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The Rebel

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.3
(329)

Language:English | Number of Pages: 288 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Italian , Spanish , Portuguese , Chi simplified , Polish , Czech

Isbn-10: 0141182016 | Isbn-13: 9780141182018 | Publish date:  | Edition New Ed

Translator: Anthony Bower ; Contributor: Olivier Todd

Also available as: Hardcover

Category: Philosophy , Political , Social Science

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Book Description
"The Rebel" is Camus's attempt to understand the time 'I live in' and a brilliant essay on the nature of human revolt. Published in 1951, it makes a daring critique of communism, how it had gone wrong behind the Iron Curtain, and the resulting totalitarian regimes. It questions two events held sacred by the left wing, the French Revolution of 1789 and the Russian Revolution of 1917 that had resulted, he believed, in terrorism as a political instrument. In this towering intellectual document, Camus argues that hope for the future lies in revolt, which unlike revolution is a spontaneous response to injustice, and a chance to achieve change without giving up collective and intellectual freedom.
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  • 4

    "L’uomo può signoreggiare in sé tutto ciò che deve essere signoreggiato. Deve riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Dopo di che, i bambini moriranno sempre ingiustamente, anche in una società perfetta. Nel suo sforzo maggiore, l’uomo può soltanto proporsi di diminuire aritme ...continue

    "L’uomo può signoreggiare in sé tutto ciò che deve essere signoreggiato. Deve riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Dopo di che, i bambini moriranno sempre ingiustamente, anche in una società perfetta. Nel suo sforzo maggiore, l’uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo. Ma ingiustizia e sofferenza perdureranno, e per limitate che siano, non cesseranno di essere scandalo. Il “perché” di Dimitri Karamazov continuerà a risuonare, l’arte e la rivoluzione non moriranno se non con l’ultimo uomo." (p. 331)

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  • 5

    Enfin, ce l'ho fatta! Un libro splendido e importante, scritto in una prosa da grande letterato. Non solo un excursus culturale a tutto tondo sulla figura del ribelle (si passa da Sade a Rimbaud, i surrealisti,  i nichilisti russi, Nietzsche, la Rivoluzione Francese, il Marxismo, a ...continue

    Enfin, ce l'ho fatta! Un libro splendido e importante, scritto in una prosa da grande letterato. Non solo un excursus culturale a tutto tondo sulla figura del ribelle (si passa da Sade a Rimbaud, i surrealisti,  i nichilisti russi, Nietzsche, la Rivoluzione Francese, il Marxismo, alla rivolta nella letteratua e nelle arti figurative), ma una vera rilfessione filosofica sulla rivolta, la sua importanza morale e sociale e la sua differenza ontologica dalla rivoluzione.

    Si parla di grazia infranta, di coscienza individuale, di responsabilità, di giustizia e di solidarietà, in questo saggio, ecco perchè a mio avviso Camus, superato il nichilismo de “Il mito di Sisifo”, dove peraltro già riconosceva l'importanza di un agire personale giusto, qui è davvero latore di speranza e di ideali di sinistra, molto più dell'intellighenzia francese del tempo – Sartre in primis – che con questo libro si inimicò. E' anche un libro contro: le violenze di ogni natura e i Totalitarismi,che spesso le incarnano.

    La lacerazione profonda tra Sartre e Camus nacque dal fatto che Camus, dopo aver visitato l'Urss di Stalin, vide ed elaborò il suo pensiero di dissenso dai crimini staliniani. Sartre, che pur ne era a conoscenza come molti suoi colleghi, non sopportò che l'amico e compagno “usasse” questi argomenti – veri – che avrebbero screditato tutto l'esperimento socialista in atto in Russia. Lo scontro Camus Sartre è quindi ben altro di uno scontro ideologico o filosofico, è quello tra due mondi: la coscienza individuale vs l'appartenenza politica, la giustizia vs l'opportunismo, il valore dell'individuo e del suo sentimento critico vs l'acquiescente appartenenza a un Gruppo-Partito. Tra la comodità di far tacere la coscienza e la scomodità di ascoltarla e darle voce Camus scelse la seconda, un atto di coraggio che me lo ha sempre fatto preferire a Sartre.

