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The Reluctant Fundamentalist

By

Publisher: Penguin Books Ltd

3.9
(1145)

Language:English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Chi traditional , Chi simplified , Dutch , Norwegian , Swedish , Polish

Isbn-10: 0141029544 | Isbn-13: 9780141029542 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Audio CD , Others

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
"The Reluctant Fundamentalist" is Mohsin Hamid's thrillingly provocative international bestseller. It is shortlisted for the Man Booker prize in 2007. Now a major film directed by Mira Nair and starring Kate Hudson and Kiefer Sutherland. 'Excuse me, sir, but may I be of assistance? Ah, I see I have alarmed you. Do not be frightened by my beard. I am a lover of America...' So speaks the mysterious stranger at a Lahore cafe as dusk settles. Invited to join him for tea, you learn his name and what led this speaker of immaculate English to seek you out. For he is more worldy than you might expect; better travelled and better educated. He knows the West better than you do. And as he tells you his story, of how he embraced the Western dream - and a Western woman - and how both betrayed him, so the night darkens. Then the true reason for your meeting becomes abundantly clear...Challenging, mysterious and thrillingly tense, Mohsin Hamid's masterly "The Reluctant Fundamentalist" is a vital read teeming with questions and ideas about some of the most pressing issues of today's globalised, fractured world. "Masterful...A multi-layered and thoroughly gripping book, which works as a poignant love story, a powerful dissection of how US imperialist machinations have turned so many people against the world's superpower - and as a thriller that subtly ratchets up the nerve-jangling tension towards an explosive ending".
("Metro"). "Beautifully written ...more exciting than any thriller I've read for a long time". (Philip Pullman). "A brilliant book". (Kiran Desai). "Admirably spare and amazingly exciting". (Rachel Cooke, "New Statesman"). Mohsin Hamid is the author of "The Reluctant Fundamentalist", "Moth Smoke" and "How to Get Filthy Rich in Rising Asia". His fiction has been translated into over 30 languages, received numerous awards, and been shortlisted for the Man Booker Prize. He has contributed essays and short stories to publications such as the "Guardian", "The New York Times", "Financial Times", "Granta", and "Paris Review". Born and mostly raised in Lahore, he spent part of his childhood in California, studied at Princeton University and Harvard Law School, and has since lived between Lahore, London, and New York.
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  • 3

    Interessante, scorrevole, piacevole la struttura narrativa. Un po' noiosa la storia d'amore
    " in quanto società, non eravate affatto disposti a riflettere sul dolore condiviso che vi univa a coloro ch ...continue

    Interessante, scorrevole, piacevole la struttura narrativa. Un po' noiosa la storia d'amore
    " in quanto società, non eravate affatto disposti a riflettere sul dolore condiviso che vi univa a coloro che vi avevano attaccato. Vi trinceravate nel mito della vostra superiorità. E ostentavate tali convinzioni sul palcoscenico del mondo, così che l'intero pianeta fosse scosso dalle ripercussioni della vostra collera, non ultima la mia famiglia, sull'orlo di una guerra a migliaia di chilometri di distanza "

    said on 

  • 3

    La fascia oscura dello scontro di civiltà.

    Anche a rischio di apparire (e spesso di esserlo davvero) inconcludente, io mi rifiuto di cercare per fenomeni complessi soluzioni semplici: il più delle volte non esistono ( la geometria degli spazi ...continue

    Anche a rischio di apparire (e spesso di esserlo davvero) inconcludente, io mi rifiuto di cercare per fenomeni complessi soluzioni semplici: il più delle volte non esistono ( la geometria degli spazi proiettivi è un'eccezione, ma riguarda un vampo abbastanza limitato) e chi le sostiene nella maggior parte dei casi o è in malafede o è intellettualmente limitato.

