The Remains of the Day

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Publisher: Faber and Faber

4.1
(3051)

Language: English | Number of Pages: 245 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Japanese , Chi traditional , French , German , Italian , Catalan , Swedish , Latvian , Portuguese , Indonesian , Romanian

Isbn-10: 0571171273 | Isbn-13: 9780571171279 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Others , Audio Cassette , Unbound , Mass Market Paperback , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
In the summer of 1956, Stevens, the ageing butler of Darlington Hall, embarks on a leisurely holiday that will take him deep into the countryside and into his past... A contemporary classic, The Remains of the Day is Kazuo Ishiguro's beautiful and haunting evocation of life between the wars in a Great English House, of lost causes and lost love.
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  • 4

    In Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro ho trovato le stesse caratteristiche che mi avevano fatto apprezzare lo struggente Non lasciarmi: una grandissima padronanza dei ritmi, e una gestione ma ...continue

    In Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro ho trovato le stesse caratteristiche che mi avevano fatto apprezzare lo struggente Non lasciarmi: una grandissima padronanza dei ritmi, e una gestione magistrale dell´elusività e della costruzione "a indizi progressivi", qui unite a una grande capacità mimetica nell´uso del linguaggio.

    In effetti nelle prime pagine la voce di Mr. Stevens, maggiordomo di Darlington Hall, testimone ingenuo di alcuni grandi eventi della storia europea nelle adiacenze della seconda guerra mondiale, sostenitore un po´ rigido di una dignità molto british, pare uscita da qualche romanzo vittoriano, con effetto straniante e un perfino po´irritante. Finché non ci si accorge che qualcosa incombe, che dietro alla perfezione formale della lingua, parallela e corrispondente a quella operata da Stevens nel suo mestiere, esistono delle minacce, delle mancanze e numerosi non-detti.

    I formalissimi (ma in qualche modo disturbanti, disturbati) ragionamenti di Mr. Stevens ci conducono da una parte nei salotti di Lord Darlington, dove si cerca di scrivere la storia europea, e dall´altra nei bui corridoi dove si muove la servitù, e in particolare verso gli alloggi di Mrs.Kenton, altera ma non imperturbabile collega di Stevens.

    Non sarebbe leale dire molto di più della trama, è una storia di destini segnati e rimpianti (temi comuni con Non lasciarmi) scritta con una maestria davvero ammirevole, nessuna pagina va sprecata, ogni episodio, non importa quanto insignificante, va a costruire e completare una figura in qualche modo grandiosa come quella di Mr. Stevens. Le scene di società sono orchestrate con mano felicissima, fanno nei momenti più felici pensare al Flaubert de L´educazione sentimentale.

    Un libro riuscitissimo, insomma, dal punto di vista del romanzesco, della storia e della sua realizzazione. Assumendo una prospettiva più ampia, sapendo del Booker Prize del 1993 e della possibile inclusione di Ishiguro in un canone di scrittori inglesi contemporanei la mia idea è però che si tratti - e va bene, intendiamoci - di un intrattenimento di altissimo livello, e non mi pare un caso che questo libro sia stato filmato da un grande manierista come James Ivory.
    Questo non vuole ovviamente sminuire la fattura sopraffina di questo romanzo, come sempre quando si parla di fattura, come nel giudicare certe raffinate porcellane, è quasi implicito che si tratti di artigianato, seppur magistrale, pagine dal quale qualsiasi aspirante (o anche non-aspirante) scrittore potrebbe imparare certi trucchi del mestiere, nel senso più ampio e onorevole possibile.
    Dei canoni e di che tipo di scrittore sia Ishiguro e se sia un grandissimo in assoluto credo si possa parlare in altra occasione.

    www.recensireilmondo.com

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  • 5

    ASSERTIVA RETROSPETTIVA

    Teatralità odierna nell’affrontare il dolore, il fatto più privato che la Natura ci abbia concesso, contro un uomo che indossa una maschera fatta di dignità e di congiunta comunione tra l’essere e il ...continue

    Teatralità odierna nell’affrontare il dolore, il fatto più privato che la Natura ci abbia concesso, contro un uomo che indossa una maschera fatta di dignità e di congiunta comunione tra l’essere e il fare.
    È un maggiordomo, fosse stato altro nella vita, lui sarebbe stato comunque fedele a se stesso, alla sua storia, alla sua famiglia, alla sua collocazione sociale.

