The Story of the Lost Child

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Publisher: Europa

4.0
(1726)

Language: English | Number of Pages: 473 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 1609452860 | Isbn-13: 9781609452865 | Publish date:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Un vero grande romanzo

    Se al romanzo, per essere definito tale, deve essere affidata una missione di interpretazione e di critica del presente, allora io credo che "L'amica geniale" nel complesso dei suoi quattro volumi app ...continue

    Se al romanzo, per essere definito tale, deve essere affidata una missione di interpretazione e di critica del presente, allora io credo che "L'amica geniale" nel complesso dei suoi quattro volumi appartenga alla migliore tradizione del nostro romanzo contemporaneo.
    Quello della Ferrante non e' solo un bellissimo atto di scrittura "creativa" come ormai se ne contano a decine ogni anno nel nostro panorama editoriale ma la narrazione sobria e originale della nostra difettosa contemporaneita'.
    La vicenda avvicente, commovente e al tempo stesso scomoda e irritante di Lila e Lenu', riflette tutta la insufficienza di un nostro momento storico che dura dal dopoguerra e del quale si stenta a percepirne la conclusione.
    I 4 volumi non viaggiano tutti alla stessa "altezza", il primo e' interessante e con il secondo si assiste forse a troppe lunghe premesse ma terzo e quarto, a mio modestissimo parere, raggiungono livelli letterari molto importanti.
    La Ferrante e' una vera scrittrice che ha saputo finalmente raccontare la nostra epoca.
    Dalla lettura dell'intero ciclo de "L'amica geniale" non si esce indenni.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Ho oggettive difficoltà a parlarne. Una tempesta di emozioni mi ha travolto e sono semplicemente scoppiato a piangere quando è finito. Non sono in grado di ricordare la storia, la trama, l'intreccio, ...continue

    Ho oggettive difficoltà a parlarne. Una tempesta di emozioni mi ha travolto e sono semplicemente scoppiato a piangere quando è finito. Non sono in grado di ricordare la storia, la trama, l'intreccio, le relazioni. Restano solo Elena e Lila e le loro vite normali e maestose.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Recensione della quadrilogia nel complesso

    Un lungo giro intorno alla vita delle due protagoniste, che si conclude laddove tutto aveva avuto inizio. Il viaggio ha però cambiato le viaggiatrici? Forse non tanto quanto Lenù pensa, se anche sul f ...continue

    Un lungo giro intorno alla vita delle due protagoniste, che si conclude laddove tutto aveva avuto inizio. Il viaggio ha però cambiato le viaggiatrici? Forse non tanto quanto Lenù pensa, se anche sul finale tutto sembra mosso dalla volontà di Lila di tenere le fila delle vite altrui e mischiarle come desidera. Quanto può dire Lenù di essersi scelta la vita che voleva e non di aver seguito la strada che Lila le ha tracciato passo passo in modo oscuro sin dall'infanzia?
    Il terzo volume, più politico, in cui Lenù stessa è più attiva e partecipe nelle proprie scelte, si conferma il mio preferito. In totale però ho trovato la storia disturbante, a tratti opaca e a tratti vivissima. Confermo l'antipatia per entrambe le protagoniste, una troppo trasparente, l'altra troppo oscura, e la fine ne è la perfetta dimostrazione.
    La Ferrante si conferma una stupenda descrittrice de "La Comédie humaine" italiana in tutte le sue gradazioni, e forse per questo la storia mi è sembrata disturbante: ognuno di noi conosce persone che nel carattere e nel comportamento possono somigliare ai personaggi della Ferrante, e vederli descritti nero su bianco ci fa rendere conto di quanta pochezza e meschinità ci circondano e ci "deviano" la vita senza che ce ne si renda troppo conto.

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  • 4

    Aggiungo, qualche tempo dopo averlo finito, la recensione, ovviamente di tutta la quadrilogia.
    Elena Ferrante ha creato due personaggi che fanno storia a sé, soprattutto Lila. Anche quando non è prese ...continue

    Aggiungo, qualche tempo dopo averlo finito, la recensione, ovviamente di tutta la quadrilogia.
    Elena Ferrante ha creato due personaggi che fanno storia a sé, soprattutto Lila. Anche quando non è presente perchè si parla di Elena, lei c'è. Aleggia per la pagina come una presenza incorporea, ma con un peso specifico ben definito. Elena non può far altro che vivere girandole intorno, anche se abita dall'altra parte dell'Italia, anche se abitasse dall'altra parte del mondo. Non c'è verso di staccarsi da Lila, non è possibile, è come un magnete che attira a sé tutto e tutti, nel bene e nel male. E alla fine, la sua scomparsa sembra quasi uno scherzo beffardo, come dire "ve la siete cercata, sono sempre stata qui, sempre nello stesso posto, mai mossa, e invece ora me ne vado, ciao a mai più". Spero solo che abbia potuto vivere finalmente serena, era tutto ciò di cui aveva bisogno.

