The Plot Against America

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Publisher: Vintage

3.9
(1388)

Language: English | Number of Pages: 391 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , Finnish , French , Dutch , Swedish , Catalan , Portuguese , Polish

Isbn-10: 0224074539 | Isbn-13: 9780224074537 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio CD , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
When the renowned aviation hero and rabid isolationist Charles A. Lindbergh defeated Franklin Roosevelt by a landslide in the 1940 presidential election, fear invaded every Jewish household in America. Not only had Lindbergh, in a nationwide radio address, publicly blamed the Jews for selfishly pushing America towards a pointless war with Nazi Germany, but, upon taking office as the 33rd president of the United States, he negotiated a cordial 'understanding' with Adolf Hitler, whose conquest of Europe and whose virulent anti-Semitic policies he appeared to accept without difficulty. What then followed in America is the historical setting for this startling new novel by Pulitzer-prize winner Philip Roth, who recounts what it was like for his Newark family - and for a million such families all over the country - during the menacing years of the Lindbergh presidency, when American citizens who happened to be Jews had every reason to expect the worst.
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  • 4

    Bisogna tornare ad avere dimestichezza con i libri di Roth, e per averla bisogna continuare a leggerli, non bloccarsi impunemente - come ho fatto io - per piu' di un anno. Perche' poi il fiato di cui ...continue

    Bisogna tornare ad avere dimestichezza con i libri di Roth, e per averla bisogna continuare a leggerli, non bloccarsi impunemente - come ho fatto io - per piu' di un anno. Perche' poi il fiato di cui si ha bisogno per leggere queste lunghe frasi, che compongono architetture sottili e disegnano letterature e mondi, viene a mancare e sembra che questi siano libri complicati e complessi, mentre sono solamente un richiamo a quanto di bello possiamo trovare, senza necessariamente dover viaggiare in mondi fantasy o navigare lungo storie improbabili, in questo magico e doloroso calderone della nostra vita.
    Poi questo è anche un romanzo ucronico e ho dunque imparato almeno una parola nuova. Poi ho cercato anche iattanza, che ho sempre inteso in modo errato. Infine, Roth scriveva del presente già nel 2004 e questo fa di lui un mago almeno altrettanto potente di Alan Moore.

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  • 4

    L'avevo letto dieci anni fa e mi piacque moltissimo. Adesso ne parlano come un libro profetico. Ed è stato bello rileggerlo anche per riflettere su cosa esattamente, razionalmente, si possa intendere ...continue

    L'avevo letto dieci anni fa e mi piacque moltissimo. Adesso ne parlano come un libro profetico. Ed è stato bello rileggerlo anche per riflettere su cosa esattamente, razionalmente, si possa intendere con profetico quando si parla di un romanzo. Roth ha immaginato l'elezione di un presidente degli Stati Uniti (il trasvolatore Lindbergh) che alla vigilia della Seconda guerra mondiale, facesse una sorta di patto con Hitler e schierasse gli USA su una posizione di isolamento protetto e di neutralità. Ha immaginato come, mettendo in discussione i valori fondativi degli Stati Uniti, si potesse coagulare un consenso vero, largo, sulla base della scelta di difendere la pace e la gioventù americana da ogni coinvolgimento con una guerra orribile, lontana e che "non ci riguarda". Anche al prezzo di chiudere gli occhi davanti alla barbarie, a Hitler, all'antisemitismo. L' "America First" fu inventato allora. In questo senso e su diversi aspetti di linguaggio e di contenuto l'assonanza, rispetto al trumpismo isolazionista e protezionista, per quanto parziale c'è, evidente e sorprendente.

