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The Shallows

What the Internet Is Doing to Our Brains

By

Publisher: WW Norton & Co

4.1
(229)

Language:English | Number of Pages: 280 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi simplified , Italian , Spanish , Chi traditional

Isbn-10: 0393339750 | Isbn-13: 9780393339758 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Computer & Technology , Non-fiction , Social Science

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Book Description
"Is Google making us stupid?" When Nicholas Carr posed that question, in a celebrated Atlantic Monthly cover story, he tapped into a well of anxiety about how the Internet is changing us. He also crystallized one of the most important debates of our time: As we enjoy the Net's bounties, are we sacrificing our ability to read and think deeply? Now, Carr expands his argument into the most compelling exploration of the Internet's intellectual and cultural consequences yet published. As he describes how human thought has been shaped through the centuries by "tools of the mind"--from the alphabet to maps, to the printing press, the clock, and the computer--Carr interweaves a fascinating account of recent discoveries in neuroscience by such pioneers as Michael Merzenich and Eric Kandel. Our brains, the historical and scientific evidence reveals, change in response to our experiences. The technologies we use to find, store, and share information can literally reroute our neural pathways. Building on the insights of thinkers from Plato to McLuhan, Carr makes a convincing case that every information technology carries an intellectual ethic--a set of assumptions about the nature of knowledge and intelligence. He explains how the printed book served to focus our attention, promoting deep and creative thought. In stark contrast, the Internet encourages the rapid, distracted sampling of small bits of information from many sources. Its ethic is that of the industrialist, an ethic of speed and efficiency, of optimized production and consumption--and now the Net is remaking us in its own image. We are becoming ever more adept at scanning and skimming, but what we are losing is our capacity for concentration, contemplation, and reflection. Part intellectual history, part popular science, and part cultural criticism, The Shallows sparkles with memorable vignettes--Friedrich Nietzsche wrestling with a typewriter, Sigmund Freud dissecting the brains of sea creatures, Nathaniel Hawthorne contemplating the thunderous approach of a steam locomotive--even as it plumbs profound questions about the state of our modern psyche. This is a book that will forever alter the way we think about media and our minds.
Sorting by
  • 5

    Internet ci rende stupidi? Sì, ma questo non è una sorpresa, è ovvio a chiunque abbia un briciolo di autocoscienza e abbia vissuto un'infanzia analogia prima di passare a un'adolescenza virtuale. La cosa interessante del libro è che ci spiega perché internet ci rende stupidi, quali meccanismi bio ...continue

    Internet ci rende stupidi? Sì, ma questo non è una sorpresa, è ovvio a chiunque abbia un briciolo di autocoscienza e abbia vissuto un'infanzia analogia prima di passare a un'adolescenza virtuale. La cosa interessante del libro è che ci spiega perché internet ci rende stupidi, quali meccanismi biologici scattano nel nostro cervello quando interagiamo con la tecnologia.

    said on 

  • 4

    Stiamo facendo entrare la frenesia nella nostra anima

    Ovvero: la Rete come tecnologia della distrazione e della dimenticanza.


    Nel nostro cervello esiste una parte che si chiama ippocampo, la quale ha varie funzioni: una delle più rilevanti sta nel portare a consolidamento la memoria, ovvero nel traferire i ricordi a breve termine (o "memoria ...continue

    Ovvero: la Rete come tecnologia della distrazione e della dimenticanza.

    Nel nostro cervello esiste una parte che si chiama ippocampo, la quale ha varie funzioni: una delle più rilevanti sta nel portare a consolidamento la memoria, ovvero nel traferire i ricordi a breve termine (o "memoria di lavoro") nella memoria a lungo termine, creando nelle diverse aree del cervello nuovi percorsi neurali e nuove connessioni.
    Questo processo di consolidamento dei ricordi operato dall'ippocampo funziona bene solo a determinate condizioni: poiché la memoria di lavoro - a differenza della memoria a lungo - ha dei limiti quantitativi piuttosto stringenti, occorre che durante questo trasferimento gli stimoli esterni si riducano al minimo. In altre parole: concentrazione, attenzione, profondità, tempo. Se, al contrario - come sovente accade con le odierne tecnologie web -, siamo continuamente invasi da nuovi stimoli (sms, email, in generale tonnellate di informazioni distraenti) -, l'ippocampo, con i limiti intrinseci alla memoria di lavoro, riuscirà a consolidare sempre meno ricordi. Il risultato è non solo quello di esternalizzare sempre di più una quantità crescente di memoria, ma è pure quello di disapprendere, quasi senza accorgersene, in questo mare ricchissimo e vastissimo che è la Rete, le facoltà mentali che per secoli hanno fatto grande la cultura umana.

