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The Spy Who Came in from the Cold

By

Publisher: Hodder & Stoughton General Division

4.0
(968)

Language:English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , German , French , Italian , Spanish

Isbn-10: 0340937572 | Isbn-13: 9780340937570 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Others , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Book Description
With this superb, now classic novel of suspense, le Carre changed the rules of the game. His story is of one last breathlessly perilous assignment for the agent who wants desperately to end his career of espionage - to come in from the cold. 'Superbly constructed, with an atmosphere of chilly hell' J.B. Priestley
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  • 4

    Vi abbiamo raccontato qualche giorno fa dell’uscita di un nuovo film con il compianto Philip Seymour Hoffman tratto da un romanzo di John Le Carrè. Cliccando qui troverete la recensione della pellicola che ha adattato al grande schermo “Yssa il buono”, scritto nel 2008.


    Ma la fortuna lette ...continue

    Vi abbiamo raccontato qualche giorno fa dell’uscita di un nuovo film con il compianto Philip Seymour Hoffman tratto da un romanzo di John Le Carrè. Cliccando qui troverete la recensione della pellicola che ha adattato al grande schermo “Yssa il buono”, scritto nel 2008.

    Ma la fortuna letteraria di Le Carrè è iniziata, come noto, molto prima, quando era terminata da poco la sua carriera da agente segreto al servizio del MI6 (ufficialmente Secret Intelligence Service). Già, perchè il popolare scrittore britannico che ha praticamente reinventato il genere spy-story partiva da una posizione di indubbio vantaggio, quella di chi aveva conosciuto in prima persona la contrapposizione dei blocchi che spaccavano in due il continente europeo.

    Terminata l’esperienza spionistica a causa di Kim Philby, il noto agente doppiogiochista stipendiato dal KGB la cui storia è narrata ne “La Talpa” (e anche di questo abbiamo la recensione filmica, la trovate cliccando qui), Le Carrè compende che (l’allora) gioioso mondo dell’editoria ha uno spazio per le spy stories, un genere che in un momento storico di fortissima contrapposizione ideologica non poteva che risultare affascinante.

    Presa la penna (o la macchina da scrivere) in mano, Le Carrè firma quindi nel 1963 un vero capolavoro di genere, non a caso inserito nella lista dei 1001 libri da leggere che potete comodamente scaricare cliccando qui. “La spia che venne dal freddo” vincerà nekl 1963 il Gold Dagger della Crime Writers’ Association inglese e nel 1965 l’Edgar Award della associazione americana Mystery Writers of America: per la prima volta, uno stesso romanzo viene premiato da entrambe le organizzazioni.
    JohnLeCarre_TheSpyWhoCameIn
    La vicenda ruota attorno alla figura di Alec Leamas, agente del servizio segreto inglese che cercherà di infiltrarsi nel servizio segreto della DDR nel tentativo di far cadere in disgrazia un asso dello spionaggio tedesco orientale che sta causando serissimi danni alla rete di oppositori al regime comunista.

    In una ambientazione anche berlinese che toglie il fiato per quanto è bella (e che impressione immaginare che c’è chi non ricorda il Muro di Berlino, sto invecchiando), si sviluppano una serie di mosse e contromosse tipiche delle scacchiere spionistiche che, grazie alla miracolosa capacità narrativa di Le Carrè, non annoiano nè spingono alla sensazione di non riuscire a capirci più niente. E’ una problematica potenzialmente letale per un romanzo spy: complicare trama e rapporti fra i personaggi fino a rendere la vicenda talmente incasinata da perdere il lettore. Ne “La spia che venne dal freddo” non capita e non capiterà fino ad uno dei più intriganti finali della letteratura inglese del XX secolo.

    Che amiate o meno le atmosfere di un mondo polarizzato che non esiste più, che abbiate o meno il piacere di essere sfidati da uno scrittore e una narrazione che vi spinge fuori strada per poi recuperarvi in extremis, beh… in ogni caso, in qualunque caso, “La spia che venne dal freddo” va messo sul comodino. Necessariamente.

