The Stand

The Complete & Uncut Edition

By

Publisher: Doubleday

4.3
(4030)

Language: English | Number of Pages: 1153 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Chi simplified , Italian , German , French , Dutch , Russian , Czech , Portuguese , Polish , Hungarian

Isbn-10: 0385199570 | Isbn-13: 9780385199575 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
This is the way the world ends: with a nanosecond of computer error in a Defense Department laboratory and a million casual contacts that form the links in a chain letter of death.

And here is the bleak new world of the day after: a world stripped of its institutions and emptied of 99 percent of its people. A world in which a handful of panicky survivors choose sides -- or are chosen. A world in which good rides on the frail shoulders of the 108-year-old Mother Abagail -- and the worst nightmares of evil are embodied in a man with a lethal smile and unspeakable powers: Randall Flagg, the dark man.

In 1978 Stephen King published The Stand, the novel that is now considered to be one of his finest works. But as it was first published, The Stand was incomplete, since more than 150,000 words had been cut from the original manuscript.

Now Stephen King's apocalyptic vision of a world blasted by plague and embroiled in an elemental struggle between good and evil has been restored to its entirety. The Stand : The Complete And Uncut Edition includes more than five hundred pages of material previously deleted, along with new material that King added as he reworked the manuscript for a new generation. It gives us new characters and endows familiar ones with new depths. It has a new beginning and a new ending. What emerges is a gripping work with the scope and moral complexity of a true epic.

For hundreds of thousands of fans who read The Stand in its original version and wanted more, this new edition is Stephen King's gift. And those who are reading The Stand for the first time will discover a triumphant and eerily plausible work of the imagination that takes on the issues that will determine our survival.
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  • 5

    Uno dei libri di King che adoro. L'eterna lotta tra il bene e il male (Randall Flag è uno dei personaggi meglio riusciti) parte da un evento che potrebbe accadere anche in questo momento: un incidente ...continue

    Uno dei libri di King che adoro. L'eterna lotta tra il bene e il male (Randall Flag è uno dei personaggi meglio riusciti) parte da un evento che potrebbe accadere anche in questo momento: un incidente che causa il propagarsi di un nuovo virus letale. Da leggere tutto d'un fiato.

    said on 

  • 5

    Per molti è il miglior romanzo di King. Per me no, non lo è. Lo giudico narrativamente inferiore a Misery, emotivamente inferiore al Miglio Verde, strutturalmente inferiore alla saga della Torre Nera. ...continue

    Per molti è il miglior romanzo di King. Per me no, non lo è. Lo giudico narrativamente inferiore a Misery, emotivamente inferiore al Miglio Verde, strutturalmente inferiore alla saga della Torre Nera. Ma è forse il libro in cui si riconosce meglio King in ogni pagina, in ogni personaggio, in ogni snodo. E, udite udite, dopo una simile epopea di così difficile risoluzione il nostro Stevie non canna il finale, come invece fa in altri ottimi romanzi come Cose preziose o The dome. Forse non è il migliore, ma è sicuramente tra i suoi più grandi lavori.

    said on 

  • 5

    Qualche anno fa presi per la prima volta tra le mani questo volume avente ben 900 pagine, con scritte minuscole che sfidavano gli occhi ad una gara di resistenza. L’avevo iniziato subito perché la tra ...continue

    Qualche anno fa presi per la prima volta tra le mani questo volume avente ben 900 pagine, con scritte minuscole che sfidavano gli occhi ad una gara di resistenza. L’avevo iniziato subito perché la trama mi aveva incuriosito, non ero riuscito a resistere alla tentazione. Non mi ricordo l’anno, forse era il 2007. In ogni caso per me è stato amore a prima lettura, uno di quei rari libri che non dimentichi mai, che ti cambiano in positivo, che ti fanno appassionare a tal punto che ti senti fiero di essere un lettore. A distanza di tutti questi anni ho deciso di rileggere questa perla in vista della rilettura della saga “La Torre Nera”, in quanto “l’ombra dello scorpione” è collegata ad essa.

