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The Plot Against America

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Publisher: Vintage

4.0
(1281)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , Finnish , French , Dutch , Swedish , Catalan , Portuguese , Polish

Isbn-10: 0099478560 | Isbn-13: 9780099478560 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
When the renowned aviation hero and rabid isolationist Charles A. Lindbergh defeated Franklin Roosevelt by a landslide inthe1940 presidential election, fear invaded every Jewish household in America. Not only had Lindbergh publicly blamed the Jews for pushing America towards a pointless war with Nazi Germany, but, upon taking office as the 33rd president of the United States, he negotiated a cordial 'understanding' with Adolf Hitler. What then followed in America is the historical setting for this startling new novel by Pulitzer-prize winner Philip Roth, who recounts what it was like for his Newark family during the menacing years of the Lindbergh presidency, when American citizens who happened to be Jews had every reason to expect the worst.
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  • 4

    Un buon romanzo ucronico.

    Con quest'altro capitolo della sua sterminata opera, Roth abbandona in parte le tematiche che gli sono abituali per cimentarsi con la narrativa di genere, in particolare con l'ucronia. L'ucronia è il ...continue

    Con quest'altro capitolo della sua sterminata opera, Roth abbandona in parte le tematiche che gli sono abituali per cimentarsi con la narrativa di genere, in particolare con l'ucronia. L'ucronia è il genere narrativo che consiste nell'immaginare all'interno di una situazione storica definita una deviazione che cambi completamente la direzione degli avvenimenti, e nel ricostruire quindi in modo rigoroso il mondo che ne consegue.

    In questo "Il complotto contro l'America" Roth immagina che l'America (in bilico tra interventismo visto come necessario di fronte alle nefandezze fasciste e spinte isolazioniste antisemite sempre più forti) con l'elezione alla presidenza degli Stati Uniti dell' aviatore Lindbergh (tanto eroico quanto razzista), scelga la seconda opzione, di fatto lasciando la Russia e l'impero britannico soli nel loro cimento anti hitleriano.

    Il romanzo (quasi inevitabilmente quando si parla del genio del grande scrittore di Newark) è autobiografico: prorpio dalla metropoli della East Coast e proprio da un ragazzino di nome Philip Roth viene vissuto l'esponenziale presentarsi al mondo di un micidiale incubo. L'incubo dell' instradarsi della grande nazione americana in una direzione fascistoide, nera strada verso l'inferno resa in tutti i suoi particolari con un realismo politico e sociale, ma anche con una immaginazione visionaria che non può non mostrare al lettore un nuovo talento dello scrittore che non si era visto in altre opere.

    Ma non si può ridurre Philip Roth al solo ruolo di scrittore di racconti di genere: "Il complotto contro l'America" deve essere letto nell'ottica del pensiero dello scrittore e del ruolo che ricopre all'interno di tutta la sua opera. Ho avuto la netta sensazione che il vero tema del romanzo sia una riflessione profonda sulla paura della distruzione che gli ebrei della diaspora hanno sempre condiviso, senza che quelli americani facessero eccezione per il solo fatto di vivere forse nel paese più libero del Novecento. Inganno dopo inganno, forzatura dopo forzatura, provocazione dopo provocazione, la svastica sembra ricoprire con la sua ombra anche la bandiera americana, ed ogni ebreo sembra vivere questa minaccia a suo modo: chi nella speranza (sappiamo bene quanto falsa) che la tirannia fascista possa conoscere un limite, chi nella spinta di un moto di rivolta, chi nell'ansiosa ricerca di una via di fuga.

    Sembra quasi secondario che dopo anni di tormentosa sofferenza alla ipotetica famiglia Roth questa scelta sia risparmiata (dall'impeto d'orgoglio di una grande nazione come l'America, che non può accettare di piegare il capo alla barbarie schifosa delle idee di Mussolini e di Hitler): il libro dà il suo meglio nelle pagine che parlano dei momenti di terrore e di speranza che alternandosi sfiniscono lo spirito degli ebrei riducendoli passivi a tutto, in modo analogo a quanto accadde nella realtà in quegli anni in Europa.

    Questo non è un grande libro perchè entra nel genere letterario dell' Ucronia in maniera pressochè perfetta. Questo è un grande libro perchè getta uno sguardo come sempre lucidissimo sul terrore della minaccia nazista, e rende non più così ingenua ma anzi molto umana la paralisi di chi quella minaccia se la vede crescere davanti, sospeso tra ansia di fuga, spirito di rivolta e passiva rassegnazione.

