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The Plot Against America

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Publisher: Vintage

4.0
(1268)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , Finnish , French , Dutch , Swedish , Catalan , Portuguese , Polish

Isbn-10: 0099478560 | Isbn-13: 9780099478560 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
When the renowned aviation hero and rabid isolationist Charles A. Lindbergh defeated Franklin Roosevelt by a landslide inthe1940 presidential election, fear invaded every Jewish household in America. Not only had Lindbergh publicly blamed the Jews for pushing America towards a pointless war with Nazi Germany, but, upon taking office as the 33rd president of the United States, he negotiated a cordial 'understanding' with Adolf Hitler. What then followed in America is the historical setting for this startling new novel by Pulitzer-prize winner Philip Roth, who recounts what it was like for his Newark family during the menacing years of the Lindbergh presidency, when American citizens who happened to be Jews had every reason to expect the worst.
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  • 4

    Quel che si dice un'ucronia. Storia-non storia basata su un evento non accaduto. Ma può una non storia non esistita non essere letteratura.
    Tutto questo scioglilingua per dire che sì, si può fare gran ...continue

    Quel che si dice un'ucronia. Storia-non storia basata su un evento non accaduto. Ma può una non storia non esistita non essere letteratura.
    Tutto questo scioglilingua per dire che sì, si può fare grande prosa su fatti inventati senza scadere nel banale e nel già immaginato, già detto.

    In sintesi: Roosvelt perde la terza elezione a presidente degli USA; vince il candidato repubblicano, che è anche un eroe nazional-popolare, che è anche (pare) un simpatizzante nazista nonché antisemita. E che, infine, è soprattutto Charles Lindbergh, quello della trasvolata New York-Paris e dello Spirit of St Louis.

    Roth invece è proprio Philip Roth, che vive a Newark, New Jersey e che nel 1942 ha 9 anni, con la famiglia di piccoli borghesi ebrei in una città di ebrei. E la cui vita cambia completamente senso quando le lusinghe, le cose non dette, le reticenze, le ambiguità dell'arianissimo e benpensante Lindbergh si riversano sulla popolazione ebraica americana come un'onda anomala di violenza e repressione.

    Perché anche l'America avrebbe potuto conoscere lager e pogrom, che la democraticissima America non era poi così diversa dalla vecchia, sfibrata Europa. Solo una sua copia riverniciata e più cinica, deidealizzata magari, ma sempre con l'orecchio ben rivolto a certi sommovimenti di pancia.

    L'idea di Roth, come sempre ben scritta e ben raccontata, è che non sono i grandi uomini a fare la storia, ma tutti gli uomini; non è il buon FDR a risolvere la situazione detronizzando Lindbergh, ma piuttosto le coscienze civili e democratiche degli americani, che riprendono il timone guidate, ma non costrette, da grandi singoli (FDR, La Guardia). E la storia va dove andare, a picco insieme alla Flotta del Pacifico a Pearl Harbour e poi in alto, a chissà quanti piedi di altezza, sulle ali dell'Enola Gay e sulla sommità del fungo di Hiroshima, sulla bandiera rossa sventolante sulle macerie fumanti di Berlino devastata.

    Forse ha ragione Roth, e gli anticorpi americani impedirono e impediranno sempre una deriva autoritaria oltre l'Atlantico, nel nome di questi ideali-feticcio che sono la democrazia, la libertà, l'individualismo.

    Però, mi chiedo, a che prezzo? Nel nome di chi, se non di una società dell'apparire, di uomini soli lasciati a sè stessi, completamente privi di certezze che non siano l'arricchimento e la scalata sociale, fondata su un abnorme strapotere militare?

    Una società che, mi pare evidente, sta andando a sfasciarsi contro un muro. Quella società non ha conosciuto dittature, la nostra ne ha create, ha costruito mostri di intolleranza, guerre civili, massacri, autoritarismi. Però abbiamo (avevamo?) uno Stato Sociale che gli americani si sognano. E una storia di millenni che lo giustificava. Gli ideali erano, alla fine, solo i legami che univano l'uno all'altra (e che ognuno tirava e disponeva come più credeva fosse meglio).

