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The Sound and the Fury

(Vintage International)

By

Publisher: Vintage

4.2
(1693)

Language:English | Number of Pages: 336 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Italian , French , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 0679732241 | Isbn-13: 9780679732242 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , Library Binding , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
First published in 1929, Faulkner created his "heart's darling," the beautiful and tragic Caddy Compson, whose story Faulkner told through separate monologues by her three brothers--the idiot Benjy, the neurotic suicidal Quentin and the monstrous Jason.
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  • 5

    Sono contenta di aver letto prima "Mentre morivo" dello stesso autore perché mi ha preparata alla lettura de "L'urlo e il furore", ben più complesso del primo; altrimenti, credo che dopo la prima par ...continue

    Sono contenta di aver letto prima "Mentre morivo" dello stesso autore perché mi ha preparata alla lettura de "L'urlo e il furore", ben più complesso del primo; altrimenti, credo che dopo la prima parte di quest'ultimo libro, avrei mollato sentendomi una disadattata (ad esempio, il nome di Quentin veniva usato ora riferito ad una bimba ora ad un adulto, oppure Benji non si chiamava Benjamin in realtà ma Maury, come un altro personaggio che però era suo zio, insomma, una gran confusione! L'inconfondibile stile di Faulkner, quel suo modo di costruire la trama con un abbrivio incomprensibile e oscuro, per poi lentamente dipanarla e srotolarla svelando ogni mistero, senza tuttavia rinunciare a lasciare ( volutamente ) inaccessibili alcuni spazi interiori dei personaggi da lui creati, costituiscono uno stile dannato e inconfondibile che mi è piaciuto moltissimo. Penso un po' di merito vada anche al traduttore. E poi, la poesia che trasudano alcuni brani...potente e struggente al tempo stesso (Inizio del secondo capitolo, ad esempio). Ne consiglio vivamente la lettura.

    said on 

  • 3

    Forse ha nociuto all'apprezzamento di questo libro l'averlo letto dopo Assalonne, Assalonne! , rispetto al quale L'urlo e il furore sembra un cartone preparatorio, un laboratorio ribollente di espe ...continue

    Forse ha nociuto all'apprezzamento di questo libro l'averlo letto dopo Assalonne, Assalonne! , rispetto al quale L'urlo e il furore sembra un cartone preparatorio, un laboratorio ribollente di esperimenti. Nella lezione dei grandi maestri del modernismo, Joyce e Woolf, Faulkner si trova e si riconosce; ma non può ridursi a mero imitatore. Faulkner è un autore profondo, nutrito delle vette del tragico della letteratura occidentale; e certo, nell'opera futura recupererà molto di questo romanzo, compreso uno dei personaggi principali, ma trasfigurando tutto nel segno di una cifra propria, molto prossima al sublime.

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  • 1

    Noioso e difficile da seguire

    Lettura difficile, periodi sconnessi, flusso di coscienza e trama davvero scialba.
    Sono arrivato, a fatica, a metà solo perché speravo che qualcosa cambiasse o anche semplicemente accadesse (o sincera ...continue

    Lettura difficile, periodi sconnessi, flusso di coscienza e trama davvero scialba.
    Sono arrivato, a fatica, a metà solo perché speravo che qualcosa cambiasse o anche semplicemente accadesse (o sinceramente, che ci capissi qualcosa).
    Invidio chi l'ha finito ed è riuscito ad apprezzarlo

    said on 

  • 5

    Appena finito. Sono senza parole.. forse giusto una: capolavoro. Divorato in cinque giorni. Labirintica e delirante la scrittura; personaggi affascinanti e complessi; storia bellissima. Da leggere ass ...continue

    Appena finito. Sono senza parole.. forse giusto una: capolavoro. Divorato in cinque giorni. Labirintica e delirante la scrittura; personaggi affascinanti e complessi; storia bellissima. Da leggere assolutamente!

    said on 

  • 4

    Stati Uniti del Sud...

    ...una famiglia decaduta poco prima della Depressione, quattro figli: uno ritardato, uno suicida, uno egoista, l'unica figlia considerata perduta. Flusso di coscienza in tre atti più uno e un epilogo: ...continue

    ...una famiglia decaduta poco prima della Depressione, quattro figli: uno ritardato, uno suicida, uno egoista, l'unica figlia considerata perduta. Flusso di coscienza in tre atti più uno e un epilogo: il primo è quello di Benjy il fratello ritardato, poi Quentin il fratello suicida e infine Jason il fratello egoista (e francamente odioso e meschino). L'ultimo atto prende lo spunto dalle impressioni di Dilsey la cuoca nera della famiglia e nell'epilogo Faulkner tira le file della storia di una delle tante famiglie infelici della letteratura. Con salti di tempo e di spazio qui si racconta soprattutto di una assenza, di una fuga, quella di Caddy e della di lei figlia, non sappiamo quello che pensano, Faulkner da voce (anzi pensiero) solo ai personaggi maschili mentre dei personaggi femminili conosciamo parole, atti, frammenti. E' una storia frammentata quella che raccogliamo, siamo noi lettori a doverla ricostruire, a dover collegare i vari pezzi e quello che ne esce è uno strazio.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Questione di punti di vista