    Ishiguro ha creato un personaggio che mi rimarrà nel cuore per coerenza, intransigenza , savoir faire, equilibrio, rigore, responsabilità. Non una piega se non il percorso, questo viaggio, raccontato come un diario e impreziosito dalle analessi di una vita. Un viaggio verso il recupero, verso il punto di origine, verso se stesso, sempre negato, mascherato e, in fondo, ritrovato e confermato.

    Si è quel che si vuole essere, sempre. Le opportunità, le possibilità sono sempre e comunque anche atti di volontà.
    Voler non essere: una possibilità.
    Quel che resta? L’accettazione di ciò che è stato.

    Non ho altre parole, se non il consiglio di centellinarlo, questo libro, come un buon vino d’annata.
    A piccoli sorsi, il suo gusto, il suo calore, il suo sentore avvolgente vi placheranno, ad ogni rigo, l’animo. Stevens, il maggiordomo-voce narrante, ha reso così anche questo servizio: coccolare l’ennesimo ospite. Abnegazione fino alla fine. E in fondo chi ci dice che lui non abbia saputo coglierle le sue possibilità? È stato per trentacinque anni al servizio di Lord Darlington e vivere nella sua dimora gli ha permesso di vivere la storia dell’Europa interessata da due conflitti mondiali “vicino al fulcro della storia del mondo” quindi “orgoglioso e grato” del fatto che gli sia stata concessa questa possibilità “un simile privilegio”: l’ha saputo cogliere appieno. Se si pensa, inoltre, al ruolo di testimone storico che gli attribuisce Ishiguro poi, non mi rimane che invidiarne benevolmente, il ruolo di memoria storica che assume.
    Quando gli eventi si allontanano con il loro carico di dolore ed errore, è difficile, con equilibrio, ricordare i percorsi intrapresi, accettati o semplicemente subìti e diventa invece infinitamente più facile con un colpo di spugna cancellare tutto e condannare la Storia, i suoi protagonisti, se stessi.
    La vita offre la possibilità di evitare anche questo semplicemente contemplando la sera ed accettandola con il suo carico di nuove opportunità.

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  • 3

    Rimpianto.

    Indubbiamente scritto bene, Quel che resta del giorno è un romanzo che a quindici pagine dalla fine definiresti "inutile". Inutile perché in 300 pagine non succede niente di eccezionale, o meglio, il ...continue

    Indubbiamente scritto bene, Quel che resta del giorno è un romanzo che a quindici pagine dalla fine definiresti "inutile". Inutile perché in 300 pagine non succede niente di eccezionale, o meglio, il protagonista è preso da continui flashback durante il suo viaggio della durata di tre giorni per raggiungere una sua vecchia collega, quindi tutto che quello che racconta, in realtà, è già successo anni prima. Mi è successo con tanti libri di dire "adesso succede qualcosa, adesso succede", in questo romanzo qualcosa è successo davvero. Nelle ultime quindici pagine l'autore dà un senso al viaggio del protagonista e all'intero romanzo donando un senso di rimpianto alle 350 pagine precedenti, e facendoci comprendere che alcune convinzioni nella nostra vita sono solo nostre fissazioni, quando il momento passa, quando la vita intera passa non ti resta che ricordare.

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  • 4

    ascoltato da youtube, non propriamente "letto"

    è stata comunque una bellissima storia a tratti toccante ed intensa a tratti molto introspettiva e commovente.

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  • 4

    Ingredienti: un maggiordomo che si lascia guidare solo e sempre dalla propria dignità, un mondo in cui l'onore e gli eventi storici paiono contare più dei sentimenti e della vita dei singoli, l'obbedi ...continue

    Ingredienti: un maggiordomo che si lascia guidare solo e sempre dalla propria dignità, un mondo in cui l'onore e gli eventi storici paiono contare più dei sentimenti e della vita dei singoli, l'obbedienza-fiducia cieca verso chi si è scelta come propria guida, un bilancio di tutto questo condotto solo alle ultime ore del "giorno".
    Consigliato: a chi vuol assaggiare il sapore di un Gattopardo condito in salsa very british, a chi pensa che l'obbedienza, la fiducia e la devozione siano virtù più importanti dell'autodeterminazione e della stessa vita.