    La trama ruota intorno ad un’epidemia mortale causata da un terribile virus sfuggito da un laboratorio, virus che decima la popolazione mondiale, lasciando dietro di sé ben pochi sopravvissuti. Per coloro che sono sopravvissuti si profila all’orizzonte una guerra, quella tra Bene e Male, il primo appoggiato da Mother Abigail, il secondo da Randall Flagg, il signore delle tenebre.

    Una delle cose che mi sono piaciute maggiormente del romanzo riguarda il modo in cui esso di sviluppa: c’è la fuga del virus, i sintomi quelli di una normale influenza, le persone cominciano a morire e ben presto la società collassa, dando sfogo ad episodi di inaudita violenza perpetrati dai soldati dell’esercito, che tentano in tutti i modi di arginare la fuga di notizie riguardanti il disastro che si sta compiendo; poi arrivano i sogni e gli incubi che colpiscono i personaggi, i quali hanno facoltà di scegliere la parte dalla quale schierarsi ed infine cominciano a formare le due società in antitesi tra di loro, per poi giungere, nella terza parte, alla conclusione della vicenda. Il tutto è raccontato lentamente, senza fretta, dando al lettore uno spaccato della vita delle persone alle prese con il cambiamento e la violenza che ne consegue: tanti sono i personaggi che moriranno dopo poche righe o poche pagine. Questa progressione lenta potrebbe scoraggiare il lettore che vuole azione a tutti i costi e senza troppe divagazioni, questo è vero, ma è anche vero che questa lentezza regala allo stesso lettore la panoramica di una società in declino, lo rende partecipe del triste evento, inesorabile ed implacabile nella sua feroce indifferenza. Ed è stato lo stesso uomo a far iniziare la propria fine, non è stato un evento naturale, il virus è stato creato in laboratorio ed i personaggi ne sono consapevoli, ma sono altresì consapevoli che la cosa potrà ripetersi una volta che la società si sarà riformata, perché l’uomo è stato, è e sarà sempre irresponsabile, pronto a distruggere ciò che ha creato; nello stesso tempo però si affaccia anche la speranza che le cose possano tornare alla normalità, che le loro vite da uomini sopravvissuti possano trovare un nuovo equilibrio. In ogni caso il fallimento umano è uno dei temi portanti del romanzo.

    “Mostrami un uomo o una donna soli e io ti mostrerò un santo ed una santa.
    Dammene due e quelli si innamoreranno.
    Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo “società”.
    Quattro ed edificheranno una piramide.
    Cinque ed uno lo metteranno fuorilegge.
    Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio.
    Dammene sette ed in sette anni reinventeranno la guerra.
    L’uomo può essere stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del suo opposto.
    E cerca sempre di ritornare. “

    Questa è la citazione che più rappresenta il pensiero sociologico che sta dietro all’opera Kinghiana. La formazione di una società giunge per gradi e nel romanzo assistiamo alla sua formazione ed i pensieri che ruotano attorno a questo tema sono espressi per mezzo di un personaggio in particolare, un sociologo, ossia Glenn Bateman, uno dei personaggi meglio riusciti del romanzo. E’ interessante “ascoltare” le parole dell’ex professore, perché i suoi sono pensieri profondi, che fanno riflettere tanto il lettore quanto i personaggi che interagiscono con lui.

    E sono proprio loro, i personaggi, a giocare un ruolo chiave nell’attrattiva che esercita il romanzo. Questo perché sono estremamente ben caratterizzati, ognuno con il proprio carattere, la propria storia, le proprie paure e le proprie virtù. Seguiremo quindi le vicende di Larry Underwood, un musicista che similmente alle rockstars dell’epoca si abbandona agli eccessi quando la sua carriera decolla, un personaggio che pensa a sé stesso più che agli altri, ma che troverà la sua strada; il tema della maternità viene espletato attraverso Frannie Goldsmith, una ragazza incinta alle prese con una decisione importante che potrebbe condizionare la sua vita, quella se tenere o meno il bambino dell’uomo per il quale non prova i sentimenti che pensava di provare; Nick Andros è un sordomuto ed il problema dell’incomunicabilità, o comunque la possibilità di comunicare solo in parte, è un argomento trattato con tatto dall’autore; Stu Redman è un ragazzo forte e risoluto, intelligente, riflessivo, un capo perfetto, un uomo da seguire in quanto affidabile. Poi c’è Lloyd, un criminale da quattro soldi che si ritrova in una situazione spiacevole; e Randall Flagg, il tizio che cammina, il male assoluto che raccoglierà intorno a sé la peggior feccia di quello che è rimasto dell’America, colui che deve essere fermato. A controbilanciare questo immenso potere malefico c’è la già accennata Abigail, la donna più vecchia d’America – del mondo ormai – che sembra in contatto con Dio e per quanto fragile fungerà da guida a coloro che decidono di seguirla. La spiritualità, la forza della religione sono molto presenti nella storia: la fede in Dio può sconfiggere il male, per quanto forte esso possa essere. In questo senso ci sono varie citazioni alla Bibbia.
    Le caratteristiche di ogni personaggio potrebbero essere dei piccoli riflessi dell’autore stesso, dei frammenti sparsi del suo carattere e del suo modo di pensare.

