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The Road

By

Publisher: Vintage

4.3
(9542)

Language:English | Number of Pages: 304 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , Portuguese , Dutch , French , Catalan , Japanese , Chi traditional , Swedish , Slovenian , Chi simplified , Croatian , Galego , Czech , Polish , Hungarian , Korean

Isbn-10: 0307472124 | Isbn-13: 9780307472120 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Audio CD , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Book Description
A searing, postapocalyptic novel destined to become Cormac McCarthy’s masterpiece.

A father and his son walk alone through burned America. Nothing moves in the ravaged landscape save the ash on the wind. It is cold enough to crack stones, and when the snow falls it is gray. The sky is dark. Their destination is the coast, although they don’t know what, if anything, awaits them there. They have nothing; just a pistol to defend themselves against the lawless bands that stalk the road, the clothes they are wearing, a cart of scavenged food—and each other.

The Road is the profoundly moving story of a journey. It boldly imagines a future in which no hope remains, but in which the father and his son, “each the other’s world entire,” are sustained by love. Awesome in the totality of its vision, it is an unflinching meditation on the worst and the best that we are capable of: ultimate destructiveness, desperate tenacity, and the tenderness that keeps two people alive in the face of total devastation.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    La fredda e grigia narrazione dell'epilogo di un mondo e di un uomo che nell'incertezza e nella paura dovrà abbandonare il suo giovane figlio ad un futuro tanto incerto quanto inevitabile.
    Splendidame ...continue

    La fredda e grigia narrazione dell'epilogo di un mondo e di un uomo che nell'incertezza e nella paura dovrà abbandonare il suo giovane figlio ad un futuro tanto incerto quanto inevitabile.
    Splendidamente toccante.

    said on 

  • 5

    Uno dei libri più commoventi che abbia mai letto. Meravigliose le numerose metafore utilizzate dall'autore, che ti permettono di visualizzare con chiarezza il mondo post-apocalittico attraverso cui si ...continue

    Uno dei libri più commoventi che abbia mai letto. Meravigliose le numerose metafore utilizzate dall'autore, che ti permettono di visualizzare con chiarezza il mondo post-apocalittico attraverso cui si trascinano un padre e suo figlio. Il rapporto che lega i due non è stereotipato, anzi, è credibile e senza sconti, in alcuni punti i dialoghi arrivano a far male. Straordinario.

    said on 

  • 4

    "Mai" è un sacco di tempo

    http://www.ryo.it/2015/04/21/la-strada-cormac-mccarthy/
    Usci fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta s ...continue

    http://www.ryo.it/2015/04/21/la-strada-cormac-mccarthy/
    Usci fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli.

    said on 

  • 4

    Tra ruderi e speranze

    Un libro da non leggere a cuor leggero (e personalmente aggiungerei prima di andare a dormire). Un mix tra l'horror ed il fantastico ambientato alla fine del mondo. Nell'immenso grigiore che aleggia t ...continue

    Un libro da non leggere a cuor leggero (e personalmente aggiungerei prima di andare a dormire). Un mix tra l'horror ed il fantastico ambientato alla fine del mondo. Nell'immenso grigiore che aleggia tra le pagine, prevale sempre l'amore incondizionato di un padre verso il figlio che giungerà sino all'estremo

    said on 

  • 4

    Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore

    Dopo aver letto una ventina di pagine ho apprezzato a pieno quel commento fatto con una foto del libro adagiato sopra un prato fiorito (*1). Diciamo che la primavera non è la stagione ideale per legge ...continue

