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The Reader

By Bernhard Schlink

(106)

| Paperback | 9780375707971

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Book Description

Oprah Book Club® Selection, February 1999: Originally published in Switzerland, and gracefully translated into English by Carol Brown Janeway, The Reader is a brief tale about sex, love, reading, and shame in postwar Germany. Michael Be Continue

Oprah Book Club® Selection, February 1999: Originally published in Switzerland, and gracefully translated into English by Carol Brown Janeway, The Reader is a brief tale about sex, love, reading, and shame in postwar Germany. Michael Berg is 15 when he begins a long, obsessive affair with Hanna, an enigmatic older woman. He never learns very much about her, and when she disappears one day, he expects never to see her again. But, to his horror, he does. Hanna is a defendant in a trial related to Germany's Nazi past, and it soon becomes clear that she is guilty of an unspeakable crime. As Michael follows the trial, he struggles with an overwhelming question: What should his generation do with its knowledge of the Holocaust? "We should not believe we can comprehend the incomprehensible, we may not compare the incomparable.... Should we only fall silent in revulsion, shame, and guilt? To what purpose?"

The Reader, which won the Boston Book Review's Fisk Fiction Prize, wrestles with many more demons in its few, remarkably lucid pages. What does it mean to love those people--parents, grandparents, even lovers--who committed the worst atrocities the world has ever known? And is any atonement possible through literature? Schlink's prose is clean and pared down, stripped of unnecessary imagery, dialogue, and excess in any form. What remains is an austerely beautiful narrative of the attempt to breach the gap between Germany's pre- and postwar generations, between the guilty and the innocent, and between words and silence. --R. Ellis

516 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Non a caso...

    ... ne è stato tratto un film. Bellissimo.
    Leggere il libro dopo avere visto la pellicola toglie qualcosa.
    Ma anche aggiunge, entra in maggiore profondità ed evidenzia le emozioni,lo smarrimento, le difficoltà a capire dell'io narrante, del protagoni ...(continue)

    ... ne è stato tratto un film. Bellissimo.
    Leggere il libro dopo avere visto la pellicola toglie qualcosa.
    Ma anche aggiunge, entra in maggiore profondità ed evidenzia le emozioni,lo smarrimento, le difficoltà a capire dell'io narrante, del protagonista.
    Come è giusto che sia, una delle tante conseguenze disumanizzanti dell'olocausto, devasta pensiero e coscienze, anima e corpo e lascia dietro di sè solo cenere. E un pò di rispetto, anche per chi suo malgrado, ha compiuto molte delle sue terribili azioni quasi inconsapevolmente .
    E', comunque, un monumento all'espiazione che, nella sua esasperazione, quasi diventa un apologia dell'obbedienza ( ignorante ) a tutti i costi ad un regime spietato e sanguinario.
    Molto duro.

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    Jacobass2006 said on Aug 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Stupendo

    È uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Oltre al fatto che si legge in pochissimo tempo, ho amato il modo in cui vengono affrontati determinati temi. Spesso mi è sembrato di leggere un testo di Hannah Arendt, perché in certi punti l'autore ...(continue)

    È uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Oltre al fatto che si legge in pochissimo tempo, ho amato il modo in cui vengono affrontati determinati temi. Spesso mi è sembrato di leggere un testo di Hannah Arendt, perché in certi punti l'autore sembra riprendere le idee della filosofa. Inoltre i temi trattati sono tra i più disparati: olocausto, adolescenza, crescita, rapporti umani, letteratura (come catarsi e parte integrante dell'"amore"), ... Veramente un bel libro, che consiglierei assolutamente a tutti.

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    francyx96 said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Misticanza con crauti - 29 giu 14

    Ultimamente, nella mia fornita biblioteca, stanno entrando alcuni libri da cui sono stati tratti film (più o meno) famosi. Ho sempre pensato che queste due forme espressive siano disgiunte, e da giudicare nella loro specificità. Ciò nonostante, quand ...(continue)

