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The Sound and the Fury

(Vintage International)

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Publisher: Vintage

4.2
(1673)

Language:English | Number of Pages: 336 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Italian , French , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 0679732241 | Isbn-13: 9780679732242 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , Library Binding , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
First published in 1929, Faulkner created his "heart's darling," the beautiful and tragic Caddy Compson, whose story Faulkner told through separate monologues by her three brothers--the idiot Benjy, the neurotic suicidal Quentin and the monstrous Jason.
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  • 5

    Frammenti di voci interiori

    Iniziare a leggere L’urlo e il furore è come raggiungere degli estranei durante una camminata e seguire una conversazione incredibilmente importante, ma, dato che vi siete persi la prima metà di essa, ...continue

    Iniziare a leggere L’urlo e il furore è come raggiungere degli estranei durante una camminata e seguire una conversazione incredibilmente importante, ma, dato che vi siete persi la prima metà di essa, non potete sapere di cosa parlano e perché ciò che dicono li assorba così intensamente. E sono così concentrati che non puoi e non vuoi chiedere di ricominciare. Tutto quello che puoi fare è cercare di dare un senso agli indizi ed ai segni che sei in grado di cogliere e cercare di capire da solo. Naturalmente ci si potrebbe scusare con se stessi e dare loro un po di privacy, ma si sarebbe perso un gran racconto. Io l’ho sempre immaginato così Faulkner, lui idealizzava la trama ed i personaggi, poi si rendeva conto che qualcosa di tragico doveva succedere ed allora, invece di raccontare la storia convenzionalmente, la isolava con strati e strati di prospettive differenti scritte da inaffidabili narratori. In quanti modi diversi poteva narrare la stessa storia. Eppure ricordo pochi libri che mi abbiano lasciato in questo stato, a fissare le pagine iniziali e con la mente che vagava incredula, congelata su frammenti contorti che presumibilmente componevano una storia. Ma sono contento di aver proseguito. La scrittura di questo libro è notoriamente difficile. Ma non cambierei nessuna parte di essa. Se l’intero libro fosse scritto nello stile dell’ultima parte, in gran parte coerente con rari bagliori di prosa descrittiva e sbalzi improvvisi di punti di vista, non sarebbe stato altrettanto potente. Perché la storia è il suono, la storia è la furia e non si può trasmetterla senza immergerla in questa prosa di follia caotica. Se non avessi combattuto per seguire la mia strada attraverso Benjy, arrancato palmo a palmo con Quentin, non avrei capito l’orrore di Jason e la tragedia finale della conclusione. Ho fatto attenzione perché il disordine casuale iniziale prepara la mente per una lettura che, invece di richiedere un tenace lettore, ha chiesto un secchio da riempire con gocce erranti. Una goccia di trama qui, una goccia di contesto lì, tante gocce per riempire gli spazi vuoti della frenesia nevrotica che è la famiglia Compson. Perché la natura ha piantato un seme di singolare follia nel loro sangue e l’educazione ha guidato ognuno su percorsi diversi. Raccogliendo poi i frammenti della trama e tutti i suggerimenti scollegati si riduce la storia ad un punto focale di rabbia e disperazione che culminerà in una verità terribile che una normale sequenza temporale non può trasmettere. Nessuno dei protagonisti sfugge all’inferno sulla terra, incarnato in parole velenose che alimentano una vita velenosa condizionata da un mondo velenoso. Nemmeno l’idiota della prima parte, che non può capire e comprendere il contesto, può sfuggire all’agonia, tanto quanto noi lettori sentiamo attraverso il testo caotico di questa storia un senso di dolore e disperazione che non può essere contenuto in un paragrafo, pagina o sezione. Non fino a quando è troppo tardi e da qualche parte lungo le pagine abbiamo perso il nostro cuore in questo tragico pasticcio di una famiglia che sapevamo condannata fin dall’inizio. Eppure da qualche parte tra il suono e la furia il dolore ci ha toccati e quello che possiamo fare è unirci a Benjy nel muggito in risposta a tale rabbia spaventosa. E sappiamo che non significa nulla. Sappiamo che ha, proprio come qualsiasi altra cosa, un inizio ed una fine che andranno persi nella notte dei tempi e il mondo si sposterà nella beatitudine ignorante della sua storia. Ma questa volta non andrà persa. Perché questo è Faulkner al suo meglio. Si è imbarcato in un racconto narrato quattro volte da fonti disparate, una quasi impossibile da seguire. Eppure ha radicato il lettore alla pagina anche se sembrava un impresa impossibile. Alla fine si è sicuri di avere appena assistito ad un rito di magia nera.

