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The Sound and the Fury

(Vintage International)

By

Publisher: Vintage

4.2
(1707)

Language:English | Number of Pages: 336 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Italian , French , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 0679732241 | Isbn-13: 9780679732242 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , Library Binding , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
First published in 1929, Faulkner created his "heart's darling," the beautiful and tragic Caddy Compson, whose story Faulkner told through separate monologues by her three brothers--the idiot Benjy, the neurotic suicidal Quentin and the monstrous Jason.
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  • 5

    Riletto a distanza di anni e di altre letture, non ha perso un colpo.

    Riuscire a sbrogliare la sua complessità mi sembra anche un ottimo test, oggi, per capire fino a che livello ci abbia rincoglionit ...continue

    Riletto a distanza di anni e di altre letture, non ha perso un colpo.

    Riuscire a sbrogliare la sua complessità mi sembra anche un ottimo test, oggi, per capire fino a che livello ci abbia rincoglionito la superficialità dei vari instagram, facebook e compagnia.

    said on 

  • 5

    Fondamentale

    Barocco non so se sia il temine giusto, io l'ho trovato potente e fondamentale, questo romanzo. Viscerale, vorticoso, sorprendente a partire dalla scelta stilistica dei tre narratori in prima persona, ...continue

    Barocco non so se sia il temine giusto, io l'ho trovato potente e fondamentale, questo romanzo. Viscerale, vorticoso, sorprendente a partire dalla scelta stilistica dei tre narratori in prima persona, tra cui il fratello demente, più il narratore onnisciente che sviluppa, con grande sapienza, la trama che è tutto sommato semplice, ma che si arricchisce nella prospettiva e nel punto di vista di ciascuno. Sì perché ciascuno ha la sua visione ed è differente da quella degli altri a volte contrapposta per volontà, prospettive, relazioni e così, avanti e indietro, girando attorno, si ricrea il mondo, riordinandolo, rimettendo a posto le tessere. Gli ingredienti sono: una famiglia decadente, un incesto (vero o presunto), un'estorsione, una fuga, l'inganno, il suicidio, i legami famigliari che si sfrangiano nell'egoismo di ciascuno, dove tutti sono molto cattivi, ma forse la peggiore cattiveria è quella più subdola, più calcolata, quella a opera del fratello considerato, forse a torto, "normale", in un gioco di specchi in cui, a tratti, si riconosce pure il lettore stesso.

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  • 3

    Romanzo complesso soprattutto nello stile. I 4 capitoli da cui è composto sono affidati ciascuno ad una voce diversa con uno stile chiaramente distinto dagli altri. Il primo viene raccontato attravers ...continue

    Romanzo complesso soprattutto nello stile. I 4 capitoli da cui è composto sono affidati ciascuno ad una voce diversa con uno stile chiaramente distinto dagli altri. Il primo viene raccontato attraverso gli occhi del figlio disabile della famiglia Compson: questo comporta continui passaggi da una situazione all'altra, dal passato al presente e viceversa. Il secondo è narrato da Quentin ed è il più complesso: fatto di lunghi brani di flusso di coscienza e di digressioni il cui significato, nell'economia del libro, mi risultano un po' oscure. Meglio decisamente gli ultimi due capitoli raccontati uno dal subdolo Jason e l'altro da un narratore onniscente vicino alla famiglia di servitori di colore dei Compson. Entrambi sono di più facile lettura per quanto duri nei temi. Insomma è un romanzo complesso, sfaccettato, di cui non saprei dire con certezza se mi è piaciuto o no. È un'esperienza.

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  • 5

    Sono contenta di aver letto prima "Mentre morivo" dello stesso autore perché mi ha preparata alla lettura de "L'urlo e il furore", ben più complesso del primo; altrimenti, credo che dopo la prima par ...continue

    Sono contenta di aver letto prima "Mentre morivo" dello stesso autore perché mi ha preparata alla lettura de "L'urlo e il furore", ben più complesso del primo; altrimenti, credo che dopo la prima parte di quest'ultimo libro, avrei mollato sentendomi una disadattata (ad esempio, il nome di Quentin veniva usato ora riferito ad una bimba ora ad un adulto, oppure Benji non si chiamava Benjamin in realtà ma Maury, come un altro personaggio che però era suo zio, insomma, una gran confusione! L'inconfondibile stile di Faulkner, quel suo modo di costruire la trama con un abbrivio incomprensibile e oscuro, per poi lentamente dipanarla e srotolarla svelando ogni mistero, senza tuttavia rinunciare a lasciare ( volutamente ) inaccessibili alcuni spazi interiori dei personaggi da lui creati, costituiscono uno stile dannato e inconfondibile che mi è piaciuto moltissimo. Penso un po' di merito vada anche al traduttore. E poi, la poesia che trasudano alcuni brani...potente e struggente al tempo stesso (Inizio del secondo capitolo, ad esempio). Ne consiglio vivamente la lettura.

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  • 3

    Forse ha nociuto all'apprezzamento di questo libro l'averlo letto dopo Assalonne, Assalonne! , rispetto al quale L'urlo e il furore sembra un cartone preparatorio, un laboratorio ribollente di espe ...continue

    Forse ha nociuto all'apprezzamento di questo libro l'averlo letto dopo Assalonne, Assalonne! , rispetto al quale L'urlo e il furore sembra un cartone preparatorio, un laboratorio ribollente di esperimenti. Nella lezione dei grandi maestri del modernismo, Joyce e Woolf, Faulkner si trova e si riconosce; ma non può ridursi a mero imitatore. Faulkner è un autore profondo, nutrito delle vette del tragico della letteratura occidentale; e certo, nell'opera futura recupererà molto di questo romanzo, compreso uno dei personaggi principali, ma trasfigurando tutto nel segno di una cifra propria, molto prossima al sublime.