    É la storia della decadenza di una famiglia; una storia lunga trent'anni, raccontata e ripetuta quattro volte da prospettive diverse: nelle prime tre parti ciascuno dei tre ...continue

    Questione di punti di vista

    É la storia della decadenza di una famiglia; una storia lunga trent'anni, raccontata e ripetuta quattro volte da prospettive diverse: nelle prime tre parti ciascuno dei tre fratelli Compson racconta la sua versione dei fatti cosí come li vede, poi, nell'ultimo capitolo, la prospettiva si sposta dal monologo interiore alla narrazione diretta.
    Tutto questo ti affascina, una volta che ti sei calato dentro e ti ci abitui, perché ti trovi a riflettere su come la veritá non esista in senso assoluto e come ogni situazione umana abbia diverse sfaccettature, diverse chiavi di interpretazione. Ogni veritá insomma é molto piú complessa di ció che sembra in superficie. E pensi pure che una narrazione tradizionale non sarebbe stata cosí ricca, cosí aperta a tanti significati come quella faulkneriana, con il suo "stream of consciousness" che non perde mai di vista l'intreccio della storia.
    E cosí entri nel mondo di Benji, il mondo semplice di un "ritardato mentale" che non distingue una cosa dall'altra, che si oppone alla decadenza della sua famiglia semplicemente fermando il tempo e che esprime i suoi giudizi morali attraverso le sue percezioni sensoriali, tanto che la sorella Caddy é buona solo quando odora di piante. Poi incontri Quentin, il fragile fratello che vorrebbe salvare l'unitá e l'onore della famiglia. Anche lui vorrebbe trattenere il tempo, cristallizzare tutto nel suo perfetto universo infantile, impedire i cambiamenti, quei cambiamenti che conducono alla decadenza. Ma i conti col tempo li deve fare e proprio la sua ultima giornata lo vedrá da un lato condurre una vera e propria guerra fisica con gli orologi, dall'altro registrare l'implacabilitá dello scorrere del tempo dall'alba alla notte.
    Poi c'é Jason, il fratello "normale", quello ragionevole, ma anche egoista e attaccato ai soldi, quello che dopo aver derubato la nipote per anni sará, per ironia della sorte, derubato dalla nipote stessa e colpito da una serie di sfortune mentre cerca di recuperare il suo bottino.
    Infine ecco l'ultima parte, quella che rimette tutto un po' a posto, quella in cui al centro c'é Dilsey la domestica testimone dell'inizio e della fine dei Comson. Dilsey é equilibrata e sufficientemente staccata dal contesto familiare per riuscire a giudicare i fatti e le persone.
    Questo é un po' il succo di questo romanzo che penso si debba leggere cosí, senza farsi troppe domande, senza soffermarsi a dipanare la matassa di chi dice cosa, come, quando e perché, lasciandosi percorrere dal flusso dei propri pensieri.

    said on 

  • 5

    Frammenti di voci interiori

    Iniziare a leggere L’urlo e il furore è come raggiungere degli estranei durante una camminata e seguire una conversazione incredibilmente importante, ma, dato che vi siete persi la prima metà di essa, ...continue