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  • 5

    Siamo arrivati al capitolo finale della vita di Elena e Lila. Elena, dopo una vita passata ad allontanarsi dal rione, per amore di Nino, ci torna, divorziata e madre di tre figlie. Lila, di nuovo madr ...continue

    Siamo arrivati al capitolo finale della vita di Elena e Lila. Elena, dopo una vita passata ad allontanarsi dal rione, per amore di Nino, ci torna, divorziata e madre di tre figlie. Lila, di nuovo madre, fa il bello e il cattivo tempo nel rione, tra giochi di potere coi Solara, leader de facto del rione. Due donne, dal carattere diverso ma che sembrano incapaci di vivere senza confrontarsi costantemente con la presenza o l'assenza dell'altra, amiche-nemiche per un'intera vita.
    Una vita straziante, piena di fatica e di dolore, dove anche le soddisfazioni non si godono appieno per una costante insicurezza di fondo, talvolta mascherata dall'arroganza, ma sempre lì, pronta a riemergere.

    Ho chiuso il libro chiedendomi cosa farò adesso. Nonostante il tema della fatica, del dolore, rimane uno stile pulito ed estremamente raffinato. Qualunque sia il nome che Elena Ferrante ha sulla carta d'identità, è una delle più grandi scrittrici del nostro tempo.

    * Accettare che essere adulti è smettere di mostrarsi, è imparare a nascondersi fino a svanire? 
    * A una persona innamorata è inutile aprire gli occhi.
    * «Sei identica a tua madre». «Non è vero». «Hai ragione, non è vero: sei come tua madre se avesse studiato e si fosse messa a scrivere romanzi». «Che vuoi dire?». «Voglio dire che sei peggio».
    * Perciò, per favore, se ti offendo, se ti dico cose brutte, tu tappati le orecchie, non lo voglio fare e invece lo faccio. Per favore, per favore, non mi lasciare adesso, se no cado giù.
    * Da piccola lo sapevo che si moriva, l’ho sempre saputo, ma non ho pensato mai che sarebbe toccato a me, e neanche adesso riesco a crederci.
    * So di essere cattiva a dirti queste cose, ma lui è assai più cattivo di me. Ha la cattiveria peggiore, quella della superficialità.
    * Un libro, un articolo potevano far rumore, ma il rumore si levava anche dai guerrieri antichi prima della battaglia e se non si accompagnava a una forza reale e a una violenza senza misura era solo teatro. 
    * Volevo che dicesse nel napoletano sincero della nostra infanzia: che cazzo vuoi, Lenù, sto così perché ho perso mia figlia, e forse è viva, forse è morta, ma non riesco a sopportare nessuna di queste due possibilità, perché se è viva è viva lontano da me, sta in un posto dove le succedono cose orribili, che io, io vedo nitidamente, le vedo tutti i giorni e tutte le notti come se succedessero davanti ai miei occhi; ma se è morta sono morta pure io, morta qui dentro, una morte più insopportabile della morte vera che è morte senza sentimento, mentre questa morte qui ti costringe ogni giorno a sentire ogni cosa, a svegliarti, a lavarti, a vestirti, a mangiare e bere, a lavorare, a parlare con te che non capisci o non vuoi capire, con te che anche solo vederti tutta apparecchiata, fresca di parrucchiere, con le figlie che vanno bene a scuola, che fanno tutto sempre in modo perfetto, che nemmeno questo posto di merda le guasta ma anzi pare che gli fa bene – le fa diventare ancora più sicure di sé, ancora più presuntuose, ancora più certe di avere il diritto di prendersi tutto – mi fa venire il sangue amaro più di quanto io non ce l’abbia già: perciò va’, va’, lasciami tranquilla, Tina doveva essere meglio di tutti quanti voi, e invece se la sono presa, e io non ce la faccio più.
    * Uno ti può fare del male solo se vuoi bene a qualcuno. Ma io non voglio bene più a nessuno.
    * Nei Paesi di qualche agiatezza è prevalsa una medietà che nasconde gli orrori del resto del mondo. Quando da quegli orrori si sprigiona una violenza che arriva fin dentro le nostre città e le nostre abitudini, sussultiamo, ci allarmiamo. 
    * Io amavo Lila. Volevo che lei durasse. Ma volevo essere io a farla durare. Credevo che fosse il mio compito. Ero convinta che lei stessa, da ragazzina, me lo avesse assegnato.
    * C’è questa presunzione, in chi si sente destinato alle arti e soprattutto alla letteratura: si lavora come se si fosse ricevuta un’investitura, ma in effetti nessuno ci ha mai investiti di alcunché, abbiamo dato noi stessi a noi stessi l’autorizzazione a essere autori e tuttavia ci rammarichiamo se gli altri dicono: questa cosetta che hai fatto non m’interessa, anzi mi dà noia, chi ti ha dato il diritto.
    * Lila sempre nello stesso luogo e sempre fuori luogo.
    * La vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull’oscurità. Ho pensato: ora che Lila si è fatta vedere così nitidamente, devo rassegnarmi a non vederla più.