    (link funzionanti su http://www.masedomani.com/2014/11/05/recensione-la-spia-che-venne-dal-freddo-di-john-le-carre/)

    said on 

  • 5

    Credo di essere la persona meno adatta che ci sia per valutare un romanzo di John le Carré. Io sono stregata da quell'uomo, qualunque sia la storia, mi bastano poche righe, la sua scrittura, le atmosfere della Londra nebbiosa anni '60 e io sono già completamente sua, le cinque stelline se le è gi ...continue

    Credo di essere la persona meno adatta che ci sia per valutare un romanzo di John le Carré. Io sono stregata da quell'uomo, qualunque sia la storia, mi bastano poche righe, la sua scrittura, le atmosfere della Londra nebbiosa anni '60 e io sono già completamente sua, le cinque stelline se le è già guadagnate così. I romanzi di le Carré sono le mie letture di conforto, per quanto cupe o deprimenti possano essere le vicende che racconta, io nel suo universo mi trovo bene, perfettamente a mio agio, perfino coccolata, ci metto davvero poco ad immedesimarmi nei suoi personaggi e nel loro modo di pensare, li sento molto affini a me: sono persone imperfette, piene di difetti, ferite, amareggiate dalla vita che però hanno bisogno di aggrapparsi ad un ultimo appiglio, a quel che rimane di un ideale in cui forse una volta avevano creduto.
    In questo "La spia che venne dal freddo" mi ha ricordato molto "Tutti gli Uomini di Smiley", proprio per questa consapevolezza amara del fatto che non è tutto bianco o nero, che non c'è davvero un bene o un male, che in fondo si combatte contro altri esseri umani e non possono essere tanto diversi da noi. Questo è un tema che è sempre presente nei romanzi di le Carré, ma mentre in altri (ad esempio, "La talpa") si intravede uno spiraglio di ottimismo (i "buoni" vincono e il "cattivo" viene scoperto e fermato), qui il finale è completamente desolante, non c'è spazio per la speranza né per i grandi ideali.
    Le vite umane sono sacrificabili, i sentimenti non possono avere spazi, le debolezze non sono ammesse: alla fine è facile dimenticare per cosa si combatte, quando si sacrifica se stessi e si viene utilizzati tanto da amici quanto dai nemici, che si approfittano proprio di quel poco di umanità che si pensa di potersi permettere di conservare, sono proprio gli affetti quelli che vanno a colpire.
    I personaggi di le Carré perdono sempre a causa dei loro sentimenti (e, ancora una volta, non è importante di quale fazione facciano parte): la talpa che alla fine viene scoperta ne "La talpa", Karla in "Tutti gli uomini di Smiley", Leamas ne "La spia che venne dal freddo".
    La grandiosità dei romanzi di le Carré è che parlano di umanità, non solo di spie. Parlano della vita di tutti, della nostra solitudine, del nostro straniamento e della nostra difficoltà di vivere.
    Oltre a questo, non di secondaria importanza sono in realtà le trame dei suoi romanzi: sono tutte complicate quanto basta perché non si faccia troppa fatica a seguirne lo svolgimento, senza però che si possa intuirne il finale. Ci sono continui ribaltamenti delle sorti dei personaggi e colpi di scena ai momenti giusti.
    In particolare "La spia che venne dal freddo", viene narrato in terza persona seguendo il punto di vista del protagonista, Leamas (che è però reticente: non ci dice tutto quello che sa), e della sua amante, Liz (che non è informata dei fatti), abbiamo perciò dei punti di vista parziali (loro sono solo delle pedine di un gioco dalla trama più complicata e fitta) e la storia viene svolta poco per volta, si rimane col fiato sospeso fino alla fine.
    Forse sull'isola deserta io mi porterei dietro un romanzo di le Carré.

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  • 5

    Da leggere tutto d’un fiato, con una breve apnea nel finale

    Paradigmatico del genere, intreccio articolato reso agile e fruibilissimo dal linguaggio piano e asciutto, dalla costruzione sintattica semplice, dall’uso massiccio del discorso diretto e dalle descrizione tratteggate precisamente, senza alcun ornato. Più sceneggiatura che letteratura, non impeg ...continue

    Paradigmatico del genere, intreccio articolato reso agile e fruibilissimo dal linguaggio piano e asciutto, dalla costruzione sintattica semplice, dall’uso massiccio del discorso diretto e dalle descrizione tratteggate precisamente, senza alcun ornato. Più sceneggiatura che letteratura, non impegna ma coinvolge.

