The Remains of the Day

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Publisher: Vintage

4.1
(2863)

Language: English | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Japanese , Chi traditional , French , German , Italian , Catalan , Swedish , Latvian , Portuguese , Indonesian , Romanian

Isbn-10: 0679731725 | Isbn-13: 9780679731726 | Publish date:  | Edition Mti Rep

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Others , Audio Cassette , Unbound , Mass Market Paperback , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
A tragic, spiritual portrait of a perfect English butler and his reaction to his fading insular world in post-war England. A wonderful, wonderful book.
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  • 0

    Piccolo capolavoro da leggere e consigliare. Affascinante e tragica la figura di questo maggiordomo e la sua abnegazione nei confronti del suo signore tale da soffocare per una vita intera profondi se ...continue

    Piccolo capolavoro da leggere e consigliare. Affascinante e tragica la figura di questo maggiordomo e la sua abnegazione nei confronti del suo signore tale da soffocare per una vita intera profondi sentimenti.

    said on 

  • 4

    Storia di un'esistenza dignitosa

    Ogni volta che mi sono soffermata a pensarci, ho avuto la sensazione che gran parte delle cose in cui credo possano essere riassunte dicendo che credo nel destino, un credere dettato in primo luogo da ...continue

    Ogni volta che mi sono soffermata a pensarci, ho avuto la sensazione che gran parte delle cose in cui credo possano essere riassunte dicendo che credo nel destino, un credere dettato in primo luogo da alcune grandi esperienze vissute in prima persona e in secondo luogo per tutti quei fatti piccoli e meno piccoli che non riesco a considerare come frutto di semplici coincidenze. Uno di questi, è senz'altro l'incappare in determinati libri in specifici periodi della vita, come a me capitò di leggere Norwegian Wood di Murakami in un momento di profonda solitudine o Un giorno questo dolore ti sarà utile in giorni che sembravano fatti apposta per recepire ogni parola contenuta in quello spettacolo di romanzo. Se queste circostanze non sono architettate dal Destino, che magari si adopera solo per questioni di maggior portata, allora devo necessariamente credere che ogni vero buon Lettore sia guidato da un suo personalissimo Spirito Guida, che lo orienta verso il libro a lui al momento più congeniale. Ovviamente più il Lettore legge e più lo Spirito affina il suo fiuto, fino a diventare praticamente infallibile. Il mio, bisogna dirlo, deve essere abbastanza in forma, perché nell'ultimo anno non ho letto neanche un libro che posso definire brutto o che non mi sia affatto piaciuto.

    Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro, classe 1954, nato a Nagasaki ma trapiantato a Londra a soli cinque anni, ultima lettura del 2015 e prima recensione del 2016. Il preambolo che ho fatto e che potrebbe sembrare totalmente inutile, nasce dall'evidenza che in altri periodi avrei potuto trovare questo romanzo un po' noioso o poco coinvolgente, ma dopo la scorpacciata di Downton Abbey su Netflix non sarebbe mai potuta andare così: quella serie tv ha alimentato la mia curiosità per quelle che potremmo dire figure marginali, quelle presenze di cui potremmo a stento accorgerci e che invece palpitano di vita quanto – o forse di più – coloro che per un motivo o l'altro vivono sotto i riflettori. I domestici rientrano più che mai in questa categoria, occupando con la massima discrezione il loro posto ma essendo a tutti gli effetti i silenziosi e attenti testimoni degli eventi che si susseguono nelle grandi case in cui prestano servizio. E' un mestiere a cui oggi senz'altro non capita di pensare spesso perché ormai a stento esiste, ma si tratta di un mestiere che richiedeva – se lo si voleva svolgere ad alti livelli, e cioè presso famiglie altolocate – estremo sacrificio. Orario di lavoro praticamente continuato, poche ore di riposo e, soprattutto, scarse possibilità di crearsi una vita propria al di fuori delle mura entro le quali si svolgeva la propria carica professionale. Penso in questo a Mr Carson e Miss Hughes di Downton Abbey, il maggiordomo e la governante, che con la dovuta discrezione inglese hanno accennato al rimorso di non essersi in passato costruiti una famiglia. Affatto lontano da loro è Mr Stevens, il protagonista di Quel che resta del giorno.