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  • 4

    Dovevo arrivar alla fine della tetralogia e ce l'ho fatta.
    Però a tratti si dilunga troppo e mi pare che il rapporto tra le due amiche sia a tratti eccessivamente ossessivo.
    Ho apprezzato molto la des ...continue

    Dovevo arrivar alla fine della tetralogia e ce l'ho fatta.
    Però a tratti si dilunga troppo e mi pare che il rapporto tra le due amiche sia a tratti eccessivamente ossessivo.
    Ho apprezzato molto la descrizione dei luoghi e di tutti gli altri personaggi che fanno da ambiente alla storia. Alcuni (come Nino, Pietro, Franco, ma anche Carmen) mi sono apparsi molto più realistici delle protagoniste stesse.

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  • 4

    A conclusione della lettura di questa quadrilogia la mia opinione è che la Ferrante sia una scrittrice non brava, come tante in giro, ma di talento. Lei ha una dote per la scrittura, sarebbe interessa ...continue

    A conclusione della lettura di questa quadrilogia la mia opinione è che la Ferrante sia una scrittrice non brava, come tante in giro, ma di talento. Lei ha una dote per la scrittura, sarebbe interessante conoscere il suo processo creativo: dove e come vengono fuori le sue storie? Quanto c'è di biografico?

    L'ultimo e quarto volume è stato quello che mi ha angosciata maggiormente e in alcuni momenti mi ha provocato un senso di fastidio profondo per i fatti narrati. Ho apprezzato poco l'incestuosità delle vicende, le relazioni e gli affetti si consumano tra un gruppo ristretto di persone e questo mi è parso un po' artificiale. Questa è forse l'unica nota negativa dell'intera saga.

    Una piccola osservazione, che prescinde dalla qualità dell'opera, è il costo dei libri. A mio parere imporre un costo di quasi 20 euro per un romanzo (in questo caso si tratta di 4 libri) è eccessivo.

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  • 4

    "Solo nei romanzi brutti la protagonista pensa sempre la cosa giusta, dice sempre la cosa giusta, ogni effetto ha la sua causa [..]e alla fine tutto ti consola

    Si conclude il ciclo di Elena e Lila. Lila, inafferrabile, enigmatica, geniale ma incapace di coltivare la sua intelligenza e di star bene con se stessa, senza vere ambizioni di nessun tipo e desidero ...continue

