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The Remains of the Day

(FF Classics)

By Kazuo Ishiguro

(87)

| Paperback | 9780571200733

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Book Description

An elderly butler is on a five-day motoring trip through the West Country in the 1950s. The climax of his journey is to be a reunion with his former housekeeper. This 1989 Booker Prize-winner attempts to capture a period in British history and draw a Continue

An elderly butler is on a five-day motoring trip through the West Country in the 1950s. The climax of his journey is to be a reunion with his former housekeeper. This 1989 Booker Prize-winner attempts to capture a period in British history and draw a portrait of a man in old age.

416 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Seconda lettura. Al primo giro, una diciottina d'anni fa, mi parve un romanzo straordinario.

    Tutto sommato mi sento di confermare il giudizio di allora. Ben scritto, tutto sfumature e "non detti"; molto ben ambientato, specie nella ricostruzione sto ...(continue)

    Seconda lettura. Al primo giro, una diciottina d'anni fa, mi parve un romanzo straordinario.

    Tutto sommato mi sento di confermare il giudizio di allora. Ben scritto, tutto sfumature e "non detti"; molto ben ambientato, specie nella ricostruzione storica e con personaggi sapientemente caratterizzati e dalle relazioni interpersonali parecchio vibranti, riesce a mantenere acceso l'interesse del lettore dalla prima all'ultima pagina, tutte appassionanti, piene di emozioni e di un sottile humour inglese ben nascosti tra le fronde. In particolare ho apprezzato moltissimo l'abilità di Ishiguro nell'intrecciare storia e Storia da un punto di vista del tutto inusuale e cioè da basso e di lato.

    Notevole anche l'arco di trasformazione del protagonista che arriva piano piano a liberarsi almeno in parte della sua rigidità e ad aprirsi al mondo.

    Insomma, tutto bene.

    La sola cosa che mi ha lasciato perplesso, ma è veramente una cosina marginale, è il ritmo del discorso. Il romanzo è scritto in prima persona dal punto di vista del protagonista, l'impeccabile maggiordomo Mr Stevens. Personalment ho avuto un po' l'impressione che i lunghi periodi in cui si articola il suo racconto poco coincidano con la persona austera e asciutta che egli mostra di essere. Certo, poi viene fuori che tutto quel manico di scopa che sembra essere effettivamente non è ma lo stesso ho trovato che l'esercizio di logorrea a cui si abbandona spesso e volentieri stridi col personaggio.

    Ma è veramente una cosina ina ina: resta una lettura veramente gradevole di quelle che consiglierei senza pensarci su due volte.

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    Albertozeta said on Jul 31, 2014 | Add your feedback

  • 14 people find this helpful

    Splendido

    L’ho riletto perché la prima volta lo divorai e non me lo godetti a sufficienza. Questa volta me lo sono goduta decisamente. Splendido.
    Il protagonista, il maggiordomo Stevens, è un uomo che ha sempre vissuto nella granitica, serena, confortante e r ...(continue)

    L’ho riletto perché la prima volta lo divorai e non me lo godetti a sufficienza. Questa volta me lo sono goduta decisamente. Splendido.
    Il protagonista, il maggiordomo Stevens, è un uomo che ha sempre vissuto nella granitica, serena, confortante e rassicurante certezza che l’esistenza possa essere racchiusa dentro ben precise regole; esattamente come la grande casa che lui ha gestito con infallibile rigore nell’Inghilterra degli anni Trenta. Nella sua vita ordinata e scandita dai ritmi quasi religiosi del suo lavoro non c’è spazio per il dubbio (ad esempio quello relativo alle scelte politiche del suo padrone, divenuto connivente con il nazismo) né per il turbamento delle emozioni (ad esempio quelle della morte di suo padre o quelle tenere del sentimento che lascia intuire di provare per lui la governante della casa). Le regole, espressione somma del fare il proprio dovere, paiono salvarlo da qualsiasi inquietudine, nella coscienza di essere nel giusto, di fare con efficienza ciò che ci si aspetta da lui. Non importa se apparentemente, come gli vien fatto notare, si gode poco la vita: a lui interessa solo poter pensare di aver fatto il suo dovere. Questo per lui è l’appagamento più grande. Il maggiordomo ha sempre vissuto così, ma ora, nel tramonto della vita -quello da cui prende avvio la vicenda del romanzo, dopo un lungo excursus all’indietro- Stevens si trova a fare i conti con se stesso, quando anche l'Europa, al termine della seconda guerra mondiale, si trova di fronte alle macerie fisiche e morali dell’orrore nazista. Il bilancio di Stevens è raccontato da Ishiguro con la nostalgia dolce e delicata di chi ha coscienza che non si può torna più indietro, anche se sarebbe bello riscrivere alcune pagine della propria vita; è raccontata con uno sguardo ricco di pietà e compassione perché forse Stevens ha sbagliato tutto nella vita, ma la dignità con cui si è illuso di vivere da uomo per bene lo assolvono. Stevens si è rinchiuso nel recinto delle regole rimanendone schiavo, perché non ha avuto il coraggio di metterle in discussione; ha scambiato il rassicurante confine delle regole per la felicità, e invece, la felicità, forse, gli è passata fra le mani senza che lui avesse il coraggio di trattenerla. Stevens più di tutto si è sottratto all’emozione dell’amore: ha creduto che di scombinare le regole, come richiede per sua natura l’amore- perturbatore di piani e progetti- non ne valesse la pena, anzi, fosse addirittura ingiusto. E invece le sue regole non hanno costruito nulla, sono state espressione di fedeltà ad un mondo che la storia ha brutalmente spazzato via e dove addirittura non c’è più posto per la figura ormai antiquata del maggiordomo. E lei, la donna che lo amava e che lui non si è concesso di amare, si è nel frattempo sposata con un altro. La levità di questa struggente riflessione sulla propria storia personale, immagine rimpicciolita del fallimento di un’epoca, è descritta con garbo e raffinatezza. Quel che resta del giorno a Stevens è ormai solo questo: il conforto di aver vissuto con dignità; e la coscienza che tutto ciò non è bastato per capire dove stesse la felicità.