    Mi è sembrata un po' goffa ed affrettata la celebrazione della vittoria dello spirito americano sulle tentazioni fasciste, interpretata dai grandi Frankin Delano Roosevelt e Fiorello LaGuardia (decisamente il vecchio ebreo non riesce a fare a meno di guardare all'Italia, nel bene e nel male): ma questo potrebbe essere un segno di debolezza dovuto a quell'irresistibile desiderio di integrazione che sempre pervade le opere di Roth.

    Non è il miglior libro possibile che si possa leggere del vecchio di Newark, secondo me. La lo stile come sempre perfetto, il tema ucronico reso in modo eccelente, e la profonda riflessione sulla minaccia della Shoah la rendono comunque una ottima lettura.

    said on 

  • 4

    Con la lettura scopro per la prima volta l'esistenza della parola ucronia, ovvero di un genere letterario storico/fantastico che si basa "sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito ...continue

    Con la lettura scopro per la prima volta l'esistenza della parola ucronia, ovvero di un genere letterario storico/fantastico che si basa "sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale".
    Nel caso specifico Roth immagina che le elezioni presidenziali americane del 1940 siano vinte dal repubblicano Charles Lindbergh (anziché dal democratico Franklin D. Roosevelt), famoso aviatore e riconosciuto antisemita/filonazista. Si assiste impotenti, quindi, alla lenta instaurazione d'uno stato fascista negli U.S.A. e alle conseguenze che questo può avere nei confronti di tutti gli ebrei cittadini americani.
    Non poteva che essere un capolavoro, ragazzi; ché io a Philip darei anche il mio culo vergine. No aspettate, questa forse non si doveva dire...

    said on 

  • 5

    En 1940 Roosvelt se enfrentó al candidato a la Presidencia de EEUU del partido republicano, Lindbergh. La historia aparece en los manuales: Roosvelt venció y EEUU acabó entrando a combatir en la Segun ...continue

    En 1940 Roosvelt se enfrentó al candidato a la Presidencia de EEUU del partido republicano, Lindbergh. La historia aparece en los manuales: Roosvelt venció y EEUU acabó entrando a combatir en la Segunda Guerra Mundial. La posibilidad que plantea esta novela de Roth es qué hubiese sucedido si en lugar de vencer Roosvelt, lo hubiese hecho su contrincante, de quien se temía que simpatizaba con el partido nazi.
    Una obra para la que agotarían los calificativos. Tejida con extrema precisión y con un acierto por parte del autor. Al mismo tiempo que se cuentan los hechos históricos (ficticios) se narra la historia de cómo las decisiones del nuevo gobierno pro-nazi afecta a las familias judías.
    Una lectura necesaria a a pesar de su final un poco abrupto (y quizá con el que discrepo).

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  • 3

    Ucronia portami via! Cosa sarebbe successo se, negli States della prima meta' del '900, avesse vinto le elezioni il reazionario, antisemita, eroe dell'aviazione Lindbergh? Il sostanziale filonazismo d ...continue

    Ucronia portami via! Cosa sarebbe successo se, negli States della prima meta' del '900, avesse vinto le elezioni il reazionario, antisemita, eroe dell'aviazione Lindbergh? Il sostanziale filonazismo di costui che riflessi avrebbe avuto sulle vite degli ebrei americani e in generale sulle vite degli all american boys? Su questo canovaccio Roth tesse la trama fatta di note autobiografiche, di documentazione storica, di tanti (troppi) personaggi della cronaca americana di allora, il tutto retto dalla consueta prosa impeccabile. Il grande buco nero di questo lavoro e', a mio modesto parere, che la tesi della sostanziale refrattarieta' della societa' americana ai fascismi sia del tutto arbitraria e non adeguatamente argomentata. La conferma indiretta viene dai dubbi, piu' o meno consapevoli, che l'autore stesso manifesta lanciandosi in un finale quantomeno frettoloso e francamente inverosimile, frutto piu' che altro di una trovata alla deus ex machina.

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  • 3

    Recensione della Biblioteca Galattica

    scheda completa:
    http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/complotto_contro_l_america.html

    Il romanzo è un'opera ucronica ambientata tra gli anni 1940 e 1942 negli Stati Uniti. L'evento chiave che po ...continue

    scheda completa:
    http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/complotto_contro_l_america.html