    Il punto è che in problemi gravi del vivere civile come quello dell' scontro tra est ed ovest (che si parli di immigrazione, di religione o di geopolitica) sono le soluzioni semplici quelle che piacciono, perchè danno una risposta facile e rassicurante a questioni che ci colpiscono allo stomaco. Solo che io non mi rassegno alle ruspe di Salvini o alle bombe del nuovo sceriffone McCain solo perchè la gente dà loro retta: anche se è sconfortante constatare come tutti accechino se stessi in modo da non cogliere il raggiro pur di essere rassicurati.

    La sola possibile risposta sta in libri come questo; che gettano la luce sul mondo intermedio, sul meato in cui le due civiltà si compenetrano: quel luogo dove gli slogan e gli stereotipi vengono smentiti,quel luogo della mente di cui gente come Salvini farebbe volentieri a meno.

    E d'altronde come si potrebbe inquadrare in uno schema elementare uno scrittore come Mohsin Hamid, pakistano e musulmano però laureato a Princeton ad alla Harvard Law School, negli States più profondi? Non è possibile. Ed allora proprio dalle sue storie e dai suoi bellissimi personaggi si può partire per cercare una maggiore complesstà nell'indagine del rapporto tra Medio Oriente ed Occidente, quel rapporto che ha fatto la storia del mondo di questi ultimi quindici anni.

    Changez, il protagonista de "Il fondamentalista riluttante", è un uomo che ha vissuto tutta la sua vita nella stessa confusa linea di mezzo tra i due mondi. Membro della classe borghese pakistana che è andata via via impoverendosi, ha trovato miracolosamente le risorse necessarie per trasferirsi negli Stati Uniti per sviluppare e sfruttare a fondo il suo formidabile talento di analista finanziario, finendo per trovarsi proprio nella punta del corno di quel toro in corsa che era la finanza americana degli anni Novanta.

    Se non fosse per la carnagione e per l'accento, Changez sarebbe indistinguibile da un qualsiasi soldato di quell'armata invincibile di finanzieri che stava portando l'America alla conquista del mondo con l'arma del denaro: elegante, sottile, spietato, infaticabile nel perseguire il successo della società per la quale lavora ed il successo del suo rapporto con la giovane Erica, rampollo della migliore società WASP di Manhattan.

    Sarà l'11 Settembre a fare chiarezza: nella politica degli USA che saranno costretti a gettare la maschera pacifista per sostituire il dominio commerciale con il dominio militare, e nella vita di Changez che a poco a poco osservando il vero volto degli Stati Uniti conservatori vedrà crollare i suoi valori e la sua vita precedente fino a diventare, Giannizzero al contrario del 2012, un "fondamentalista riluttante": come scoprirà, forse a sue spese, l'audace impresario americano WASP a cui stava raccontando la sua vita nella periferia di Lahore.

    Il libro forse non è scritto benissimo, e le pagine introspettive che descrivono il rapporto con Erica sono abbastanza pesanti e scontate; ma per chi cerca nuovi concetti da aggiungere per arricchire la propria idea su quello che sta accadendo nel mondo è prezioso. Scopriamo infatti che la figura del Giannizzero non è scomparsa, anzi ritorna nei nostri giorni: il più crudele fondamentalista in uno scontro fra culture è sempre colui che ha visto le sue radici stroncate per vedersi trascinare dall'altra parte della barricata.

    Cosi come gli ottomani nell'età moderna rapivano i bambini cristiani per addestrare le loro più feroci truppe d'elite, allo stesso modo la finanza americana spesso è guidata nella sua conquista da brillantissimi manager musulmani; allo stesso modo non dobbiamo stupirci di incontrare giovani europei (anche italiani) tra le fila dei terroristi islamici più inferociti. E' l'odio di chi non può perdonare al suo mondo di averlo lasciato senza radici, e Changez lo ha sperimentato in entrambe le direzioni.

    Nessuno mette in discussione la colpa storica di Bin Laden per quello che è successo l'11 Settembre e negli anni successivi, ma dopo aver letto questo libro si comincia a capire anche la colpa americana. Perchè sia pur nascosta sotto forma di strategia commerciale, l' aggressività americana veniva vista all'est come un attacco ed una minaccia per l'esistenza stessa di una cultura millenaria; e di questo nessuno dei tori di Manhattan si è dato pena negli anni novanta. Ma, ad un certo punto, per usare le parole di Changez: ad un certo punto,con qualunque mezzo, quell'America andava comunque fermata.