    Dopo aver letto una ventina di pagine ho apprezzato a pieno quel commento fatto con una foto del libro adagiato sopra un prato fiorito (*1). Diciamo che la primavera non è la stagione ideale per leggere “La strada” e diciamo anche che qualsiasi descrizione troppo prolungata di distruzione e dolore corre il rischio di sminuirli entrambi. Il grigio, in ben oltre cinquanta sfumature, è il colore dominante. Lette le venti pagine successive, stimolato dalla domanda del protagonista -che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?- Me ne sono posta una per conto mio: con il campionario di dolori che ci offre la vita, che bisogno c'è di analizzare quelli che potrebbero toccarci se il mondo che conosciamo andasse a rotoli?
    Tutto ciò per dire che inizialmente ho fatto fatica a tenere la strada, sterrata, perilgliosa, distopica. Poi, ad un certo punto, come credo sia accaduto ad altri, su quella strada ho iniziato a correre. Posavo un attimo il Kindle e subito dopo lo riprendevo in mano perchè volevo giungere alla svelta a sud, arrivare al mare.
    Lungo le 218 pagine del romanzo i nomi del padre e di suo figlio non vengono mai rivelati. Essi sono l'uomo e il bambino. A mio avviso la scelta di McCarthy non è casuale, potrebbero essere i nomi di ciascuno di noi, perchè come dice il verso più semplice di una canzone stupenda, quello che ogni volta mi accappona la pelle:
    la storia siamo noi, siamo noi padri e figli..
    http://www.youtube.com/watch?v=dkdIEhKUyVQ

    (*1)
    http://www.anobii.com/books/review/551ae9a4e8fc12996d8b45ab

    said on 

  • 5

    Il fuoco della vita

    Diario fanta-apocalittico con tonalità horror, il romanzo può essere immediatamente inquadrato come un racconto di lotta per la sopravvivenza con annesse riflessioni sulla follia dell'uomo, sull'impor ...continue

    Diario fanta-apocalittico con tonalità horror, il romanzo può essere immediatamente inquadrato come un racconto di lotta per la sopravvivenza con annesse riflessioni sulla follia dell'uomo, sull'importanza di non spezzare il legame con la Natura, ecc. ecc. Non a caso tutti i personaggi adulti (buoni compresi) presentano qualche deformità fisica, riflesso di un più grave (e gravoso) malanno morale.

    Personalmente preferisco leggerlo però come una descrizione coraggiosa e lucida dell'attuale condizione morale della società occidentale. Essere padre oggi significa muoversi in un contesto privo di punti di riferimento e dover condurre il proprio figlio nel freddo e nella sporcizia (morale) che alligna ovunque, lungo la retta via (la strada) che porta ad una verità piú grande (il mare). Verità ahimè ridotta oramai ad una poltiglia grigia e morta poiché anche le vecchie sicurezze sono state svuotate del loro piú intimo significato in questa società malata e disfunzionale.
    Il passato oltretutto è un'eredità ancipite. L'immagine dell'uomo che al tramonto legge un vecchio giornale mentre il bambino sta dormendo esprime eloquentemente l'assoluta inanità della conoscenza pre-catastrofe: la scienza di un tempo ora è favola, buona solo per tirar sera. Viceversa nulla di quanto prodotto nel post-catastrofe è utile alla sopravvivenza, ciò che aiuta a tirare avanti sono invece i pochi resti del tempo andato, ciò che i previdenti hanno pensato bene di conservare (cibi, bevande, suppellettili, ecc.).
    Il sole dietro la coltre di polvere si è liquefatto in una lattiginosa luminescenza incolore non più localizzabile. Le mappe del vecchio mondo, consultabili con grande difficoltà, sono decomposte in un puzzle di quadretti che consentono a malapena di procedere a vista.
    Esiste solo l'oggi e il qui. L'altrove, temporale, spaziale e perfino onirico è bandito. Forse per sempre.
    I viveri per affrontare il viaggio sono scarsi e sovente scadenti: non c'è nutrimento per lo spirito.
    Perfino l'identità si è dissolta: tutti i personaggi sono senza nome, tranne Ely, un vecchio mezzo cieco che parla in modo sconnesso e si dice profeta di un Dio che non esiste.
    Eppure la spinta ad andare avanti è forte. Fortissima. E del tutto immotivata.