    Roth innesta non solo il racconto della finzione con quella storico, ma ha anche la capacità di fare un'analisi politica e sociologica (per esempio del ruolo della comunità ebraica nella società americana, quella civile e quella politica) mettendo coerentemente insieme i dati storici con quelli inventati. Reimpasta la storia americana così bene che distinguere il vero dal falso per tanti aspetti è difficile.
    Al punto che, sul piano formale, fa riflettere sul modo in cui funziona il romanzo, la finzione narrativa, come strumento non solo e non tanto di previsione, quanto di indagine e conoscenza della realtà. Roth si mette in cammino nella direzione indicata dalla sua fantasia, dall'imput distopico e si muove seguendo rigorosamente un binario, un percorso da cui non scarta: è sempre logico, consequenziale. I fatti, i discorsi, le atmosfere emotive individuali e collettive, sembrano come dipanarsi dall'innesco da soli, come fossero il frutto di una una reazione a catena, di una sequenza di cause ed effetti. E così diventa possile osservare pezzi di realtà, anche di quella che verrà (ad esempio appunto un certo modo di essere e di sentire dell'America di Trump), come ri-prodotte in un laboratorio, in purezza, in condizioni ideali. Che sono appunto le condizioni create dall'arte, dalla fantasia creativa tradotta in parole. Il profetismo o quello che scambiamo per tale nasce da questa rigorosa metodologia che è quella fondante della creatività narrativa, dell'arte del raccontare. Almeno, quando è applicata a queste altezze.

    E così si possono osservare le dinamiche della mente e quelle sociali che si generano quando l'anomalo, l'imprevisto irrompe nelle vite. Ad esempio cosa può produrre la paura; come la paura e il senso di colpa possano essere tramutati in esclusione e rabbia (verso il diverso, "l'altro da noi"); come il ritorno ad una incontaminata ed isolata "purezza" etnica e religiosa protetta, possa apparire l'unica via di salvezza; come i fatti possano essere letti con visuali diametralmente opposte, ma altrettanto legittime e fondate (fu scritto all'epoca della guerra con l'Iraq e il tema pace-guerra, coinvolgimento-neutralità verso un dittatore lontano è importante nella genesi del libro); come le diverse letture rimescolano le appartenenze, le solidarietà. Utilissimo anche a capire cosa sta accadendo oggi. Non solo in America.

    E ancora, si può vedere benissimo il modo in cui la Storia, "l'implacabile imprevisto", entra dentro le case, modifica le persone; si può vedere il modo in cui quelle che molto dopo, nei libri, nelle ricostruzioni vengono descritte come epopee, siano prima viste e vissute come disastri individuali e famigliari, di cui, vivendoli, si fa fatica a vedere il senso e a trovarci dentro il torto e la ragione.
    "Il complotto contro l'America" è sopratutto un libro sull'infanzia. In particolare su quel momento in cui l'infanzia non è ancora finita, ma sta per finire. E il mondo comincia all'improvviso a sembrarti un posto molto diverso da come te lo eri rappresentato: con i buoni e i cattivi, le regole, le cose belle incasellate in uno schedario di certezze, le mitologie famigliari ancora scolpite nella pietra, il senso di protezione che da tutto questo te ne viene e che ti serve a esorcizzare la paura di sentirti uno troppo piccolo e che non sa troppe cose.
    Poi arriva un Lindbergh, la paura fa impazzire tutti e scopri che non è vero, che anche tra le mura di casa tutto è fragile, incerto, da interpretare. Scopri persino che "sfuggire" ai confini, alle regole, alle mitologie, alle classificazioni, alle protezioni non solo può essere una soluzione, ma ha anche un suo irresistibile fascino. E si affaccia il sospetto che la partita della vita si gioca tutta lì. Ovviamente, il padre è l'epicentro di questo terremoto. Lì si concentrano le macerie. Perché Roth, insieme col sogno infantile di onnipotenza, manda in frantumi il sogno americano dei padri.

    Tutte queste considerazioni non devono nascondere la ragione principale per cui vale la pena sempre di leggere un romanzo di Philip Roth e cioè che la sua pagina, l'incastro delle frasi a volte complesse, a volte dirette e taglienti, con cui costruisce il racconto è sempre un piacere da veder scorrere. Un grande.

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  • 4

    Il complotto contro l'America

    Qualcuno ha definito questo romanzo come il parto di un “Roth minore”. Ma sarà davvero così?
    In questo caso, il grande Philip indossa – almeno per una volta – i panni dell’intrattenitore, lasciando un ...continue