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  • 4

    Magnífica novela del japonés afincado en Inglaterra Kazuo Ishiguro, famosa además por la adaptación al cine con el nombre de "Los restos del día" de James Ivory protagonizada por Anthony Hopkins y Emm ...continue

    Magnífica novela del japonés afincado en Inglaterra Kazuo Ishiguro, famosa además por la adaptación al cine con el nombre de "Los restos del día" de James Ivory protagonizada por Anthony Hopkins y Emma Thompson, que además se mantiene muy fiel al original.

    La novela relata el viaje que un mayordomo inglés de la vieja escuela realiza para encontrarse con la que fue ama de llaves durante el periodo cumbre de su carrera como mayordomo, el periodo de entreguerras, en una mansión inglesa, Darlintong Hall, cuyo señor Lord Darlintong formó parte de esos ingleses atraídos por el fascismo y que colaboraron tratando de llegar a un acuerdo con Hitler.

    Durante el viaje el mayordomo va rememorando los sucesos acaecidos aquella época, por lo que la novela es un continuo flash-back, que en ningún caso interrumpe una lectura ágil y una narración magistral. Los ambientes y los personajes están perfectamente construidos, especialmente el del mayordomo, su visión de la vida, de su carrera, de lo que significa ser mayordomo, su devoción absoluta a su antiguo señor y al nuevo, un americano que compra la mansión después de la muerte de Lord Darlintong. En definitiva una novela muy recomendable, en la que vemos como un hombre antepone su carrera profesional a sus intereses personales en una época que ya no volverá.

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  • 4

    Well you only need the light when it's burning low...( o del com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire)

    "Si trattò infatti di uno di quegli eventi che, verificandosi in una fase cruciale dello sviluppo di un individuo, giungono a sfidarlo e a indurlo a raggiungere i limiti delle sue capacità e a oltrepa ...continue

    "Si trattò infatti di uno di quegli eventi che, verificandosi in una fase cruciale dello sviluppo di un individuo, giungono a sfidarlo e a indurlo a raggiungere i limiti delle sue capacità e a oltrepassarle, cosicchè da quel momento in poi l'individuo possiede nuovi parametri in base ai quali giudicare sè stesso".

    Mr. Stevens, accidenti, una sfida l'hai raccolta, mentre l'altra...l'hai lasciata andare.

    https://www.youtube.com/watch?v=RBumgq5yVrA

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  • 4

    Sebbene i maggiordomi esistano un po’ dappertutto – più rari oggi che le grandi case sono meno numerose, e perfino i ricconi tendono a risparmiare sul personale di servizio – il termine rievoca sempre ...continue

