The Postman Always Rings Twice

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Publisher: Pan Books

3.9
(830)

Language: English | Number of Pages: 128 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Spanish , Catalan , French , Chi simplified , Dutch

Isbn-10: 0330263129 | Isbn-13: 9780330263122 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Library Binding , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Book Description
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  • 4

    Verité romanesque

    I - Ma questo è il brutto, a giocare col diavolo. [p. 121]

    "...Ci siamo rivoltati uno contro l'altro".
    "Be', siamo pari, no?"
    "E' pari, ma guardaci adesso. Eravamo in cima a un monte. Stavamo così in ...continue

    I - Ma questo è il brutto, a giocare col diavolo. [p. 121]

    "...Ci siamo rivoltati uno contro l'altro".
    "Be', siamo pari, no?"
    "E' pari, ma guardaci adesso. Eravamo in cima a un monte. Stavamo così in alto, Frank. Abbiamo avuto tutto, là fuori, quella notte. Non sapevo di poter provare una cosa così. E ci siamo baciati e quella cosa l'abbiamo chiusa dentro di noi, che ci restasse per sempre, a qualunque costo. Non c'erano due persone al mondo che avessero avuto tanto. E poi siamo caduti giù. Prima tu, poi io. Sì, siamo pari. Siamo insieme, qua sotto. Ma non più lassù in alto. Il nostro bel monte è sparito." [p. 90]

    "...Siamo incatenati uno all'altro, Cora. [...] Io ti amo, Cora. Ma l'amore, quando c'è dentro la paura, non è più amore. E' odio." [p. 113]

    II - con il cielo sopra di noi, e l'acqua intorno [p. 121]

    "Ci baceremo domani sera, se torno. E saranno baci belli, Frank. Non da ubriachi. Baci con dei sogni dentro. Baci che vengono dalla vita, non dalla morte."
    "D'accordo". [p. 115]

    said on 

  • 3

    Rapido, duro, senza tanti fronzoli né nel linguaggio né nel racconto: è la storia di lui, lei, l'altro, e di come far fuori un lato dello scomodo triangolo cercando (ma non riuscendo) di uscirne inden ...continue

    Rapido, duro, senza tanti fronzoli né nel linguaggio né nel racconto: è la storia di lui, lei, l'altro, e di come far fuori un lato dello scomodo triangolo cercando (ma non riuscendo) di uscirne indenni. L'atmosfera rovente del deserto e del sud della California si sposa benissimo con la passione bruciante dei due protagonisti.
    Si legge in pochissimo, ma effettivamente Mildred Pierce era un'altra cosa.

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  • 3

    un buon romanzo pulp che vive della sua storia e della morbosità dei personaggi (oltre a una certa rapididtà nell'arrivare al nocciolo della questione che è tipica della serie B e che, obittivamente, ...continue

    un buon romanzo pulp che vive della sua storia e della morbosità dei personaggi (oltre a una certa rapididtà nell'arrivare al nocciolo della questione che è tipica della serie B e che, obittivamente, dona molto), funziona anche il linguaggio duro e pregmatico, ma il racconto è buono, ma limitato, il ritmo gestito il giusto all'inizio e nel finale, ma azzoppato nella pedissequa parte centrale del processo.

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  • 0

    Forse mi sono perso il postino

    Da "Il postino suona sempre sempre due volte" sono stati tratti almeno due o tre film, di cui uno è "Ossessione" di Visconti.
    Ecco: io questi film non li ho mai visti perché aspettavo di leggere il li ...continue

    Da "Il postino suona sempre sempre due volte" sono stati tratti almeno due o tre film, di cui uno è "Ossessione" di Visconti.
    Ecco: io questi film non li ho mai visti perché aspettavo di leggere il libro; e alla fine, dopo anni di procrastinazioni, ce l'ho fatta.
    Non che ci sia voluto troppo: è alto quanto mezza unghia, e in un giorno uno se lo porta a casa; e anche grazie ai capitoli brevi, congegnati in modo tale da invogliarti sempre e comunque a proseguire nella lettura.

