Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

The Red Queen

Sex and the Evolution of Human Nature

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.0
(50)

Language:English | Number of Pages: 416 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0140167722 | Isbn-13: 9780140167726 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Medicine , Science & Nature , Social Science

Do you like The Red Queen ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description

Referring to Lewis Carroll's Red Queen from Through the Looking-Glass, a character who has to keep running to stay in the same place, Matt Ridley demonstrates why sex is humanity's best strategy for outwitting its constantly mutating internal predators. The Red Queen answers dozens of other riddles of human nature and culture -- including why men propose marriage, the method behind our maddening notions of beauty, and the disquieting fact that a woman is more likely to conceive a child by an adulterous lover than by her husband. Brilliantly written, The Red Queen offers an extraordinary new way of interpreting the human condition and how it has evolved.

Sorting by
  • 4

    Un buon libro, sopratutto nella parte che per l'autore stesso è centrale e che riguarda l'ipotesi Regina Rossa, cioè, in breve, il fatto che il grosso della variabilità genetica degli organismi venga impiegato dagli stessi non per evolvere ma per rimanere adatti al loro stesso habitat e in partic ...continue

    Un buon libro, sopratutto nella parte che per l'autore stesso è centrale e che riguarda l'ipotesi Regina Rossa, cioè, in breve, il fatto che il grosso della variabilità genetica degli organismi venga impiegato dagli stessi non per evolvere ma per rimanere adatti al loro stesso habitat e in particolare alla pressione evolutiva dei parassiti.
    Per il resto un po' troppe "storie proprio così" (come avrebbe detto SJ Gould)sul rapporto tra sesso e biologia e una scrittura che tende a dare della scienza l'idea di avere nell'oggi un punto di arrivo definitivo piuttosto che un punto di passaggio, difetto che comunque è condiviso praticamente con la totalità dei testi divulgativi.
    Comunque decisamente un buon libro

    said on 

  • 5

    Estremamente fruibile, dà una panoramica della sessualità analizzando l'evoluzione accostandosi a volte all'egoismo del gene di Dawkins. Spiega anche alcuni atteggiamenti, scritti nel nostro essere, tipici di donna e uomo. Spiega come mai per la nostra specie si è evoluta una riproduzione sessuat ...continue

    Estremamente fruibile, dà una panoramica della sessualità analizzando l'evoluzione accostandosi a volte all'egoismo del gene di Dawkins. Spiega anche alcuni atteggiamenti, scritti nel nostro essere, tipici di donna e uomo. Spiega come mai per la nostra specie si è evoluta una riproduzione sessuata anzichè asessuata. Veramente bello dunque, tuttavia l'uomo non è fatto solo di questo e il problema rimane ancora aperto.

    said on 

  • 5

    Can't put it down

    An amazing book that covers all angles on human nature without telling you in what you should believe but giving you a choice to make up your mind yourself.

    said on 

  • 4

    Testo divulgativo, come tale prono alla visualizzazione piu’ che al formalismo. Il rigore non ne risente piu’ di tanto, peraltro.
    Non mi suona pero’ molto convincente la tesi che la neotenia sia un prodotto esclusivo della selezione sessuale, anche se mi sembra convincente che la selezione ...continue

    Testo divulgativo, come tale prono alla visualizzazione piu’ che al formalismo. Il rigore non ne risente piu’ di tanto, peraltro.
    Non mi suona pero’ molto convincente la tesi che la neotenia sia un prodotto esclusivo della selezione sessuale, anche se mi sembra convincente che la selezione sessuale non debba limitarsi alla spiegazione di caratteri non adattivi e possa al contrario rafforzare la selezione di caratteri gia’ di per se’ adattivi.