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  • 4

    4 stelle e mezzo

    http://sparklefrombooks.blogspot.it/2014/09/recensione-la-spia-che-venne-dal-freddo.html Adoro le storie di spionaggio, non per nulla, da piccola, il mio grande sogno nella vita era di fare l’agente segreto. Sì sì, lo so, ho visto troppi film, ma cosa ci volete fare?! Sono sempre stata più la t ...continue

    http://sparklefrombooks.blogspot.it/2014/09/recensione-la-spia-che-venne-dal-freddo.html Adoro le storie di spionaggio, non per nulla, da piccola, il mio grande sogno nella vita era di fare l’agente segreto. Sì sì, lo so, ho visto troppi film, ma cosa ci volete fare?! Sono sempre stata più la tipa che si salva da sola invece che quella che aspetta, con le mani in mano, l’arrivo del principe azzurro a salvarla. Ma torniamo a noi..nonostante la forte attrazione che la trama esercitava su di me, questo libro è rimasto a vegetare nella mia libreria per anni. Vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, ne ho sempre rimandato la lettura. Alla fine però sono riuscita a dedicargli un po’ di tempo e sono davvero felice di averlo fatto perché le mie aspettative non sono state deluse.
    Il racconto è ambientato tra l’Inghilterra e la Germania degli anni sessanta, in piena guerra fredda. Il protagonista è Alec Leamas, un agente dei servizi segreti inglesi, la cui carriera, dopo anni trascorsi a lavorare in prima linea nella zona di Berlino, sembra volgere al termine. Intelligente, sagace, perspicace, ma anche un uomo che è giunto al punto di vedere la vita con distacco e un certo grado di disillusione. La sua stessa vita è stata plasmata dalla sua professione. Le circostanze e l’istinto di sopravvivenza hanno sempre, e sempre avranno, un peso immane in tutto ciò che lo riguarda, inclusa la sua stessa sfera personale. Sono rimasta particolarmente affascinata da questo personaggio, dal suo modo di vedere le cose e da come gli strati che ricoprono accuratamente la sua personalità e il suo stesso essere si rivelino poco a poco.
    Quello che più ho apprezzato però è stato la costruzione stessa della storia. Inizialmente tutto, gli intrecci, le trame, le strategie, sono nascoste, celate ai nostri occhi. Non vi è un narratore onnisciente che ci spiega i retroscena o le cause che hanno condotto un personaggio a quel dato punto. Abbiamo solo un narratore esterno che ci riporta i fatti così come sono, descrivendo solo ciò che vede e mostrandoci, a volte, il punto di vista e i pensieri di un dato personaggio. Questo mi ha permesso di scoprire, passo dopo passo, la reale portata di un disegno più grande presente alla base di tutto. Non posso che ammirare la grande abilità di Le Carré di incastrare insieme minuscoli tasselli, apparentemente disgiunti o privi valore, al fine di fornire al lettore, solo negli ultimi capitoli, un quadro d’insieme perfettamente logico.
    Purtroppo ciò che mi impedisce di assegnare un voto pieno al romanzo è il modo in cui l’autore dà voce al narratore esterno. Spesso mi è capitato di leggere la stessa frase più di un volta perché non riuscivo a capire chi ne fosse il soggetto. I “lui” e i “lei” generici, i cambi improvvisi di punto di vista e il repentino passaggio dell’analisi dei pensieri di un personaggio o di un altro, mi hanno spesso mandata in confusione. La comprensione e il senso generale della frase c’è, non lo posso negare, però mi è mancata la possibilità di cogliere in qualsiasi momento la sottigliezza e le varie sfumature di ogni più piccolo avvenimento e, cosa ancora più importante, la narrazione ne risente perdendo in fluidità e scorrevolezza. La cosa positiva è che questo particolare non è presente sempre. Soprattutto non nelle ultime 60 pagine circa, o forse in questo caso sono solo io che, trasportata dal vortice degli eventi, non l’ho colto.
    La spia che venne dal freddo è un libro che ci offre uno spaccato sui (possibili) retroscena del periodo susseguitosi alla seconda guerra mondiale. Quel periodo buio, carico di tensione nervosa, in cui ideologie contrapposte non facevano che fronteggiarsi e scontrarsi tra loro. È un libro che, secondo me, mette in evidenza come il confine tra giusto e sbagliato sia labile, facile preda delle interpretazioni e della soggettività. Tutto ruota intorno alla lotta per il predominio di un’idea, di un’ideologia, di un credo, e sulla convinzione di entrambe le parti di agire per l’ottenimento di un bene superiore. Bene che comporta il sacrificio, il pagamento di un prezzo. Si è disposti a rischiare tutto pur di raggiungere quello scopo. Obiettivo che nella sua grandezza oblitera qualsiasi altra cosa. Il grande a discapito del piccolo. Mondo questo, in cui il valore delle piccole cose è andato completamente perso. Un cambiamento, un punto di svolta, potrà avvenire solo nel momento in cui il protagonista compirà una scelta: rimanere ancorato e invischiato in questo circolo vizioso o aprire gli occhi e imparare così a riconoscere ed apprezzare la bellezza e l’importanza delle piccole cose della vita?