    E in effetti il meccanismo narrativo funziona: semplice e ben congegnato come si confà al genere.
    La storia, poi, si presta a molteplici interpretazioni e riflessioni, senza esser solo intrattenimento fine a se stesso; e non ci sarebbe nulla di male, in realtà: solo che qui si parla di pena di morte, di giustizia, di violenza, di amore vissuto all'ombra del male e della violenza stessa, della propensione al male dell'essere umano, con accenni di "perturbante" (vedi: racconto fantastico ottocentesco à la Hoffman, ma anche Poe, ad esempio) che però non sfocia mai nel sovrannaturale. Sembrano cose banali, ma senz'altro non lo erano nell'America degli anni Trenta, qui raccontanta in una dimensione più prossima alla Grande depressione, dove l'American Dream va a farsi benedire.

    La vicenda dei due amanti, poi, mi ha ricordato molto "Therese Raquin" di Zola, nel quale ritornava anche, per ovvi motivi, l'elemento perturbante: quando ancora il naturalismo zoliano lasciava più spazio al romanzesco. E mi sembra strano non aver mai letto altrove di questa analogia, ma di sicuro mi sarò distratto io.

    Ultima cosa: la traduzione italiana, che per fortuna fa trasparire abbastanza bene lo stile crudo e asciutto di James M. Cain, sarebbe comunque un po' da rivedere. Alcune scelte le ho trovate abbastanza opinabili, altre incomprensibili, e una sta proprio nella frase finale.
    Chi è in possesso del libro vada pure a controllare.

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  • 3

    Tra cinema e geografia - 07 feb 16

    Confesso, preliminarmente ed a scanso di equivoci, che non ho visto né il film con Lana Turner e John Garfield del 1946 né quello del 1981 con Jessica Lang e Jack Nicholson. Anche se, come tutti, se n ...continue