    Nella sua riflessione Camus arriva a dire che la rivolta è l'unico atto che può dare un senso a un mondo privo di senso, è un atto creativo, profondamente vitale, animata com'è dal desiderio di ristabilire una giustizia infranta e riparare a un torto che si vede e non è detto che sia personale. L'uomo della rivolta, in quanto artefice di vita, non può uccidere, ma la rivolta porta spesso alla rivoluzione, che uccide per affermarsi e spesso uccide dopo per mantenersi come nuovo potere costituito. La contraddizione parrebbe insanabile. Invece Camus, con un vero atto di coerenza geniale, io credo, è uscito dall'impasse così: se il rivoltoso per ristabilire la grazia deve uccidere, deve farlo a patto di non essere carnefice ma vittima a sua volta, deve uccidere il tiranno e poi uccidersi, come i primi rivoluzionari russi.

    Ecco che la rivolta non può mai cristallizzarsi in rivoluzione, ma essere rivolta perpetua, quella della coscienza individuale, in primo luogo. Il ribelle è un uomo libero, coraggioso, cosciente e solidale, spesso è un uomo solo. Prometeo che dona la vita, non può diventare a sua volta tiranno, ma dopo aver donato la vita al mondo, deve sacrificare la sua stessa per non esser ingiusto. Un nichilismo più morale e di sinistra io non lo riesco ad immaginare. Oso dire che mi pare anche cristiano: “nessuno ama di più il prossimo suo di chi dà la vita per i propri amici”. Questo eroismo dell'assurdo ha fatto storcere il naso a molti, bollandolo di utopismo. E sia, a me piacciono gli utopisti, quelli che non si rassegnano, quelli che ci provano. L'utopista non cambierà il mondo, ma cambierà almeno se stesso, il suo tentativo dà un senso a tutta una vita e la nobilita: “piuttosto morire in piedi che vivere in ginocchio” e io applaudo. Mitico Camus. Viva Camus, viva Sisifo e quelli che ci provano!

    Insomma, un libro importante e molto attuale, contro com'è le massificazioni e l'appiattimento delle coscienze che impera nella nostra società. Il libro di un uomo onesto, complesso, umanissimo nelle sue debolezze presonali, ma coraggioso, “ingiusto e assetato di giustizia”, e perciò molto più marxista di tanti suoi ex amici. Le rivolte e le prese di posizione fuori dal coro hanno sempre un prezzo da pagare, Camus certo lo sapeva, ma come Sisifo io lo immagino felice. Io immagino il ribelle Camus espulso dal Gruppo Partito, solingo, bagnato dalla pioggia, battuto dal vento, ma se stesso, libero, compassionevole, coraggioso e felice! Bisogna immaginare Camus felice.

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  • 5

    Da lettore ingenuo mi chiedo come mai il pensiero di Camus è stato dimenticato. Questo è un testo fondamentale per capire il Novecento e chiarire le idee sulle correnti folosofiche che lo hanno attravesato e sulle tragedie che lo hanno funestato. Soprattuto è una filosofia mai astratta ma legata ...continue

    Da lettore ingenuo mi chiedo come mai il pensiero di Camus è stato dimenticato. Questo è un testo fondamentale per capire il Novecento e chiarire le idee sulle correnti folosofiche che lo hanno attravesato e sulle tragedie che lo hanno funestato. Soprattuto è una filosofia mai astratta ma legata profondamente alla vita. Un autore la cui lettura e rilettura mi entusiasma. Gli si perdonano certi passi un po' farraginosi e l'inevitabile inattualità di alcune pagine dovuta all'anno di composizione. Ma lo spirito con cui, in grande anticipo sui tempi, giudica le radici, storte, di cristianesimi e rivoluzioni social/comuniste, in nome di uno animus "rivoltoso" capace di interrogare l'uomo e la storia senza compromessi e col senso vivo della solidarietà tra gli uomini, è tuttora il meglio che la filosofia del novecento abbia prodotto.

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  • 3

    Credo che certi libri vadano letti quando è il loro momento. Forse ho aspettato troppo con questo, o forse è la scrittura di Camus che è qui più ermetica del solito. Ad ogni modo ho faticato troppo a cercare di decifrarlo, mentre con quelli precedenti era stato tutto più immediato. Sarebbe da ril ...continue

    Credo che certi libri vadano letti quando è il loro momento. Forse ho aspettato troppo con questo, o forse è la scrittura di Camus che è qui più ermetica del solito. Ad ogni modo ho faticato troppo a cercare di decifrarlo, mentre con quelli precedenti era stato tutto più immediato. Sarebbe da rileggere con mente più sgombra, chissà forse un giorno...

