The Remains of the Day

By

Publisher: Faber and Faber

4.1
(3006)

Language: English | Number of Pages: 245 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Japanese , Chi traditional , French , German , Italian , Catalan , Swedish , Latvian , Portuguese , Indonesian , Romanian

Isbn-10: 0571171273 | Isbn-13: 9780571171279 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Others , Audio Cassette , Unbound , Mass Market Paperback , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
In the summer of 1956, Stevens, the ageing butler of Darlington Hall, embarks on a leisurely holiday that will take him deep into the countryside and into his past... A contemporary classic, The Remains of the Day is Kazuo Ishiguro's beautiful and haunting evocation of life between the wars in a Great English House, of lost causes and lost love.
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  • 4

    Sebbene i maggiordomi esistano un po’ dappertutto – più rari oggi che le grandi case sono meno numerose, e perfino i ricconi tendono a risparmiare sul personale di servizio – il termine rievoca sempre ...continue

    Sebbene i maggiordomi esistano un po’ dappertutto – più rari oggi che le grandi case sono meno numerose, e perfino i ricconi tendono a risparmiare sul personale di servizio – il termine rievoca sempre una figura emblematica, quella del maggiordomo inglese, il butler, eroe o comprimario di tanta narrativa britannica; d’altronde, in nessun paese come in Inghilterra la figura di quello che nel vecchio italiano era chiamato anche, con locuzione dall’aroma di latinismo, maestro di casa, ha potuto rivestirsi dell’aura simbolica cui è assurto il maggiordomo in Albione, ad onta del fatto, per esempio, che addirittura nell’Italia dell’Antico Regime i maggiordomi delle famiglie principesche venissero a loro volta dal ceto nobiliare. Il Mr. Stevens protagonista del romanzo di Kazuo Ishiguro è un maggiordomo figlio di maggiordomo, ed è conscio, fin troppo forse, dell’importanza che ha il suo ruolo nella dimora del gran signore di cui è al servizio, Lord Darlington: tutto nella sua vita mira ad ottenere quella che egli chiama dignità, la quale peraltro costituisce un concetto sfuggente, che si sottrae di continuo a un inquadramento preciso; non per nulla quando Mr. Stevens ne parla con la gente d’un borgo di campagna si ha l’impressione d’assistere a un dialogo tra sordi: qui forse fa capolino anche un bagliore della cultura giapponese dello scrittore, pur cresciuto sin dall’infanzia in Gran Bretagna, perché nel perfetto servizio vagheggiato dal protagonista quale scopo cui consacrare l’intera sua esistenza vive molto d’inglese nel rigore austero, nel contegno, nella misura e nella cautela dell’agire e del parlare, ma anche qualcosa di nipponico, sia nel formalismo, sia, per l’appunto, nel nimbo d’indefinibile e prezioso che aureola un ideale venerabile ma impossibile in pratica da descrivere ai profani. E Mr. Stevens a quest’ideale ha sacrificato istinti, affetti, amor proprio, idee: il suo modo d’esprimersi è quello da maggiordomo inglese, pieno di meandri, di condizionali, di litoti; altro che dissimulazione onesta e arte della prudenza! Ma in fondo è l’eloquio di tanti suoi predecessori letterarî: Jeeves, in primo luogo; sennonché il nostro è un Jeeves tragico: ché mentre il personaggio di Wodehouse, per quanto misurato e circospetto, è un realtà un gabbamondo che sa cavare dai pasticci il suo improvvido padrone, e sa farsi anche, all’occorrenza, gl’interessi suoi, Mr. Stevens è figura desolata, che giunge all’autunno dei suoi giorni rendendosi conto di avere sprecato molte occasioni proprio in omaggio a un suo ideale, ma anche, in filigrana, di non aver avuto probabilmente vere alternative, quantomeno a causa delle strutture sociali ossificate ove s’è trovato a vivere. Nella dialettica padrone/servo, in parallelo, da lui rievocata si snoda anche la vicenda umana di sconfitto del suo datore di lavoro, Lord Darlington, che per aderenza a ideali di fratellanza fra le nobiltà europee finisce, quasi senza rendersene conto, fra le braccia dei nazisti – cioè, a ben vedere, di ciò che meno nobile c’era nell’Europa degli anni Trenta. In un mondo che va cambiando, la politica dilettantesca sebbene fondata su ideali generosi alla fine si rivela peggio che inutile: si rivela deleteria. Eppure nel protagonista del romanzo non c’è aperto rimpianto: al pari del suo padrone, la sua vita non poteva esser diversa. La storia va avanti trascinando avanti relitti e abbandonando scorie disseccate sulle sponde. E poi verrà la notte.