    Qualcuno ha definito questo romanzo come il parto di un “Roth minore”. Ma sarà davvero così?
    In questo caso, il grande Philip indossa – almeno per una volta – i panni dell’intrattenitore, lasciando un pochino da parte la sua abituale mansione di caustico analista dell’America contemporanea.
    Inoltrandosi in un racconto distopico, ci mette davanti una questione già trattata in passato da altri scrittori (si pensi, ad esempio, a “Fatherland” di Harris): come sarebbe andata a finire se gli Stati Uniti non fossero intervenuti nel secondo conflitto mondiale?
    Un ragazzino ebreo – che si chiama, per l’appunto, Philip Roth - è la voce narrante di questo curioso racconto, nel quale l’autore immagina una situazione del tutto alternativa alla rielezione di Roosevelt: l’incarico presidenziale attribuito a Charles Lindbergh, il quale basa il suo programma sulla politica del “non-intervento”, oltre che su principi antisemiti e filonazisti, che lo rendono immediatamente inviso ai genitori di Philip e a gran parte della popolazione ebraica.
    Il romanzo mostra fino in fondo la fragilità dell’apparato democratico statunitense, sviscerando fino in fondo le problematiche che possono condurre all’instaurazione di un regime totalitario, assolutista e liberticida: l’odio razziale, il fanatismo e l’intolleranza.
    Purtroppo, la nascita di un partito Nazista in America, l'antisemitismo di Lindbergh, le aggressioni del Ku-Klux-Klan ed il “Bund” di matrice teutonica erano fatti reali ed assodati (illuminante, a questo proposito, è il Poscritto del libro): i germi di un evoluzione totalitaria degli USA erano già presenti e perfettamente in grado di destabilizzare un regime democratico. E alla fine della fiera, se ci pensiamo bene, sarebbe bastato ben poco per trasformare la storia del ventesimo secolo: il “non intervento” americano avrebbe – forse - trasformato il mondo in un’apologia nazista su vasta scala.
    Si tratta, a mio parere, di un romanzo da leggere: ben scritto, arguto ed in grado di allargare l’orizzonte di un lettore a volte un po’ troppo pigro, forse per la forzata abitudine di adagiarsi sulla normalità del “sentito dire”.

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  • 3

    Cosa sarebbe successo se.... Se Lindbergh, il noto aviatore, si fosse candidato e avesse vinto le elezioni a presidente USA ai tempi di Hitler (anni 30-40)? Lindbergh era infatti noto per le sue simpa ...continue

    Cosa sarebbe successo se.... Se Lindbergh, il noto aviatore, si fosse candidato e avesse vinto le elezioni a presidente USA ai tempi di Hitler (anni 30-40)? Lindbergh era infatti noto per le sue simpatie filo naziste e per il suo antisemitismo. E' possibile immaginare un ribaltamento dello scenario mondiale e un deterioramento delle condizioni di vita per gli ebrei in America, un dilagare anche nella buona America delle stesse idee razziste che circolavano ovunque in Europa e certamente, in modo sotterraneo anche oltreoceano.
    Questo è il terreno da cui nasce Complotto contro l'America. Devo dire che pur apprezzando Roth moltissimo, questo romanzo non mi ha entusiasmato nè nell'idea nè nei contenuti nè nella forma. Certo Roth scrive bene e rende la vicenda politica e familiare molto credibile.
    Ma, non so. Mi sembra di cattivo gusto immaginare i guai della famiglia Roth in un periodo in cui le famiglie ebree nel resto d'Europa se la passavano così male e fantasticare su una vicenda dai contorni tuttora oscuri che ha portato a Lindbergh stesso tanto dolore. Mii sembra un libro abbastanza fuori luogo pur nel suo spirito americano.
    Mi sembra anche stupido pensare di essere superiori come paese, come moralità, come gente al resto del mondo e supporre che comunque le cose in America troveranno sempre un argine nel buon senso della gente e nella sua volontà di bene, che certi orrori non potranno mai verificarsi in America, anche se questa idea in un certo senso fa onore a Roth, è tenera in un uomo intelligente come lui. E' un libro troppo vicino alla realtà per introdurre l'elemento Ubik alla Dick. Il Simpatizzante che ho appena letto narra di una vicenda storica, la guerra in Vietnam, ma introduce l'elemento irrazionale e in qualche modo astratto dato dalla follia dei campi di rieducazione che pure sono effettivamente esistiti in tutti i paesi comunisti ma nella loro farneticazione sembrano uscire dal registro del racconto storico.Invece questo romanzo di fantapolitica è troppo realistico, troppo "autobiografico". Non mi piace il fatto che un romanzo con un tema razziale ampio e con una base di fanta politica tocchi soprattutto una famiglia o due. Soprattutto il romanzo suona falso. Insomma, questo non è il mio Roth preferito.
    Forse ora sarebbe il momento per lui di riscrivere Un complotto contro l'America sulla base delle ultime news dall'America azzardando un finale alla Dick o riproponendo la sua fiducia a priori al suo paese per rassicurare chi non ha la stessa fiducia a priori.