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  • 5

    "L'urlo e il furore", W. Faulkner.

    Quattro giornate e quattro protagonisti che raccontano una vicenda familiare dai risvolti drammatici, tra sensi di colpa, sopraffazione e volontà di riscatto, nell'ennesima visione della famiglia come ...continue

    Quattro giornate e quattro protagonisti che raccontano una vicenda familiare dai risvolti drammatici, tra sensi di colpa, sopraffazione e volontà di riscatto, nell'ennesima visione della famiglia come primo luogo di oppressione e annientamento dell'individuo (vedi Thomas Bernhard). Il primo giorno, quello in cui è Benji il protagonista, raccontato attraverso il "flusso di coscienza", è il più disarmante: i continui salti temporali su piani paralleli rendono difficoltosa la comprensione e la ricerca di un filo conduttore. Lo stile però va man mano diventando più lineare fino ad arrivare alla quarta giornata chiarificatrice in cui è la "serva negra", Dilsey, ad essere la protagonista del racconto. Faulkner decise di aggiungere alle successive edizioni del romanzo una prefazione chiarificatrice in cui inquadrava meglio i personaggi e le relazioni che li legavano. Gli editori, però, la spostarono successivamente alla fine e, a mio avviso, questa è la collocazione più idonea per non guastare il fascino del puzzle che via via viene a formarsi. Un vero capolavoro, al pari di Mentre morivo; da non perdere!

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  • 5

    Alla prima lettura il libro lascia un senso di incomprensione, di incompiutezza: "colpa" della tecnica narrativa di Faulkner, frammentaria, oscillante, una tecnica che mescola nella stessa frase i fat ...continue

    Alla prima lettura il libro lascia un senso di incomprensione, di incompiutezza: "colpa" della tecnica narrativa di Faulkner, frammentaria, oscillante, una tecnica che mescola nella stessa frase i fatti e i pensieri contingenti all'azione che si sta svolgendo, con i passati; "colpa" dell'essere costretti, all'inizio dell'opera, a conoscere i personaggi solo attraverso dialoghi serrati che contengono richiami impliciti e rimandi che non possiamo cogliere. Alla seconda lettura il libro rivela la sua straordinarietà, e fa della tecnica dell'autore il suo punto di forza, una forza di rara efficacia.

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  • 3

    iniziato...

    iniziato e messo da parte più volte. Ora sto leggendo la postfazione di Bertolucci e poi lo rileggerò....speriamo di comprenderlo finalmente visto che è un capolavoro e mi piacerebbe gustarlo

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  • 5

    Di Faulkner avevo letto solo “Santuario” e “Requiem per una monaca” (il primo mi era piaciuto, il secondo meno), quindi con un po’ di apprensione mi sono accostata a “L’urlo e il furore”, da tutti rit ...continue

    Di Faulkner avevo letto solo “Santuario” e “Requiem per una monaca” (il primo mi era piaciuto, il secondo meno), quindi con un po’ di apprensione mi sono accostata a “L’urlo e il furore”, da tutti ritenuto un libro complesso.
    Non so dire perché questo romanzo così ostico mi sia piaciuto tanto. Faulkner è duro da masticare e difficile da digerire, ma i suoi personaggi prendono corpo, vita, si fanno spazio e arrivano al cuore. Per questo, finito il libro, ho riletto la prima parte, il monologo di Benjy, così innocente e impotente, e mi sono – finalmente – lasciata invadere dal suo urlo. Che è anche il mio.

