Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

The Sound and the Fury

The Corrected Text

By

4.2
(1687)

Language:English | Number of Pages: | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Italian , French , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 1439571066 | Isbn-13: 9781439571064 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

Do you like The Sound and the Fury ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description

“I give you the mausoleum of all hope and desire. . . . I give it to you not that you may remember time, but that you might forget it now and then for a moment and not spend all of your breath trying to conquer it. Because no battle is ever won he said. They are not even fought. The field only reveals to man his own folly and despair, and victory is an illusion of philosophers and fools.” —from The Sound and the Fury
 
The Sound and the Fury is the tragedy of the Compson family, featuring some of the most memorable characters in literature: beautiful, rebellious Caddy; the manchild Benjy; haunted, neurotic Quentin; Jason, the brutal cynic; and Dilsey, their black servant. Their lives fragmented and harrowed by history and legacy, the character’s voices and actions mesh to create what is arguably Faulkner’s masterpiece and  one of the greatest novels of the twentieth century.

Sorting by
  • 5

    Appena finito. Sono senza parole.. forse giusto una: capolavoro. Divorato in cinque giorni. Labirintica e delirante la scrittura; personaggi affascinanti e complessi; storia bellissima. Da leggere ass ...continue

    Appena finito. Sono senza parole.. forse giusto una: capolavoro. Divorato in cinque giorni. Labirintica e delirante la scrittura; personaggi affascinanti e complessi; storia bellissima. Da leggere assolutamente!

    said on 

  • 4

    Stati Uniti del Sud...

    ...una famiglia decaduta poco prima della Depressione, quattro figli: uno ritardato, uno suicida, uno egoista, l'unica figlia considerata perduta. Flusso di coscienza in tre atti più uno e un epilogo: ...continue

    ...una famiglia decaduta poco prima della Depressione, quattro figli: uno ritardato, uno suicida, uno egoista, l'unica figlia considerata perduta. Flusso di coscienza in tre atti più uno e un epilogo: il primo è quello di Benjy il fratello ritardato, poi Quentin il fratello suicida e infine Jason il fratello egoista (e francamente odioso e meschino). L'ultimo atto prende lo spunto dalle impressioni di Dilsey la cuoca nera della famiglia e nell'epilogo Faulkner tira le file della storia di una delle tante famiglie infelici della letteratura. Con salti di tempo e di spazio qui si racconta soprattutto di una assenza, di una fuga, quella di Caddy e della di lei figlia, non sappiamo quello che pensano, Faulkner da voce (anzi pensiero) solo ai personaggi maschili mentre dei personaggi femminili conosciamo parole, atti, frammenti. E' una storia frammentata quella che raccogliamo, siamo noi lettori a doverla ricostruire, a dover collegare i vari pezzi e quello che ne esce è uno strazio.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Questione di punti di vista

    É la storia della decadenza di una famiglia; una storia lunga trent'anni, raccontata e ripetuta quattro volte da prospettive diverse: nelle prime tre parti ciascuno dei tre ...continue