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  • 3

    “E come l’elezione di Lindbergh non avrebbe potuto chiarirmi meglio, lo svolgersi dell’imprevisto era tutto.
    Preso alla rovescia, l’implacabile imprevisto era quello che noi a scuola studiavamo col no
    ...continue

    “E come l’elezione di Lindbergh non avrebbe potuto chiarirmi meglio, lo svolgersi dell’imprevisto era tutto.
    Preso alla rovescia, l’implacabile imprevisto era quello che noi a scuola studiavamo col nome di «storia», la storia inoffensiva dove tutto ciò che nel suo tempo è inaspettato, sulla pagina risulta inevitabile. Il terrore dell’imprevisto: ecco quello che la scienza della storia nasconde, trasformando disastro in un’epopea"

    Riletto in questi giorni sull’onda delle elezioni presidenziali in USA.

    Pur facendo gli opportuni e necessari distinguo tra la situazione descritta da Roth e la situazione che si è venuta a determinare negli USA con la elezione di Donald Trump a 45° Presidente degli Stati Uniti d’America ho trovato questo romanzo — che definirei tra l’autobiografico e il fantapolitico — scritto da Roth nel 2004 straordinariamente attuale ed anche molto inquietante perchè non può non farci riflettere sui pericoli che la democrazia corre in ogni momento della storia e su quanto nessun Paese al mondo possa essere ritenuto immune da pericoli di derive autoritarie.

    Pur non essendo Il complotto contro l’America — almeno a mio parere — uno di quelli che personalmente considero i Grandi Romanzi di Roth (Pastorale americana, La macchia umana, Ho sposato un comunista) lo ritengo tuttavia, pur con i suoi alti e bassi, con alcuni momenti di stanca ed alcuni snodi narrativi non perfettamente risolti un libro che, per la ricostruzione degli ambienti, per la caratterizzazione dei personaggi, per l'approfondimento delle dinamiche sociali un libro di alta qualità nella produzione narrativa del grande scrittore americano.

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  • 2

    C'è poco da fare, non mi è piaciuto.
    Mi sono detto: è un Pulitzer, ci sarà qualcosa di buono. Proviamoci.
    L'idea è bella, cosa sarebbe successo se Lindbergh avesse vinto le elezioni e avessimo avuto u ...continue

    C'è poco da fare, non mi è piaciuto.
    Mi sono detto: è un Pulitzer, ci sarà qualcosa di buono. Proviamoci.
    L'idea è bella, cosa sarebbe successo se Lindbergh avesse vinto le elezioni e avessimo avuto un'america filonazista negli anni 40, ma poi le conseguenze di questa scelta sfumano in un finale sospeso e non sono ben approfondite se non per il fatto che gli ebrei sono bersagliati e vabbè, non mi sembra una conclusione che richiedesse molta fantasia.
    I personaggi sono effettivamente reali e coerenti, ma quelli interessanti e potenziali (Sandy, la madre) sono lasciati ai margini, e nessuno è realmente approfondito.
    La scrittura non mi è piaciuta affatto: non è difficile da leggere, è semplicemente gratuitamente intorcinata, con subordinate e parentesi indentate ma senza valore aggiunto, forse pensa che lo paghino a subordinate? A volte si accorge da solo di aver esagerato e di aver perso il filo, ci mette un punto e riprende il soggetto della frase prima. Ma puoi?
    Il ritmo è terribile, lento ed estenuante, non succede quasi nulla per quasi tutto il tempo, l'unica parte con un po' di ritmo è la parte di cronaca dopo la scomparsa di Lindy, ma si vede che si accorge di essere diventato interessante e torna indietro alla famiglia e alla palla.
    L'atmosfera cupa è invece indovinata e corretta, condita dalla lentezza estenuante aiuta il lettore a sentirsi un po' perseguitato.
    Insomma, si vede che io i Pulitzer non li capisco, ma trovo che di libri sugli ebrei ce ne siano di molto migliori, di libri scritti meglio ce ne siano a manciate, di libri di fantapolitica e di futuri distopici ce ne siano a vagonate di migliori, quindi perché farsi male con questo?
    Come sempre bisognerebbe dare un'altra possibilità all'autore, ma siccome ho letto 3 pagine di Pastorale Americana e mi sono caduti i maroni tanto quanto, mi sa che Roth mi vedrà dopo la pensione...

