientist Mr. Pickwick; his trusted companion Sam Weller; the sportsman Winkle; the poet Snodgrass; and the lover Tracy Tupman. This Penguin Classic makes available the first volume edition of 1837 together with the original illustrations.
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  • 4

    Vignette dal Kent pre vittoriano

    Il Dickens denso e maturo delle grandi opere successive è di tutt'altra pasta rispetto a questo Dickens degli esordi; la narrazione qui è ben più leggera, picaresca, di un umorismo aneddotico più vici ...continue

    Il Dickens denso e maturo delle grandi opere successive è di tutt'altra pasta rispetto a questo Dickens degli esordi; la narrazione qui è ben più leggera, picaresca, di un umorismo aneddotico più vicino alla vignetta che al romanzo.
    In una Inghilterra alle soglie dell'industrializzazione un ozioso circolo di simpatici perdigiorno guidati dal parodistico gentleman Samuel Pickwick - il quale "aveva messo in subbuglio il mondo per la sua teoria sui girini degli stagni di Hampstead" - viene incaricato di percorrere le contrade del Kent per studiare i costumi dei villani.
    Equivoci e guai, fughe d'amore e inganni, litigi e immancabili vicende tribunalizie, con lo stupendo corollario di pomposi principi del foro e caricaturali legulei, sono il pretesto per raccontare umori e malumori dell'Inghilterra pre vittoriana.
    Se siete in un periodo di 'stanca' per le letture, vi consiglio di scaricare il podcast di Radio3 e lasciare che a leggere per voi sia la voce versatile di Piero Baldini.

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  • 5

    Ancora divertente

    Incipit:
    Il primo raggio di luce che illumina le tenebre e trasforma in uno splendore abbagliante l'oscurità che ravvolge gli inizi della carriera pubblica dell'immortale Pickwick trae origine dalla l ...continue

    Incipit:
    Il primo raggio di luce che illumina le tenebre e trasforma in uno splendore abbagliante l'oscurità che ravvolge gli inizi della carriera pubblica dell'immortale Pickwick trae origine dalla lettura del seguente documento che l'estensore di queste memorie ha il grandissimo piacere di presentare al lettore quale prova della grande cura, della instancabile diligenza e del sottile discernimento con cui egli ha condotto le ricerche tra i molteplici documenti a lui affidati.

    Questo inizio prende in giro il linguaggio un po' "trombonesco", da accademici, che caratterizza i verbali del Circolo e lo stesso Pickwick.
    E' un romanzo "di personaggi", più che di intreccio: sono loro, le loro caratteristiche, il loro modo di gestire gli avvenimenti al centro del romanzo.
    Ci sono ben 82 personaggi, in larga parte maschili, più altri 16 presenti nei racconti inseriti nel testo e presentati da alcuni dei personaggi.
    Naturalmente il protagonista è Samuel Pickwick, che, nel corso della storia, cambia notevolmente e da "trombone", un po' inetto e ingenuo, spesso vittima di disavventure ridicole, diventa, nella seconda parte del racconto (in particolare dopo il processo e l'incarcerazione) un uomo saggio e generoso. Soprattutto è il suo rapportano il suo servitore Samuel Weller (Sam), che lo rende vivo e interessante.
    Credo che proprio Sam, che con Pickwick forma una coppia unita fino alfine, sia il secondo personaggio più vivo e anche divertente. Il suo modo di esprimersi con frasi surreali lo caratterizza e diventa il fido scudiero del protagonista (Don Chisciotte e Sancho Panza?). Non a caso, riferendosi al linguaggio di Sam, si parla di "wellerismi", tra i quali, per rendere l'idea: "Contentissimo di vedervi, proprio di cuore, e mi auguro che la nostra conoscenza durerà un pezzo, come disse quel tal signore al biglietto da cinque sterline" oppure "Addoloratissimo di recare un qualunque disturbo, come disse il brigante alla vecchia signora quando la mise sul fuoco".
    Poi ci sono gli altri pickwickiani: Snodgrass, Tupaman e Winkler che hanno un ruolo importante soprattutto nelle prima parte, dove prevalgono una serie di avventure picaresche. Anche loro, tuttavia, sembrano evolvere e maturare nel corso della storia e, da "sempliciotti", un po' tordi, acquistano poi un maggior spessore e una maggiore autonomia nella parte finale.
    Il racconto si svolge in varie località dell'Inghilterra, circa nella prima metà dell'Ottocento,
    E' un libro di avventure? Anche, ma sono avventure "cittadine", all'interno della società inglese di quel tempo.
    C'è una notevole ironia, talvolta molto divertente, rivolta verso i diversi ambienti sociali: il mondo dei tribunali e degli avvocati, quello dei giornalisti, il mondo borghese, quello dei medici, l'ambiente delle vedove bigotte e a caccia di matrimoni.
    Ci sono anche aspetti più seri. come la descrizione del mondo carcerario, nel quale Pickwick viene a trovarsi, per il suo rifiuto di pagare il debito, dopo la rocambolesca vicenda giudiziaria.
    Esilarante e meraviglioso è il capitolo riguardante il processo (cap. 34), nel quale l'accusa imputa a Pickwick di aver ingannato la sua padrona di casa, la vedova Bardell, con una falsa promessa di matrimonio:

    — Ed ora, o signori, un’altra sola parola. Due lettere son passate fra le parti, lettere che si ammette essere vergate di mano del convenuto, lettere che valgono intieri volumi. Queste lettere inoltre rivelano, o signori, l’indole dell’uomo. Non sono già franche, ardenti, eloquenti, non spiranti altro che affetto. Sono invece coperte, subdole, equivoche, ma per buona sorte molto più concludenti che se fossero distese nel più colorito linguaggio e nella più immaginosa forma poetica — lettere che vanno esaminate con occhio cauto e sospettoso — lettere che furono scritte evidentemente col segreto disegno di deludere ogni altra persona nelle cui mani potessero per avventura cadere. Lasciate che io legga la prima: "Garraway, mezzogiorno — Cara signora Bardell — Costolette e salsa di pomodoro. Vostro, Pickwick." Signori, che vuol dir ciò? Costolette e salsa di pomodoro. Vostro, Pickwick! Costolette! giusto cielo! e salsa di pomodoro! E deve, o signori, la felicità di una donna sensibile e confidente esser presa a giuoco con artifici così bassi e volgari? L’altra lettera non porta alcuna data, il che per sè stesso costituisce elemento di sospetto. "Cara signora Bardell. — Non sarò a casa prima di domani. Ritardo della diligenza." E segue subito dopo questa notevolissima espressione: "Non vi date pensiero dello scaldaletto." Lo scaldaletto! E chi è, o signori, che si dà pensiero d’uno scaldaletto? quando mai la tranquillità di spirito di un uomo o di una donna fu turbata o distrutta da uno scaldaletto, che è per sè stesso un innocuo, utile ed aggiungerò, o signori, un gradito arnese domestico? Perchè si prega con tanto calore la signora Bardell di non darsi pensiero di questo scaldaletto, se non per fare una evidente allusione ad un fuoco nascosto — se non per sostituire qualche parola tenera o qualche promessa, secondo un sistema convenzionale di corrispondenza, artifiziosamente escogitato da questo Pickwick in previsione di un disegnato abbandono e che io non sono in grado di spiegare?

    Sono queste le parti migliori del romanzo, ma nonostante ci sia della discontinuità. dovuta al fatto che la storia è stata pubblicata a puntate, nel complesso il libro è coinvolgente e riesce a tener desta l'attenzione dei lettori, nonostante che non ci siano fatti o avvenimenti clamorosi e che le "avventure" siano relativamente banali. Ma è ai personaggi che ci si affeziona.

    Chissà perché, leggendo questo libro, mi sono venuti alla mente i quadri di Hogarth, un famoso pittore inglese del primo Settecento, che descriveva, com molta ironia, scene di vita della società del suo tempo. Periodi diversi, ma uno sguardo simile.