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  • 3

    tutti i pronipoti del maggiordomo

    il mr. stevens di kazuo ishiguro è l'emblema letterario dei maggiordomi british.
    julian fellowes senza maggiordomi british sarebbe disoccupato.
    dunque julian fellowes deve lo stipendio a kazuo ishigur ...continue

    il mr. stevens di kazuo ishiguro è l'emblema letterario dei maggiordomi british.
    julian fellowes senza maggiordomi british sarebbe disoccupato.
    dunque julian fellowes deve lo stipendio a kazuo ishiguro.

    il sillogismo aristotelico applicato alla passione narrativa per i butler, girerebbe più o meno così. perché oltre che protagonista di questo romanzo, il perfetto mr. stevens - non a caso con hannibal lecter il carattere più celebre portato sullo schermo da anthony hopkins - è antenato in linea diretta del mr. carson di downton abbey, del jennings di gosford park e di altre adamantine figure uscite dalla penna del baronetto fellowes.
    siamo al grado zero dell'esistenzialismo. alla servitù più realista del re, alla livrea di capo-cameriere indossata h24 da un uomo che si realizza in quello che ai nostri occhi è il suo peccato originale: vivere volontariamente per procura del lord, e identificarsi coi muri dell'avita dimora. la quale magari - per lui si chiama sfiga, per tutti gli altri sviluppo della storia - finisce nelle mani di facoltosi quanto inadeguati americani. e allora scatta una crisi umana che nemmeno l'amore era riuscito a far carburare.
    il dramma [nel senso dell'azione scenica] per noi lettori/spettatori sta nella sconfitta del dramma [nel senso di passione dibattuta] dentro di lui. in quella vita tirata a lucido come l'argenteria. allargando ai maggiordomi d'oltreoceano mi viene in mente un vecchissimo film in cui charles laughton era un butler perso nientemeno che a poker dal suo datore di lavoro.
    riconduco più o meno lì la flemma di ogni indimenticabile maior domus [il servo più importante] che ha scandito la mia formazione fiction in senso lato. da questo oblativo mr. stevens di ishiguro al da me adorato giles french, alias sebastian cabot, inglese rotondo di carattere, pancia e bombetta, trapiantato da albione all'upper east side di manhattan.
    personaggi che anche quando ci paiono marziani hanno un magnetismo tutto loro collocato allo svincolo tra la rotonda dell'incomunicabilità affettiva e il raccordo col ruolo di comparse silenziose. e che registi e scrittori portano volentieri in primo piano per l'interesse che esercita lo scarto insanabile tra noi e loro. l'impossibilità di identificazione. da un lato cioè ci sono i mr. stevens com-presi nella parte di testimoni e custodi delle vicende ai piani alti. dall'altro noi incapaci di com-prendere davvero come si possa (non) vivere così.
    che dire, la duchessa del devonshire forse avrebbe letto ishiguro con occhi diversi. ma ora per cortesia, nestore, sento che sta arrivando la mia emicrania. congedi questi seccatori e serva in biblioteca il tè e il whisky per il capitano haddock.

    3 stelle e mezzo.
    perché la prolissità perfetta per la caratterizzazione del personaggio, alla lunga a leggersi stroppia.