    Si conclude il ciclo di Elena e Lila. Lila, inafferrabile, enigmatica, geniale ma incapace di coltivare la sua intelligenza e di star bene con se stessa, senza vere ambizioni di nessun tipo e desiderosa di farsi dimenticare, più che di essere ricordata dopo la sua morte. Elena, più disciplinata che geniale, ambiziosa, consapevole per tutta la vita della superiorità di Lila rispetto a lei e " ladra" almeno in parte della genialità dell'amica. Le due amiche si ritrovano a Napoli, dove Elena torna, per vivere con Nino, egoista ambizioso per nulla disposto a lasciare la moglie e i privilegi assicurati dalla sua famiglia per lei. Elena invece ha lasciato tutto per lui, ossia il marito benestante e la protezione dei suoceri per la sua attività letteraria, e ha addirittura postposto il bene delle figlie al suo, che ha trascinato senza troppe esitazioni nel caos di Napoli in palese irrisione del femminismo che anima i suoi libri. Difatti denuncia l'invenzione della donna da parte dell'uomo ma poi da Nino accetta tutto, tanto che più volte il lettore si chiede quando toccherà il fondo e lo lascerà. Mentre Elena sembra perdersi, Lila è diventata un'imprenditrice informatica e aver trovato successo nella vita professionale e appoggio incondizionato in quella familiare con Enzo. Tuttavia le carte si sparigliano di nuovo: Lila è sempre vittima della sua testa agitata, che non trova pace, ed Elena, lasciato finalmente Nino e tornata al misero quartiere natio nello stesso edificio di Lila, trova di nuovo il successo con un libro di denuncia sociale già abbozzato in passato e che riesce a migliorare grazie al suo ritorno nel caos e nella miseria del quartiere natio. Le due amiche, ora vicine di casa, continuano a riflettersi l'una nell'altra, ad invidiarsi e a cercare di influenzarsi a vicenda. Lila cerca di sfruttare il suo successo letterario per schiacciare i camorristi del quartiere, mentre Elena sfrutta la sua vicinanza per nuovi spunti per i suoi libri. Solo che non si capisce in realtà chi manipola di più chi, chi sfrutta di più chi tra le due e quale sia il vero scopo di Lila nel rapporto con Elena e cosa si aspetti davvero da lei. Intorno a loro si diffonde sempre di più la morte anche tragica dei vari personaggi che hanno conosciuto in vita, sia perché siamo in un quartiere alla Gomorra, sia per il semplice passare del tempo. La vecchiaia porta sempre più la consapevolezza della futilità delle speranze di cambiare l'Italia dopo la sbornia rivoluzionaria dei decenni passati e della rassegnazione, perché il rione e l'Italia intera non cambiano. Come dice Lila, prima splende il sole, poi si oscura, poi torna a splendere e la gente fa tante cose cattive per leggerezza, come il Ministro a cui venne regalata la statuetta antica e non trovò nulla di male nel portarsela a casa: ecco l'idea desolata che ci offre l'autrice della situazione di Napoli ma anche di quella italian nel complesso. Una speranza di rinnovamento sembra nascere con Tangentopoli, ma si rivela fallace. Vero uomo dell'epoca è infatti Nino, che, arrivato in Parlamento è finito nei guai con Tangentopoli assieme a molti del partito socialista, si salva e ritorna tranquillamente in Parlamento, smessa la casacca socialista come militante di un nuovo partito di centrodestra contro il giustizialismo( non faccio nomi, perché è chiaro quale sia) assieme a molti altri compagni. La figura di Nino è talmente ben riuscita che anzi al lettore sembra di vederlo in carne ed ossa in Parlamento e si chiede in che partito stia militando oggi. Si arriva intanto agli anni 2000 e all'inizio della storia, quando Elena, trasferitasi definitivamente a Torino, ha saputo della scomparsa improvvisa di Lila da Napoli, ha rievocato tutta la storia della loro amicizia. Il lettore si aspetta che finalmente molti dei fatti tragici rimasti insoluti trovino finalmente spiegazione, in particolare quelli riguardo Lila, e scorre le pagine finali freneticamente alla ricerca disperata di risposte, certo che sarà spiegato tutto( così ho fatto anch'io). Invece ciò non accade: ciò che non è stato spiegato rimane senza spiegazione. Ciò può spiazzare, soprattutto per la carica emotiva inerente a certi fatti, ma se ci si pensa meglio forse è più giusto così, perché nella vita vera non si trovano risposte e ciascuno deve raccontarsi la sua versione della storia, usando i propri "occhiali". La stessa Elena racconta la propria versione della storia di Lila, certamente parziale e forse non del tutto trasparente. Forse ciascuno deve pensare alla propria versione della storia di Elena e Lila, senza aspettarsi risposte. Del resto,come dice la stessa Lila, solo nei romanzi brutti la protagonista fa e dice sempre la cosa giusta, ogni effetto ha la sua causa e tutto alla fine si spiega. Forse solo nei libri brutti si trovano risposte.

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  • 3

    Più che altro, un 3.5.
    Mi è piaciuto di più del precedente, ma meno del primo e del secondo: le protagoniste, alla fine, maturano meno di quel che pensassi - vero che, a quanto si dice, nella vecchiai ...continue

    Più che altro, un 3.5.
    Mi è piaciuto di più del precedente, ma meno del primo e del secondo: le protagoniste, alla fine, maturano meno di quel che pensassi - vero che, a quanto si dice, nella vecchiaia si peggiora - e, caratterialmente, continuano a non piacermi. Devo ammettere che, a guardar bene, sono pochi i personaggi che reputo davvero belli, in questa storia, li odio quasi tutti. Ok che nessuno è solo buono o solo cattivo, nella realtà, ma qua si arriva a livelli patologici.
    Lo stile continua ad essere molto bello e accattivante - anche se in alcuni punti mi sono annoiata - e sicuramente è più ricco di eventi del precedente: si può dire che succede praticamente di tutto, nel bene e, soprattutto, nel male.
    Nel complesso la saga mi è piaciuta, ma, devo ammettere che mi ha delusa un po': mi aspettavo di meglio dagli altri tre libri che, invece, ho trovato nettamente inferiori al primo. Anche il finale non mi è piaciuto molto, mi aspettavo qualcosa di più.

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