    L’arpionismo di Muller e le considerazioni di Bell mi sembrano convincenti (se non altro perche’ rispecchiano quello che intuitivamente avevo immaginato e perche’ l’approccio genetista mi conviene). La persistenza della riproduzione sessuata anche in organismi di piccola taglia e numerosi non mi sembra un difetto insormontabile della teoria: la fisica ci insegna che a seconda della dimensioni si applicano leggi diverse (quantistiche, classiche e relativistiche), ma in una gamma non discreta con zone di confine in cui funzionano entrambe le teorie contigue, distinte invece per altre fasce della gamma. Il limite dei dieci miliardi di individui, inoltre, deve essere riferito ad un’isola ecologica le cui dimensioni variano notevolmente. Analogamente, il limite inferiore nel numero dei geni non e’ uno spartiacque rigidamente predeterminato: una ESS non conta i geni, anche perche’ le loro mutazioni sono probabilistiche e – se mi si passa la metafora – non se ne puo’ conoscere altro che la funzione d’onda. E trattandosi di sopravvivenza meglio essere prudenti e largheggiare nel valutare l’opportunita’ o meno di adottare una soluzione che consenta di “sterilizzare” le mutazioni negative. Inoltre, bisogna tenere a mente che l’evoluzione non fa passi indietro…! La persistenza della riproduzione sessuata in organismi che tendenzialmente (ma con i limiti sopra descritti) potrebbero farne a meno potrebbe derivare anche da una “scelta” compiuta in uno stadio evolutivo superato: i limiti dell’evoluzione non consentono “ripensamenti”. Alternativamente, sarebbe interessante verificare se le specie di piccole dimensioni e di popolazioni consistenti che abbiano adottato la riproduzione sessuata non siano effettivamente sottoposti a selezione-k, nonostante le loro caratteristiche corrispondano in linea generale agli organismi sottoposti a selezione-r. Inoltre, anche per selezione-k e selezione-r vale quanto detto per dimensioni e consistenza numerica degli organismi: si tratta di situazioni estreme in una gamma non discreta, in cui esistono zone di confine dove entrambe le strategie (morfologiche e di scelta tra riproduzione sessuata ed asessuata) potrebbero rivelarsi valide.

    La teoria di Kondrashov (che piu’ che il contrario dell’arpionismo mi sembra ne sia una versione complementare) non tiene infatti conto di selezione-k e selezione-r.
    Alla selezione-r corrisponde come noto un ambiente instabile, in cui la riproduzione rapida ed opportunistica e’ premiata, con poco valore per adattamenti atti a favorire un successo competitivo. Caratteri associati alla selezione-r sono dimensioni ridotte ed alta fertilita’. Esattamente quanto corrisponde – generalmente – alla riproduzione asessuata secondo la formula di Bell, cui consegue una minore variabilita’ del pool genico.
    Viceversa, alla selezione-k corrisponde un ambiente stabile, in cui gli adattamenti atti a favorire un successo competitivo sono premiati. Caratteri associati alla selezione-k sono maggiori dimensioni e ridotta fertilita’. Esattamente quanto corrisponde – generalmente – alla riproduzione sessuata, cui consegue una maggiore variabilita’ del pool genico.