    Sebbene i maggiordomi esistano un po’ dappertutto – più rari oggi che le grandi case sono meno numerose, e perfino i ricconi tendono a risparmiare sul personale di servizio – il termine rievoca sempre una figura emblematica, quella del maggiordomo inglese, il butler, eroe o comprimario di tanta narrativa britannica; d’altronde, in nessun paese come in Inghilterra la figura di quello che nel vecchio italiano era chiamato anche, con locuzione dall’aroma di latinismo, maestro di casa, ha potuto rivestirsi dell’aura simbolica cui è assurto il maggiordomo in Albione, ad onta del fatto, per esempio, che addirittura nell’Italia dell’Antico Regime i maggiordomi delle famiglie principesche venissero a loro volta dal ceto nobiliare. Il Mr. Stevens protagonista del romanzo di Kazuo Ishiguro è un maggiordomo figlio di maggiordomo, ed è conscio, fin troppo forse, dell’importanza che ha il suo ruolo nella dimora del gran signore di cui è al servizio, Lord Darlington: tutto nella sua vita mira ad ottenere quella che egli chiama dignità, la quale peraltro costituisce un concetto sfuggente, che si sottrae di continuo a un inquadramento preciso; non per nulla quando Mr. Stevens ne parla con la gente d’un borgo di campagna si ha l’impressione d’assistere a un dialogo tra sordi: qui forse fa capolino anche un bagliore della cultura giapponese dello scrittore, pur cresciuto sin dall’infanzia in Gran Bretagna, perché nel perfetto servizio vagheggiato dal protagonista quale scopo cui consacrare l’intera sua esistenza vive molto d’inglese nel rigore austero, nel contegno, nella misura e nella cautela dell’agire e del parlare, ma anche qualcosa di nipponico, sia nel formalismo, sia, per l’appunto, nel nimbo d’indefinibile e prezioso che aureola un ideale venerabile ma impossibile in pratica da descrivere ai profani. E Mr. Stevens a quest’ideale ha sacrificato istinti, affetti, amor proprio, idee: il suo modo d’esprimersi è quello da maggiordomo inglese, pieno di meandri, di condizionali, di litoti; altro che dissimulazione onesta e arte della prudenza! Ma in fondo è l’eloquio di tanti suoi predecessori letterarî: Jeeves, in primo luogo; sennonché il nostro è un Jeeves tragico: ché mentre il personaggio di Wodehouse, per quanto misurato e circospetto, è un realtà un gabbamondo che sa cavare dai pasticci il suo improvvido padrone, e sa farsi anche, all’occorrenza, gl’interessi suoi, Mr. Stevens è figura desolata, che giunge all’autunno dei suoi giorni rendendosi conto di avere sprecato molte occasioni proprio in omaggio a un suo ideale, ma anche, in filigrana, di non aver avuto probabilmente vere alternative, quantomeno a causa delle strutture sociali ossificate ove s’è trovato a vivere. Nella dialettica padrone/servo, in parallelo, da lui rievocata si snoda anche la vicenda umana di sconfitto del suo datore di lavoro, Lord Darlington, che per aderenza a ideali di fratellanza fra le nobiltà europee finisce, quasi senza rendersene conto, fra le braccia dei nazisti – cioè, a ben vedere, di ciò che meno nobile c’era nell’Europa degli anni Trenta. In un mondo che va cambiando, la politica dilettantesca sebbene fondata su ideali generosi alla fine si rivela peggio che inutile: si rivela deleteria. Eppure nel protagonista del romanzo non c’è aperto rimpianto: al pari del suo padrone, la sua vita non poteva esser diversa. La storia va avanti trascinando avanti relitti e abbandonando scorie disseccate sulle sponde. E poi verrà la notte.

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  • 3

    tutti i pronipoti del maggiordomo

    il mr. stevens di kazuo ishiguro è l'emblema letterario dei maggiordomi british.
    julian fellowes senza maggiordomi british sarebbe disoccupato.
    dunque julian fellowes deve lo stipendio a kazuo ishigur ...continue

    il mr. stevens di kazuo ishiguro è l'emblema letterario dei maggiordomi british.
    julian fellowes senza maggiordomi british sarebbe disoccupato.
    dunque julian fellowes deve lo stipendio a kazuo ishiguro.

    il sillogismo aristotelico applicato alla passione narrativa per i butler, girerebbe più o meno così. perché oltre che protagonista di questo romanzo, il perfetto mr. stevens - non a caso con hannibal lecter il carattere più celebre portato sullo schermo da anthony hopkins - è antenato in linea diretta del mr. carson di downton abbey, del jennings di gosford park e di altre adamantine figure uscite dalla penna del baronetto fellowes.
    siamo al grado zero dell'esistenzialismo. alla servitù più realista del re, alla livrea di capo-cameriere indossata h24 da un uomo che si realizza in quello che ai nostri occhi è il suo peccato originale: vivere volontariamente per procura del lord, e identificarsi coi muri dell'avita dimora. la quale magari - per lui si chiama sfiga, per tutti gli altri sviluppo della storia - finisce nelle mani di facoltosi quanto inadeguati americani. e allora scatta una crisi umana che nemmeno l'amore era riuscito a far carburare.
    il dramma [nel senso dell'azione scenica] per noi lettori/spettatori sta nella sconfitta del dramma [nel senso di passione dibattuta] dentro di lui. in quella vita tirata a lucido come l'argenteria. allargando ai maggiordomi d'oltreoceano mi viene in mente un vecchissimo film in cui charles laughton era un butler perso nientemeno che a poker dal suo datore di lavoro.
    riconduco più o meno lì la flemma di ogni indimenticabile maior domus [il servo più importante] che ha scandito la mia formazione fiction in senso lato. da questo oblativo mr. stevens di ishiguro al da me adorato giles french, alias sebastian cabot, inglese rotondo di carattere, pancia e bombetta, trapiantato da albione all'upper east side di manhattan.
    personaggi che anche quando ci paiono marziani hanno un magnetismo tutto loro collocato allo svincolo tra la rotonda dell'incomunicabilità affettiva e il raccordo col ruolo di comparse silenziose. e che registi e scrittori portano volentieri in primo piano per l'interesse che esercita lo scarto insanabile tra noi e loro. l'impossibilità di identificazione. da un lato cioè ci sono i mr. stevens com-presi nella parte di testimoni e custodi delle vicende ai piani alti. dall'altro noi incapaci di com-prendere davvero come si possa (non) vivere così.
    che dire, la duchessa del devonshire forse avrebbe letto ishiguro con occhi diversi. ma ora per cortesia, nestore, sento che sta arrivando la mia emicrania. congedi questi seccatori e serva in biblioteca il tè e il whisky per il capitano haddock.

