Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

The Sound and the Fury

The Corrected Text

By William Faulkner

(6)

| Library Binding | 9780606049511

Like The Sound and the Fury ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

295 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Difficile. D'impatto. Storia di una famiglia in quattro tempi, ognuno con la propria armonia.
    Una bella scoperta grazie agli anobiiani che lo consigliavano!

    Is this helpful?

    kamilabit said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    William Faulkner “L'urlo e il furore”: quattro giorni di ordinaria follia, anzi no, di straordinaria follia, di straordinario cupo devastante nichilismo, di straordinaria impossibilità a capire e comunicare, e di, nonostante tutto, straordinaria forz ...(continue)

    William Faulkner “L'urlo e il furore”: quattro giorni di ordinaria follia, anzi no, di straordinaria follia, di straordinario cupo devastante nichilismo, di straordinaria impossibilità a capire e comunicare, e di, nonostante tutto, straordinaria forza e amore per la vita, per l'uomo. Insomma, un romanzo straordinario, se ancora non si fosse capito.
    Il primo motore immobile, colui che tutto muove, in realtà è una colei, Caddy, la figlia degenerata, ripudiata, colei che sa di non poter far altro che perdersi. Una sorta di Cristo al femminile, che consapevolmente va verso il Calvario, verso la croce che un fato immanente le ha preparato, pronta al sacrificio, per una redenzione famigliare impossibile, che non arriverà mai. Non ha neppure il diritto di parola, povera Caddy, l'unica tra i quattro fratelli Compson, che accetta di essere narrata senza poter narrare. I Compson, una famiglia assurta a simbolo di un'umanità destinata a perdersi nella Storia. Quattro capitoli in tutto. Nei primi tre i fratelli di Caddy, Benjy, Quentin e Jason, raccontando la loro storia, precipitano a spirale, in una caduta senza fine, verso il capitolo finale, dove l'ultima parola, rovesciando prospettive e convenzioni, l'autore la riserva proprio alla vecchia governante negra, Dilsey, relegata da sempre nel suo ruolo, accettato come un qualcosa di inevitabile. E' proprio Dilsey che nella sua totale umanità si erge come un gigante di sabbia contro l'inevitabile disastro, la dissoluzione della famiglia, del nucleo della società. E abbraccia Benjy, isolato e rinchiuso nel suo eterno presente, circondato solo da ombre e luci, incurante della sua bava e del suo continuo pianto, riconoscendolo, unica, come essere umano. Che non riuscirà a salvare.
    Quattro narrazioni, quattro immersioni in apnea profonda nell'interno di personaggi che definire personaggi è ingiusto e riduttivo. Una lettura apparentemente non immediata, non lineare, impegnativa, complessa insomma. E probabilmente potrebbe anche esserlo se non provassimo, per una volta, a lasciar perdere la pretesa di capire tutto e subito, di avere l'arroganza di comprendere tutto quello che il tempo sedimenta e costruisce nel corso di anni e anni in poche ore. Ma se ci lasciamo trasportare, cosa del resto del tutto naturale dopo le prime pagine, dal flusso impetuoso e devastante della narrazione di Faulkner, tutte le difficoltà saranno spazzate via e ci ritroveremo, come ultimi dei Compson, tramortiti ma “felici”. In estrema sintesi potrei anche sconsigliarne fortissimamente la lettura, certo che, se ascoltato, tutto il mio scrivere non sarebbe servito assolutamente a nulla … O no?

    Is this helpful?

    Manricogallotti said on Sep 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Terribilmente ostico, difficilmente catalogabile come deludente.

    Is this helpful?

    Giano Corso said on Sep 5, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Ho appena concluso L’urlo e il furore e mi sento esattamente come mi sentivo dopo aver finito Mentre morivo: frastornata.
    E dire che pensavo di essere preparata. E dire che, presuntuosamente, credevo che nessun libro (o quasi) fosse tr ...(continue)

    Ho appena concluso L’urlo e il furore e mi sento esattamente come mi sentivo dopo aver finito Mentre morivo: frastornata.
    E dire che pensavo di essere preparata. E dire che, presuntuosamente, credevo che nessun libro (o quasi) fosse troppo difficile per me... E cosa c’è di meglio, allora, che essere smentiti e nuovamente sorpresi, sconvolti, da uno scrittore che già si è avuto l’occasione di amare, immediatamente e senza riserve?

    La complessità (sintattica, stilistica) e direi quasi l’incomprensibilità di più di metà romanzo mi hanno messo duramente alla prova: nessun compromesso, nessuna concessione da parte dell’autore nei confronti di noi poveri lettori, che non ci capacitiamo del perchè Ben, l’idiota, prima ha trentatrè anni e un capoverso dopo cinque, perchè Quentin prima è un uomo e poi una bambina, perchè ogni tanto Ben viene chiamato Maury, e mille altri perchè che sembrano destinati a restare senza risposta. Ma l’unico perchè che mi interessava era questo: perchè Faulkner ha voluto così? Perchè è stato così poco condiscendente nei confronti della legittima pretesa di chiarezza da parte del lettore? Perchè ha voluto farci precipitare in mezzo alla tempesta senza neppure un salvagente? Non lo sapevo... ma sentivo che dovevo dargli fiducia, e sono andata avanti (d’altronde, impossibile fare altrimenti: la scrittura di Faulkner è magnetica, ipnotica). E poi ho capito.