    Questione di punti di vista

    É la storia della decadenza di una famiglia; una storia lunga trent'anni, raccontata e ripetuta quattro volte da prospettive diverse: nelle prime tre parti ciascuno dei tre fratelli Compson racconta la sua versione dei fatti cosí come li vede, poi, nell'ultimo capitolo, la prospettiva si sposta dal monologo interiore alla narrazione diretta.
    Tutto questo ti affascina, una volta che ti sei calato dentro e ti ci abitui, perché ti trovi a riflettere su come la veritá non esista in senso assoluto e come ogni situazione umana abbia diverse sfaccettature, diverse chiavi di interpretazione. Ogni veritá insomma é molto piú complessa di ció che sembra in superficie. E pensi pure che una narrazione tradizionale non sarebbe stata cosí ricca, cosí aperta a tanti significati come quella faulkneriana, con il suo "stream of consciousness" che non perde mai di vista l'intreccio della storia.
    E cosí entri nel mondo di Benji, il mondo semplice di un "ritardato mentale" che non distingue una cosa dall'altra, che si oppone alla decadenza della sua famiglia semplicemente fermando il tempo e che esprime i suoi giudizi morali attraverso le sue percezioni sensoriali, tanto che la sorella Caddy é buona solo quando odora di piante. Poi incontri Quentin, il fragile fratello che vorrebbe salvare l'unitá e l'onore della famiglia. Anche lui vorrebbe trattenere il tempo, cristallizzare tutto nel suo perfetto universo infantile, impedire i cambiamenti, quei cambiamenti che conducono alla decadenza. Ma i conti col tempo li deve fare e proprio la sua ultima giornata lo vedrá da un lato condurre una vera e propria guerra fisica con gli orologi, dall'altro registrare l'implacabilitá dello scorrere del tempo dall'alba alla notte.
    Poi c'é Jason, il fratello "normale", quello ragionevole, ma anche egoista e attaccato ai soldi, quello che dopo aver derubato la nipote per anni sará, per ironia della sorte, derubato dalla nipote stessa e colpito da una serie di sfortune mentre cerca di recuperare il suo bottino.
    Infine ecco l'ultima parte, quella che rimette tutto un po' a posto, quella in cui al centro c'é Dilsey la domestica testimone dell'inizio e della fine dei Comson. Dilsey é equilibrata e sufficientemente staccata dal contesto familiare per riuscire a giudicare i fatti e le persone.
    Questo é un po' il succo di questo romanzo che penso si debba leggere cosí, senza farsi troppe domande, senza soffermarsi a dipanare la matassa di chi dice cosa, come, quando e perché, lasciandosi percorrere dal flusso dei propri pensieri.

    said on 

  • 5

    Frammenti di voci interiori

    Iniziare a leggere L’urlo e il furore è come raggiungere degli estranei durante una camminata e seguire una conversazione incredibilmente importante, ma, dato che vi siete persi la prima metà di essa, ...continue

    Iniziare a leggere L’urlo e il furore è come raggiungere degli estranei durante una camminata e seguire una conversazione incredibilmente importante, ma, dato che vi siete persi la prima metà di essa, non potete sapere di cosa parlano e perché ciò che dicono li assorba così intensamente. E sono così concentrati che non puoi e non vuoi chiedere di ricominciare. Tutto quello che puoi fare è cercare di dare un senso agli indizi ed ai segni che sei in grado di cogliere e cercare di capire da solo. Naturalmente ci si potrebbe scusare con se stessi e dare loro un po di privacy, ma si sarebbe perso un gran racconto. Io l’ho sempre immaginato così Faulkner, lui idealizzava la trama ed i personaggi, poi si rendeva conto che qualcosa di tragico doveva succedere ed allora, invece di raccontare la storia convenzionalmente, la isolava con strati e strati di prospettive differenti scritte da inaffidabili narratori. In quanti modi diversi poteva narrare la stessa storia. Eppure ricordo pochi libri che mi abbiano lasciato in questo stato, a fissare le pagine iniziali e con la mente che vagava incredula, congelata su frammenti contorti che presumibilmente componevano una storia. Ma sono contento di aver proseguito. La scrittura di questo libro è notoriamente difficile. Ma non cambierei nessuna parte di essa. Se l’intero libro fosse scritto nello stile dell’ultima parte, in gran parte coerente con rari bagliori di prosa descrittiva e sbalzi improvvisi di punti di vista, non sarebbe stato altrettanto potente. Perché la storia è il suono, la storia è la furia e non si può trasmetterla senza immergerla in questa prosa di follia caotica. Se non avessi combattuto per seguire la mia strada attraverso Benjy, arrancato palmo a palmo con Quentin, non avrei capito l’orrore di Jason e la tragedia finale della conclusione. Ho fatto attenzione perché il disordine casuale iniziale prepara la mente per una lettura che, invece di richiedere un tenace lettore, ha chiesto un secchio da riempire con gocce erranti. Una goccia di trama qui, una goccia di contesto lì, tante gocce per riempire gli spazi vuoti della frenesia nevrotica che è la famiglia Compson. Perché la natura ha piantato un seme di singolare follia nel loro sangue e l’educazione ha guidato ognuno su percorsi diversi. Raccogliendo poi i frammenti della trama e tutti i suggerimenti scollegati si riduce la storia ad un punto focale di rabbia e disperazione che culminerà in una verità terribile che una normale sequenza temporale non può trasmettere. Nessuno dei protagonisti sfugge all’inferno sulla terra, incarnato in parole velenose che alimentano una vita velenosa condizionata da un mondo velenoso. Nemmeno l’idiota della prima parte, che non può capire e comprendere il contesto, può sfuggire all’agonia, tanto quanto noi lettori sentiamo attraverso il testo caotico di questa storia un senso di dolore e disperazione che non può essere contenuto in un paragrafo, pagina o sezione. Non fino a quando è troppo tardi e da qualche parte lungo le pagine abbiamo perso il nostro cuore in questo tragico pasticcio di una famiglia che sapevamo condannata fin dall’inizio. Eppure da qualche parte tra il suono e la furia il dolore ci ha toccati e quello che possiamo fare è unirci a Benjy nel muggito in risposta a tale rabbia spaventosa. E sappiamo che non significa nulla. Sappiamo che ha, proprio come qualsiasi altra cosa, un inizio ed una fine che andranno persi nella notte dei tempi e il mondo si sposterà nella beatitudine ignorante della sua storia. Ma questa volta non andrà persa. Perché questo è Faulkner al suo meglio. Si è imbarcato in un racconto narrato quattro volte da fonti disparate, una quasi impossibile da seguire. Eppure ha radicato il lettore alla pagina anche se sembrava un impresa impossibile. Alla fine si è sicuri di avere appena assistito ad un rito di magia nera.