    Recensione completa qui
    http://tantononimporta.blogspot.it/2016/01/libero-chi-legge-5-quel-che-resta-del.html

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  • 4

    我的餘生彷彿一片虛空,攤放在我的眼前。

     事情發生在某日上午的晨膳時間,法拉迪先生本人──或許是他宅心仁厚,或許因為他是美國人,所以他並未發現這個瑕疵有多麼嚴重──自始至終沒對我多抱怨一句。他一坐下,拿起餐叉檢查了一下,只是用指尖碰了碰叉尖,注意力又回到早報標題。他的這些動作看起來都像漫不經心,當然,我一發現他這樣的動作,立刻上前取走那件礙眼的東西。可能是我心裡不安,動作稍微快了點,因此法拉迪先生有些吃驚,咕噥了一聲:「哦,史帝文斯。」 ...continue

     事情發生在某日上午的晨膳時間,法拉迪先生本人──或許是他宅心仁厚,或許因為他是美國人,所以他並未發現這個瑕疵有多麼嚴重──自始至終沒對我多抱怨一句。他一坐下,拿起餐叉檢查了一下,只是用指尖碰了碰叉尖,注意力又回到早報標題。他的這些動作看起來都像漫不經心,當然,我一發現他這樣的動作,立刻上前取走那件礙眼的東西。可能是我心裡不安,動作稍微快了點,因此法拉迪先生有些吃驚,咕噥了一聲:「哦,史帝文斯。」
     我取走餐叉,快步走出房間,沒有耽擱便立刻取回一支令人滿意的餐叉。再度走向餐桌──法拉迪先生這時顯然正在專心讀報──我想,不如悄悄將叉子擺回桌布上,別打擾主人。然而我又想到,或許法拉迪先生只是為了不讓我難堪才佯作不在意,如果我鬼鬼祟祟地送上新餐叉,恐怕被誤解成我對自己的疏失蠻不在乎──或者更糟,是我企圖粉飾太平。所以我決定,恰如其分的做法是以強調的動作將叉子放回桌面,結果此舉卻再度驚擾了主人,他只抬起頭,再一次咕噥著:「哦,史帝文斯。」\頁一八八。

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  • 5

    Uno non può che togliersi il cappello.

    Uno non può che togliersi il cappello davanti all'abilità di Ishiguro. Il libro è breve e molto denso. Ogni dettaglio ha il suo peso, a partire dal modo di esprimersi del protagonista: un maggiordomo ...continue

    Uno non può che togliersi il cappello davanti all'abilità di Ishiguro. Il libro è breve e molto denso. Ogni dettaglio ha il suo peso, a partire dal modo di esprimersi del protagonista: un maggiordomo inglese. Ishiguro rende magistralmente il registro linguistico di un perfetto maggiordomo; la cosa appare evidente quando il maggiordomo parla con dei contadini, tuttavia è impressionante come riesca a rendere anche le differenze -molto più sottili- tra il maggiordomo e la governante. Il maggiordomo, ad esempio, usa spesso espressioni come quella da me usata all'inizio del commento: "uno non può che...". Mi sono chiesto: perché Stevens usa così di frequente espressioni come "uno non può che..."? La risposta è venuta curiosamente guardando "L'uomo bicentenario" di Spielberg, tratto da un romanzo di Asimov (purtroppo non ho trovato il riferimento in Asimov, quindi può darsi che si tratti di un'invenzione dello sceneggiatore). Andrew, il maggiordomo robotico, dice spesso "uno è felice di poter servire", poi quando si affranca, dice " io sono felice di poter servire" per la prima volta, e il vecchio padrone glielo fa notare: "Andrew, ti rendi conto che è la prima volta che ti riferisci a te stesso dicendo 'io'?". Allora realizzo che l'intera vita di Stevens, il maggiordomo di Ishiguro, è votata alla soppressione della propria individualità, cosa che si manifesta in ogni gesto, opinione, scelta. Stevens ricerca programmaticamente questa soppressione mentre Andrew, l'ex maggiordomo robotico, fa l'opposto, ricercando programmaticamente la propria umana individualità.
    Comunque, sorprendente: in poche pagine un personaggio così iperrealistico, per di più reso tra le righe del diario reticente di un personaggio reticente. Più la governante, più il contesto storico.