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  • 4

    Pensando a Dickens, la mente corre subito a ragazzini sfruttati sotto i cieli resi di piombo dai fumi della rivoluzione industriale o a vecchi spilorci che tengono al gelo gli impiegati anche se fuori ...continue

    Pensando a Dickens, la mente corre subito a ragazzini sfruttati sotto i cieli resi di piombo dai fumi della rivoluzione industriale o a vecchi spilorci che tengono al gelo gli impiegati anche se fuori infuria una bufera di neve, così che la lettura di questo libro sorprende non poco. La cupezza è riservata quasi in esclusiva ai brevi racconti a sè stanti narrati da qualche personaggio, tra ubriaconi indebitati su tragici letti di morte e tocchi di sovrannaturale sovente punitivo come capita al misantropo alle prese con i folletti la notte di Natale (ricorda niente?), mentre le istanze sociali sono sì presenti, ma trattate in modo assai più leggero: al riguardo, il fulcro sta nella trattazione - in parte autobiografica - di tutto quanto concerne la prigione per debiti, ma la vera novità è che fra queste pagine ottengono un grandissimo spazio le classi più umili – il proletariato, si sarebbe detto una volta – dalle cui fila proviene la figura che fa svoltare il romanzo. L’entrata in scena di Sam Weller in compagnia dei suoi stravaganti giochi di parole va di pari passo con il desiderio dello scrittore di liberarsi del troppo schematico canovaccio iniziale: alcuni componenti di un club londinese girano l’Inghilterra per conoscerne usi e consumi, ma sono vittime della loro imbranatezza. La vicenda, uscita a puntate con l’accompagnamento di incisioni, è infatti alla base di sequenze comiche alla Stanlio e Ollio – i signori Tupman e Winkle a caccia, il faro della loro esistenza Pickwick, in carriola per il mal di schiena, che si ubriaca – ma alla lunga corre il rischio di mostrare la corda, così Dickens pensa decide di affiancare a Pickwick l’arguto servitore Sam e comincia a far evolvere il personaggio eponimo, regalandogli via via quell’empatia che lo porta dal vedere solo se stesso al preoccuparsi con sincerità del prossimo fino a viverne di riflesso la felicità. Tale metamorfosi si sviluppa attraverso le quasi mille pagine del romanzo, delle quali nessuna si può dire che annoi: viaggi (perlopiù scomodi) in carrozza lungo strade bianche o infangate, osterie e alberghi di ogni livello, mangiate e bevute sempre in abbondanza tra birra forte che innaffia cosciotti di montone prima dell’immancabile brandy diluito in acqua calda, soprattutto una serie di figure a volte abbozzate, a volte più a tutto tondo ma ogni volta colte nell’umanità dei loro pregi e (molti) difetti. Si possono citare l’indovinato Jingle dalla parlata a scatti – forse abbandonato troppo presto – oppure le vedove ossessionate dalla caccia a un marito o ancora l’omerica figura di Weller padre e, attraverso di lui, una sorta di epica del conduttore di diligenze. L’insieme delle loro vicende disegna con precisione la fisionomia dell’Inghilterra di primo Ottocento, lanciata verso il futuro, ma allo stesso tempo profondamente provinciale e, in molti aspetti, arretrata: l’esilarante diatriba politica tra Blu e Bigi a colpi di articoli di giornale si alterna all’acre ironia riservata all’amministrazione della giustizia e, in special modo, all’avida confraternita degli avvocati. Ci sono poi gli intrecci amorosi con annesse beffe, preti gaudenti, medici ubriaconi ma tanto simpatici e un ragazzo grasso che si addormenta di continuo: insomma una sarabanda continua in cui a volte si smarrisce il filo logico, ma che tiene desta l’attenzione con ininterrotte trovate e richiami a questa o quella parte del libro. A patto di lasciarsi andare e se non si patiscono le divagazioni, il romanzo ha l’ammirevole capacità di sollevare l’animo e, allo stesso tempo, trasporta il lettore in una società che, seppur non siano trascorsi millenni, grazie all’attenta descrizione di usi e costumi (incluso l’abbigliamento), finisce per apparire quasi aliena.

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  • 0

    Abbandonato...

    Proprio non ce l'ho fatta, io che adoro Dickens!
    Si sente comunque tutto il suo genio nell'ironia e nell'irriverenza dei personaggi e delle situazioni, ma tutte queste caricature, tutto questo umorism ...continue

    Proprio non ce l'ho fatta, io che adoro Dickens!
    Si sente comunque tutto il suo genio nell'ironia e nell'irriverenza dei personaggi e delle situazioni, ma tutte queste caricature, tutto questo umorismo, il continuo parodiare mi hanno reso pesante il continuare a leggere.
    L'arzillo vecchietto Pickwick con la sua eccentricità e bizzarria non mi ha conquistata.
    Preferisco di gran lunga i romanzi più seri in cui la denuncia dei mali dell'epoca e la contestazione all'ingiustizia sociale sono più tangibili.