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  • 1

    Noioso e difficile da seguire

    Lettura difficile, periodi sconnessi, flusso di coscienza e trama davvero scialba.
    Sono arrivato, a fatica, a metà solo perché speravo che qualcosa cambiasse o anche semplicemente accadesse (o sincera ...continue

    Lettura difficile, periodi sconnessi, flusso di coscienza e trama davvero scialba.
    Sono arrivato, a fatica, a metà solo perché speravo che qualcosa cambiasse o anche semplicemente accadesse (o sinceramente, che ci capissi qualcosa).
    Invidio chi l'ha finito ed è riuscito ad apprezzarlo

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  • 5

    Appena finito. Sono senza parole.. forse giusto una: capolavoro. Divorato in cinque giorni. Labirintica e delirante la scrittura; personaggi affascinanti e complessi; storia bellissima. Da leggere ass ...continue

    Appena finito. Sono senza parole.. forse giusto una: capolavoro. Divorato in cinque giorni. Labirintica e delirante la scrittura; personaggi affascinanti e complessi; storia bellissima. Da leggere assolutamente!

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  • 4

    Stati Uniti del Sud...

    ...una famiglia decaduta poco prima della Depressione, quattro figli: uno ritardato, uno suicida, uno egoista, l'unica figlia considerata perduta. Flusso di coscienza in tre atti più uno e un epilogo: ...continue

    ...una famiglia decaduta poco prima della Depressione, quattro figli: uno ritardato, uno suicida, uno egoista, l'unica figlia considerata perduta. Flusso di coscienza in tre atti più uno e un epilogo: il primo è quello di Benjy il fratello ritardato, poi Quentin il fratello suicida e infine Jason il fratello egoista (e francamente odioso e meschino). L'ultimo atto prende lo spunto dalle impressioni di Dilsey la cuoca nera della famiglia e nell'epilogo Faulkner tira le file della storia di una delle tante famiglie infelici della letteratura. Con salti di tempo e di spazio qui si racconta soprattutto di una assenza, di una fuga, quella di Caddy e della di lei figlia, non sappiamo quello che pensano, Faulkner da voce (anzi pensiero) solo ai personaggi maschili mentre dei personaggi femminili conosciamo parole, atti, frammenti. E' una storia frammentata quella che raccogliamo, siamo noi lettori a doverla ricostruire, a dover collegare i vari pezzi e quello che ne esce è uno strazio.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Questione di punti di vista

    É la storia della decadenza di una famiglia; una storia lunga trent'anni, raccontata e ripetuta quattro volte da prospettive diverse: nelle prime tre parti ciascuno dei tre ...continue

    Questione di punti di vista

    É la storia della decadenza di una famiglia; una storia lunga trent'anni, raccontata e ripetuta quattro volte da prospettive diverse: nelle prime tre parti ciascuno dei tre fratelli Compson racconta la sua versione dei fatti cosí come li vede, poi, nell'ultimo capitolo, la prospettiva si sposta dal monologo interiore alla narrazione diretta.
    Tutto questo ti affascina, una volta che ti sei calato dentro e ti ci abitui, perché ti trovi a riflettere su come la veritá non esista in senso assoluto e come ogni situazione umana abbia diverse sfaccettature, diverse chiavi di interpretazione. Ogni veritá insomma é molto piú complessa di ció che sembra in superficie. E pensi pure che una narrazione tradizionale non sarebbe stata cosí ricca, cosí aperta a tanti significati come quella faulkneriana, con il suo "stream of consciousness" che non perde mai di vista l'intreccio della storia.
    E cosí entri nel mondo di Benji, il mondo semplice di un "ritardato mentale" che non distingue una cosa dall'altra, che si oppone alla decadenza della sua famiglia semplicemente fermando il tempo e che esprime i suoi giudizi morali attraverso le sue percezioni sensoriali, tanto che la sorella Caddy é buona solo quando odora di piante. Poi incontri Quentin, il fragile fratello che vorrebbe salvare l'unitá e l'onore della famiglia. Anche lui vorrebbe trattenere il tempo, cristallizzare tutto nel suo perfetto universo infantile, impedire i cambiamenti, quei cambiamenti che conducono alla decadenza. Ma i conti col tempo li deve fare e proprio la sua ultima giornata lo vedrá da un lato condurre una vera e propria guerra fisica con gli orologi, dall'altro registrare l'implacabilitá dello scorrere del tempo dall'alba alla notte.
    Poi c'é Jason, il fratello "normale", quello ragionevole, ma anche egoista e attaccato ai soldi, quello che dopo aver derubato la nipote per anni sará, per ironia della sorte, derubato dalla nipote stessa e colpito da una serie di sfortune mentre cerca di recuperare il suo bottino.
    Infine ecco l'ultima parte, quella che rimette tutto un po' a posto, quella in cui al centro c'é Dilsey la domestica testimone dell'inizio e della fine dei Comson. Dilsey é equilibrata e sufficientemente staccata dal contesto familiare per riuscire a giudicare i fatti e le persone.
    Questo é un po' il succo di questo romanzo che penso si debba leggere cosí, senza farsi troppe domande, senza soffermarsi a dipanare la matassa di chi dice cosa, come, quando e perché, lasciandosi percorrere dal flusso dei propri pensieri.

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