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  • 5

    O la dignità o la vita

    Quel che resta del giorno è un lungo diario del breve viaggio in auto di Mr. Stevens, maggiordomo di Darlington Hall, attraverso la campagna inglese. Spinto a concedersi una breve vacanza dal suo nuov ...continue

    Quel che resta del giorno è un lungo diario del breve viaggio in auto di Mr. Stevens, maggiordomo di Darlington Hall, attraverso la campagna inglese. Spinto a concedersi una breve vacanza dal suo nuovo datore di lavoro, il ricco americano Faraday, Mr. Stevens in realtà inventa uno scopo professionale per il suo viaggio: incontrare Miss Kenton, un ex governante di Darlington Hall, e sondare la possibilità che possa tornare a lavorare a Darlington Hall, dopo un matrimonio ormai fallito.

    Al diario Mr. Stevens affida il flusso di ricordi degli anni gloriosi di Darlington Hall, quando era il centro della vita politica europea, grazie all’attività di mediazione svolta da Lord Darlington. Ricordi personali certo, legati al padre e all’interazione con Miss Kenton, ma sempre legati a filo doppio al suo ruolo professionale. E così la dignità di cui va fiero Mr. Stevens ci appare come una vera e propria prigione che la professione ha costruito intorno all’uomo, impedendogli, per servirla, di concedersi sentimenti e esprimere opinioni.

    Eppure, a leggere tra le righe del flusso di coscienza di Mr. Stevens, il rimpianto per ciò che non è stato affiora, seppur quasi privo di commozione: “Era come se uno avesse a disposizione un numero infinito di giorni, mesi, anni, nei quali venire a capo dei capricci della relazione con Miss Kenton; un numero infinito di ulteriori opportunità per rimediare agli effetti di questa o quell’altra incomprensione. Nulla indicava all’epoca che un piccolo incidente avrebbe reso interi sogni impossibili.” (la traduzione è mia).

    Ma c’è un altro aspetto del libro, al di là della vicenda sentimentale e personale di Mr. Stevens che mi ha colpito. Ed è il racconto delle ideologie politiche degli anni trenta, attraverso il pensiero dell’alta società inglese che Lord Darlington rappresentava. Mi ha colpito l’ostinazione di Lord Darlington a mantenere la pace con la Germania, convinto in buona fede che l’Europa avesse bisogno di pace, nonostante le leggi razziali e l’invasione dell’Austria e della Cecoslovacchia. E ancora, lo spirito del tempo che bocciava la democrazia come forma di governo antiquata, incapace delle decisioni rapide che la complessità contemporanea richiede. E la conseguente ammirazione per Germania e Russia che proprio a questo scopo hanno abolito i parlamenti litigiosi, instaurando un governo forte. Come non riconoscere in queste riflessioni elementi delle discussioni politiche di oggi?

    C’è come un contrappunto tra Mr. Stevens e Lord Darlington, tanto è professionale e impermeabile ai sentimenti il primo, quanto è ingenuo e sentimentale il secondo, spinto ad occuparsi della Germania dal suicidio di un amico tedesco, nobile come lui, ma in rovina a seguito del trattato di Versailles. Ciò che li accomuna è però il perseguimento cieco della ideologia sulla quale hanno costruito la propria vita, a dispetto della realtà che entrambi sembrano rifiutarsi di vedere.

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  • 4

    Un viaggio che doveva essere alla scoperta del Inghilterra ma in realtà è un viaggio nel passato.un bel libro che ci fa conoscere un po' il vero maggiordomo.e alla fine del tutto quello che resta del ...continue

    Un viaggio che doveva essere alla scoperta del Inghilterra ma in realtà è un viaggio nel passato.un bel libro che ci fa conoscere un po' il vero maggiordomo.e alla fine del tutto quello che resta del giorno e ..."smettere di ripensare tanto al passato ,dovrei assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata"....anche perché l'orologio non si può mettere indietro ...

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  • 3

    Quel che resta del giorno lo trascorrerò certamente in uno stato di leggera sonnolenza provocatami da questo libro; tuttavia allo stesso tempo proverò un piacevole senso di liberazione per non dover p ...continue

    Quel che resta del giorno lo trascorrerò certamente in uno stato di leggera sonnolenza provocatami da questo libro; tuttavia allo stesso tempo proverò un piacevole senso di liberazione per non dover più avere a che fare con questo maggiordomo così carico di spocchia e di falsa modestia.