    Iniziare a leggere L’urlo e il furore è come raggiungere degli estranei durante una camminata e seguire una conversazione incredibilmente importante, ma, dato che vi siete persi la prima metà di essa, non potete sapere di cosa parlano e perché ciò che dicono li assorba così intensamente. E sono così concentrati che non puoi e non vuoi chiedere di ricominciare. Tutto quello che puoi fare è cercare di dare un senso agli indizi ed ai segni che sei in grado di cogliere e cercare di capire da solo. Naturalmente ci si potrebbe scusare con se stessi e dare loro un po di privacy, ma si sarebbe perso un gran racconto. Io l’ho sempre immaginato così Faulkner, lui idealizzava la trama ed i personaggi, poi si rendeva conto che qualcosa di tragico doveva succedere ed allora, invece di raccontare la storia convenzionalmente, la isolava con strati e strati di prospettive differenti scritte da inaffidabili narratori. In quanti modi diversi poteva narrare la stessa storia. Eppure ricordo pochi libri che mi abbiano lasciato in questo stato, a fissare le pagine iniziali e con la mente che vagava incredula, congelata su frammenti contorti che presumibilmente componevano una storia. Ma sono contento di aver proseguito. La scrittura di questo libro è notoriamente difficile. Ma non cambierei nessuna parte di essa. Se l’intero libro fosse scritto nello stile dell’ultima parte, in gran parte coerente con rari bagliori di prosa descrittiva e sbalzi improvvisi di punti di vista, non sarebbe stato altrettanto potente. Perché la storia è il suono, la storia è la furia e non si può trasmetterla senza immergerla in questa prosa di follia caotica. Se non avessi combattuto per seguire la mia strada attraverso Benjy, arrancato palmo a palmo con Quentin, non avrei capito l’orrore di Jason e la tragedia finale della conclusione. Ho fatto attenzione perché il disordine casuale iniziale prepara la mente per una lettura che, invece di richiedere un tenace lettore, ha chiesto un secchio da riempire con gocce erranti. Una goccia di trama qui, una goccia di contesto lì, tante gocce per riempire gli spazi vuoti della frenesia nevrotica che è la famiglia Compson. Perché la natura ha piantato un seme di singolare follia nel loro sangue e l’educazione ha guidato ognuno su percorsi diversi. Raccogliendo poi i frammenti della trama e tutti i suggerimenti scollegati si riduce la storia ad un punto focale di rabbia e disperazione che culminerà in una verità terribile che una normale sequenza temporale non può trasmettere. Nessuno dei protagonisti sfugge all’inferno sulla terra, incarnato in parole velenose che alimentano una vita velenosa condizionata da un mondo velenoso. Nemmeno l’idiota della prima parte, che non può capire e comprendere il contesto, può sfuggire all’agonia, tanto quanto noi lettori sentiamo attraverso il testo caotico di questa storia un senso di dolore e disperazione che non può essere contenuto in un paragrafo, pagina o sezione. Non fino a quando è troppo tardi e da qualche parte lungo le pagine abbiamo perso il nostro cuore in questo tragico pasticcio di una famiglia che sapevamo condannata fin dall’inizio. Eppure da qualche parte tra il suono e la furia il dolore ci ha toccati e quello che possiamo fare è unirci a Benjy nel muggito in risposta a tale rabbia spaventosa. E sappiamo che non significa nulla. Sappiamo che ha, proprio come qualsiasi altra cosa, un inizio ed una fine che andranno persi nella notte dei tempi e il mondo si sposterà nella beatitudine ignorante della sua storia. Ma questa volta non andrà persa. Perché questo è Faulkner al suo meglio. Si è imbarcato in un racconto narrato quattro volte da fonti disparate, una quasi impossibile da seguire. Eppure ha radicato il lettore alla pagina anche se sembrava un impresa impossibile. Alla fine si è sicuri di avere appena assistito ad un rito di magia nera.

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  • 5

    "L'urlo e il furore", W. Faulkner.

    Quattro giornate e quattro protagonisti che raccontano una vicenda familiare dai risvolti drammatici, tra sensi di colpa, sopraffazione e volontà di riscatto, nell'ennesima visione della famiglia come ...continue

    Quattro giornate e quattro protagonisti che raccontano una vicenda familiare dai risvolti drammatici, tra sensi di colpa, sopraffazione e volontà di riscatto, nell'ennesima visione della famiglia come primo luogo di oppressione e annientamento dell'individuo (vedi Thomas Bernhard). Il primo giorno, quello in cui è Benji il protagonista, raccontato attraverso il "flusso di coscienza", è il più disarmante: i continui salti temporali su piani paralleli rendono difficoltosa la comprensione e la ricerca di un filo conduttore. Lo stile però va man mano diventando più lineare fino ad arrivare alla quarta giornata chiarificatrice in cui è la "serva negra", Dilsey, ad essere la protagonista del racconto. Faulkner decise di aggiungere alle successive edizioni del romanzo una prefazione chiarificatrice in cui inquadrava meglio i personaggi e le relazioni che li legavano. Gli editori, però, la spostarono successivamente alla fine e, a mio avviso, questa è la collocazione più idonea per non guastare il fascino del puzzle che via via viene a formarsi. Un vero capolavoro, al pari di Mentre morivo; da non perdere!

    said on 

  • 5

    Alla prima lettura il libro lascia un senso di incomprensione, di incompiutezza: "colpa" della tecnica narrativa di Faulkner, frammentaria, oscillante, una tecnica che mescola nella stessa frase i fat ...continue

    Alla prima lettura il libro lascia un senso di incomprensione, di incompiutezza: "colpa" della tecnica narrativa di Faulkner, frammentaria, oscillante, una tecnica che mescola nella stessa frase i fatti e i pensieri contingenti all'azione che si sta svolgendo, con i passati; "colpa" dell'essere costretti, all'inizio dell'opera, a conoscere i personaggi solo attraverso dialoghi serrati che contengono richiami impliciti e rimandi che non possiamo cogliere. Alla seconda lettura il libro rivela la sua straordinarietà, e fa della tecnica dell'autore il suo punto di forza, una forza di rara efficacia.

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  • 3

    iniziato...

    iniziato e messo da parte più volte. Ora sto leggendo la postfazione di Bertolucci e poi lo rileggerò....speriamo di comprenderlo finalmente visto che è un capolavoro e mi piacerebbe gustarlo

    said on 

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