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    Bicemotta said on Jun 29, 2014 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Difficile dare un giudizio di un libro che a mio parere si presenta piuttosto controverso potendo essere ugualmente accolto con entusiastico coinvolgimento o lasciarci nella delusa perplessità di un’aspettativa mai pienamente realizzata. Personalment ...(continue)

    Difficile dare un giudizio di un libro che a mio parere si presenta piuttosto controverso potendo essere ugualmente accolto con entusiastico coinvolgimento o lasciarci nella delusa perplessità di un’aspettativa mai pienamente realizzata. Personalmente non mi ha entusiasmato, non mi ha coinvolto e mi ha lasciata nel frustrante dubbio di aver mal compreso il messaggio che a conti fatti l’autore si proponeva di dare al lettore, se mai uno ce ne fosse.
    La storia dell’irreprensibile Mr. Stevens che, durante un viaggio in automobile per la Cornovaglia, ripercorre mentalmente tutte le fasi della sua trascorsa esperienza di vita come maggiordomo al servizio delle ‘Signorie nobili’, mi appare un po’ come un Bildungsroman, il vecchio romanzo di formazione di tradizione tedesca, ma a rovescio. Qui infatti il protagonista non compie un percorso di formazione che lo porta verso la “maturità” o verso una nuova consapevolezza di sé, ma segue fedelmente un cammino circolare che alla fine si conclude al punto di partenza facendolo tornare prontamente sui suoi passi.
    Quel che resta del giorno – intensa metafora della vita del protagonista ormai avviata al tramonto – non potrà mai prescindere dal trascorso, dal vissuto. Il viaggio che egli compie, che è sostanzialmente un viaggio dell’anima prima di essere un viaggio geografico, non è che lo spunto per una più profonda digressione intimistica in cui la febbrile attesa di una rivelazione, di una rottura improvvisa e imprevedibile della prospettiva soggettiva e unilaterale in cui ogni evento è filtrato, resta puntualmente disillusa. Il romanzo è sostanzialmente statico, fedele a sé stesso fino all’ultima pagina. Ciò che muove Stevens è una convinzione granitica, inappellabile: il senso di responsabilità che l’essere per scelta e convinzione dipendente da quest’altisonante concetto che egli definisce “dignità” comporta, lo ha legato tutta una vita alla sua professione, impedendogli di riconoscere la presenza di altro, di dare un nome perfino alle sue emozioni, con le quali è però costretto a confrontarsi dopo il suo incontro conclusivo con Miss Kenton. La scelta dell’autore di scrivere il romanzo in prima persona si rivela sicuramente la strategia migliore per dare voce ad un percorso introspettivo unidirezionale, dove le riflessioni del protagonista condannano però il tessuto narrativo ad un’esasperata lentezza e dove il pensiero fine a sé stesso finisce inevitabilmente per compromettere l’azione. Ci resterà sempre il dubbio se la donna avesse effettivamente concepito un coinvolgimento sentimentale mai corrisposto con l’uomo, certo è che lui seppur vacilla un attimo* mai si allontana da quelle che sono le sue certezze che in definitiva non includono l’apertura ad altro che non sia il suo ruolo di “aiutante” ai benefattori dell’umanità. La cosa più stupefacente del romanzo è certamente il linguaggio forbito ed elaborato con il quale Ishiguro dipana la matassa della narrazione che è sbalorditivo se si pensa che l’autore è giapponese. Cos’altro aggiungere? Sicuramente un romanzo molto ben scritto ma senza l’anima o meglio dove l’anima si specchia ma non vede nulla al di fuori di sé stessa.

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    Roxy said on Jun 5, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Quanto è stato fatto difficilmente può essere disfatto.

    Un viaggio non è mai solo uno spostarsi da un luogo all'altro, ma anche qualcosa che ci permette di vedere in noi stessi, un'aspettativa per il futuro, un ritorno al passato, ma sempre godendoci l'attimo, quel che resta del giorno!

    Bisogna esser ...(continue)

    Un viaggio non è mai solo uno spostarsi da un luogo all'altro, ma anche qualcosa che ci permette di vedere in noi stessi, un'aspettativa per il futuro, un ritorno al passato, ma sempre godendoci l'attimo, quel che resta del giorno!

    Bisogna essere felici. La sera è la parte più bella della giornata. Hai concluso una giornata di lavoro e adesso puoi sederti ed essere felice.

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    Mari said on Jun 5, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ho amato questo libro dalla prima all'ultima pagina!

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    _laura_ said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    …”Quel che resta del giorno” di Ishiguro. Ho pensato che ti descrive un po’


    Non so se sia vero o no. Ma come avrei potuto non leggerlo?

    Malinconico e struggente, tormentato e delicato, con quel pudore nella descrizione delle relazioni che nulla toglie, anzi esalta, la profondità dei sentimenti.

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    didi said on May 19, 2014 | 1 feedback

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