    Infine, qundo cerchiamo di farci un'idea di un mondo e di un sanguinoso e drammatico scontro che influenza la vita di milioni di uomini, sarebbe meglio non crearsi una immagine da bar. Il modo di pensare, le aspirazioni, l'idea della vita di quegli uomini sono diversi dai nostri ed è sempre uno sbaglio giustapporre alla foto di una donna in burkha o di un Muezzin (o perchè no, di un terrorista dell'Isis) i pensieri e le azioni di un occidentale nei loro panni.

    E comunque e sempre, quando qualcuno pensa di risolvere il problema dell'immigrazione con una frase od una ruspa, diffidare. Quasi sicuramente o ci sta ingannando o è semplicemente un idiota.

    said on 

  • 3

    un librino

    interessante, un punto di vista diverso, mi aspettavo qualcosa di diverso, non ho visto il film, quindi non ne sono stata influenzata
    Scorrevole e ben scritto, ad ogni modo

    said on 

  • 3

    “Ma io cominciavo a sospettare che le sue non fossero solo le svagatezze di una mente distratta; no, stava lottando contro una corrente che la trascinava dentro di sé, e dal suo sorriso traspariva la ...continue

    “Ma io cominciavo a sospettare che le sue non fossero solo le svagatezze di una mente distratta; no, stava lottando contro una corrente che la trascinava dentro di sé, e dal suo sorriso traspariva la paura di essere risucchiata nei propri abissi, dove sarebbe rimasta intrappolata, soffocata.”

    said on 

  • 3

    "Io non ero in guerra con gli Stati Uniti. Anzi, ero il prodotto di un'università americana; stavo guadagnando un lucroso salario americano; ero infatuato di una donna americana. Perchè allora una par ...continue

    "Io non ero in guerra con gli Stati Uniti. Anzi, ero il prodotto di un'università americana; stavo guadagnando un lucroso salario americano; ero infatuato di una donna americana. Perchè allora una parte di me desiderava il male degli Stati Uniti?"
    "Riflettevo su quanto mi avesse sempre urtato il modo in cui gli Stati Uniti si comportano nel mondo; la continua intromissione del vostro paese negli affari degli altri è insopportabile. Vietnam, Corea, Taiwan, il Medio Oriente e adesso l'Afganistan: in ognuno dei grossi conflitti e delle prove di forza che hanno dilaniato l'Asia, il mio continente natale, gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo centrale."
    Come si sente un pakistano dopo l'11 settembre? Dall'avere tutto a perdere tutto? E' quello che prova a spiegare l'autore di questo libro immaginando un colloquio con un ipotetico "signore" al quale raccontare la storia.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    lahore-new york: andata e ritorno (da tre stelle e mezzo)

    certe volte è un bene aspettare. e con la recensione di questo libro è stato così. perché lasciando sedimentare le impressioni a caldo su un romanzo molto corto (130 pagine che si leggono al massimo i ...continue