    Il romanzo è un'opera ucronica ambientata tra gli anni 1940 e 1942 negli Stati Uniti. L'evento chiave che porta gli eventi su un binario parallelo rispetto a quello che conosciamo è la mancata vittoria di Roosvelt alla elezioni del 1940, dove nella realtà ottenne il terzo mandato presidenziale. In questo "universo parallelo" viene sconfitto da Lindbergh, il famoso aviatore, noto per le sue simpatie filo-naziste e che in questo scenario viene nominato per acclamazione come candidato repubblicano alla Casa Bianca.
    Lindbergh riesce a conquistare la vittoria elettorale grazie alla sua fervente campagna isolazionistica, promettendo di tenere fuori l'America e i suoi ragazzi dal conflitto europeo e accusando invece Roosvelt e i democratici di essere dei guerrafondai. Il principale movimento di sostegno a Lindbergh, "America First", non è certo estraneo da un certo clima antisemita che sembra prendere piede negli Stati Uniti specialmente dopo la vittoria elettorale del candidato repubblicano. Il governo Lindbergh mantiene le promesse, perseguendo una politica di neutralità nei confronti della Germania e del Giappone, se non addirittura intessendo legami di amicizia con questi paesi.
    Il protagonista, e voce narrante, del romanzo è il giovane Philip Roth medesimo, l'autore, un ragazzino di una famiglia della piccola borghesia ebraica dello stato di New York. La narrazione degli eventi politici procede in parallelo con la vita e le problematiche della famiglia Roth e della comunità ebraica dando un'interessante prospettiva e uno scorcio sulla storia e sulla società americana degli anni '40 e in particolare sulla quotidianità di una famiglia ebra in quel periodo.
    Non siamo di fronte ad un'opera prettamente fantascientifica; anzi, specialmente per il tono, il ritmo narrativo, i contenuti medesimi, il romanzo appartiene chiaramente al filone "mainstream"; tuttavia, sicuramente, gli appassionati delle opere di fantapolica o storia alternativa possono apprezzare il libro in questione e per questo motivo lo segnaliamo in queste pagine.
    Unica grossa pecca, a nostro parere, il finale confusionario, frenetico, affrettato, dove in poche pagine viene fornita al lettore una prospettiva del tutto nuova sull'intera narrazione avvenuta fino a quel momento. Altrettanto artificialmente, il binario alternativo viene fatto rientrare nel solco storico che tutti ben conosciamo, quasi che tutto quello accaduto in questo universo parallelo nei due anni oggetto di narrazione alla fine fosse irrilevante o quasi.

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  • 4

    Quel che si dice un'ucronia. Storia-non storia basata su un evento non accaduto. Ma può una non storia non esistita non essere letteratura.
    Tutto questo scioglilingua per dire che sì, si può fare gran ...continue

    Quel che si dice un'ucronia. Storia-non storia basata su un evento non accaduto. Ma può una non storia non esistita non essere letteratura.
    Tutto questo scioglilingua per dire che sì, si può fare grande prosa su fatti inventati senza scadere nel banale e nel già immaginato, già detto.

    In sintesi: Roosvelt perde la terza elezione a presidente degli USA; vince il candidato repubblicano, che è anche un eroe nazional-popolare, che è anche (pare) un simpatizzante nazista nonché antisemita. E che, infine, è soprattutto Charles Lindbergh, quello della trasvolata New York-Paris e dello Spirit of St Louis.

    Roth invece è proprio Philip Roth, che vive a Newark, New Jersey e che nel 1942 ha 9 anni, con la famiglia di piccoli borghesi ebrei in una città di ebrei. E la cui vita cambia completamente senso quando le lusinghe, le cose non dette, le reticenze, le ambiguità dell'arianissimo e benpensante Lindbergh si riversano sulla popolazione ebraica americana come un'onda anomala di violenza e repressione.

    Perché anche l'America avrebbe potuto conoscere lager e pogrom, che la democraticissima America non era poi così diversa dalla vecchia, sfibrata Europa. Solo una sua copia riverniciata e più cinica, deidealizzata magari, ma sempre con l'orecchio ben rivolto a certi sommovimenti di pancia.

    L'idea di Roth, come sempre ben scritta e ben raccontata, è che non sono i grandi uomini a fare la storia, ma tutti gli uomini; non è il buon FDR a risolvere la situazione detronizzando Lindbergh, ma piuttosto le coscienze civili e democratiche degli americani, che riprendono il timone guidate, ma non costrette, da grandi singoli (FDR, La Guardia). E la storia va dove andare, a picco insieme alla Flotta del Pacifico a Pearl Harbour e poi in alto, a chissà quanti piedi di altezza, sulle ali dell'Enola Gay e sulla sommità del fungo di Hiroshima, sulla bandiera rossa sventolante sulle macerie fumanti di Berlino devastata.

    Forse ha ragione Roth, e gli anticorpi americani impedirono e impediranno sempre una deriva autoritaria oltre l'Atlantico, nel nome di questi ideali-feticcio che sono la democrazia, la libertà, l'individualismo.

    Però, mi chiedo, a che prezzo? Nel nome di chi, se non di una società dell'apparire, di uomini soli lasciati a sè stessi, completamente privi di certezze che non siano l'arricchimento e la scalata sociale, fondata su un abnorme strapotere militare?