    Le citazioni sono tantissime e riguardano principalmente la musica, ma ci sono anche citazioni letterarie. King si diverte a citare gruppi e canzoni dei suoi anni, ci gode, e lo fa secondo i suoi gusti e con stile: Dylan, Springsteen, Grateful dead… insomma, ne cita una valanga, a volte inserendo un titolo di canzone, altre volte ne cita semplicemente il nome, in ogni caso apprezzo molto i gusti di King e adoro le sue citazioni. In ambito letterario voglio sottolineare la presenza di una scena nella terza parte del romanzo che ricorda un testo di Poe, autore da cui King ha sicuramente preso ispirazione durante i suoi anni di carriera e qui lo fa intendere alla perfezione. Oltretutto compare una parolina che diventerà centrale nella saga della TORRE NERA, ossia KA.

    Nella prefazione King afferma che l’ombra dello scorpione non è il suo romanzo più riuscito. Io personalmente non sono d’accordo. Penso che un romanzo come questo, permeato da una lunga serie di elementi ben amalgamati tra loro –Avventura, mistero, magia, psicologia, sociologia, introspezione dei personaggi- sia un romanzo riuscito, un romanzo che ha ben diritto di entrare nel novero dei classici da leggere assolutamente. Certo, ci sono molti momenti lenti durante la narrazione, passaggi durante i quali non succede niente di particolare, cosa che potrebbe portare il lettore che pretende più azione alla noia (complici anche le 400 pagine aggiuntive rispetto alla versione originale), ma nel complesso non si può non affermare che King è uno scrittore capace di emozionare e sorprendere.

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    CONSIDERAZIONI (e riflessioni) SPOILER che non c’entrano con la recensione:

    Pag. 95 a 96: C’è una contrapposizione tra il laboratorio del padre ed il salotto in casa Goldsmith: il primo è un luogo di pace e serenità, un rifugio sicuro in cui nascondersi; mentre il secondo, associato alla madre severa e poco comprensiva, una figura fredda ed attenta ai protocolli sociali della vita borghese di quel periodo, è un luogo che provoca ansia, un luogo inospitale, nemico, in cui muoversi con cautela: il teatro degli scontri con la madre, delle liti famigliari. A sottolineare la condizione opprimente del salotto l’orologio di famiglia, che scandisce il tempo con il suo ticchettio costante, insopportabile, soffocante.

    La fine che ha fatto Flagg nel libro non è piaciuta a tutti. In effetti il personaggio perde progressivamente i suoi poteri e la sua aura di invincibilità si spezza, fino al finale che si risolve velocemente con l’intervento divino e la bomba atomica che scoppia spazzando via tutta Las Vegas e chi era presente in quel momento all’esecuzione di Larry e Ralph. In realtà ho trovato il finale, ad una seconda rilettura, giusto, e leggendo le interviste di King, nelle quali afferma che il male è fatto di nulla, posso capire la sua scelta. Oltretutto c’è anche la questione religiosa, la crocefissione, l’immolazione dei due sopravvissuti, che hanno compiuto un viaggio di chilometro e chilometri partendo da Boulder senza cibo né acqua. Il loro sacrificio è valso l’aiuto di Dio.

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  • 5

    ..and ahead you go.