    - Update 17/12/2015 -
    A scanso di equivoci: il maggiordomo è un personaggo snervante: niente meno che un'allegoria vivente dell'ufficiale nazista Adolf Eichmann come descritto da Hannah Arendt in "La banalità del male". Per lui la professionalità è più importante della propria individualità e questo implica giustificare il suo employer ogni qual volta mostri tendenze antidemocratiche e antisemite. Il personaggio è spregevole ma l'indulgenza non è dell'autore: il libro è un diario in prima persona, è lo stesso maggiordomo che assolve il suo employer e si autoassolve. In questo modo Ishiguro rende il maggiordomo ancora più drammaticamente alienato, nel suo votarsi ciecamente alle aspettative del suo employer, fino alla fine, letteralmente fino all'ultima parola del libro.

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  • 5

    Es complicado tratar de sintetizar en una opinión breve todos los méritos de esta novela.

    Por un lado, el mensaje: volcarnos demasiado en vivir según un ideal nos puede anular y, de hecho, nos lleva a ...continue

    Es complicado tratar de sintetizar en una opinión breve todos los méritos de esta novela.

    Por un lado, el mensaje: volcarnos demasiado en vivir según un ideal nos puede anular y, de hecho, nos lleva a no vivir, a no elegir, a situarnos ante nuestra vida en un puesto de mero espectador.

    A lo largo de la novela se nos va desplegando el personaje del protagonista, al que vamos conociendo a través de sus narraciones sobre sus propios recuerdos del pasado. Así, nos vamos dando cuenta que tiene serias dificultados para mostrar sus emociones, y que a menudo se refugia en su profesión y su perfeccionamiento para no afrontarlos. Pero, y ésta es una de las mayores grandezas del libro, también vamos viendo, poco a poco, que el protagonista tiene zonas de sombra. Aspectos de su personalidad, o episodios de su vida, que no acaban de satisfacerle. Pero, como es él mismo quien nos está contando todos esos recuerdos, asistimos ante una serie de justificaciones, justificaciones que se da a sí mismo más que al lector a quien habla, y que le permiten vivir en una cierta paz mental consigo. Todo muy sutil.

    Construir esto de esta forma es realmente bello.

    Así mismo, esta forma narrativa permite tratar también el tema de los recuerdos. De cómo construimos la memoria. De cómo mezclamos escenas de unas experiencias, ubicándolas en momentos que no les corresponden. De cómo al echar la vista atrás, y sólo de esta manera, podemos identificar los momentos cruciales de nuestra vida, porque en el instante de vivir esos momentos no nos parecen trascendentes, y pensamos que las oportunidades futuras de remendarlos serán infinitas.

    Y me dejo muchas otras virtudes que tiene el libro: su sentido del humor, la capacidad de reproducción de toda una vida a base de escenas, la construcción de personajes desde el punto de vista de un observador externo, y la contraposición de ese personaje ya construido con otros observadores...

    No sabría dónde parar.

    Un libro que divierte, que al terminarlo deja una sensación de profunda melancolía, pero también optimismo. Absolutamente recomendable.

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  • 3

    Il giorno di Mr Stevens

    Sono contenta di averlo finito. A mio avviso, avrei gradito di più questo romanzo se non fosse stato scritto in prima persona. Apprezzo il fatto di aver voluto mostrare la vita di Mr Stevens dal suo p ...continue

    Sono contenta di averlo finito. A mio avviso, avrei gradito di più questo romanzo se non fosse stato scritto in prima persona. Apprezzo il fatto di aver voluto mostrare la vita di Mr Stevens dal suo punto di vista, ma il suo robotico modo di pensare devo dire che mi ha annoiato e quasi infastidito. Avrei voluto sentire qualche altra "voce", ad esempio quella di Miss Kenton. Descrizioni paesaggistiche alquanto suggestive.