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  • 4

    Delizioso

    Ma Charles ma scusa ma perché i libri non li hai fatti tutti come questo? Sei diventato un piagnone, da ragazzo eri così simpatico.

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  • 4

    Proprio dura...ma...

    Ce l' ho fatta!
    Mille pagine di ironia, caricature, satira in compagnia di una singolare brigata, con in testa una umoristica, allegra, saggia figura di uomo dotto, dall' "eloquio scelto": Mr. Pickwic ...continue

    Ce l' ho fatta!
    Mille pagine di ironia, caricature, satira in compagnia di una singolare brigata, con in testa una umoristica, allegra, saggia figura di uomo dotto, dall' "eloquio scelto": Mr. Pickwick.
    Ne è valsa la pena entrare nel loro mondo così lontano ma capace di intrattenerci piacevolmente ancora oggi.
    Rimarranno a lungo nel ricordo gli amici pickwickiani con la loro attitudine a sorridere, ma anche a riflettere; a ridicolizzare l' ipocrisia, la falsa pietà, la religiosità sbandierata ma non vissuta, i meschini e ottusi pregiudizi.

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  • 5

    Mi rispecchiano molto i caratteri di questi signori imbranati, dotati di spirito di osservazione del naturale, e amore per gli scorci più belli (umani e naturali) e che risolvono tutti i loro problemi ...continue

    Mi rispecchiano molto i caratteri di questi signori imbranati, dotati di spirito di osservazione del naturale, e amore per gli scorci più belli (umani e naturali) e che risolvono tutti i loro problemi buttando soldi a destra e a manca.

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  • 4

    Sono partita con l'aspettativa di sorridere molto, se si tratta di un romanzo umoristico uscito dalla penna, seppur acerba, di un certo Dickens non posso che essere sempre positiva.
    Nei primi capitoli ...continue

    Sono partita con l'aspettativa di sorridere molto, se si tratta di un romanzo umoristico uscito dalla penna, seppur acerba, di un certo Dickens non posso che essere sempre positiva.
    Nei primi capitoli ho preso coscienza del fatto che forse non mi sarei "divertita" come credevo, ho fatto conoscenza con i quattro personaggi principali e li ho seguiti nelle loro avventure rocambolesche, ho notato fin da subito l'acerbità dell'opera e i difetti, purtroppo il romanzo risente del fatto di essere stato pubblicato a puntate, ogni capitolo è quasi un'avventura a se stante e, oltre ai personaggi, ha ben poco in comune con quello precedente.

    Le impressioni iniziali non erano delle migliori: il romanzo stenta a prendere piede e si capisce subito che il circolo Pickwick è solo un pretesto per mettere in scena i diversi personaggi.
    Così conosciamo immediatamente il presidente del circolo e i suoi tre accompagnatori, li accompagniamo capitolo per capitolo nella loro avventura alla scoperta dei più diversi animi umani e per lo più assistiamo a incidenti i cui malcapitati saranno proprio i quattro protagonisti: il signor Pickwick, il signor Winkle, il signor Snodgrass e il signor Tupman.
    Ora, uno dei difetti maggiori del romanzo, dovuto sicuramente alla giovinezza dello scrittore, ahimé sta proprio nei personaggi: purtroppo ad eccezione di Pickwick i suoi tre compari sono solo delle piccole macchiette facili da dimenticare, se all'inizio incuriosiscono perchè si dimostrano con i fatti proprio il contrario di quello di cui si vantano (mi ricordo per esempio dello sportivo Winkle che non sa montare a cavallo o del poeta Snodgrass che non compone nemmeno un verso) man mano vengono lasciati da parte dallo stesso scrittore che, credo, si sia reso conto della loro debolezza. Certo saranno partecipi e avranno un loro finale ma l'entrata in scena del vero comico pickwickiano li metterà in ombra.