    said on 

  • 5

    "L'urlo e il furore", W. Faulkner.

    Quattro giornate e quattro protagonisti che raccontano una vicenda familiare dai risvolti drammatici, tra sensi di colpa, sopraffazione e volontà di riscatto, nell'ennesima visione della famiglia come ...continue

    Quattro giornate e quattro protagonisti che raccontano una vicenda familiare dai risvolti drammatici, tra sensi di colpa, sopraffazione e volontà di riscatto, nell'ennesima visione della famiglia come primo luogo di oppressione e annientamento dell'individuo (vedi Thomas Bernhard). Il primo giorno, quello in cui è Benji il protagonista, raccontato attraverso il "flusso di coscienza", è il più disarmante: i continui salti temporali su piani paralleli rendono difficoltosa la comprensione e la ricerca di un filo conduttore. Lo stile però va man mano diventando più lineare fino ad arrivare alla quarta giornata chiarificatrice in cui è la "serva negra", Dilsey, ad essere la protagonista del racconto. Faulkner decise di aggiungere alle successive edizioni del romanzo una prefazione chiarificatrice in cui inquadrava meglio i personaggi e le relazioni che li legavano. Gli editori, però, la spostarono successivamente alla fine e, a mio avviso, questa è la collocazione più idonea per non guastare il fascino del puzzle che via via viene a formarsi. Un vero capolavoro, al pari di Mentre morivo; da non perdere!

    said on 

  • 5

    Alla prima lettura il libro lascia un senso di incomprensione, di incompiutezza: "colpa" della tecnica narrativa di Faulkner, frammentaria, oscillante, una tecnica che mescola nella stessa frase i fat ...continue

    Alla prima lettura il libro lascia un senso di incomprensione, di incompiutezza: "colpa" della tecnica narrativa di Faulkner, frammentaria, oscillante, una tecnica che mescola nella stessa frase i fatti e i pensieri contingenti all'azione che si sta svolgendo, con i passati; "colpa" dell'essere costretti, all'inizio dell'opera, a conoscere i personaggi solo attraverso dialoghi serrati che contengono richiami impliciti e rimandi che non possiamo cogliere. Alla seconda lettura il libro rivela la sua straordinarietà, e fa della tecnica dell'autore il suo punto di forza, una forza di rara efficacia.

    said on 

  • 3

    iniziato...

    iniziato e messo da parte più volte. Ora sto leggendo la postfazione di Bertolucci e poi lo rileggerò....speriamo di comprenderlo finalmente visto che è un capolavoro e mi piacerebbe gustarlo

    said on 

  • 5

    Di Faulkner avevo letto solo “Santuario” e “Requiem per una monaca” (il primo mi era piaciuto, il secondo meno), quindi con un po’ di apprensione mi sono accostata a “L’urlo e il furore”, da tutti rit ...continue

    Di Faulkner avevo letto solo “Santuario” e “Requiem per una monaca” (il primo mi era piaciuto, il secondo meno), quindi con un po’ di apprensione mi sono accostata a “L’urlo e il furore”, da tutti ritenuto un libro complesso.
    Non so dire perché questo romanzo così ostico mi sia piaciuto tanto. Faulkner è duro da masticare e difficile da digerire, ma i suoi personaggi prendono corpo, vita, si fanno spazio e arrivano al cuore. Per questo, finito il libro, ho riletto la prima parte, il monologo di Benjy, così innocente e impotente, e mi sono – finalmente – lasciata invadere dal suo urlo. Che è anche il mio.