    Ho capito che l’ordine dei monologhi non poteva essere che questo, ho capito che l’assorbimento di questo romanzo non poteva che passare prima attraverso la percezione candida e confusa di Ben – per cui non esiste passato o presente ma solo presenza o assenza – , poi attraverso la mente malata di Quentin e solo alla fine – a più di metà romanzo, quando siamo ormai completamente coinvolti, invischiati in questa vicenda di cui ancora non abbiamo capito quasi nulla, ma di cui abbiamo piene le narici, gli orecchi, gli occhi – iniziamo a “capire”, attraverso il monologo del cinico, gretto e allo stesso tempo lucido Jason (è evidente che non si possa provare simpatia per questo individuo, eppure ammetto di aver amato il suo soliloquio non meno degli altri) per poi chiudere con la dolcezza di Dilsey, che tutto vede e nulla giudica, come una vera madre (e non a caso la sua voce è l’unica in terza persona, l’unica in grado di superare e accogliere in sè tutti gli egoismi personali per concedere il solo perdono possibile che è l’amore). Insomma, è come se capitolo dopo capitolo Faulkner avesse voluto farci vivere lo “stato” dei suoi personaggi : la percezione senza filtri di Ben, il sentire deformato di Quentin, il cinico “quadrar di conti” (per noi e per lui) di Jason e, appunto, l’abbraccio di Dilsey, la “negra”.

    Paralellamente a questa comprensione che ogni volta sale di livello (ovvero ci pone un po’ più in alto, permettendoci di capire ciò che prima potevamo solo vedere e odorare, come Ben), c’è un successivo ampliarsi della dimensione del racconto: nei primi due capitoli siamo costretti, quasi imprigionati nel singolo personaggio, nella sua “coscienza”. Poi, con Jason, entrano in gioco le dinamiche familiari prima solo intuibili, ed è straordinario il modo in cui Faulkner ne mostra la complessità, l’irriducibilità, proprio perchè esse prendono forma non in modo univoco, ma plasmate dal mosaico di prospettive che si susseguono l’una dopo l’altra. Il personaggio di Caddy in questo senso è sublime: perno intorno a cui ruota tutta la vicenda, esiste solo nella coscienza dei suoi fratelli e di noi che la leggiamo. Il tema della famiglia, dei rapporti fra familiari sembra quasi passare in secondo piano di fronte alla bellezza della sperimentazione linguistica osata da Faulkner, eppure da solo varrebbe tutto il romanzo, che in questo senso sento profondamente americano (per non parlare del tema bianchi/neri, sviluppato in modo realistico e profondo).

    Ma non basta: dopo il piano individuale e quello familiare, lo scrittore ne aggiunge in terzo (espresso dalla superba Appendice, il cui nome non rende giustizia alla sua importanza: Faulkner stesso la definì “la chiave di tutto il libro”) che è quello generazionale. Spendo altre due parole su questo aspetto perchè credo che valga la pena... Il fatto è che tutti i romanzi di Faulkner (o quanto meno, quelli che ho letto finora, ovvero i suoi due capolavori) hanno in sè qualcosa di epico, di tragico (in senso classico). “Sembra quasi che nessun personaggio di questo libro sia dotato di sentimenti. Qualcosa accade, dentro-fuori di loro. E loro la patiscono, letteralmente. É come se nessuno di questi personaggi potesse agire veramente. Viene in mente il Fato della tragedia, naturalmente, il Fato che dispone la vita degli uomini.” (dalla prefazione di E. Tadini)
    Bè, io credo che questa dimensione tragica si percepisca molto bene dalla lettura dell’Appendice, che in sé non ci racconta molto di più di quanto ormai già sappiamo (tranne aggiungere chiarezza ad aspetti ancora un po’ oscuri, come il legame morboso fra Caddy e Quentin), ma che nella prospettiva secolare, nell’esposizione cronologica e didascalica dei principali avvenimenti dei membri della famiglia Compson (l’equazione “Compson= condanna, maledizione” ricorre più volte nel romanzo, spesso in bocca alla “fredda e querula” madre, ma non solo), rende più evidente che mai l’inevitabilità di questo fato, di fronte al quale le singole vite ci appaiono misere, impotenti.

    Capolavoro.

    Is this helpful?

    newlife said on Aug 24, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Pasqua senza Resurrezione

    Duplice lettura consecutiva per un libro che si è rivelato essere uno dei più belli mai letti.
    Quattro "punti di vista" sul crepuscolo di una famiglia - forse di una civiltà - "malata". Maestria assoluta di Faulkner nel calarsi nella mente dei 4 pers ...(continue)

    Duplice lettura consecutiva per un libro che si è rivelato essere uno dei più belli mai letti.
    Quattro "punti di vista" sul crepuscolo di una famiglia - forse di una civiltà - "malata". Maestria assoluta di Faulkner nel calarsi nella mente dei 4 personaggi e nell'accordare la sua scrittura al carattere di ognuno di essi.

    Is this helpful?

    myskin69 said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book