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  • 3

    1.把過多的網站分頁關掉
    2.停掉手機網路
    3.每天睡前一小時不看電視不上網
    4.看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書看書

    said on 

  • 4

    Ovviamente. Scherzi a parte, ho trovato questo saggio di Carr agghiacciante per la sua attualità e per la sua attinenza con le mie esperienze personali (e meno male che il social più social che uso è aNobii). Drogati di Internet lo siamo un po' tutti, ma vedere analizzati gli effetti della propri ...continue

    Ovviamente. Scherzi a parte, ho trovato questo saggio di Carr agghiacciante per la sua attualità e per la sua attinenza con le mie esperienze personali (e meno male che il social più social che uso è aNobii). Drogati di Internet lo siamo un po' tutti, ma vedere analizzati gli effetti della propria dipendenza è tutta un'altra cosa. Istruttivo e distruttivo.

    said on 

  • 5

    電子產品與網路全面地滲透到我們的生活。有時候的確會懷疑,數位化的學習比傳統的如何?拿起iPad與拿起實體書閱讀時,大腦思考的情形是不是不一樣?本書嘗試科學化地討論這個議題,整理一些實驗與數據,也點出一些心態與做法。我個人是認為,大腦學習能力很強,適應後應該可以克服專注力的問題。事實上,我認為數位化在所難免,所以如何保持眼睛的健康更為實際。

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  • 0

    如果我們的生活方式對建構大腦有顯著的影響,那所謂的「自由意志」存在的範圍又更少了。為了建立獨特的自我,人必須花更多的精神才不會被資訊洪流所淹沒。

    said on 

  • 4

    Un gran llibre que alerta dels efectes perniciosos del gran buffet d'estimuls que és internet en el nostre cervell.
    Noteu que no us podeu concentrar en res més de 5 minuts? Aquí sabreu per què.

    said on 

  • 4

    Internet ha visto la luce nel 1991.


    Google nel 1997.


    Facebook nel 2004.


    Pochissimi anni, se confrontati con i tempi dell'evoluzione, ma che hanno avuto un incredibile impatto sull'umanità.


    Gli effetti sociologici che la Rete ha apportato alle nostre vite sono manifesti ...continue

    Internet ha visto la luce nel 1991.

    Google nel 1997.

    Facebook nel 2004.

    Pochissimi anni, se confrontati con i tempi dell'evoluzione, ma che hanno avuto un incredibile impatto sull'umanità.

    Gli effetti sociologici che la Rete ha apportato alle nostre vite sono manifesti, facili da identificare e da analizzare, almeno ad un livello superficiale. Tuttavia la tecnologia e l'interconnessione sempre più radicale non agiscono solo ad un livello di gruppo, ma influenzano profondamente anche il funzionamento della nostra mente e la struttura fisica del nostro cervello individuale: effetti non immediatamente percepibili, ma che a lungo andare potrebbero cambiare irrimediabilmente la forma e la sostanza del nostro pensiero.

    Nel suo libro del 2010, tradotto in italiano con un titolo fuorviante e inappropriato, Carr affronta quest'ultimo aspetto e tenta di dare risposta ad una domanda di non poca importanza per il nostro futuro: nella sua simbiosi con la tecnologia della Rete, l'intelligenza umana ne esce rafforzata o indebolita? E come cambia il nostro modo di pensare?

    Spaziando dalle neuroscienze alla filosofia, dall'informatica alla linguistica, Carr analizza gli effetti che le tecnologie intellettuali, dalla scrittura fino ai social network, hanno sugli esseri umani e mostra come la straordinaria plasticità del nostro cervello si adatti all'ambiente e agli strumenti di cui ci serviamo: il quadro che ne emerge è a dir poco inquietante.

    Il nostro modo di pensare cambia col passare del tempo: è qualcosa che intuiamo, ma di cui è difficile essere consapevoli e ancor più difficile da valutare quantitativamente e qualitativamente. Pensavo che fosse l'invecchiamento ad avermi reso più distratto e superficiale, ad aver ridotto il mio livello di attenzione e la mia capacità di pensieri profondi. Ma la causa potrebbe essere un'altra: non collegata ad un prematuro e improbabile decadimento dei circuiti neurali del mio cervello, ma ad una loro trasformazione in risposta agli stimoli provenienti dall'ambiente interconnesso in cui sono immerso.