    Il protagonista, nel breve tempo che gli rimane, prova con tutte le sue forze ad adempiere al disperato compito di indicare al figlio la strada e le regole per una nuova vita.
    Evitare gli altri prima di tutto.
    Perché gli uomini, ben che vada, vogliono derubarti o peggio divorarti, spolparti il midollo. Fino a lucidarti le ossa.
    E rimanere sempre uniti.
    Rileggendo il precetto evangelico "Ama il prossimo tuo come te stesso", l'autore lega padre e figlio in modo così stretto da escludere qualsiasi altra presenza. Perfino la figura della madre è lasciata nell'ombra di un ricordo dolorosamente ambiguo. A dire il vero la componente femminile è assente in tutto il libro ed è richiamata archetipicamente solo nella forma delle cavità naturali e dei rifugi di fortuna in cui i due protagonisti trascorrono i momenti migliori (le imboccature delle grotte, il rifugio antiatomico, ecc.). E non può essere diversamente perché il paradiso è non essere mai nati: l'uscita al mondo è sofferenza e disperazione e una madre, qualsiasi madre, non porta che a questo.
    Ciò che conta è tenere sempre acceso il fuoco interiore (unica nota di colore in tutto il libro!), che non si sa di dove venga e in che cosa consista, ma c'è e guai a lasciarlo spegnere. In antitesi al "fuoco mobilissimo" di Eraclito, legato a doppio filo alla parola-ragione (logos), il fuoco di McCarthy è confinato nel non-detto, non voce ma respiro, non gesto ma vicinanza e si alimenta della quotidianità di un rapporto fatto di piccole attenzioni, di rispetto, di cura reciproca e di fedeltà al difficile compito di rimanere uomini.
    Ma forse l'insegnamento più grande sta nelle ultime, semplici parole del padre al figlio prima di morire: "Fa' tutto come lo facevamo insieme".
    Perché l'esempio e la condivisione sono la lezione più efficace e sincera.
    Perché la vita si sviluppa per cicli e ripetizioni. E ciò che non si ripete muore.
    "Fa' tutto come lo facevamo insieme".

    Di impianto più semplice dei romanzi precedenti, La strada si dipana per accostamenti di immagini e sequenze racchiuse in paragrafi di lunghezza variabile, da poche righe a qualche pagina, frantumate testimonianze di un'esistenza che ha cessato di accrescersi e che si ripiega su sé stessa rantolante. Ad una narrazione tanto frammentaria giova come non mai l'impeccabile stile dell'autore, asciuttissimo e quasi refrattario, non scalfibile.

    In tanta devastazione l'unico flebilissimo segno positivo si intravede nel divario che piano piano si va creando tra padre e figlio e, per quanto cupo, il finale è aperto alla speranza. Morto il padre, il bambino, piú ingenuo e indifeso ma anche più aperto verso gli altri, ripone la sua fiducia nell'uomo col fucile: la società nasce dalla reciproca collaborazione anche se si è circondati dai cannibali e questo atto di fiducia può essere compiuto solo dai giovani perché le vecchie generazioni, responsabili della catastrofe, sono incapaci di costituire nuovi solidi rapporti. E' dunque tempo che muoiano e che altri procedano più avanti lungo la strada.

    Già me lo vedo McCarthy che al mattino presto si alza, va alla porta di casa col bicchierone di caffé americano in mano e nel deserto del New Mexico che si spalanca oltre la soglia legge la desolazione della società attuale. Rientra, dà un'occhiata nella camera del suo figlioletto, lo ascolta respirare, magari gli sistema le coperte. Lui è vecchio e sa che non lo vedrà crescere. E che non potrà accompagnarlo molto piú in là lungo la strada che attraversa il niente.
    E poi scrive.
    Scrive di questo fuoco che è dentro ciascuno di noi, consapevole che forse non avrà il tempo di comunicare al suo piccolo l'importanza di tenerlo vivo quel fuoco.
    E spera che dopo di lui ci sia qualcuno che nonostante tutto se ne prenda cura.

    Chissà, forse il finale è aperto alla speranza proprio perché McCarthy stesso ha bisogno di quella speranza.