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  • 5

    una vacanza in automobile è per un maggiordomo l'occasione per ripensare al passato e fare un bilancio della propria vita. pur fortemente introspettivo il romanzo è contemporaneamente anche ancorato a ...continue

    una vacanza in automobile è per un maggiordomo l'occasione per ripensare al passato e fare un bilancio della propria vita. pur fortemente introspettivo il romanzo è contemporaneamente anche ancorato alla Storia d'Europa.
    delicato e bellissimo.

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  • 4

    Ripensavo, leggendo questo romanzo, al film omonimo che ho visto tanti anni fa, alla noia e insofferenza che avevo provato nel vedere un qualcosa di “inconcludente”.
    Da sempre ho un amore sconfinato p ...continue

    Ripensavo, leggendo questo romanzo, al film omonimo che ho visto tanti anni fa, alla noia e insofferenza che avevo provato nel vedere un qualcosa di “inconcludente”.
    Da sempre ho un amore sconfinato per queste tenute inglesi, vaste, solitarie e al tempo stesso animate da mille vite, che nascondono un’infinità di segreti e intrighi (e nelle quali non abiterei mai), un po’ meno per una certa rigidità dei comportamenti della Vecchia Inghilterra . Qui il punto di vista è quello del maggiordomo Stevens, irreprensibile, integerrimo, immutabile, leale e fedele al lord di Dalington Hall. Così dedito a perseguire e difendere la sua “dignità” e a raggiungere la perfezione lavorativa da perdere ogni contatto con la sua umanità e con i suoi veri sentimenti. Sempre in nome di qualcosa di più alto.
    Quella che per lui è una leggera ironia, rivela invece una totale ottusità e incapacità di comunicare con chi lo circonda: non c’è risposta naturale per lui, è sempre filtrata da cosa è bene rispondere o come è bene comportarsi.
    Giustificare il punto di vista del suo padrone e le sue scelte, anche quando evidentemente in torto, è l’unico suo obiettivo. A costo di rimetterci… tutto.
    Una riflessione amara, lucida, sui dolori e sugli amori non manifestati, sull’opportunità di negarsi una vita normale nel nome di una professione di grande prestigio.
    Quando Stevens, per la prima volta in vacanza, potrà liberare i suoi pensieri, allora, forse, magari, si potrà pensare a vivere diversamente per quel che resta del giorno...

    http://www.youtube.com/watch?v=V_khBu1DC6o

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Sentimenti in filigrana

    Ah, l’ho proprio adorato questo Mr. Stevens, maggiordomo “tipico” inglese, io narrante del romanzo in questione.

    Ishiguro è stato bravissimo a trovare la sua voce, il suo stile, le sue espressioni, e ...continue

    Ah, l’ho proprio adorato questo Mr. Stevens, maggiordomo “tipico” inglese, io narrante del romanzo in questione.

    Ishiguro è stato bravissimo a trovare la sua voce, il suo stile, le sue espressioni, e a farci percorrere con lui un viaggio, non solo attraverso l’Inghilterra, ma attraverso la sua intimità e i suoi ricordi - un viaggio dunque come presa di coscienza - come se ce lo stesse raccontando Mr Stevens in persona.
    La sua personalità ne risulta tratteggiata alla perfezione: figura paradigmatica (nel suo ruolo professionale) dell’Inghilterra agli inizi del novecento, Mr Stevens non è più un uomo, è un maggiordomo, un ruolo appunto: non mostra sentimenti, soffoca completamente la propria emotività per conseguire la massima resa professionale, o per meglio dire, per incarnare una certa caratteristica che egli ritiene (come una certa illustre associazione professionale) i maggiordomi debbano avere. La chiamano “dignità” e consisterebbe nel conservarsi impassibili ed efficienti anche in situazioni estreme.
    Mr Stevens si manterrà all’altezza delle proprie aspettative, pagando però un prezzo altissimo dal punto di vista umano. E a un certo punto, giunto alla sera della sua vita, si accorgerà di aver sbagliato tutto.