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  • 3

    " it is sometimes said that butlers only truly exist in england. other countries, whatever title is actually used, have only manservants. i tend to believe this is true. "

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  • 5

    "Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro, uno scrittore giapponese naturalizzato britannico, che ha saputo fondere in un unico stile originalissimo e di impatto le istanze orientali e quelle occi ...continue

    "Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro, uno scrittore giapponese naturalizzato britannico, che ha saputo fondere in un unico stile originalissimo e di impatto le istanze orientali e quelle occidentali, creando una scrittura eloquente ed evocativa nella sua cristallina semplicità, che, come dicevo poc'anzi, nei dialoghi trova la sua massima vibrazione.
    Il protagonista di questo libro è uno di quei personaggi che non si dimenticano più, che restano dentro, mostrandoci con garbo le nostre più nascoste debolezze, mentre parla con discrezione delle sue: lui è Mr. Stevens, una figura mastodontica nella sua severità, ma al tempo stesso fragile, dolce, che suscita compassione ed empatia, a volte rabbia; è lui il perno su cui gira tutta la storia, è lui la gentile voce narrante che racconta al lettore con tocchi leggiadri e pennellate lievissime tutte le sfumature caratteriali dei personaggi di cui parla nel corso del racconto, tutte figure legate alla nobile dimora di Darlington Hall, nell'Oxfordshire, che è il luogo a cui Mr. Stevens dedica tutta la sua vita, non solo professionale, soprattutto emotiva. Impeccabile maggiordomo, figlio a sua volta dello storico maggiordomo di Darlington Hall, Mr. Stevens è una figura intrisa di dignità. Ecco, dignità. Dignità è una parola che torna spesso nelle pagine del libro e racchiude in sé molteplici sfumature, a giudicare dal significato che le dà Mr. Stevens quando la nomina e la eleva a caratteristica fondamentale di un uomo, ma soprattutto di un maggiordomo degno di tale nome: dignità è discrezione, affidabilità, fedeltà, coerenza, decisione, precisione, capacità di risolvere immediatamente un problema, dignità è quella giusta freddezza che consente a un vero maggiordomo di rimanere impassibile anche di fronte a una tigre accucciata sotto a un tavolo. Non è un esempio che sto facendo io, questo della tigre, è veramente una scena memorabile del libro; vi direi di leggerlo solo per apprezzarla. Ironia inglese e pignoleria giapponese mescolate insieme, uno spettacolo indimenticabile, perfezione stilistica allo stato puro, e se ne scrivo, automaticamente ne sorrido.
    Accanto a Mr. Stevens, poi, raccontata da lui, con i suoi occhi innamorati e malinconici, con la sua voce a volte tremolante, altre volte dura, troverete un'altra figura meravigliosa, una donna che giganteggia per passionalità e riservatezza, due qualità che non sempre si sposano bene insieme, ma nel suo caso sì: vi sto presentando Miss Kenton. Governante di Darlington Hall, non appena viene assunta diventa immediatamente il centro delle sottilissime, eleganti e malcelate attenzioni di Mr. Stevens, che a fatica dissimula il suo amore per lei; del resto più che ricambiato, ma in silenzio, in rigoroso silenzio. Questo è un romanzo del non-detto e tutto ciò che non viene detto, si sa, è la parte più importante e vera dei pensieri di ognuno di noi. L'amore in questo libro non viene dichiarato, viene solo respirato, ovunque, in ogni frase, forse perché non è dignitoso dichiararlo, secondo Mr. Stevens, non quando due persone che si amano lavorano per lo stesso padrone: due professionisti non possono abbandonarsi ai sentimenti, trascurando le proprie mansioni, dice lui, allontanando se stesso dal suo cuore. La sua rigida etica gli impone questo, ma... quanta assurda sofferenza in questa rinuncia alla felicità? Tutto questo delirio sofisticato di dettagli mentali microscopici, tutto questo groviglio di venature emotive viene raccontato in forma di ricordo da Mr. Stevens, che rievoca i momenti del suo passato sofferto e dignitoso, appunto, mentre compie un viaggio di vacanza, la prima della sua vita nonostante l'età avanzata, viaggio che decide di compiere da solo in auto per andare a trovare dopo molto tempo lontani Miss Kenton, ormai avanti negli anni anche lei, con la scusa di chiederle di tornare a lavorare Darlington Hall. Ufficialmente va da lei per lavoro, già, ci mancherebbe. Ufficialmente. Invece vuole solo rivederla, perché l'ama. Profondamente. L'ama ancora, nonostante i silenzi, gli anni passati, le distanze. E anche lei ama ancora lui. E mentre Mr. Stevens viaggia per le campagne inglesi, magistralmente descritte da Ishiguro, che è una penna splendida a mio parere, ricorda mille aneddoti di colei che s'è lasciato sfuggire dalle mani senza far nulla per trattenerla, pur amandola perdutamente dal primo giorno.
    Nel ricordare i momenti vissuti a Darlington Hall, quando Miss Kenton con la sua briosa personalità riempiva le mura dell'aristocratica dimora, sede anche di discutibili riunioni tra gerarchi nazisti e politici inglesi con loro conniventi, Mr. Stevens rivede al rovescio tutte le tappe della sua vita e in cuor suo, mentre viaggia, spera, ma non lo ammette quasi nemmeno a se stesso, di recuperare quel che aveva lasciato andare in gioventù, di recuperare "quel che resta del giorno", l'amore, quando ormai la sua vita è giunta al tramonto.