    This isn't a common novel. It has so many things inside that it is hard to describe it in few words. It has adventure, sci-fi, supernatural, poetry, politics, thrilling, love&hate, ethics, terror and ...continue

    This isn't a common novel. It has so many things inside that it is hard to describe it in few words. It has adventure, sci-fi, supernatural, poetry, politics, thrilling, love&hate, ethics, terror and death a.s.o. For the reader it's a very long journey where till the end you don't know who, among those who entered "the plague era", you will find along with you at the "tunnel exit".
    King is a master writer and he knows how to push you ahead when you stall as you face the dark events you can foresee in the novel. And ahead you go.
    My rate would be 4.5 stars because I'm not a huge fan of supernatural without rules, and "rules" aren't very clear in the novel.
    Anyway it has been a very thrilling reading (listening actually) and I don't regret any of the 48 hours it took to listen to it all.

    said on 

  • 3

    gli amici mi han detto che ho fatto una fesseria ad approcciare stephen king partendo da qua; lui stesso, nell'introduzione, ammette di aver scritto di meglio, e di queste QUATTROCENTO pagine in prece ...continue

    gli amici mi han detto che ho fatto una fesseria ad approcciare stephen king partendo da qua; lui stesso, nell'introduzione, ammette di aver scritto di meglio, e di queste QUATTROCENTO pagine in precedenza tagliuzzate e poi resuscitate, mi chiedo quante fossero realmente utili. ammetto di aver provato la tentazione di mollare tutto, incagliato in un primo atto che sembrava non terminare mai. decisamente meglio la seconda parte, inquietante e carica di tensioni. struggente l'ultimo centinaio di pagine anche se, forse, le ultimissime non gratificano il lettore da un sforzo tanto sovrumano. comunque sia, se lost e the walking dead sono la vostra droga, buona overdose.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Colla

    Siamo davanti alla classica opera di Stephen King, pura gioia di lettura. L'idea alla base del romanzo è fantastica: cosa accadrebbe se un intero ordine sociale venisse annientato in rapidissimo tempo ...continue

    Siamo davanti alla classica opera di Stephen King, pura gioia di lettura. L'idea alla base del romanzo è fantastica: cosa accadrebbe se un intero ordine sociale venisse annientato in rapidissimo tempo? King ce lo descrive pian piano, facendolo emergere dai racconti dei suoi personaggi, magistralmente costruiti. Ecco, questo ultimo è uno dei punti salienti del libro, come quasi tutte le opere dello scrittore del resto, che renderebbe consigliato l'acquisto. Tuttavia, a mio parere, la trama presenta qualche falla ed l finale poteva essere pensato molto meglio. L'eterna lotta tra Dio e Satana è una bella idea, ma alla lunga si sente l'artificiosità di essa. Nonostante questo la lettura procede melliflua e veloce, tenendo incollato il lettore al libro fino all'ultima delle 929 pagine.

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  • 4

    Il finale gli toglie la quinta stella

    Il libro è molto bello, e per i tempi (1978) molto innovativo. In questo romanzo fa la sua prima apparizione Randal Flagg, l'Uomo in Nero che poi sarà la nemesi principale dei libri di Stephen King, p ...continue

    Il libro è molto bello, e per i tempi (1978) molto innovativo. In questo romanzo fa la sua prima apparizione Randal Flagg, l'Uomo in Nero che poi sarà la nemesi principale dei libri di Stephen King, personaggio carismatico e seducentemente malvagio, che ruba la scena a tutti gli altri protagonisti, forse alcuni un po' troppo "macchiettistici".
    Lo sviluppo è molto buono, purtroppo l'accelerazione finale (troppo veloce e caratterizzata da un deus ex-machina) non gli consente di arrivare allo status di capolavoro/5 stelle.

    said on 

  • 5

    Nonostante la pessima traduzione (New England NON si può tradurre Nuova Inghilterra!), l’arte di Stephen King di tessere una trama complessa emerge pienamente in questo voluminoso romanzo. Mai un mome ...continue

    Nonostante la pessima traduzione (New England NON si può tradurre Nuova Inghilterra!), l’arte di Stephen King di tessere una trama complessa emerge pienamente in questo voluminoso romanzo. Mai un momento di noia, mi ha tenuto con il fiato sospeso fino alla fine. (Italian Book Challenge)

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