    Durante la lettura, nei momenti più faticosi, mi hanno aiutata le raccomandazioni di un amico, che ringrazio. Le riporto anche qui perché credo possano essere utili a chiunque voglia accostarsi a questo romanzo:
    Buona lettura. Non leggere "L’urlo e il furore" come leggessi un giallo (anche se si presta). Non smontare la trama (non c'è). E’ un romanzo sperimentale. Quello che c'è, è che è vivo e vero e doloroso. Dilsey, Benjy, Candy, Quentin, la madre, i monelli sono descritti in modo impareggiabile. Si vede bene la differenza qui tra chi è un romanziere e chi non lo è. Il romanzo è un fiume in piena, una tremenda corrente, il lettore deve finirci dentro e morire un po', altrimenti non vale la pena. “L'urlo e il furore” è il Nilo della letteratura moderna..

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    La fatica e il sudore

    Quando ho iniziato a leggere questo romanzo sapevo che si portava sulle spalle un certo carico di difficoltà, ma non immaginavo quanto fosse pesante! Non riuscivo a capire chi né che cosa stesse narra ...continue

    Quando ho iniziato a leggere questo romanzo sapevo che si portava sulle spalle un certo carico di difficoltà, ma non immaginavo quanto fosse pesante! Non riuscivo a capire chi né che cosa stesse narrando, non avrei saputo elencare i nomi dei personaggi coinvolti, insomma ero nel bel mezzo di un piccolo dramma letterario! Quindi mi sono rivolta ad Anobii per avere dei lumi e qui in molti suggerivano di leggere per prima cosa la Postfazione di Attilio Bertolucci, suggerimento che per mia fortuna ho seguito. Da quel momento è cominciata una sorta di sfida personale: perseverare nella lettura di un libro che non di rado avrei lanciato in aria; e questo perché la bellissima postfazione di Bertolucci dà un significato alla storia narrata, più di quanto non lo faccia l'autore stesso nell'Appendice, e mette a confronto Faulkner con Hemingway - uno dei miei preferiti -, ragion per cui la mia curiosità non poteva che accendersi. Faulkner e Hemingway sono coetanei e pur avendo macinato la lezione degli scrittori europei restano irrimediabilmente americani, ma non potrebbero essere più diversi: quanto le parole del primo sono grondanti sino alla retorica tanto quelle del secondo sono nette fino alla secchezza.
    Tornando al romanzo vero e proprio, esso narra la storia dannata e decadente dei Compson, una famiglia del sud degli Stati Uniti, in un arco temporale di circa 20 anni ed è divisa in quattro parti: le prime tre narrate in prima persona dai tre fratelli Compson (Benjy, Quentin e Jason), la quarta in terza persona. Il flusso di coscienza, dunque, troneggia per gran parte del libro ed è ciò che lo rende originale, ma anche molesto per i lettori a cui non piace il genere. Di certo è ammirevole la capacità mimetica di Faulkner di narrare il filo dei pensieri dei suoi personaggi in linea con il loro carattere; è grazie ad essa se comprendiamo che Benji è "l'idiota" della famiglia: nei suoi pensieri non c'è la percezione del tempo che passa e in lui passato e presente coesistono; è grazie ad essa se respiriamo l'ossessione che pervade ogni azione di Quentin e che lo porta a suicidarsi; ed è sempre grazie ad essa se comprendiamo che Jason è l'unico individuo razionale rimasto in quella casa, ma non per questo è migliore degli altri. Insomma, al termine di questa faticaccia ho avuto la sensazione di aver ascoltato una grande lezione di stile, ma non di altrettanta umanità. Rispetto, ma non comprendo. E per chi volesse farsi un'idea generale di ciò che sta alla base della composizione di questo romanzo basteranno queste poche parole (ancora una volta) di Bertolucci: Il titolo infatti, [...], viene dal Macbeth di Shakespeare dove la vita vien definita "...racconto detto da un idiota, pieno di urlo e di furore, che non significa nulla".

    said on 

Sorting by