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  • 4

    Sorprendentemente attuale, frutto di una critica a volte spietata ai luoghi comuni del pensiero "militante" dei primi decenni del secondo dopoguerra, criticato ed inviso all'intellighentia francese (Sartre in testa) che mal sopportava l'aspra disillusione spiattellata sul cadavere dello storicism ...continue

    Sorprendentemente attuale, frutto di una critica a volte spietata ai luoghi comuni del pensiero "militante" dei primi decenni del secondo dopoguerra, criticato ed inviso all'intellighentia francese (Sartre in testa) che mal sopportava l'aspra disillusione spiattellata sul cadavere dello storicismo e del materialismo storico (non ancora di quello dialettico forse). Una svolta non solo personale, ma teoretica che attraversa la politica, la storia e l'arte dell' Europa sopravvissuta ad Hitler e Stalin. Per non morire soffocati dai propri sogni infranti.

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  • 3

    Contro i crumiri.

    Il romanzo, dice Camus, nasce insieme allo spirito di rivolta e traduce sul piano estetico la medesima ambizione.

    E difatti lui ha scritto un saggio.

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  • 5

    "Se la pena di morte generalizzata definisce la condizione degli uomini, la rivolta in certo senso è ad essa contemporanea. Nel tempo stesso che rifiuta la propria condizione mortale, l'uomo in rivolta rifiuta di riconoscere il potere che lo fa vivere in questa condizione".


    Uno dei miglior ...continue

    "Se la pena di morte generalizzata definisce la condizione degli uomini, la rivolta in certo senso è ad essa contemporanea. Nel tempo stesso che rifiuta la propria condizione mortale, l'uomo in rivolta rifiuta di riconoscere il potere che lo fa vivere in questa condizione".

    Uno dei migliori saggi filosofici del novecento, il libro sulla "ribellione" per eccellenza.

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  • 4

    A book that describes how revolt and revolution are strognly connected, rich in historic and political references, in particular regarding the 20th century European situation.
    Since it's written in 1951, the reader can feel how the social and historical circumstance has influenced the autor.
    It's ...continue

    A book that describes how revolt and revolution are strognly connected, rich in historic and political references, in particular regarding the 20th century European situation. Since it's written in 1951, the reader can feel how the social and historical circumstance has influenced the autor. It's more a historical/political test than a philosophical essay.

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  • 4

    Camus, lo spread e i jeans...i jeans?

    Dopo la lettura di questo libro ho passato qualche giorno in isolamento telematico ma ho visto un pochino di "tella".
    Ma prima di tutto Camus: elegante prosa su questioni politico-economiche terribili...in agguato c'è sempre il nichilismo.La virtù o la storia assolute che danneggiano ogni volontà ...continue

    Dopo la lettura di questo libro ho passato qualche giorno in isolamento telematico ma ho visto un pochino di "tella". Ma prima di tutto Camus: elegante prosa su questioni politico-economiche terribili...in agguato c'è sempre il nichilismo.La virtù o la storia assolute che danneggiano ogni volontà di rivolta!La rivolta vive in un universo relativo: è sempre in movimento, non si fissa in nessuna forma politica.Non deve. Nell'elenco delle rivolte (tra '600 e '900) che sfociano nelle rivoluzioni l'autore non ne salva una.Nemmeno quella socialista più vicina a lui e alla sua cerchia di intellettuali (Sartre scioglierà la sua amicizia con l'autore dopo l'uscita del libro nel 1951). La polemica innescata con questo libro è attuale. Avvicina Camus allo spread europeo e ai jeans in un modo un po' subdolo ma credo positivo. Il mediterraneo ha un suo pensiero, dice Camus, solare, "nel quale, dai Greci in poi, la natura è sempre stata equilibrata al divenire"...contro l'ideologia storicistica tedesca. E la lotta continua..."L'Europa non ama più la vita, questo è il suo segreto"! Camus rivelava che, anche se pochi lo sanno, tra le rovine si prepara una nuova rivolta...individuale?! Forse. E qui entrano in gioco i jeans.Se la storia è solo un occasione allora i fatti della storia contengono una struttura una volta che li abbiamo individuati come storici.Ebbene, i jeans stanno per divenire parte della storia...come si dice in campo archeologico un "fossile guida". Il lato negativo è che si cerca con la nostra attuale tecnologia di ripristinare l'idea dell'originario "denim" logoro, vissuto. Ma io dico, arrabbiandomi,a che serve? Il "vissuto" originario era perchè la gente lo utilizzava per andare a lavorare in miniera e sicuramente non ne apprezzava lo "stile logoro" e non domandava se era cool...era sporco, sbiadito e null'altro! La storia è un occasione, non un oggetto di culto, si tratta solo di renderla "feconda con una rivolta vigile".

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