    E noi con lui.

    said on 

  • 3

    ho trovato la prima parte del libro un po' noiosa e a tratti irritante.. Mi aggrappavo ad ogni piccolo dettaglio per capire qualcosa in più di questo mondo post-apocalittico ma era tutto un ripetersi ...continue

    ho trovato la prima parte del libro un po' noiosa e a tratti irritante.. Mi aggrappavo ad ogni piccolo dettaglio per capire qualcosa in più di questo mondo post-apocalittico ma era tutto un ripetersi delle stesse situazioni del viaggio dell'uomo e del bambino. Nella seconda parte (quando arrivano sulla costa) la lettura, almeno per me, ha iniziato a prendere un po' più di ritmo.
    Sul finale ci sto ancora ragionando..

    said on 

  • 4

    Questo è un libro che andrebbe letto tutto d'un fiato, ma io,per vari impegni, non sono riuscita a immergermi e concentrarmi nella lettura come avrei voluto. La narrazione è in crescendo, più aumentan ...continue

    Questo è un libro che andrebbe letto tutto d'un fiato, ma io,per vari impegni, non sono riuscita a immergermi e concentrarmi nella lettura come avrei voluto. La narrazione è in crescendo, più aumentano le difficoltà dei protagonisti e più ti tiene incollato alle pagine. Mi ha davvero emozionata!

    said on 

  • 5

    Allucinante realtà tra morte e rovine

    Frastornato! Sì, è proprio questa la sensazione che ho avuto durante la lettura ed è rimasta anche alla fine del romanzo; nello stesso tempo ho acquisito notevole consapevolezza su ciò, anche se in ma ...continue

    Frastornato! Sì, è proprio questa la sensazione che ho avuto durante la lettura ed è rimasta anche alla fine del romanzo; nello stesso tempo ho acquisito notevole consapevolezza su ciò, anche se in maniera remota, potrebbe realmente accadere al nostro mondo. La narrazione è del genere post-apocalittico; due persone, padre e figlio i cui nomi non è dato sapere, camminano lungo un percorso fatto di estremo degrado ambientale, scheletri di città, rovine e morte. Altre persone, molto poche, sopravvissute a una catastrofe termo-nucleare, si aggirano tra la cenere, la nebbia, una natura composta di alberi abbattuti, secchi, anneriti, campi che non producono nulla, strade, sentieri e abitazioni invase da ciò che rimane dopo una distruzione collettiva che, oltre a generare morte, ha cambiato drasticamente la civiltà fino a una immane regressione che ha trasformato i superstiti in fantasmi senza meta, alla ricerca di cibo e di riparo necessari alla sopravvivenza.

    Tutto ciò che l’uomo ha costruito negli scorsi millenni, non esiste più; la tecnologia, che ha tanto contribuito al benessere della società, è ormai ridotta a sterili detriti di ferro arrugginito, di chiazze scure a macchia di leopardo, di spunzoni di materiale vario che si ergono verso un cielo plumbeo a similitudine delle dita di innumerevoli mani che cercano un aiuto da qualche superiore entità che non esiste più. I colori sono spettrali e si fondono in un atipico alone di foschia.

    In questo cammino di profonda desolazione, padre e figlio cercano di raggiungere una meta che possa dar loro l’esile di speranza di poter ricominciare anche partendo da un nuovo stato primitivo, preistorico; ma devono affrontare l’orrore e le miserie cui gli altri esseri rimasti sono impregnati a causa di una sub-umanità che ha connotazioni più basse e terribili di un animale senza freni inibitori per i quali l’arcano cervello rettiliano ha preso totale possesso.
    Il romanzo segue queste grandi linee in un allucinante lotta per la sopravvivenza in luoghi dove la vita ha cessato la sua attività ed è stata sostituita da un vuoto lacerante.

    La riflessione è la seguente: ci vuole più coraggio a farla finita con il suicidio oppure continuare a nutrire un barlume di speranza che va conquistato ora dopo ora in situazioni di estrema difficoltà e barbarie?

    L’epilogo è un connubio tra una forte tristezza e la possibilità, ancorché teorica, di provare a ricostruire cominciando dall’età della pietra.

    said on 

  • 5

    Sono felice e frastornata dopo questa lettura fantastica. Su questo libro è già stato detto tutto e quindi sarò ripetitiva, ma l'ho trovato crudo e tenerissimo. E' incredibile come in mezzo ad una sit ...continue

    Sono felice e frastornata dopo questa lettura fantastica. Su questo libro è già stato detto tutto e quindi sarò ripetitiva, ma l'ho trovato crudo e tenerissimo. E' incredibile come in mezzo ad una situazione impossibile, con poche e scarne descrizioni, l'autore riesca a trasmettere l'amore, si perché se proprio va etichettato in un genere, per me è una storia d'amore.

    said on 

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