    Rimane comunque l'abilità di Roth nel raccontare e nello scrivere: poi si può essere d'accordo o meno, ma il gesto artistico rimane. Grande e non banale.

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  • 5

    Il mio primo libro di Roth. Letto tutto d'un fiato. Come sarebbe stato se..? La storia che incontra la fantasia. Una realistica fantasia che per fortuna, per sorte e per scelte, non si è verificata.
    D ...continue

    Il mio primo libro di Roth. Letto tutto d'un fiato. Come sarebbe stato se..? La storia che incontra la fantasia. Una realistica fantasia che per fortuna, per sorte e per scelte, non si è verificata.
    Da leggere!

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  • 4

    Quattro stelle e mezza, voto 9

    Non sono una che compra i libri a scatola chiusa, solo perché di quell’autore altri mi sono piaciuti. Un’occhiata alla quarta di copertina, alla prima pagina e ai commenti su Anobii ce la butto sempre ...continue

    Non sono una che compra i libri a scatola chiusa, solo perché di quell’autore altri mi sono piaciuti. Un’occhiata alla quarta di copertina, alla prima pagina e ai commenti su Anobii ce la butto sempre. Stavolta ho esitato parecchio, nonostante Roth sia decisamente nella mia top ten, perché l’argomento mi lasciava perplessa. Mi sbagliavo, e qui c’entra proprio il fatto che se uno è grande, può scrivere di tutto.
    Il romanzo è sorprendente perché, pur non arrivando fino in fondo, si tratta di un’ucronia. Il punto di partenza è semplice (per modo di dire): nel 1940, Franklin Delano Roosvelt perde le elezioni. Al suo posto viene eletto Charles Lindbergh, eroe dell’aviazione, trasvolatore atlantico, nonché simpatizzante di Hitler.
    Roth basa il romanzo su una documentazione storica poderosa, che mostra come effettivamente in America c’era una forte corrente isolazionista, che accusava gli ebrei di istigare il presidente a una guerra non americana. Da lì al razzismo, all’antisemitismo è un passo. Immaginiamo che un Lindbergh, bello, giovane, eroe nonché padre afflitto (il figlioletto era stato rapito e ucciso appena otto anni prima) si presentasse alle elezioni e volasse da una parte all’altra dell’America dicendo “io terrò al sicuro i vostri figli, non andremo in guerra, non ci saranno morti americani”. Credete che non avrebbe vinto a mani basse?
    Philip Roth parte da qui. I protagonisti del suo romanzo sono i componenti di una famiglia normale, la sua, ebrei americani di Newark, con io narrante se stesso, che all’epoca dei fatti era un bambino (Roth è nato nel 1933). Ne esce un romanzo inquietante, in cui l’escalation della follia è rappresentata a parere mio in maniera magistrale. Le cose cambiano piano piano, in maniera sottile, tutto è manovrato tirando i fili giusti, in modo che, senza nemmeno accorgersi, la società americana cambia dall’interno.
    Dicevo che Roth non ha spinto l’ucronia all’estremo limite, perché sceglie di far rientrare il corso degli eventi nella Storia, e con solo un anno di ritardo ci sarà Pearl Harbour. Ed è a questo punto che si scoprirà come tutto non è accaduto per caso, ma è stato preordinato, era un “complotto contro l’America” ed è fallito per puro caso. Lungi dal tranquillizzare, questo inquieta ancora di più.
    Credo che Roth abbia voluto mostrare ai suoi connazionali come tutto ciò che danno per scontato sia in realtà fragile, esposto a tutti i venti, specialmente se non se ne ha cura. E in questo senso ho letto il non continuare con l’ucronia, far rientrare gli eventi nella realtà storica: nel primo caso l’avremmo visto come un romanzo, un divertissement. Invece così diventa un monito: stavolta ci siamo salvati per miracolo. Non so spiegarlo meglio, ma è una sensazione forte.
    Qualcuno ha criticato la parte finale, e le ultime righe vere e proprie: invece a me non è dispiaciuto che, in mezzo a tutto quel che è accaduto, Philip mostri se stesso come un bambino, semplicemente un bambino.
    Libro non per tutti, specie la seconda parte, che può essere meno trascinante.
    Astenersi chi non ama Roth.