    Durante la lettura, nei momenti più faticosi, mi hanno aiutata le raccomandazioni di un amico, che ringrazio. Le riporto anche qui perché credo possano essere utili a chiunque voglia accostarsi a questo romanzo:
    Buona lettura. Non leggere "L’urlo e il furore" come leggessi un giallo (anche se si presta). Non smontare la trama (non c'è). E’ un romanzo sperimentale. Quello che c'è, è che è vivo e vero e doloroso. Dilsey, Benjy, Candy, Quentin, la madre, i monelli sono descritti in modo impareggiabile. Si vede bene la differenza qui tra chi è un romanziere e chi non lo è. Il romanzo è un fiume in piena, una tremenda corrente, il lettore deve finirci dentro e morire un po', altrimenti non vale la pena. “L'urlo e il furore” è il Nilo della letteratura moderna..

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    La fatica e il sudore

    Quando ho iniziato a leggere questo romanzo sapevo che si portava sulle spalle un certo carico di difficoltà, ma non immaginavo quanto fosse pesante! Non riuscivo a capire chi né che cosa stesse narra ...continue

    Quando ho iniziato a leggere questo romanzo sapevo che si portava sulle spalle un certo carico di difficoltà, ma non immaginavo quanto fosse pesante! Non riuscivo a capire chi né che cosa stesse narrando, non avrei saputo elencare i nomi dei personaggi coinvolti, insomma ero nel bel mezzo di un piccolo dramma letterario! Quindi mi sono rivolta ad Anobii per avere dei lumi e qui in molti suggerivano di leggere per prima cosa la Postfazione di Attilio Bertolucci, suggerimento che per mia fortuna ho seguito. Da quel momento è cominciata una sorta di sfida personale: perseverare nella lettura di un libro che non di rado avrei lanciato in aria; e questo perché la bellissima postfazione di Bertolucci dà un significato alla storia narrata, più di quanto non lo faccia l'autore stesso nell'Appendice, e mette a confronto Faulkner con Hemingway - uno dei miei preferiti -, ragion per cui la mia curiosità non poteva che accendersi. Faulkner e Hemingway sono coetanei e pur avendo macinato la lezione degli scrittori europei restano irrimediabilmente americani, ma non potrebbero essere più diversi: quanto le parole del primo sono grondanti sino alla retorica tanto quelle del secondo sono nette fino alla secchezza.
    Tornando al romanzo vero e proprio, esso narra la storia dannata e decadente dei Compson, una famiglia del sud degli Stati Uniti, in un arco temporale di circa 20 anni ed è divisa in quattro parti: le prime tre narrate in prima persona dai tre fratelli Compson (Benjy, Quentin e Jason), la quarta in terza persona. Il flusso di coscienza, dunque, troneggia per gran parte del libro ed è ciò che lo rende originale, ma anche molesto per i lettori a cui non piace il genere. Di certo è ammirevole la capacità mimetica di Faulkner di narrare il filo dei pensieri dei suoi personaggi in linea con il loro carattere; è grazie ad essa se comprendiamo che Benji è "l'idiota" della famiglia: nei suoi pensieri non c'è la percezione del tempo che passa e in lui passato e presente coesistono; è grazie ad essa se respiriamo l'ossessione che pervade ogni azione di Quentin e che lo porta a suicidarsi; ed è sempre grazie ad essa se comprendiamo che Jason è l'unico individuo razionale rimasto in quella casa, ma non per questo è migliore degli altri. Insomma, al termine di questa faticaccia ho avuto la sensazione di aver ascoltato una grande lezione di stile, ma non di altrettanta umanità. Rispetto, ma non comprendo. E per chi volesse farsi un'idea generale di ciò che sta alla base della composizione di questo romanzo basteranno queste poche parole (ancora una volta) di Bertolucci: Il titolo infatti, [...], viene dal Macbeth di Shakespeare dove la vita vien definita "...racconto detto da un idiota, pieno di urlo e di furore, che non significa nulla".

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  • 5

    Leggendo Faulkner sembra che nessuno, prima o dopo di lui, abbia saputo descrivere l'umanità nella sua ferocia più disperata.

    http://startfromscratchblog.blogspot.com/2015/02/urlo-e-furore-william-fa ...continue

    Leggendo Faulkner sembra che nessuno, prima o dopo di lui, abbia saputo descrivere l'umanità nella sua ferocia più disperata.

    http://startfromscratchblog.blogspot.com/2015/02/urlo-e-furore-william-faulkner.html

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  • 2

    Meglio iniziare dalla postfazione!