    Confesso, preliminarmente ed a scanso di equivoci, che non ho visto né il film con Lana Turner e John Garfield del 1946 né quello del 1981 con Jessica Lang e Jack Nicholson. Anche se, come tutti, se n’è sempre sentito parlare. Come si sente parlare che questo libro avrebbe trasversalmente ispirato anche “Ossessione” di Luchino Visconti (con Clara Calamai e Massimo Girotti). Ma io parlo di libri, e di Cain ho letto con piacere quel bellissimo “Mildred Pierce”. Perciò, in questa estate caliente, ho deciso di portarmelo appresso, principalmente per la sua brevità, e quindi per la maneggevolezza dell’oggetto-libro. E nella tiepida estate baltica mi sono immerso nella torrida vicenda di Frank e Cora. Frank, sbandato giramondo, vivacchiando di qua e di là, si ritrova ad accettare un lavoro da aiutante presso Nick Pappadakis, un immigrato greco che gestisce la “taverna delle Due Querce”, insieme alla moglie Cora. Ovviamente, ed in poco tempo. Frank e Cora diventano amanti, pensano di costruirsi una vita insieme. E quale soluzione per avere un futuro libero davanti? Uccidere Nick senza esserne accusati. Il tentativo però è goffo, come tutto in Cora e in Frank. Lui aspetta in macchina che Cora dia una botta in testa a Nick che fa il bagno, così che questo possa essere preso per annegamento dopo malore. Ma mentre si sta svolgendo il misfatto, un poliziotto passa vicino alla Taverna guardando Frank con aria interrogativa, e subito dopo un gatto salta sui fili della luce scoperti, facendo saltare la corrente a tutta la zona. Cora è presa da rimorsi, porta Nick all’ospedale, e Frank se ne va per la sua strada, tornando a fare il vagabondo. Tuttavia a Frank manca la bella Cora. Torna, e la passione divampa nuovamente. Ed allora, ecco che proviamo un nuovo incidente. Questa volta di macchina, facendo ubriacare Nick, e simulando un’uscita di strada. Dove per poco anche Frank non ci lascia le penne. Qualcuno ha visto qualcosa, ma un astuto avvocato (ed è questa la parte migliore del libro), riesce ad imbastire una sottile linea di difesa, che porta la corte ad assolvere i due amanti dall’accusa di omicidio. Tuttavia, durante il processo, il loro rapporto è messo gravemente in crisi, ci sono momenti in cui dubitano reciprocamente delle rispettive correttezze e del rispettivo amore. Tornati alla taverna, Cora deve andare dalla madre ammalata, e Frank (si sa che l’uomo è cacciatore, ma Frank più che altro sembra succube della propria virilità) ha una storia con una signorina locale. Al ritorno, pur nel continuo comportamento cane-gatto, Frank &Cora sembrano ritrovare una prima dose di serenità. Minata però dai tentativi di ricatto di un losco figuro. Anche questo riescono a superare. Finalmente si sposano e Cora rimane incinta. Ci avviamo così a grandi passi verso l’epico finale. Cora ha le doglie, Frank prende la macchina per portarla in ospedale e… Ovviamente ha un incidente, ovviamente Cora muore, ovviamente Frank rimane ferito. E si riaprono i giochi che sembravano chiusi. Qui, inoltre, c’è la grande divaricazione tra libro e film, per cui non vi dirò come nel libro si evolverà la parte finale, che è tutta da seguire. Un mega-polpettone in meno di 150 pagine. Pensavo potesse essere più lungo, come sosteneva il grande Raymond Chandler, che, da Hollywood, aveva bollato il nostro Cain come un Proust dei poveri. Ma, tornando al libro, quello che rimane sempre un mistero, nonostante le spiegazioni che lo stesso Cain ha dato più volte (ed ogni volta diverse), è il titolo. Dato che nessun postino compare mai in tutto il libro. Personalmente, la versione cui do maggior credito è quella che fa riferimento alla vicenda di Ruth Snyder, che nel 1927, aiutata controvoglia dall’amante Judd, uccide il marito simulando un incidente. Ma la coppia viene smascherata, accusata, condannata e giustiziata. Tuttavia non è questa parte cui mi riferisco, anche se ci sono similitudini con il primo tentativo di uccidere Nick. Il collegamento è con il postino: Ruth aveva convinto il marito a stipulare un’assicurazione sulla vita, cambiandone poi le modalità, e convincendo altresì il postino che, nel caso arrivasse posta per lei, doveva suonare due volte. Forse, se avesse conosciuto il latino, poteva anche chiamarlo “Reptita non iuvant”, visto che a forza di ripetere azioni e situazioni, invece di migliorare, le cose peggiorano. Ripeto però che al fine, trovo leggibile e godibile lo scritto di Cain. Trovo la sua modalità interessante, per quella fine che da un senso a tutta la storia. E per quest’amore tra Frank e Cora, un’attrazione sessuale che non si può frenare. Tipica dell’immagine che abbiamo dell’America degli Anni Trenta.

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  • 4

    "Mi tirarono fuori dal carro di fieno che era mezzogiorno circa."

    (incipit)
    Un libro perfetto per un uggioso pomeriggio di fine estate che odora già d'autunno. Mentre nella mente scorrono inevitabili le immagini del film di Bob Rafelson, ci si lascia coinvolgere dal ...continue

    (incipit)
    Un libro perfetto per un uggioso pomeriggio di fine estate che odora già d'autunno. Mentre nella mente scorrono inevitabili le immagini del film di Bob Rafelson, ci si lascia coinvolgere dalla storia, non importa se già si sa come andrà a finire (ma il romanzo si conclude in un modo che ne giustifica meglio il titolo), ci si immagina nei panni di Cora, con il volto, lo sguardo e il corpo di Jessica Lange, o di Frank Chambers/Jack Nicholson a scelta, ci si abbandona a quelle atmosfere torbide che sanno di polvere, soldi, sesso, alcol e uova fritte… Chiuso il libro ci si stiracchia soddisfatti. Garantito.

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  • 4

    Trovato in soffitta in mezzo a polvere e ragnatele, si è rivelato un ottimo compagno di spiaggia. Crudo e privo di sentimentalismi; la storia cattura come la travolgente ed egoistica passione dei due ...continue

    Trovato in soffitta in mezzo a polvere e ragnatele, si è rivelato un ottimo compagno di spiaggia. Crudo e privo di sentimentalismi; la storia cattura come la travolgente ed egoistica passione dei due protagonisti. Un po' di tenerezza solo nelle ultime pagine....

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