    “Mi sono fidato della saggezza di sua signoria. Tutti gli anni nei quali sono stato al suo servizio, ho creduto davvero di fare qualcosa di utile. Non posso nemmeno affermare di aver commesso i miei propri errori. E davvero - uno deve chiedersi - quale dignità vi è mai in questo?”

    Ma quello che mi è piaciuto di più è come l’autore sia riuscito ad aggiungere ironia e leggerezza, e a suscitare nel lettore simpatia e tenerezza per questo imperturbabile personaggio, così reticente persino nei confronti di se stesso. Eppure i suoi veri sentimenti appaiono in filigrana, come osservando i suoi pensieri “in controluce”.

    Mi hanno particolarmente divertito le considerazioni sulla questione se debba ritenersi dovere di un buon maggiordomo saper rispondere alle battute di spirito del proprio padrone con battute altrettanto argute.
    In fondo, perché no? potrebbe essere un’ottima idea dedicarsi ad acquisire questa capacità per trascorrere le ultime ore di quel che resta del giorno.

    “E forse è giunto davvero il momento che io cominci a considerare con maggiore entusiasmo l’intera faccenda dello scambio di battute scherzose. Dopotutto quando si pensa alla cosa, non si ha la sensazione che si tratti di un’attività poi così sciocca alla quale potersi dedicare - in particolare se accade che in tale scambio di battute si trovi il segreto del calore umano.”

    Nota a margine: bello il film che ne è stato tratto, ma a me *questo* maggiordomo con la faccia di Hannibal the Cannibal proprio non va giù… io ho preferito immaginarmelo con le fattezze di quello dei Monty Python che fa il cameriere nella scena del signor Creosoto… quello che sì che aveva dignità da vendere!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Avevo già avuto modo di apprezzare Kazuo Ishiguro con Non lasciarmi, ma è solo con Quel che resta del giorno che mi sono resa conto della sua grandezza.

    Questo romanzo è un gioiello: da una parte, per ...continue

    Avevo già avuto modo di apprezzare Kazuo Ishiguro con Non lasciarmi, ma è solo con Quel che resta del giorno che mi sono resa conto della sua grandezza.

    Questo romanzo è un gioiello: da una parte, per la sua incredibile accuratezza, pare un trattato socio-culturale sulle condizioni di vita e di lavoro dei maggiordomi di inizio 900, ma dall’altra scava con incredibile ferocia nell’animo umano.

    Il ritratto di Mr Stevens, maggiordomo a servizio di una grande casata, appare piuttosto impietoso: cercando di puntare continuamente alla perfezione, inseguendo l’esempio di suo padre, egli si fa guidare dal principio di “dignità”, per cui non bisogna mai mostrare – anche nelle occasioni più difficili – il proprio stato emotivo, ma bisogna sempre gestire al meglio –con la freddezza e con la precisione di un militare – qualsiasi situazione si presenti. Ciò comporta, anche, mostrarsi servizievole e sorridente ad un grande evento mentre il padre tanto ammirato muore al piano di sopra; o quando, il mai riconosciuto amore della sua vita, Miss Kenton, gli comunica che lascerà il servizio per sposarsi.

    L’estrema professionalità ha quindi un costo non indifferente: la sua umanità.

    E se, quando il dubbio sulla correttezza del suo comportamento si affaccia nella sua mente (mai direttamente), ecco che insorgono le giustificazioni su quanto il suo operato sia essenziale per questioni di importanza nazionale ed internazionale, perché se il suo padrone si impegna per delle giuste cause, allora anche lui che provvede al bene della casa del padrone, indirettamente combatte per quegli stessi ideali.
    Ma quando, alla fine del viaggio, egli stesso riconosce che quelle cause sono state sbagliate, allora per che cosa ha vissuto? Per che cosa ha sacrificato la sua umanità, la sua vita? Quanti rimpianti, quante occasioni perse peseranno sulla sua coscienza?

    Giungendo a quest’amara consapevolezza, il peso è troppo gravoso; ma, mettendo da parte l’inflessibilità, il maggiordomo riesce per una volta ad essere autoindulgente, perdonando se stesso: non gli resta che vivere al meglio quel che resta del giorno.