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  • 4

    Libro che non mi ha mai annoiato nonstante tratti di un argomento non proprio leggero.
    La vincenda è raccontata con gli occhi postumi di un bambino di nove anni, con una classica famiglia dell'epoca, ...continue

    Libro che non mi ha mai annoiato nonstante tratti di un argomento non proprio leggero.
    La vincenda è raccontata con gli occhi postumi di un bambino di nove anni, con una classica famiglia dell'epoca, madre casalinga e lavoratrice secondo estreme necessità, padre lavoratore e massiccio, fratello maggiore ribelle.
    Niente di nuovo, se non la trama ucronica dove vede come presidente degli stati uniti Lindbergh, personaggio storico davvero esistito che rifiuto le insistenze di candidarsi a presidente rispondendo che preferiva partecipare alla vita politica da privato cittadino, questa la realtà, ma la fantasia di Roth avrebbe potuto benissimo essere plausibile (forse meno il complotto dei nazisti all'America) se solo Lindbergh avesse accettato la proposta di candidarsi. Quì vediamo la famiglia Roth al centro di fatti storici falsi ma che sarebbero potuti succedere, e lo scrittore riesce indubbiamente a creare una pista storica plausibile sotto quasi tutti gli aspetti, grazie alle sue ottime capacità di scrittore e informazioni storiche.
    Il finale a mio avviso è stato troppo frettoloso. Si chiude bruscamente come avrebbe potuto chiudersi uno dei capitoli, ma l'appendice con la biografia base dei vri personaggi storici è stata una bella idea

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  • 4

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    è il secondo libro di Roth che leggo e mi sto appassionando a questo scrittore.
    La lettura non è sempre facile e scorrevole, ma il libro decolla con il passare delle pagine e mi sono trovato coinvolto ...continue

    è il secondo libro di Roth che leggo e mi sto appassionando a questo scrittore.
    La lettura non è sempre facile e scorrevole, ma il libro decolla con il passare delle pagine e mi sono trovato coinvolto in questa storia drammatica e intrigante che ci permette di riflettere sul passato e sul futuro.

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  • 4

    Fu la prima volta che vidi piangere mio padre. Una pietra miliare, nell’infanzia, quando le lacrime degli altri sono più insopportabili delle proprie.

    Voglio che ti lavi e vai a letto.
    A letto: come s ...continue

    Fu la prima volta che vidi piangere mio padre. Una pietra miliare, nell’infanzia, quando le lacrime degli altri sono più insopportabili delle proprie.

    Voglio che ti lavi e vai a letto.
    A letto: come se il letto, come luogo di calore e di conforto, piuttosto che come incubatrice di paure, esistesse ancora.

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  • 4

    Historia ficción

    Nada que reprochar a una gran novela de uno de los grandes. El tema es original y atrevido, planteado con realismo aunque ahora nos parezca disparatado pensar que los Estados Unidos de América pudiera ...continue

    Nada que reprochar a una gran novela de uno de los grandes. El tema es original y atrevido, planteado con realismo aunque ahora nos parezca disparatado pensar que los Estados Unidos de América pudieran haber derivado hacia una alianza con Hitler y llegar incluso a colaborar en el exterminio de los judíos, no debemos ver la historia como algo predeterminado, ocurriendo siempre lo que tenía que ocurrir. La historia es pasado y los hechos no se pueden cambiar, pero muchas otras cosas podrían haber ocurrido y otras muchas se podrían haber evitado. Plantearse que hubiera pasado si... es un ejercicio que tenemos que seguir haciendo para tratar de conseguir que ocurra aquello que menos nos perjudique. Dicho esto, el libro de Roth es impecable, sobre todo la parte costumbrista de la vida de los judíos en USA. La parte político histórica está muy bien planteada, aunque al final se enturbie un poco, quizá para dejarnos que sigamos elucubrando otros que hubiera pasado si alternativos.

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