    3 stelle e mezzo.
    perché la prolissità perfetta per la caratterizzazione del personaggio, alla lunga a leggersi stroppia.

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  • 5

    O la dignità o la vita

    Quel che resta del giorno è un lungo diario del breve viaggio in auto di Mr. Stevens, maggiordomo di Darlington Hall, attraverso la campagna inglese. Spinto a concedersi una breve vacanza dal suo nuov ...continue

    Quel che resta del giorno è un lungo diario del breve viaggio in auto di Mr. Stevens, maggiordomo di Darlington Hall, attraverso la campagna inglese. Spinto a concedersi una breve vacanza dal suo nuovo datore di lavoro, il ricco americano Faraday, Mr. Stevens in realtà inventa uno scopo professionale per il suo viaggio: incontrare Miss Kenton, un ex governante di Darlington Hall, e sondare la possibilità che possa tornare a lavorare a Darlington Hall, dopo un matrimonio ormai fallito.

    Al diario Mr. Stevens affida il flusso di ricordi degli anni gloriosi di Darlington Hall, quando era il centro della vita politica europea, grazie all’attività di mediazione svolta da Lord Darlington. Ricordi personali certo, legati al padre e all’interazione con Miss Kenton, ma sempre legati a filo doppio al suo ruolo professionale. E così la dignità di cui va fiero Mr. Stevens ci appare come una vera e propria prigione che la professione ha costruito intorno all’uomo, impedendogli, per servirla, di concedersi sentimenti e esprimere opinioni.

    Eppure, a leggere tra le righe del flusso di coscienza di Mr. Stevens, il rimpianto per ciò che non è stato affiora, seppur quasi privo di commozione: “Era come se uno avesse a disposizione un numero infinito di giorni, mesi, anni, nei quali venire a capo dei capricci della relazione con Miss Kenton; un numero infinito di ulteriori opportunità per rimediare agli effetti di questa o quell’altra incomprensione. Nulla indicava all’epoca che un piccolo incidente avrebbe reso interi sogni impossibili.” (la traduzione è mia).

    Ma c’è un altro aspetto del libro, al di là della vicenda sentimentale e personale di Mr. Stevens che mi ha colpito. Ed è il racconto delle ideologie politiche degli anni trenta, attraverso il pensiero dell’alta società inglese che Lord Darlington rappresentava. Mi ha colpito l’ostinazione di Lord Darlington a mantenere la pace con la Germania, convinto in buona fede che l’Europa avesse bisogno di pace, nonostante le leggi razziali e l’invasione dell’Austria e della Cecoslovacchia. E ancora, lo spirito del tempo che bocciava la democrazia come forma di governo antiquata, incapace delle decisioni rapide che la complessità contemporanea richiede. E la conseguente ammirazione per Germania e Russia che proprio a questo scopo hanno abolito i parlamenti litigiosi, instaurando un governo forte. Come non riconoscere in queste riflessioni elementi delle discussioni politiche di oggi?

    C’è come un contrappunto tra Mr. Stevens e Lord Darlington, tanto è professionale e impermeabile ai sentimenti il primo, quanto è ingenuo e sentimentale il secondo, spinto ad occuparsi della Germania dal suicidio di un amico tedesco, nobile come lui, ma in rovina a seguito del trattato di Versailles. Ciò che li accomuna è però il perseguimento cieco della ideologia sulla quale hanno costruito la propria vita, a dispetto della realtà che entrambi sembrano rifiutarsi di vedere.

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