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  • 5

    Cosa resta del giorno? Sicuramente un bel ricordo, perché questo libro è uno dei più bei libri di narrativa che mi sia capitato di leggere negli ultimi due anni. No, non sto esagerando. Il Gigante Sep ...continue

    Cosa resta del giorno? Sicuramente un bel ricordo, perché questo libro è uno dei più bei libri di narrativa che mi sia capitato di leggere negli ultimi due anni. No, non sto esagerando. Il Gigante Sepolto, ultima fatica dell’autore e sua prima esplorazione del mondo fantasy, non mi aveva colpito particolarmente, soprattutto per quel che concerneva i dialoghi, pochi, monotoni e ripetitivi. Qui siamo sicuramente su un altro pianeta, ma andiamo con ordine.

    Il signor Stevens è un maggiordomo di classe, sposato con il suo lavoro che svolge con incredibile dedizione e impegno. Un giorno mr. Farraday - l’americano che ha acquistato la dimora in cui Stevens lavora - propone al suo maggiordomo di prendersi una vacanza e quest’ultimo, seppur dubbioso inizialmente, accetta e comincia a viaggiare per la campagna inglese del ‘900.

    Il presente ed il passato si alternano in modo continuo, il primo con scene legate al viaggio di Stevens, arricchito da descrizioni evocative del paesaggio inglese e da incontri con altri personaggi; mentre il secondo si dipana attraverso i ricordi dello stesso protagonista, con scene legate al suo ruolo a Darlington Hall e ai suoi battibecchi con la bella e decisa Mrs. Kenton, la governante, che è anche al centro della motivazione del viaggio che compie il protagonista. Ed ecco quindi che il viaggio diventa un pretesto per raccontare il passato di Mr. Stevens e la vita a Darlington Hall ed è proprio il passato a farla da padrone nel romanzo, perché la maggior parte del tempo la si passerà a leggere i pensieri del protagonista, le sue riflessioni sulla “dignità”, particolarmente interessanti, la storia della sua vita e della dedizione irriducibile che ha verso il lavoro che svolge e verso il suo vecchio padrone, difeso a spada tratta nonostante alcune voci che lo danno non proprio pulito a livello morale.

    Ed è qui che Ishiguro ha fatto centro, perché è riuscito a dipingere la figura del maggiordomo in modo cristallino, regalandoci un ritratto estremamente significativo dell’importanza della professione nel portare avanti la vita di una dimora signorile nell’800/900, tra ospiti illustri – cito Maynard Keynes, l’economista inglese e H.G. Wells, lo scrittore - e ricevimenti che avevano lo scopo di aprire le porte a discussioni politiche che avrebbero dovuto avere effetto sul mondo intero. Il contesto storico in cui è calato il passato di Stevens è il post seconda guerra mondiale e lo capiamo soprattutto nei dialoghi e nelle discussioni riguardanti appunto gli eventi accaduti in quel periodo storico.

    I dialoghi in questo romanzo sono piacevoli da leggere e mai banali e che, in qualche occasione, possono regalare qualche sorriso, soprattutto durante i dialoghi tra Mrs. Kenton e Mr. Stevens. Una cosa che ho notato è che anche in questo romanzo (come ne “Il Gigante Sepolto”) i protagonisti sono soliti ripetere i propri nomi più volte nel corso di un solo dialogo, però in questo caso non ho provato grande fastidio come nel “Gigante” perché qui i dialoghi sono più ragionati, più naturali da seguire e anche le linee di dialogo sono più lunghe e quindi vengono dette più cose dai personaggi.
    I personaggi sono molto ben caratterizzati, ben descritti e arricchiti da piccoli gesti o tratti caratteriali che li rendono subito riconoscibili e apprezzabili.

    Ultimo, ma non meno importante, è l’elogio alla traduttrice Maria Antonietta Saracino, che ci ha regalato una traduzione assolutamente impeccabile, che non stravolge affatto l’eleganza e la fluidità della penna di Ishiguro.

    Insomma, reputo questa una grande prova da parte dell’autore anglo-giapponese, un romanzo che, secondo me, potrebbe essere destinato a diventare un classico.

    said on 

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