    Il punto di svolta sta proprio nell'arrivo del personaggio comico dickensiano per eccellenza: quell'onesto domestico alle dipendenze del signor Pickwick in onore del quale è stato forgiato il famoso termine "wellerismo", Sam Weller.
    Con il suo, immagino, accento cockney fa del suo umorismo e del suo sarcasmo un'arma vincente: ogni discussione e ogni dialogo saranno accesi dai suoi motti, irriverenti e non, e sarà proprio la sua ironia a far sorridere anche quel lettore che per la prima metà del romanzo si sarà sentito perplesso.
    Con la sua entrata in scena il miglioramento toccherà anche il protagonista del romanzo, nonostante fin da subito la sua figura spicchi sulle altre, non c'è dubbio che il fedele accompagnatore aiuterà l'evoluzione del personaggio che, a dirla tutta, saprà già da solo conquistarsi l'affetto del lettore.
    Pickwick è un anziano esponente della medio-alta borghesia che ormai conquistatosi una certa sicurezza economica vuole partire all'avventura, sempre gentile e garbato, è un emblema di generosità e di ingenuità che purtroppo lo porteranno ad essere spesso vittima di truffatori ma l'innata spontaneità e la profonda bontà del suo carattere gli porteranno però anche una fedele cerchia di amici, insomma è un personaggio che non potrà entrare nel cuore di ogni lettore.

    Ultimo personaggio che, a parer mio, deve essere ricordato è il truffatore che condizionerà dall'inizio alla fine l'avventura del povero Pickwick: Jingle. La sua entrata è particolare, sin dall'inizio si capisce che ci troviamo di fronte ad un personaggio ambiguo ed eccentrico, un uomo che inganna facilmente e i nostri ingenui viaggiatori si accorgeranno troppo tardi della sua pericolosità e continueranno a inseguirlo fino ad un inaspettato incontro. Devo confessare che mi ha ricordato vagamente Fagin soprattutto per la pietà che entrambi mi hanno suscitato a fine romanzo.

    Oltre all'entrata in scena di Weller credo che sia significativo anche l'episodio della causa legale Bardle-Pickwick per la quale il nostro povero protagonista viene ingiustamente accusato di aver ingannato la padrona di casa con una mancata promessa di matrimonio; dal processo sarà emessa una condanna di risarcimento che il nostro giusto e onesto Pickwick si rifiuterà di pagare, reputando la pena ingiusta, con la conseguenza di venir rinchiuso nella prigione dei debitori.
    Ho detto significativo perchè da questo momento in poi il registro del romanzo cambia ed è proprio qui che ho riconosciuto il Dickens che successivamente diverrà: il tema ricorrente della prigione per debiti si fa sentire e viene analizzato dall'interno attraverso capitoli cupi e ricchi di descrizioni della prigione e la sua miseria.

    Ce ne sarebbe ancora da dire, ma concludendo posso dire che Il circolo Pickwick risente dell'essere un romanzo a puntate e una prima opera, la storia diventa davvero interessante solo nella seconda metà e molti personaggi sono solo delle piccole macchiette...devo dire però che nonostante i difetti mi è piaciuto, sono arrivata all'ultimo capitolo e mano a mano che mi avvicinavo all'ultima pagina sentivo che qualcosa si stava perdendo, perchè l'amicizia tra Sam e Pickwick è una di quelle che tutti nella vita vorremmo e perchè per quanto quest'opera sia distante dal Dickens che più amo, questo autore ha sempre la capacità di sapermi scaldare il cuore.

    "- Benissimo! - Approvò Sam. - Ragione di più perchè abbiate sempre qualcuno vicino che vi capisce, che vi tiene allegro e in ordine. Se volete uno pùi fine di me, benissimo, prendetelo pure; ma salario o non salario, congedo o non congedo, con vitto e alloggio o senza, quel Sam Weller che avete preso nella vecchia locanda del Borough, starà sempre con voi, sia quel che sia e ci si mettano pure tutti a contrastarlo, nessuno riuscirà mai a impedirgliero!"

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  • 4

    Un libro con all’interno molti altri libri, creati dalle innumerevoi vicende di cui, il più delle volte, sono vittime i pickwickiani, un gruppo di filantropi capitanati dal signor Pickwick. Non spaven ...continue

    Un libro con all’interno molti altri libri, creati dalle innumerevoi vicende di cui, il più delle volte, sono vittime i pickwickiani, un gruppo di filantropi capitanati dal signor Pickwick. Non spaventatevi dalle molte pagine, equivoci surreali e divertenti si susseguono, capitolo dopo capitolo rendendo la lettura scorrevole in attesa che agli sventurati capiti qualcos’altro. Tutti maturano e traggono esperienza da ciò che gli accade e al ritorno a casa avranno stretto, profondi legami sia fra di loro che con chi il destino gli ha fatto incontrare.

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