Like The Rules of Attraction?
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Book Description
Set at a small, affluent liberal-arts college in New England at the height of the Reagan 80s, The Rules of Attraction is a startlingly funny, kaleidoscopic novel about three students with no plans for the future--or even the present--who become entangled in a curious romantic triangle. Bret Continue
4 Reviews
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Giovanni Bernini (is a cunt n aw, likesay) said on Feb 4, 2012 | Add your feedback
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Just like the characters in the book present themselves, bored, intelligent and dozed-off with too much money, I think the content of this book is to be processed between the lines; as the pages drip with cynicism and glibness, the people behind the words develop and function. I'm glad to see Ellis' ... (continue)
Niklas Pivic said on Jul 4, 2011 | Add your feedback
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I guess it says a lot about Ellis's writing that this kept me interested all the way to the end (this time) though pretty-much all of the characters were generally very unlikeable and there wasn't much in the way of plot. Fascinating though was the subtlety of different perspectives on the same sit ... (continue)
sid_rw said on Jul 13, 2008 | Add your feedback
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Quite possibly the worst book I have ever picked up with the exception of The Stand in my high school days.
Not so much a matter of taste, as this book seems to have been written on a pattern of "what's popular today". I was quite disappointed in the effort. The point of view shifts were poor ... (continue)
darkwalker said on Feb 4, 2008 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(64)
- English Books
- Paperback 288 Pages
- Edition: Reissue
- ISBN-10: 0330301861
- ISBN-13: 9780330301862
- Publisher: Picador
- Pub date: Jul 08, 1988
- Dimensions: 1226 mm x 839 mm x 129 mm Just how big is that?
- Also available as: Hardcover, Others and eBook
- In other languages: other languages
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| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
|---|---|---|---|---|
| 9780330301862 | Paperback | $24.90 | -- | The Book Depository |
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Ancora meno di zero
Dopo la lettura consecutiva di Less than Zero ed il presente romanzo, la mia conclusione sul primo Ellis (non ho ancora avuto modo di leggere le opere successive) rimane fondamentalmente immutata: l’autore corre continuamente il rischio di risultare ancora più vuoto del vuoto che descrive. E forse n ... (continue)
Dopo la lettura consecutiva di Less than Zero ed il presente romanzo, la mia conclusione sul primo Ellis (non ho ancora avuto modo di leggere le opere successive) rimane fondamentalmente immutata: l’autore corre continuamente il rischio di risultare ancora più vuoto del vuoto che descrive. E forse non m’interessa neanche più di tanto: che egli sia più o meno distante da questo mondo di cloni biondi, magri e bellissimi, tutti perennemente stoned, alla continua ricerca dell’accoppiamento più immediato, in fondo è relativamente importante – il romanzo avrebbe potuto tranquillamente essere scritto sia da qualcuno totalmente all’interno e soddisfatto da quell’habitat sociale, come da un individuo che avendolo ben conosciuto ce lo presenta con una certa precisione e dovizia di particolari, lasciando però a noi il compito di trarre le nostre conclusioni (qualunque esse siano). Propendo in ogni caso per la seconda ipotesi; rispetto a Less than Zero, interamente focalizzato su un solo narratore (il Clay che qui prende la parola solo per un breve capitoletto), in questo caso la moltiplicazione corale delle voci narrative ci da modo di osservare dialetticamente gli avvenimenti, confrontando le distinte “versioni” che ognuno dei protagonisti ha da offrire. Va riconosciuta ad Ellis una qual certa abilità nel creare un’infinita serie di omissioni, non-detti ed imprecisioni che ci portano a dubitare dell’affidabilità di ogni singolo narratore. Ad esempio il macho Sean Bateman non spende neanche una parola sulle sue relazioni omoerotiche con Paul Denton: non vuole ammetterlo, non vuole pensarci, e di conseguenza non lo racconta. D’altra parte potremmo anche domandarci fino a che punto Paul ci stia raccontando la verità, visto che non abbiamo il riscontro di nessun’altro a riguardo, se non in maniera ambigua: in una scena Lauren non comprende se lo sguardo di Paul, che osserva lei e Sean da lontano, sia diretto a lei piuttosto che a lui – opta infine per la prima ipotesi, ma anche qui nulla ci impedisce di affermare che si tratti di una conclusione assolutamente narcisistica e parziale. Ellis costruisce un gioco d’intreccio e contrapposizione fra prospettive fallaci ed inconsistenti, idiosincratiche.
E tutto questo, di per sé, risulterebbe anche interessantissimo, se non fosse che ci viene presentato in uno stile traballante e, soprattutto, invecchiato maluccio. Ellis sceglie di parlare nel gergo dei suoi cloni e, a giudizio di chi scrive, vi rimane impigliato. Un minimo di raffinamento in più avrebbe probabilmente reso l’opera maggiormente consistente, invece di apparire così effimera nel voler sbattersi in faccia al lettore (linguisticamente e non solo). Rimane soltanto un’ossessiva variazione sulle stesse azioni, sullo stesso tema – sullo stesso vuoto – consegnata da personaggi che non sono altro che miserabili figurine di carta (per il semplice fatto che non saprebbero essere nulla di più) con le loro vicende e le loro irresponsabilità, il loro egoismo totalizzante, ed il loro essere veramente meno di zero che, in fin dai conti, non mi ha fornito né materiale di riflessione né grande piacere di lettura. Se proprio vogliamo sollazzarci con un po’ di nichilismo soffocante vi è assai di meglio con cui passare \ perdere tempo, a mio giudizio.
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