    certe volte è un bene aspettare. e con la recensione di questo libro è stato così. perché lasciando sedimentare le impressioni a caldo su un romanzo molto corto (130 pagine che si leggono al massimo in due serate), il mio giudizio si è smussato. e ora do 1/2 stella in più a un libro che inizialmente avevo penalizzato più che altro per il confronto con il film. questo di moshin hamid è infatti uno dei rarissimi casi in cui, entusiasta della versione cinematografica, ho acquistato il libro ispiratore e ne sono rimasta un po' delusa. la storia è raccontata in forma di monologo-memoriale: changez (che è il nome urdu per genghis, come khan, ma che per assonanza col francese mi ha fatto pensare tutto il tempo al cambiamento in atto nel protagonista) è un giovane pakistano che vive il sogno americano. laurea summa cum laude a princeton, assunzione altissimamente remunerata presso una società newyorkese, e il meglio dell'alta società della big apple frequentato grazie a una ragazza che sembra coronare il suo inserimento successful. poi però il calendario arriva all'11 settembre 2001, e changez scopre in se stesso un sentimento carsico: l'insofferenza verso un paese che non è il suo, ma per il quale sta combattendo quella che riconosce come una guerra economica su larga scala. davanti al televisore con le twin towers che vengono giù, changez viene colpito "dal simbolismo della cosa, dal fatto che qualcuno fosse riuscito a mettere in ginocchio gli stati uniti in modo tanto smaccato". e più crescono la reazione militare degli usa e la proclamazione del senso di appartenenza, con le bandiere che sventolano dappertutto (flags of our fathers, rubando il titolo a eastwood anche se iwo jima qui non c'entra nulla) più changez cambia. fisicamente, con quella barba sempre più lunga che agli occhi degli americani lo rende in automatico un potenziale terrorista, e interiormente in modo irreversibile. il dissolversi del sogno di integrazione è parallelo al progressivo sgretolamento psicologico di erica, la ragazza upper (upper) class di cui changez è innamorato, che vive però con il fantasma di un primo grande amore simbiotico. scomparso, come si dice in questi casi, tragicamente.
    proprio lo spazio e lo sviluppo del rapporto lacerante con erica, peraltro, costituiscono l'unica grande differenza di trama rispetto al film, nel quale prevale l'interesse per il cambiamento socio-politico. ed è anche la sola parte che ho apprezzato maggiormente nel romanzo: la storia di una doppia sofferenza - quella individuale della ragazza e quella di changez per un amore che non può essere - che moshin hamid tratteggia benissimo. «... non è sempre possibile restaurare i propri confini dopo che sono stati turbati e resi permeabili da una relazione: per quanto ci proviamo, non possiamo ricostruirci nella forma autonoma che in precedenza immaginavamo di avere. qualcosa di noi si trova adesso all'esterno, e qualcosa di esterno è adesso dentro di noi».
    esiste un modo per dirlo meglio?

    said on 

  • 5

    "Il fondamentalista riluttante" di Mohsin Hamid

    Nell'arco di una giornata e in un mercato di Lahore si svolge l'azione principale della storia, che ci viene raccontata sottoforma di monologo interiore dal protagonista, il "fondamentalista riluttant ...continue

    Nell'arco di una giornata e in un mercato di Lahore si svolge l'azione principale della storia, che ci viene raccontata sottoforma di monologo interiore dal protagonista, il "fondamentalista riluttante" Changez.
    Il tempo di questa narrazione si dilata nel momento in cui Changez rievoca la sua esperienza di vita, che lo ha portato a partire per gli USA per formarsi a livello universitario e poi lavorativo, lasciando un paese che non sembra potergli garantire il futuro sognato, e, infine, a tornare in Pakistan.
    Nel mezzo c'è, accennata appena, ma terribilmente vivida, la vicenda dell'11 settembre 2001.
    Changez non parla direttamente al lettore, anche se vi conversa idealmente, bensì si rivolge ad un americano, incontrato - forse casualmente - al mercato di Anarkali.
    Il pakistano e l'americano in realtà sono figure misteriose, delle quali sappiamo dall'autore ciò che è necessario per muovere altre leve. Sono due personaggi che, pur mantenendo una propria caratterizzazione, diventano simboli a un livello più alto.
    Ci si ritrova a fare i conti con le differenze culturali e storiche tra i due mondi: dopo il crollo delle Torri, Changez avverte la propria alterità rispetto al paese in cui si trova, si delinenano situazione di fraintendimenti e non comprensione. Ed è a questo punto che in lui riemergono ricordi della famiglia e del suo paese, le sue origini insomma. Non è netta separazione o frattura, ma un recupero del passato, di ciò che si è, di ciò che costituisce una persona.
    [...]
    http://lanostralibreria.blogspot.it/2015/01/libro-il-fondamentalista-riluttante-di.html

    said on 

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