    Dovrò essere schietto: non l'ho apprezzato. Il suo stile forzatamente troppo confusonario, una trama che si lascia solo intuire e per il resto il romanzo è composto per 300 pagine solo di dialoghi no ...continue

    Dovrò essere schietto: non l'ho apprezzato. Il suo stile forzatamente troppo confusonario, una trama che si lascia solo intuire e per il resto il romanzo è composto per 300 pagine solo di dialoghi noiosi. Mi ero approcciato a Faulkner con l'entusiasmo e l'ossequio di chi si approccia a uno scrittore decantato come tra i migliori del 900 e lo stesso Nobel lo sancisce. Eppure sono rimasto deluso. Perché non si tratta banalmente di un libro difficile da leggere, come potrebbe essere per il grado intellettuale un libro di Eco o per la sontuosa impalcatura la Recherche proustiana: L'urlo e il furore è semplicemente un groviglio scuro di confusione (lo stesso Bertolucci, nella post-fazione, parla di confusione). Penso che certamente una storia torbida come quella dei Compson necessitava assolutamente di uno stile altrettanto torbido, e le stesse tecniche adottate come l'alternarsi dei corsivi per i pensieri e i deliri di Quentin oppure il flusso di coscienza, non sono essi il problema di una mancanza di comprensione dell'opera, anzi, sono interessanti e a tratti geniali. Ma a queste scelte tecniche, allo stile torbido, era necessario affiancare elementi di luce, di concretezza, di chiarezza. In assenza di essi, lo scrittore abbandona il lettore in un labirinto di rovi. La sensazione che il lettore di conseguenza ha è la delusione amara di essere stato ingannato dall'autore, che l'autore non abbia avuto alcuna pietà per lui e che forse se ne sta lì a sogghignare, beandosi dei rovi con cui ha forgiato il romanzo.
    Terminato di leggere, la sensazione che provavo era rammarico: per tutto il romanzo ho continuato a nutrire ingenuamente la speranza di vedere una luce in fondo a quel tunnel in cui ero entrato a pagina 1. Ma nessun barlume è mai apparso. Delusione di non potersi beare di un capolavoro, ovvero come tale immaginavamo il libro al momento dell'acquisto.
    Ora, chi sono io per smontare l'immagine di uno scrittore tanto acclamato come Faulkner? Del resto lo sperimentalismo non è affatto il mio genere, avrei dovuto saperlo; e poi questo è solo il primo libro di Faulkner che leggo. Eppure il dubbio mi rimane: che la sua vittoria del Nobel al termine della guerra non sia una scelta politica? Dal 46 al 54, (con le eccezioni del pacifista Hesse e del padrone di casa Lagerkvist) a vincere il Nobel sono solo francesi e soprattutto inglesi e americani, vale a dire i vincitori della guerra, i liberatori dell'Europa dai dispotismi fascisti. Addirittura nel 53 fu lo stesso Churchill a vincerlo, scelta che definirla non politica sarebbe quasi impossibile.
    Ad ogni modo, leggerò, magari più in là, qualcos'altro di Faulkner, per capire se possano essere vere e giuste oppure no le mie idee d'oggi.

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  • 5

    Bellissimo

    Questo libro è un labirinto. Meravigliosamente intricato e soffocante, a tratti di ampio respiro. Diviso in 4 lunghi capitoli narrati da 4 autori differenti, i miei preferiti sono stati i primi due, l ...continue

    Questo libro è un labirinto. Meravigliosamente intricato e soffocante, a tratti di ampio respiro. Diviso in 4 lunghi capitoli narrati da 4 autori differenti, i miei preferiti sono stati i primi due, l'ultimo quello di più scorrevole lettura. Un libro da non abbandonare e da leggere assolutamente. A fine lettura sentirete molto probabilmente nostalgia della famiglia Compson, come sta succedendo a me ancora dopo due settimane.

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