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The Possibility of an Island

By Michel Houellebecq

(10)

| Paperback | 9780753821183

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Book Description

Who, among you, deserves eternal life? Daniel is a highly successful stand-up comedian who has made a career out of playing outrageously on the prejudices of his public. But at the beginning of the twenty-first century, he has begun to detest laughte Continue

Who, among you, deserves eternal life? Daniel is a highly successful stand-up comedian who has made a career out of playing outrageously on the prejudices of his public. But at the beginning of the twenty-first century, he has begun to detest laughter in particular and mankind in general. Despite this, Daniel is unable to stop himself believing in the possibility of love. A thousand years on, war, drought and earthquakes have decimated the earth and Daniel24 lives alone in a secure compound - his only companion, a cloned dog named Fox. Outside, the remnants of the human race roam in packs, while Daniel24 attempts to decipher his predecessor's history. In a nightmarish vision of the implosion of the modern world, he, like his predecessor attempts to fathom the meaning of love, sex, suffering and regret.

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  • 9 people find this helpful

    L'eternità non è per tutti

    Laghi interni salati e dune mutevoli in una terra prosciugata, ecco l’ultimo orizzonte, l’approdo selvatico che
    Houellebecq offre all’uomo occidentale esausto, ormai privo della capacità d’amare e del sentimento del dolore.
    Una storia affascinante e ...(continue)

    Laghi interni salati e dune mutevoli in una terra prosciugata, ecco l’ultimo orizzonte, l’approdo selvatico che
    Houellebecq offre all’uomo occidentale esausto, ormai privo della capacità d’amare e del sentimento del dolore.
    Una storia affascinante e ben narrata, lungo un arco temporale di appena due millenni, fra cronaca, storia e visioni fantascientifiche, il percorso epico di un uomo che attraversa tutta la fase traumatica della mutazione della specie.
    Daniel non sa cosa lo attende quando la sua noia lo condurrà ad aderire ad una setta esoterica che riesce a realizzare un programma di clonazione umana su larga scala.
    E’ un uomo rudimentale che trova lenimento alle sue frustrazioni solo attraverso una sessualità compulsiva, a tratti comica, dominata da un desiderio mai appagato di possesso del corpo femminile.
    A ben vedere un erotomane senza eros.
    Nel suo profilo, nella sua psicologia, l’autore trova il pretesto per descrivere ed analizzare in profondità i caratteri decadenti dell’ideologia occidentale, quelli dell’individualismo proprietario che ha consentito la prodigiosa costruzione delle nostre torri di Babele, ma che in sé possedeva i germi dell’autodistruzione.
    Spesso alle pagine di Houellebecq si attribuiscono cinismo e aridità, trovo invece che sotto la sua scrittura acida covino le braci di uno sguardo amorevole sulla possibilità di una salvezza, attraverso il fuoco di una rigenerazione.
    In fondo l’autore prefigura un nuovo umanesimo, dove ciascuno, spogliato del proprio ego, non diviene che la pagliuzza dorata di un’unica luce, di una sola stella che viaggia in un cosmo siderale, misterioso e ancora tutto da scoprire.

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    sul Bonito di Jasper..un tempo... said on Oct 6, 2014 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    La pietà di houllebecq nei confronti del genere umano mi strazia. Può nasconderla dietro tutto il cinismo e la becera sensualità che gli pare, riempirla di peli, di cazzi, di culi, mi strazia. La sua pietà è la sua grandezza. e a parte questo, molto ...(continue)

    La pietà di houllebecq nei confronti del genere umano mi strazia. Può nasconderla dietro tutto il cinismo e la becera sensualità che gli pare, riempirla di peli, di cazzi, di culi, mi strazia. La sua pietà è la sua grandezza. e a parte questo, molto divertente il modo in cui il protagonista nella prima parte del libro ricalca Dieudonnè, il comico francese antisemita che tanto fece incazzare hollande, trasformandolo in un personaggio nostro malgrado irresistibile.

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    barbara said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Suppongo che i rivoluzionari siano coloro che sono in grado di accettare consapevolmente la brutalità del mondo e di risponderle con una brutalità maggiore. Non avevo semplicemente quel tipo di coraggio. Però ero ambizioso....."

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    Capodepedra said on Jul 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    4 stelle anche se il nichilismo dell'autore mi ha fatto incazzare tanto, ma tanto, ma tanto

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    Lanoviaroja said on Jul 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Si erano tutti abituati a una vita squallida e poco modificabile, si erano abituati a disinteressarsi più o meno dell'esistenza reale e a preferirle il suo commento; li capivo, ero stato nella stessa situazione" (p. 305). Autoritratto di ogni scritt ...(continue)

    "Si erano tutti abituati a una vita squallida e poco modificabile, si erano abituati a disinteressarsi più o meno dell'esistenza reale e a preferirle il suo commento; li capivo, ero stato nella stessa situazione" (p. 305). Autoritratto di ogni scrittore?