    (recensione di A.)

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  • 4

    Mi sia concesso, gentili Signore e Signori, di esprimere i miei modesti pensieri alla fine della lettura di questo prestigioso romanzo.
    La storia, mi sia consentito di dire, è scritta come dovrebbero ...continue

    Mi sia concesso, gentili Signore e Signori, di esprimere i miei modesti pensieri alla fine della lettura di questo prestigioso romanzo.
    La storia, mi sia consentito di dire, è scritta come dovrebbero essere narrate tutte le vicende che trattino in qualche maniera della vita delle persone di prestigio che, nate e vissute in ambienti e contesti che hanno permesso loro di farsi un'eccellente istruzione e affinare i loro nobili sentimenti, diciamo così, hanno fatto grandi cose per l'umanità.
    L'io narrante è un uomo di grande dignità, orgoglioso della sua professione e, non posso impedirmi di affermare, evidentemente cosciente di brillare della luce riflessa proveniente da quel Gentiluomo che con tanta abnegazione ha servito per lunghi anni.
    Nessuno meglio di lui incarna la devozione acritica del, mi si perdoni il termine, servo, sempre appiattito sulle idee e opinioni del padrone, quali che siano e che, anche se talvolta condradditorie comunque, sono ugualmente giuste in entrambe le versioni.
    Il grande maggiordomo non deve avere pensieri proprii, lui, modesto rappresentante della classe popolare deve sempre essere d'accordo con i Signori e deve agire secondo quanto gli viene ordinato: la sua grandezza sta, appunto nell'eseguire il più fedelmente possibile le disposizioni del padrone.
    Il sogno di tutti i potenti ei prepotenti di turno.
    La pigrizia e l'opportunismo di tutti i deboli.
    Il fare il proprio dovere come unico valore della vita.
    Lei, la governante, è diversa, ha anche avuto l'ardire di non essere d'accordo con il Signore, è riuscita ad avere una vita propria, e quindi un suo percorso ma, sfortunatamente non proprio felice.
    A questo punto, in evidente crisi di idee e anche con scarsa volontà di spremere ulteriormente il proprio cervello, lo scrivente, modesta persona un po' annoiata e stanca di esprimersi con stile che non sente come proprio, abbandonate con indifferenza queste note, si dedicherà ad altre attività con quel che resta del giorno.
    Vado a spasso.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Il protagonista non è Stevens ma miss Kenton. Il film l'ho visto fortunatamente dopo aver letto il libro, ed inspiegabilmente lascia fuori il contenuto del periodo più importante di tutto il libro las ...continue

    Il protagonista non è Stevens ma miss Kenton. Il film l'ho visto fortunatamente dopo aver letto il libro, ed inspiegabilmente lascia fuori il contenuto del periodo più importante di tutto il libro lasciando a bocca asciutta proprio in ultima chi, avendo letto il libro, si aspettava il messaggio finale. Chi arriva alla sera ed è ancora alla ricerca di un senso della giornata, non legga questo libro. Chi arriva alla sera per godere delle ultime luci del sole ed assaporare la fine malinconia che alimenta il proprio cuore, è abbastanza forte per leggere questo libro.

    said on 

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