    Per comodita’ adotterei arbitrariamente i termini evoluzione-r ed evoluzione-k, per indicare sia le caratteristiche di tipo morfologico sia le associate “scelte” di sistema riproduttivo (sessuato/asessuato) cui sono correlati ambienti e pressioni evolutive rispettivamente corrispondenti alla selezione-r o alla selezione-k.
    L’evoluzione-r sarebbe quindi connotata da un tasso di variabilita’ del pool genico minore, da dimensioni ridotte degli organismi e da una loro grande prolificita’ e sarebbe correlata alla riproduzione asessuata e ad un ambiente variabile tipico della selezione-r, che da’ scarso valore agli adattamenti competitivi.
    L’evoluzione-k sarebbe invece connotata da un tasso di variabilita’ del pool genico maggiore, da dimensioni considerevoli degli organismi e da una loro contenuta prolificita’ e sarebbe correlata alla riproduzione sessuata e ad un ambiente stabile tipico della selezione-k, che favorisce adattamenti competitivi.
    Nell’evoluzione-r la mutazione negativa non necessariamente si auto-estingue, mancando la segregazione del carattere negativo operata dalla riproduzione sessuata; ma e’ invece verosimile (dato che le mutazioni negative sono probabilisticamente maggiori) che un accumulo di mutazioni negative nella riproduzione asessuata coniugato con una minore variabilita’ del pool genico renda la popolazione piu’ soggetta ad estinzioni, soprattutto in caso di cambiamenti ambientali (non variazioni in un determinato range tipiche dei tempi brevi, ma cambiamenti imprevisti tipici delle mutazioni drastiche o catastrofiche dell’ambiente: non dimentichiamo che se l’evoluzione opera su tempi lunghissimi, la selezione – k o r che sia - opera sull’individuo, nel brevissimo tempo della sua vita. Tali mutamenti drastici non sono solo e non sono tanto nuove ere glaciali, quanto – ad esempio – la comparsa di nuovi predatori o nuovi parassiti: una specie asessuata e’ meno resistente alla comparsa di un virus, non potendo opporgli difese estratte dalla variabilita’ del pool genico. In altre parole, la specie asessuata sottoposta a selezione-r rischia molto quando l’ambiente diventa a selezione-k; non altrettanto vale per il caso inverso: le specie a riproduzione sessuata tipiche di ambienti a selezione-k avrebbero armi a loro disposizione in caso l’ambiente muti in uno a selezione-r). Il che potrebbe rendere conto della prevalenza attuale della riproduzione sessuata (anche in organismi cui per dimensione e diffusione “converrebbe” una riproduzione asessuata).
    Non tanto di vantaggio per la specie si tratterebbe peraltro, quanto del dato di fatto che specie che hanno scelto la riproduzione asessuata ed erano sono sottoposte a selezione-r (operante nel breve termine) hanno subito maggiori estinzioni nel lungo termine, da cui la prevalenza odierna della riproduzione sessuata.
    Il vantaggio rimarrebbe comunque individuale come ipotizzato dall’arpionismo di Muller. La riproduzione sessuata dal punto di vista del gene e’ in generale uno spreco di risorse e comporta l’aleatorieta’ nella trasmissione del corredo genetico (conseguente alla ricombinazione meiotica). Ma cio’ consente alla progenie del vettore del gene di sterilizzare mutazioni negative ed incentivare quelle positive (poiche’ pesca in un pool genico piu’ ampio), cui corrisponde un maggiore adattamento competitivo e maggiore probabilita’ di sopravvivere (corre piu’ del fratello che le e’ vicino per sfuggire ai predatori) e di procreare (viene scelto da piu’ femmine). Il che in una situazione di selezione-k compensa l’affidare l’ereditarieta’ ad un calcolo probabilistico anziche’ alla certezza della clonazione, con il non secondario effetto collaterale (per la specie) di offrire di fatto una maggiore resistenza alle estinzioni dovute a cambiamenti radicali o catastrofici dell’ambiente.
    In una situazione di selezione-r potrebbe invece convenire la scelta asessuata, se non altro perche’ la pressione evolutiva verso la maggiore competizione tra gli individui e’ attenuata in un tale ambiente, in cui le risorse abbondano, e potrebbe rivelarsi quindi piu’ vantaggioso ricorrere alla soluzione piu’ economica ed efficiente dal punto di vista del gene. Cio’ peraltro espone la specie a maggior rischio di estinzione (cosa che al gene ed all’individuo che ne e’ il vettore interessa poco, tanto che e’ infatti verosimile congetturare che le estinzioni abbiano colpito maggiormente le specie con riproduzione asessuata, meno adattabili perche’ soggette a minori mutazioni e quindi con uno spettro di variabilita’ individuale minore).