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  • 5

    Appassionante

    Le Carré ti coinvolge e ti stuzzica pagina dopo pagina. Sa come attirare l'attenzione del lettore senza mai annoiare. Lo stile di scrittura è fluido, semplice e caratteristico. Ti fa immergere in ogni singola descrizione, evento, fino a non farti staccare gli occhi dal romanzo. Ha tutte le caratt ...continue

    Le Carré ti coinvolge e ti stuzzica pagina dopo pagina. Sa come attirare l'attenzione del lettore senza mai annoiare. Lo stile di scrittura è fluido, semplice e caratteristico. Ti fa immergere in ogni singola descrizione, evento, fino a non farti staccare gli occhi dal romanzo. Ha tutte le caratteristiche che un giallo dovrebbe avere. 5 stelle!

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  • 4

    Rispetta tutti i punti classici del genere.
    Leamas è l'anti-Bond, le atmosfere di Berlino, Londra, Olanda sono splendide, la figura di Mundt misteriosa il giusto.

    Il finale è magistrale, sono curioso di vedere il film.

    Nota a parte: leggendo questo libro apprezzo ancora di più ...continue

    Rispetta tutti i punti classici del genere.
    Leamas è l'anti-Bond, le atmosfere di Berlino, Londra, Olanda sono splendide, la figura di Mundt misteriosa il giusto.

    Il finale è magistrale, sono curioso di vedere il film.

    Nota a parte: leggendo questo libro apprezzo ancora di più il lavoro fatto da Tomason nel film " La Talpa".

    said on 

  • 0

    La spia che venne dal freddo racconta l'ultima missione di Alec Leamas, spia britannica che la lunga carriera "al freddo", tra i pericoli della Cortina di ferro, ha reso stanco e disilluso. Tutti i suoi migliori agenti sono stati scoperti e uccisi. Esiste un solo modo per chiudere la partita: par ...continue

    La spia che venne dal freddo racconta l'ultima missione di Alec Leamas, spia britannica che la lunga carriera "al freddo", tra i pericoli della Cortina di ferro, ha reso stanco e disilluso. Tutti i suoi migliori agenti sono stati scoperti e uccisi. Esiste un solo modo per chiudere la partita: partecipare all'operazione che gli propone Controllo, il suo capo. Leamas dovrà infiltrarsi nella Stasi e, tramite un raffinato gioco di controinformazioni, eliminare il pericoloso Mundt. Troppo tardi si accorgerà di essere stato, insieme alla donna che ama, la pedina di un gioco più grande di lui... Dalla formidabile penna di John le Carré, una spy story di ineguagliabile finezza psicologica ambientata nella Berlino della Guerra Fredda; un romanzo che al suo apparire, nel 1963, ottenne un successo clamoroso. Quel particolare momento nella vicenda di le Carré, funzionario dell'Intelligence e romanziere, e lo statuto del suo libro, opera di fiction o messaggio proveniente dall'altra parte della barricata, viene rievocato dall'autore nella nuova, appassionata prefazione Cinquant'anni dopo.

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  • 3

    Un clásico sobrevalorado

    Llevaba tiempo sin leer ningún thriler policiaco y me dicidí por un clasico como este para ir sobre seguro. Me ha parecido un libro correcto pero algo sobrevalorado. De alguna forma me esperaba algo más de la opera prima de un autor consagrado como es Le Carre.


    En cuanto a la narración, he ...continue

    Llevaba tiempo sin leer ningún thriler policiaco y me dicidí por un clasico como este para ir sobre seguro. Me ha parecido un libro correcto pero algo sobrevalorado. De alguna forma me esperaba algo más de la opera prima de un autor consagrado como es Le Carre.

    En cuanto a la narración, he de decir que me ha resultado algo tediosa al inicio para, según avanza, mejorar en ritmo y acción. Los personajes no están excesivamente trabajados, pero dada la longitud de la novela, tampoco hace demasiada falta.

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