    Una società che, mi pare evidente, sta andando a sfasciarsi contro un muro. Quella società non ha conosciuto dittature, la nostra ne ha create, ha costruito mostri di intolleranza, guerre civili, massacri, autoritarismi. Però abbiamo (avevamo?) uno Stato Sociale che gli americani si sognano. E una storia di millenni che lo giustificava. Gli ideali erano, alla fine, solo i legami che univano l'uno all'altra (e che ognuno tirava e disponeva come più credeva fosse meglio).

    Rimane comunque l'abilità di Roth nel raccontare e nello scrivere: poi si può essere d'accordo o meno, ma il gesto artistico rimane. Grande e non banale.

    said on 

  • 5

    Il mio primo libro di Roth. Letto tutto d'un fiato. Come sarebbe stato se..? La storia che incontra la fantasia. Una realistica fantasia che per fortuna, per sorte e per scelte, non si è verificata.
    D ...continue

    Il mio primo libro di Roth. Letto tutto d'un fiato. Come sarebbe stato se..? La storia che incontra la fantasia. Una realistica fantasia che per fortuna, per sorte e per scelte, non si è verificata.
    Da leggere!

    said on 

  • 4

    Quattro stelle e mezza, voto 9

    Non sono una che compra i libri a scatola chiusa, solo perché di quell’autore altri mi sono piaciuti. Un’occhiata alla quarta di copertina, alla prima pagina e ai commenti su Anobii ce la butto sempre ...continue

    Non sono una che compra i libri a scatola chiusa, solo perché di quell’autore altri mi sono piaciuti. Un’occhiata alla quarta di copertina, alla prima pagina e ai commenti su Anobii ce la butto sempre. Stavolta ho esitato parecchio, nonostante Roth sia decisamente nella mia top ten, perché l’argomento mi lasciava perplessa. Mi sbagliavo, e qui c’entra proprio il fatto che se uno è grande, può scrivere di tutto.
    Il romanzo è sorprendente perché, pur non arrivando fino in fondo, si tratta di un’ucronia. Il punto di partenza è semplice (per modo di dire): nel 1940, Franklin Delano Roosvelt perde le elezioni. Al suo posto viene eletto Charles Lindbergh, eroe dell’aviazione, trasvolatore atlantico, nonché simpatizzante di Hitler.
    Roth basa il romanzo su una documentazione storica poderosa, che mostra come effettivamente in America c’era una forte corrente isolazionista, che accusava gli ebrei di istigare il presidente a una guerra non americana. Da lì al razzismo, all’antisemitismo è un passo. Immaginiamo che un Lindbergh, bello, giovane, eroe nonché padre afflitto (il figlioletto era stato rapito e ucciso appena otto anni prima) si presentasse alle elezioni e volasse da una parte all’altra dell’America dicendo “io terrò al sicuro i vostri figli, non andremo in guerra, non ci saranno morti americani”. Credete che non avrebbe vinto a mani basse?
    Philip Roth parte da qui. I protagonisti del suo romanzo sono i componenti di una famiglia normale, la sua, ebrei americani di Newark, con io narrante se stesso, che all’epoca dei fatti era un bambino (Roth è nato nel 1933). Ne esce un romanzo inquietante, in cui l’escalation della follia è rappresentata a parere mio in maniera magistrale. Le cose cambiano piano piano, in maniera sottile, tutto è manovrato tirando i fili giusti, in modo che, senza nemmeno accorgersi, la società americana cambia dall’interno.
    Dicevo che Roth non ha spinto l’ucronia all’estremo limite, perché sceglie di far rientrare il corso degli eventi nella Storia, e con solo un anno di ritardo ci sarà Pearl Harbour. Ed è a questo punto che si scoprirà come tutto non è accaduto per caso, ma è stato preordinato, era un “complotto contro l’America” ed è fallito per puro caso. Lungi dal tranquillizzare, questo inquieta ancora di più.
    Credo che Roth abbia voluto mostrare ai suoi connazionali come tutto ciò che danno per scontato sia in realtà fragile, esposto a tutti i venti, specialmente se non se ne ha cura. E in questo senso ho letto il non continuare con l’ucronia, far rientrare gli eventi nella realtà storica: nel primo caso l’avremmo visto come un romanzo, un divertissement. Invece così diventa un monito: stavolta ci siamo salvati per miracolo. Non so spiegarlo meglio, ma è una sensazione forte.
    Qualcuno ha criticato la parte finale, e le ultime righe vere e proprie: invece a me non è dispiaciuto che, in mezzo a tutto quel che è accaduto, Philip mostri se stesso come un bambino, semplicemente un bambino.
    Libro non per tutti, specie la seconda parte, che può essere meno trascinante.
    Astenersi chi non ama Roth.

    said on 

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