The Spy Who Came in from the Cold

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Publisher: Hodder & Stoughton General Division

4.0
(1053)

Language: English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , French , Italian , Spanish , Swedish

Isbn-10: 0340937572 | Isbn-13: 9780340937570 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Others , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Book Description
With this superb, now classic novel of suspense, le Carre changed the rules of the game. His story is of one last breathlessly perilous assignment for the agent who wants desperately to end his career of espionage - to come in from the cold. 'Superbly constructed, with an atmosphere of chilly hell' J.B. Priestley
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  • 4

    The author is very skilful in raising your anxiety with interesting plots to drive you to continue to read. Worth the time and effort :)
    p.s.: I don't like the ending. It is a bit anti-climax! ...continue

    The author is very skilful in raising your anxiety with interesting plots to drive you to continue to read. Worth the time and effort :)
    p.s.: I don't like the ending. It is a bit anti-climax!

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  • 4

    non c'è una parte da cui stare

    che tristezza: quando nella guerra fredda i "nostri" e i "loro" cercavano di salvarsi/distruggersi vicendevolmente con gli stessi metodi e la stessa indifferenza verso l'individuo e il suo sentire. ...continue

    che tristezza: quando nella guerra fredda i "nostri" e i "loro" cercavano di salvarsi/distruggersi vicendevolmente con gli stessi metodi e la stessa indifferenza verso l'individuo e il suo sentire.

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  • 3

    Non aprite quella breccia

    Giallo datato, un po' oscuro nella prima parte e questo me lo ha reso meno bello. Nell'ultima parte ho capito meglio il quadro generale e i dettagli e l'ho apprezzato di più nel puro godimento della t ...continue

    Giallo datato, un po' oscuro nella prima parte e questo me lo ha reso meno bello. Nell'ultima parte ho capito meglio il quadro generale e i dettagli e l'ho apprezzato di più nel puro godimento della trama. Lo stile non è quello dei super-thriller odierni, ma questo potrebbe anche essere un pregio, in effetti, e l'ambientazione particolare ne fa un cult per gli appassionati, da quanto ho capito.
    Alla fin fine sono contento di averlo letto anche se non me lo sono goduto bene tutto quanto, come ho detto.

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  • 4

    notevole

    un giallo che non fa rimpiangere l'assenza di azione, essendo ricco di suspense e colpi di scena.
    dopo questa buona impressione non posso che approfondire la conoscenza di le carré.

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  • 4

    Intrighi nella Germania Est

    E' un romanzo che impiega un po' per carburare. All'inizio è abbastanza lento e sono stata tentata di mollarlo, dopo un centinaio di pagine (su 260 circa...) però decolla e allora non riesci più a st ...continue

    E' un romanzo che impiega un po' per carburare. All'inizio è abbastanza lento e sono stata tentata di mollarlo, dopo un centinaio di pagine (su 260 circa...) però decolla e allora non riesci più a staccarti perchè vuoi scoprire gli intrighi di spionaggio e controspionaggio messi in atto da Inghilterra e Germania Est. E' un meccanismo ad orologeria con una sorpresa ad ogni pagina.
    Bello!

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  • 4

    Vi abbiamo raccontato qualche giorno fa dell’uscita di un nuovo film con il compianto Philip Seymour Hoffman tratto da un romanzo di John Le Carrè. Cliccando qui troverete la recensione della pellicol ...continue

    Vi abbiamo raccontato qualche giorno fa dell’uscita di un nuovo film con il compianto Philip Seymour Hoffman tratto da un romanzo di John Le Carrè. Cliccando qui troverete la recensione della pellicola che ha adattato al grande schermo “Yssa il buono”, scritto nel 2008.

    Ma la fortuna letteraria di Le Carrè è iniziata, come noto, molto prima, quando era terminata da poco la sua carriera da agente segreto al servizio del MI6 (ufficialmente Secret Intelligence Service). Già, perchè il popolare scrittore britannico che ha praticamente reinventato il genere spy-story partiva da una posizione di indubbio vantaggio, quella di chi aveva conosciuto in prima persona la contrapposizione dei blocchi che spaccavano in due il continente europeo.

    Terminata l’esperienza spionistica a causa di Kim Philby, il noto agente doppiogiochista stipendiato dal KGB la cui storia è narrata ne “La Talpa” (e anche di questo abbiamo la recensione filmica, la trovate cliccando qui), Le Carrè compende che (l’allora) gioioso mondo dell’editoria ha uno spazio per le spy stories, un genere che in un momento storico di fortissima contrapposizione ideologica non poteva che risultare affascinante.

    Presa la penna (o la macchina da scrivere) in mano, Le Carrè firma quindi nel 1963 un vero capolavoro di genere, non a caso inserito nella lista dei 1001 libri da leggere che potete comodamente scaricare cliccando qui. “La spia che venne dal freddo” vincerà nekl 1963 il Gold Dagger della Crime Writers’ Association inglese e nel 1965 l’Edgar Award della associazione americana Mystery Writers of America: per la prima volta, uno stesso romanzo viene premiato da entrambe le organizzazioni.
    JohnLeCarre_TheSpyWhoCameIn
    La vicenda ruota attorno alla figura di Alec Leamas, agente del servizio segreto inglese che cercherà di infiltrarsi nel servizio segreto della DDR nel tentativo di far cadere in disgrazia un asso dello spionaggio tedesco orientale che sta causando serissimi danni alla rete di oppositori al regime comunista.