    Tale ragionamento renderebbe conto della critica di Bell al ragionamento ecologico (che ripercorre da un altro punto di vista le mie stesse considerazioni): il sesso e’ piu’ raro tra i piccoli organismi estremamente fecondi degli ambienti variabili (ossia il contrario di quanto supponeva Williams). Ora, la selezione-r opera esattamente in tali ambienti variabili e favorisce esattamente tali organismi di dimensioni minori ed estremamente fecondi (e meno propensi al sesso). Ma (sottolineo ma) tale selezione attribuisce ridotto valore all’adattamento che conduce ad un successo competitivo! Ossia alla maggiore variabilita’ genetica correlata alla riproduzione sessuale! La maggiore variabilita’ del pool genico consentita dal sesso e’ associata a situazioni stabili, ma si rivela adattiva in caso di mutamenti ambientali drastici. L’evoluzione-r, al contrario, e’ associata ad ambienti variabili, ma si rivela meno idonea a gestire mutamenti drastici (pur potendovi opporre altre forme di extra-resistenza, come i batteri ed i rotiferi, i qual – iter alia – potrebbero ben essere sopravvissuti a mutamenti drastici “nonostante” la loro evoluzione-r, allorche’ altri – verosimilmente tanti altri - asessuati non ce l’hanno fatta e gli organismi sessuati invece se la sono in generale cavata meglio, grazie alla loro maggiore variabilita’ genica). Infatti una cosa e’ essere adattati ad un ambiente “variabile” (quello dei tempi brevi in cui opera la selezione-r, che favorisce adattamenti a variabili “consolidate” e “note”, ovvero “nella norma”), altra cosa e’ avere chances di sopravvivenza (come specie) di fronte ad una “mutazione” dell’ambiente, in cui e’ la variabilita’ del pool genico (conseguente alla riproduzione sessuata, a sua volta tipica di specie sviluppatesi in un ambiente a selezione-k) che offre le maggiori possibilita’ che qualche fortunata progenie presenti caratteristiche tali da affrontare l’imprevisto e l’imprevedibile.

    Non e’ questo che intende Ridley quando dice che “Il sesso, secondo l’ipotesi della Regina Rossa, non ha nulla a che fare con l’adattamento al mondo inanimato – diventare piu’ grossi, piu’ mimetici, piu’ resistenti al freddo o piu’ abili nel volo – riguarda invece esclusivamente la battaglia contro un nemico che contrattacca”? Solo che lui lo utilizza esclusivamente in tema di corsa agli armamenti tra parassiti ed ospiti, mentre a me sembra rispondere a criteri piu’ generali di selezione-k e selezione-r, ossia agli ambienti (nel senso piu’ ampio) in cui si trovano gli organismi e le specie.

    L’analogia tra riparazione del DNA e riproduzione mi sembra quindi fuorviante: non e’ “il costo per rendere perfetto un sistema di correzione di bozze” che deve essere preso in esame, quanto una cost-benefit analysis tra evoluzione-k ed errori di copiatura. Posto che l’evoluzione-k sia vantaggiosa (o lo sia stata in momenti topici: basta essere sopravvissuti grazie ad essa a cambiamenti ambientali – quando organismi ad evoluzione-r non ce l’hanno fatta - per non poter poi tornare indietro) questa comporta errori di copiatura rimediabili con il sesso. Se l’errore di copiatura fosse stato corretto con un sistema piu’ fedele, cio’ sarebbe corrisposto probabilmente ad un’evoluzione-r ed alla riproduzione asessuata, ma sarebbe bastato uno sconvolgimento ambientale a penalizzare per sempre la “scelta”. I batteri – ed altri organismi, generalmente di dimensioni ridotte e con popolazioni di grandi numeri - possono permettersi (si sono potuti permettere) un “costo sessuale” minore (ricorrendo al sesso raramente o mai) e rimediare agli errori di copiatura con la piu’ economica maggiore fedelta’ di replicazione perche’ gia’ abbastanza tetragoni per natura, il che ha loro consentito di sopravvivere nonostante (e non grazie a) un’evoluzione-r (pensiamo anche ai rotiferi bdelloidei…!). La clonazione senza extra-resistenze prima o poi incontra l’imprevedibile e vi soccombe.