    La Rete sottopone costantemente i suoi utenti ad un sovraccarico informativo che il cervello umano è incapace di gestire, "esternalizza" la memoria, riduce la capacità di focalizzazione pungolando incessantemente la curiosità: quando siamo connessi sperimentiamo una sorta di bulimia informativa in cui una moltitudine di stimoli cerca di attirare la nostra attenzione.
    Una mente connessa al World Wide Web è una mente inquieta, frenetica e superficiale. E' anche una mente estesa, in grado di sfruttare le immense potenzialità di elaborazione e di immagazzinamento delle informazioni offerte dal cyberspazio, ma incapace di profondità di ragionamento, pensiero critico ed introspezione.
    Ciò che guadagniamo, connettendo la nostra mente alla Rete, vale ciò che perdiamo? Dobbiamo accettare passivamente i pregi di questa trasformazione, all'apparenza inevitabile ed irreversibile, dimenticandone i difetti o tentare di conservare certi aspetti peculiari della nostra umanità ed individualità? E, nel secondo caso, siamo ancora in tempo per farlo?

    said on 

  • 4

    Dopo aver letto alcune pagine mi ero già data una risposta al titolo: cioè SI.Internet ci rende stupidi.
    "Non solo forniscono materia al pensiero, ma modellano anche il processo di pensare."
    "Ho pochissima pazienza per ragionamenti lunghi, prolissi, ricchi di sfumature, anche se poi a ...continue

    Dopo aver letto alcune pagine mi ero già data una risposta al titolo: cioè SI.Internet ci rende stupidi.
    "Non solo forniscono materia al pensiero, ma modellano anche il processo di pensare."
    "Ho pochissima pazienza per ragionamenti lunghi, prolissi, ricchi di sfumature, anche se poi accuso gli altri di dare un'immagine semplicistica del mondo."
    "Il computer-come avevo iniziato a intuire- era più di un semplice strumento in grado di fare ciò che gli si chiedeva. Era una macchina che, in modi impercettibili, ma inequivocabili, esercitava un'influenza su di noi"
    "Inoltre su un libro l'esperienza della lettura tende a essere migliore. Le parole stampate su una pagina con inchiostro nero sono più facili da leggere di quelle formate da pixel su uno schermo retroilluminato. Puoi leggere una decidere o un centinaio di pagine stampate senza sentire occhi affaticati come accade anche dopo un breve periodo di lettura sullo schermo."
    "L'era della lettura di massa (dei libri) è stata una breve anomalia nella nostra storia intellettuale: adesso vediamo questo tipo di lettura tornare al suo ambiente sociale originario: una minoranza che si perpetua e che chiameremo la classe dei lettori."
    "La rete controlla la nostra attenzione con un'insistenza molto superiore rispetto a quanto abbiano mai fatto la radio, la televisione o i giornali del mattino.Guardare un bambino che mansda SMS ai suoi amici, uno studente che scorre la sua pagina fb.... Quella che vedete è una mente "prosciugata" da un medium. Quando siamo online spesso ci dimentichiamo di tutto quanto succede intorno a noi. Il mondo reale si allontana mentre elaboriamo quel flusso continuo di simboli e stimoli."
    "Sta nascendo una modalità di lettura basata sullo schermo, caratterizzata dal "fare browsing" e scorrere, dal riconoscimento di parole chiave, dal leggere una volta sola e in modo non lineare. Il tempo dedicato alla lettura approfondita e concentrata è d'altra paryte in continua diminuzione."
    "L'abilità di scremare il testo è importante quanto quella di leggere in profondità. Ma l'aspetto preoccupante è che lo scorrere superficiale sta diventando la modalità principale di lettura."
    "Quello che la rete riduce è il primo tipo di conoscenza citato da Johnson: la capacità di conoscere in profondità un argomento direttamente, di costruire nella mente tutte quelle connessioni ricche e soltanto nostre che danno origine all'intelligenza personale."
    "Ogni click sul web segna un'interruzione della concentrazione, un disturbo dell'attenzione."
    "La chiave per il consolidamento dei ricordi è l'attenzione."
    "Una mente calma e attenta non è necessaria soltanto per pensare in modo approfondito: è indispensabile anche per esercitare compressione ed empatia."

    said on 

  • 4

    divulgazione ben fatta sul funzionamento del cervello

    finché si occupa di raccontare studi e ricerche connesse al funzionamento del cervello, è estremamente interessante. ma quando prova a tirare le fila del discorso, e dimostrare la superiorità dell'uomo sulle macchine bla bla e bla, è più noioso di un ciellino di letture aristoteliche.

    said on 

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