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    Stefano68 said on May 14, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    “Il mare è sparito, come la memoria delle onde. Disponiamo di documenti sonori e visivi; nessuno ci consente di provare veramente l’attrazione ostinata che pervadeva l’uomo, come testimoniano tante poesie, davanti allo spettacolo in apparenza rip ...(continue)

    “Il mare è sparito, come la memoria delle onde. Disponiamo di documenti sonori e visivi; nessuno ci consente di provare veramente l’attrazione ostinata che pervadeva l’uomo, come testimoniano tante poesie, davanti allo spettacolo in apparenza ripetitivo dell’oceano che si frangeva sulla sabbia. Non siamo in grado nemmeno di capire l’eccitazione della caccia e dell’inseguimento delle prede; né l’emozione religiosa né quella specie di frenesia immobile, senza oggetto, che l’uomo designava sotto il nome di estasi mistica.” (cit.)

    ***

    Ho distillato pazientemente le sensazioni post-lettura. Realizzo che uno dei desideri più impellenti da un po’ di tempo a questa parte, assieme a quello utopico dei capelli che si messinpiegano autonomamente, è stato proprio quello di volermi imbattere in un romanzo come questo Houellebecq.

    Quest’opera è pervasa da una visione cinica, oltremodo cinica, della società contemporanea e narra di scenari fantascientifici post-umani con una trama assolutamente originale e sconquassante.

    Gli uomini non ci sono più. Al loro posto, i neoumani, esseri evoluti in quanto preservati dal pericolo di provare sentimenti, quindi completamente immuni alle passioni e a qualsiasi tipo di pulsione. I neoumani sono esseri autotrofi, a differenza degli uomini si alimentano come le piante, avviando processi di fotosintesi clorofilliana. Non devono cibarsi di carne o altri alimenti, solo di zollette di sali minerali. Non conoscono il dolore di un amore, di un tradimento, non sono più in grado di apprezzare la piacevolezza di una poesia, il calore di un abbraccio o di un amplesso. Non ridono, non piangono, non si struggono. Guidati dalla solerte autorità della Sorella Suprema, un’autorità astratta che detta leggi per un’esistenza armonica, i neoumani sono dislocati in varie parti della Terra, soli, ognuno nella sua sede, con il suo terminale, con un cane a fare loro da compagnia e con il compito di commentare autobiografie dei vecchi umani.

    Il romanzo si articola in una serie di racconti in prima persona che assemblati coinvolgono il lettore in una sorta di rimpiattino tra una descrizione succinta e amorfa di un neoumano alla 25esima generazione, Daniel25, e quella del suo predecessore umano, Daniel, la cui autobiografia mantiene il tessuto piacevole della confessione emotiva dei vari eventi che gradualmente hanno portato alla scomparsa degli uomini e delle passioni le quali essi si portavano appresso nella loro tormentata costituzione.

    Daniel era un virtuoso della recitazione, un dissacratore e anche preda di due amori importanti. Al vertice della sua carriera di attore e di sceneggiatore, viene per caso a conoscenza di una setta che professa la dottrina dell’elohimitismo, ossia il culto degli Elohimiti, una sorta di alieni che, una volta che fossero stati onorati degnamente dagli uomini con la costruzione di lussuose ambasciate ed edifici portentosi , avrebbero riservato a questi mortali adepti l’iniziazione all’immortalità, da attuarsi concretamente con la clonazione e più esattamente con la donazione di una porzione di DNA da preservarsi per la nascita del clone successivo. Come ogni setta oscura, anche questa è strutturata attraverso rituali efferati e profondamente amorali.

    Una volta entrati nel nucleo del plot, la narrazione è un profluvio di vicende che sembrano voler ammonire l’umanità tesa a cannibalizzarsi, a distruggere se stessa, l’umanità che per quanto profondamente debole è anche di una crudeltà virale, è materialista e ipnotizzata dal raggiungimento della ricchezza e del potere.

    Ma i neoumani non sono così forti e freddi e imperturbabili come dovrebbero essere. Si inteneriscono leggendo le belle pagine che i mortali e - nello specifico quelle dell’allora attore Daniel - scrivono sulle emozioni, sugli incontri con l’altro sesso, sulla tempesta di sospiri che il da loro ignoto concetto di amore scatena. Nondimeno, questi neoumani rammendano sempre la loro corazza di indifferenza ritenendo che:

    “probabilmente l’amore, come la pietà secondo Nietzsche, non era mai stato altro che una finzione sentimentale inventata dai deboli per colpevolizzare i forti, per introdurre dei limiti alla loro libertà e alla loro ferocia naturali”. (cit.)

    Questo libro è magnifico, inietta riflessioni disincantate ma nel contempo fa emozionare per quella possibilità di uno scarto, di una redenzione, per la possibilità di un’isola, di un moto di umanità. Il titolo così bellamente sfoggiato sulla copertina verrà felicemente ritrovato dal lettore nel libro una sola volta, nel posto giusto e, nei lettori più sensibili, o forse è meglio dire in quelli più ingenui e facilmente sommovibili, farà commuovere, come è successo a me e come testimonia il mio appunto “lacrime” a margine della pagina.

    Non posso aggiungere altro che Houllebecq è sicuramente un rappresentante insigne della letteratura contemporanea e che ha con questo libro dilatato il contorno ristretto delle mie visioni, la mia modesta Weltanschauung e ciò prima ancora di leggere che ha avuto una vita inquieta, che ha vissuto un periodo di disoccupazione, di depressione, di solitudine, senza per questo non eccellere nell’esternare il suo mondo interiore. Come tutti i letterati, come tutte le anime in pena.

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    Elisabetta Cassone said on Mar 8, 2014 | 2 feedbacks

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