    Ultimamente, nella mia fornita biblioteca, stanno entrando alcuni libri da cui sono stati tratti film (più o meno) famosi. Ho sempre pensato che queste due forme espressive siano disgiunte, e da giudicare nella loro specificità. Ciò nonostante, quando capitano punti di intersezione è anche inte-ressante annotare come, queste due espressioni, muovano diverse sensazioni, a fronte di una ma-teria omologa. Tutto questo panegirico per introdurre il bel libro di Schlink, e ricordarne l’interessante film che ne fu tratto nel 2008, dal titolo “The reader” con Ralph Fiennes e Kate Win-slet. E se nel film esce fuori prepotentemente la figura di Winslet – Hanna, tanto che prenderà l’Oscar, il libro tutto in diversa soggettiva, ne fa si uscire la problematica, ma anche i problemi ge-nerali dei tedeschi verso l’Olocausto. Comunque cominciamo con la solita tirata d’orecchi agli editor italiani che l’hanno ribattezzato “A voce alta”, dopo che in tutto il mondo il libro è intitolato come nell’originale tedesco, “Il lettore”. Perché si legge a voce alta? Ma non è la voce, il punto. È proprio l’azione di leggere. Venendo al libro, ha una sua struttura tripartita molto ben scandita. La prima parte è l’innamoramento e poi la storia d’amore tra Michael e Hanna. Lui sedici anni, lei qualche cosa in più di trenta. Lui va scuola, si sente male, lei lo aiuta. Comincia così prima una frequentazione. Poi sempre qualcosa in più. Fino ad una bella storia d’amore. Certo, è soprattutto Michael che è preso da Hanna. Ma è ben descritto il loro prendersi e litigare (meglio che nel film). Il tempo passa, Michael cresce, ed Hanna d un certo punto sparisce. Prima però, c’è tutto il tempo che il nostro ragazzo passerà a leggere libri ad alta voce alla sua bella. Stacco sulla seconda parte. Il ragazzo cresce, fa legge all’Università. E per un seminario partecipa da uditore ad un processo. Che coinvolge Hanna ed altre donne accusate di essere aguzzine di un lager durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui esce fuori la capacità giuridica dell’autore, anche lui avvocato, che ci fa par-tecipi del processo. Ma tutto dalla prospettiva di Michael che si interroga: perché Hanna fece quello che fece nel lager? Perché non si difende dalle accuse, molto labili, che le vengono mosse? Durante un insight sulla sua vicenda, il nostro capisce: Hanna non sa leggere. E questa “vergogna” è più forte della volontà di essere assolta. Michael, pur nolente, capisce e rispetta questa espiazione. Ed Hanna viene condannata all’ergastolo. Nella terza parte, vediamo il nostro cresciuto, poi sposato, divorziato, sempre problematico con le donne. Al fine l’unico legame che gli resta è proprio con Hanna. E comincia ad inviarle cassette con le sue letture. Fino alla grazia che dopo 18 anni riceve l’ergastolana. Michael finalmente la va a trovare. Scambi di sguardi. Possibilità di amicizia in tarda età. Ma Hanna rimane legata alla sua storia, e prima di uscire dalla prigione, si impicca. Prima di lasciarci Michael esaudisce l’ultimo desiderio della sua vecchia amante, devolvendo i denari di lei per un’associazione che si occupa di analfabeti. La seconda parte della storia, devo dire che è meglio resa nel film, dove lo scandire delle immagini, e delle letture di Michael, viene meglio in video che in scrittura. Quindi dire che tra libro e film c’è un sostanziale pareggio. Quello che esce più forte nel libro è forse la domanda (o le domande) sull’Olocausto. Quanti cittadini “normali” hanno fatto cose “anormali” in quegli anni? Esce forte quella banalità del male di cui parlava la Arendt nel suo bellissimo libro sul processo ad Eichmann (ma perché viene citato il poeta Auden dal nostro scrittore? C’è forse qualche poesia che mi sfugge?). E ci tormenta fino in fondo la domanda su quanto la vergogna di non saper leggere sia prevalente sul bisogno di espiazione di Hanna. Dov’è nasce il confine tra i due? Merito di Schlink di porre queste domande, e di porle dall’interno della Germania. Un ottimo libro, che narrando altro ci pone queste domande e ci riporta sempre lì, al conflitto tra obbedienza e follia. Consiglio a tutti la lettura (anche e soprattutto chi non ha visto il film).
    “Quand’ero ragazzo, io mi sentivo sempre o troppo sicuro o troppo insicuro. O mi vedevo total-mente incapace, insignificante e indegno, o pensavo che sarei riuscito in tutto e che tutto dovesse riuscirmi. Se mi sentivo sicuro potevo superare le più grandi difficoltà. Ma il minimo insuccesso bastava per convincermi della mia indegnità.” (57)
    “Siccome la verità di ciò che si dice, è ciò che si fa, si può anche fare a meno di dire.” (143)

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    Giogio53 said on Jun 29, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Rispetto al film - che è senz'altro un ottimo lavoro, complice anche la bravura dei protagonisti, ma pur sempre un "prodotto" hollywoodiano - il libro restituisce uno sguardo più personale, approfondito e sentito sulla riflessione etica, condotta a t ...(continue)

    Rispetto al film - che è senz'altro un ottimo lavoro, complice anche la bravura dei protagonisti, ma pur sempre un "prodotto" hollywoodiano - il libro restituisce uno sguardo più personale, approfondito e sentito sulla riflessione etica, condotta a tratti con piglio filosofico, che la storia irrimediabilmente porta con sé. I drammi del protagonista Michael Berg s'intrecciano con i drammi della storia collettiva in un modo che condizionerà per sempre la sua vita.
    Bellissimo, si districa bene in una questione spinosa e controversa senza optare per comode soluzioni. Schlink ha dato vita a un personaggio complesso che difficilmente dimenticherò.

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    The Secret History said on Apr 5, 2014 | Add your feedback

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