    In una ambientazione anche berlinese che toglie il fiato per quanto è bella (e che impressione immaginare che c’è chi non ricorda il Muro di Berlino, sto invecchiando), si sviluppano una serie di mosse e contromosse tipiche delle scacchiere spionistiche che, grazie alla miracolosa capacità narrativa di Le Carrè, non annoiano nè spingono alla sensazione di non riuscire a capirci più niente. E’ una problematica potenzialmente letale per un romanzo spy: complicare trama e rapporti fra i personaggi fino a rendere la vicenda talmente incasinata da perdere il lettore. Ne “La spia che venne dal freddo” non capita e non capiterà fino ad uno dei più intriganti finali della letteratura inglese del XX secolo.

    Che amiate o meno le atmosfere di un mondo polarizzato che non esiste più, che abbiate o meno il piacere di essere sfidati da uno scrittore e una narrazione che vi spinge fuori strada per poi recuperarvi in extremis, beh… in ogni caso, in qualunque caso, “La spia che venne dal freddo” va messo sul comodino. Necessariamente.

    (link funzionanti su http://www.masedomani.com/2014/11/05/recensione-la-spia-che-venne-dal-freddo-di-john-le-carre/)

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  • 5

    Credo di essere la persona meno adatta che ci sia per valutare un romanzo di John le Carré. Io sono stregata da quell'uomo, qualunque sia la storia, mi bastano poche righe, la sua scrittura, le atmosf ...continue

    Credo di essere la persona meno adatta che ci sia per valutare un romanzo di John le Carré. Io sono stregata da quell'uomo, qualunque sia la storia, mi bastano poche righe, la sua scrittura, le atmosfere della Londra nebbiosa anni '60 e io sono già completamente sua, le cinque stelline se le è già guadagnate così. I romanzi di le Carré sono le mie letture di conforto, per quanto cupe o deprimenti possano essere le vicende che racconta, io nel suo universo mi trovo bene, perfettamente a mio agio, perfino coccolata, ci metto davvero poco ad immedesimarmi nei suoi personaggi e nel loro modo di pensare, li sento molto affini a me: sono persone imperfette, piene di difetti, ferite, amareggiate dalla vita che però hanno bisogno di aggrapparsi ad un ultimo appiglio, a quel che rimane di un ideale in cui forse una volta avevano creduto.
    In questo "La spia che venne dal freddo" mi ha ricordato molto "Tutti gli Uomini di Smiley", proprio per questa consapevolezza amara del fatto che non è tutto bianco o nero, che non c'è davvero un bene o un male, che in fondo si combatte contro altri esseri umani e non possono essere tanto diversi da noi. Questo è un tema che è sempre presente nei romanzi di le Carré, ma mentre in altri (ad esempio, "La talpa") si intravede uno spiraglio di ottimismo (i "buoni" vincono e il "cattivo" viene scoperto e fermato), qui il finale è completamente desolante, non c'è spazio per la speranza né per i grandi ideali.
    Le vite umane sono sacrificabili, i sentimenti non possono avere spazi, le debolezze non sono ammesse: alla fine è facile dimenticare per cosa si combatte, quando si sacrifica se stessi e si viene utilizzati tanto da amici quanto dai nemici, che si approfittano proprio di quel poco di umanità che si pensa di potersi permettere di conservare, sono proprio gli affetti quelli che vanno a colpire.
    I personaggi di le Carré perdono sempre a causa dei loro sentimenti (e, ancora una volta, non è importante di quale fazione facciano parte): la talpa che alla fine viene scoperta ne "La talpa", Karla in "Tutti gli uomini di Smiley", Leamas ne "La spia che venne dal freddo".
    La grandiosità dei romanzi di le Carré è che parlano di umanità, non solo di spie. Parlano della vita di tutti, della nostra solitudine, del nostro straniamento e della nostra difficoltà di vivere.
    Oltre a questo, non di secondaria importanza sono in realtà le trame dei suoi romanzi: sono tutte complicate quanto basta perché non si faccia troppa fatica a seguirne lo svolgimento, senza però che si possa intuirne il finale. Ci sono continui ribaltamenti delle sorti dei personaggi e colpi di scena ai momenti giusti.
    In particolare "La spia che venne dal freddo", viene narrato in terza persona seguendo il punto di vista del protagonista, Leamas (che è però reticente: non ci dice tutto quello che sa), e della sua amante, Liz (che non è informata dei fatti), abbiamo perciò dei punti di vista parziali (loro sono solo delle pedine di un gioco dalla trama più complicata e fitta) e la storia viene svolta poco per volta, si rimane col fiato sospeso fino alla fine.
    Forse sull'isola deserta io mi porterei dietro un romanzo di le Carré.

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