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  • 4

    Un libro attualissimo vista la recente nomina di Trump a presidente dell'America. Una storia fantastica ma che evidenzia il dramma vissuto, nella realtà, in Europa negli stessi anni del romanzo ai dan ...continue

    Un libro attualissimo vista la recente nomina di Trump a presidente dell'America. Una storia fantastica ma che evidenzia il dramma vissuto, nella realtà, in Europa negli stessi anni del romanzo ai danni della comunità ebraica. Intenso e ben tracciati i personaggi.

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  • 5

    Nonostante sembra che non sia uno dei migliori libri di Roth, io l'ho adorato. Una America immaginaria, dove Lindbergh (il temibile bellissimo e fascistissimo Lindy, l'aviatore) diventa Presidente al ...continue

    Nonostante sembra che non sia uno dei migliori libri di Roth, io l'ho adorato. Una America immaginaria, dove Lindbergh (il temibile bellissimo e fascistissimo Lindy, l'aviatore) diventa Presidente al posto di Roosevelt. Un America intollerante, razzista e antisemita, alleata di Hitler: vista dagli occhi infantili del piccolo Philip. Il romanzo è una autobiografia fantapolitica, in cui Philip dá un ritratto impietoso del fratello Sandy, nella realtà famoso disegnatore pubblicitario, soggiogato dalla retorica fascista di Lindbergh.
    Travolgente. In particolare, ho adorato il padre, patriota americano fino al midollo, che individuava gli antisemiti in 2 minuti netti (capacità che purtroppo ho anche io, e che mi fa soffrire).

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  • 4

    La guerra, il secondo conflitto mondiale visto attraverso gli occhi di un bambino ebreo e della sua famiglia. Un bambino americano lontano dalle bombe e dalle persecuzioni, ma pur sempre appartenente ...continue

    La guerra, il secondo conflitto mondiale visto attraverso gli occhi di un bambino ebreo e della sua famiglia. Un bambino americano lontano dalle bombe e dalle persecuzioni, ma pur sempre appartenente ad una famiglia ebrea. Ad un certo punto le domande: è possibile che in America si instaurino dittatura e persecuzione? La carta costituzionale sarà abbastanza forte da resistere ai venti dittatoriali che soffiano dall'Europa? E' da qui che parte il romanzo dove Roth immagina un'altra storia, non più Roosvelt presidente ma Lindbergh, non più l'interventismo americano ma un patto di non belligeranza e una stritzzatina d'occhio alla potenza tedesca e al suo antisemitismo (incidenti, aggressioni, omicidi, Ku Klux Klan). Le ragioni del nuovo presidente e delle sue scelte saranno spiegate nel finale e tutto ritornerà normale (forse). La lettura di questo romanzo è godibilissima, ma d'altronde da Roth non ci si poteva aspettare di meno e il merito dell'opera è farci comprendere che nessuno è al sicuro, che nessuna nazione, per quanto si professi democratica, è al sicuro dalle persecuzioni e dall'odio nei confronti delle sue minoranze o del nemico di turno. Il dolore e la paura delle famiglie Roth sono il dolore e la paura di tutti i perseguitati nel mondo, di tutti i ghettizzati, di tutti quelli di cui abbiamo timore solo perché non facciamo un passo verso di loro per capirli.

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  • 2

    Puó deludere gli appassionati di Roth

    Come già scritto da altri, libro intermittente, dispersivo con qualche tratto in accelerazione al quale subentrano inspiegabili momenti di logorante divagazione narrativa.
    L´atmosfera cupa e angoscios ...continue

    Come già scritto da altri, libro intermittente, dispersivo con qualche tratto in accelerazione al quale subentrano inspiegabili momenti di logorante divagazione narrativa.
    L´atmosfera cupa e angosciosa è un punto di forza del reale biografico che si innesta sul surreale socio politico di questo romanzo ma a me non e´ sembrata ben calibrata e alla fine ne sembra stanco ed esausto anche l´autore. Lo scrivere meraviglioso di Roth affiora continuamente ma diventa faticoso apprezzarlo e abbandonarsi ad esso.
    Si, credo che si possa ammettere tranquillamente che ... può deludere anche gli entusiasti di Roth, come me.

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