    Divagazioni:
    Se la vita corrisponde alla replicazione, non sarebbe assurdo pensare che i primi replicatori non avessero (ancora sviluppato) un sistema di copiatura fedele, conseguito come mutazione successiva - evolutivamente selezionata per ovvie ragioni. La “forza e capacita’ di sperimentazione della natura” di cui Gould sulla base dei ritrovamenti della Burgess Shale lamentava l’indebolimento progressivo (contestato peraltro da Dawkins) potrebbe avere un fondamento nel progressivo perfezionamento del sistema di copiatura del DNA. Il gene richiede di essere replicato. Con la maggiore fedelta’ possibile, ovviamente. Ma questo suo “egoismo” pone a volte a rischio la specie che lo trasporta, nella misura in cui ponendo un freno alla mutazione ed all’evoluzione perde la capacita’ adattiva ai mutamenti ambientali. La riproduzione sessuata dal punto di vista del gene e’ uno spreco di risorse per un obiettivo non condiviso (l’aleatorieta’ nella trasmissione del corredo genetico conseguente alla ricombinazione meiotica). Ma cio’ consente al vettore del gene quella duttilita’ che compensa l’affidare l’ereditarieta’ ad un calcolo probabilistico anziche’ ad una clonazione.
    Ad abundantiam, segnalerei che la selezione-r opera principalmente in situazioni di abbondanza di spazio e di cibo, riducendo quindi la competizione (ed affievolendo la spinta evolutiva verso adattamenti competitivi). Tale situazione corrisponde ad ambienti “primitivi”, in cui vi erano relativamente pochi organismi viventi (e nonostante quanto dica Gould relativamente poche specie: e’ un po’ come il numero degli antenati, che per ogni individuo sembra progredire esponenzialmente con base due, ma cui corrisponde invece una popolazione originale estremamente ridotta). In tali situazioni il sesso diventa un lusso, ma con il progredire dell’evoluzione e della competizione esso si afferma come valida alternativa per l’individuo, cui consegue come “fringe benefit” la possibilita’ di sopravvivere come specie ad eventi inattesi, cui invece gli asessuati (ceteris paribus) soccombono piu’ facilmente.

    Ridley snobba sociologi, psicologi e antropologi (e in generale gli do ragione). Ma manca il punto – a mio avviso – quando si interroga sulla moda, in quanto ne vede il solo valore di indicatore di rango - e il rango quale valore nella scelta del partner dovrebbe avere meno importanza per il maschio di quanta non ne abbia per la femmina. Forse. Ma la donna non segue la moda per essere piu’ attraente per l’uomo. La segue per affermarsi tra le donne. E’ la maniera moderna di essere femmina alfa (ma dovremmo dire “femmina cool”). Chi segue la moda (o la anticipa quale trend-setter) diventa “cool”, che e’ cosa diversa dal rango, il quale segnala la dominanza: la femmina cool non domina le altre femmine – del resto meno competitive dei maschi – ma semplicemente incarna l’ideale femminile della donna. E’ quella che le altre donne considerano “bella”. E se le altre donne la considerano bella, il maschio potrebbe essere influenzato da tale successo della femmina cool tra le altre femmine. Una femmina cool non sarebbe sessualmente piu’ interessante per un maschio? In altre parole, l’uomo non potrebbe essere influenzato non solo dal proprio giudizio, ma anche da quello delle altre donne? Se non altro perche’ chi conquista la femmina alfa avra’ molte occasioni di adulterio… E’ verosimile, inoltre, che nel passato la femmina alfa riuscisse grazie al proprio “carisma” ad avere piu’ cibo (ovvero avesse carisma perche’ piu’ brava a raccogliere cibo) e potesse cosi’ portare all’eta’ riproduttiva un maggior numero di figli. Quindi, il maschio che avesse dato retta al plebiscito femminile avrebbe avuto piu’ figli, ed il gene che comportasse tale predisposizione a desiderare la femmina alfa, ossia la femmina che le altre femmine riveriscono, si sarebbe diffuso maggiormente. Che oggi “cool” non corrisponda piu’ necessariamente a “fertile” sarebbe un mutamento culturale che l’evoluzione genetica non avrebbe fatto in tempo a contrastare: in fondo noi siamo adattati al passato, non necessariamente al presente. La preferenza per le donne magre potrebbe quindi essere un portato culturale di tale tipo, piu’ facilmente conciliabile con tempi floridi, in quanto la (probabile) minore fertilita’ della donna magra viene compensata da maggiori risorse (cibo e cure), che consentono di incrementare la possibilita’ che i pochi figli raggiungano tutti l’eta’ riproduttiva. Al contrario, in tempi di “magra” la donna florida assicura un prole piu’ numerosa, aumentando la possibilita’ che almeno alcuni dei tanti figli – nonostante la minore disponibilita’ di cibo e risorse per la cura parentale – sopravvivano e raggiungano l’eta’ riproduttiva, consentendo di trasmettere ulteriormente i geni.

    (Faceti) pro e contro le teorie dei buoni geni e del figlio sexy: nella societa’ umana in tempi di magra “va” la donna florida e viceversa. Nella moda i vestiti riflettono si’ la ricchezza tramite un costante quanto eterogeneo sfoggio della disponibilita’ di tempo libero, ma resistono handicap quali la cravatta ed il reggiseno (quest’ultimo piu’ un inganno che un handicap).
    Neotenia e mode: un universo da esplorare.

    (Noto) corollario della teoria dei buoni geni: confessare piccoli difetti (reali) e nascondere quelli grandi e’ la migliore tecnica di seduzione. La donna (poiche’ e’ lei che sceglie) vuole prima di tutto prove concrete della sincerita’ dell’uomo, anche se ne sospettera’ sempre la falsita’. L’uomo – rassicurato dalla scelta - in generale non sospetta, salvo non sia un insicuro patologico. Ergo, i divorzi sono vissuti dalla donna come una conferma; dall’uomo come una sorpresa.

    L’esogamia femminile comporta che le (femmine delle) scimmie antropomorfe siano fondamentalmente sprovviste di meccanismi per la formazione di coalizioni fra parenti. Frasetta buttata li’, ma che mi sembra fervida di implicazioni interessanti quanto pericolose.

    said on 

  • 3

    Flawed but interesting read

    This book gives an excellent overview on the evolution of separate sexes, combining the best out of different theories into a rather convincing one; it does leave many possibilities open, and rightly so, wherever the evidence isn't enough. The examples span from viruses to the most complex mammal ...continue

    This book gives an excellent overview on the evolution of separate sexes, combining the best out of different theories into a rather convincing one; it does leave many possibilities open, and rightly so, wherever the evidence isn't enough. The examples span from viruses to the most complex mammals, and in that regard is quite satisfying.
    The second half focuses on human beings. The good part is that it does so in an anti-politically correct manner, defying much prejudice such as the female and male brain being identical, while still being fair to either sex (while either sex is not fair with the other, if you're familiar with genetic arms races).
    The bad part is that it does so with too much emphasis on the genetic component. While it is true that such component has long been ignored by anthropologists, sociologists and some psychologists, it does the opposite error. The environment (both natural and artificial), memetics or culture are never taken into consideration, with the result that sometimes conclusions are quite heavy handed and not supported by any non-speculative evidence.
    A shame, for the book is an encomiable one in style, scope and aim.

    said on 

  • 0

    Il libro di divulgazione scientifica più divertente che abbia letto finora (beh, avendo a che fare col sesso, i maschi e le femmine...)

    said on