The Story of the Lost Child

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Publisher: Europa

4.1
(1628)

Language: English | Number of Pages: 473 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 1609452860 | Isbn-13: 9781609452865 | Publish date:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Era parecchio tempo che un autore italiano non mi appassionava cosi tanto come e' successo con la tetralogia di Elena Ferrante, chiunque lei, o lui, sia. Premetto che i primi due libri li ho letti com ...continue

    Era parecchio tempo che un autore italiano non mi appassionava cosi tanto come e' successo con la tetralogia di Elena Ferrante, chiunque lei, o lui, sia. Premetto che i primi due libri li ho letti come audiolibri, e forse questo ha inciso in parte nel farmi apprezzare la lettura di questi libri. Elena Ferrante ha sicuramente un dono, e cioe' quello di coinvolgere dalla prima all'ultima riga il lettore nella vita di Lila e Lenu', da quando impaurite bussano alla porta di Don Achille per riavere le loro bambole, a quando oramai anziane si ritrovano nel rione in cui la loro amicizia e' nata e cresciuta.
    I personaggi sono delineati con incredibile chiarezza, cosi come la Napoli del rione, con le sue brutture e meraviglie, ho apprezzato moltissimo il quadro che la Ferrante dipinge del nostro secolo, dalle lotte degli anni Sessanta fino all'affermarsi del berlusconismo e oltre.
    Uno dei grandi pregi di questi libri, secondo il mio personalissimo parere, e' quello di rappresentare una città bella e dannata come Napoli, con le sue contraddizioni, e instillare nel lettore che non vive in quei luoghi il desiderio di visitarli. Credo che la Ferrante sia una scrittrice veramente preziosa, perché saper incuriosire non solo in merito alla trama di per sé ma anche per le ambientazioni, sia un valore aggiunto e nella serie dell'Amica geniale e' un po' il denominatore comune che caratterizza tutti i libri. Lila e Lenu', le due amiche geniali (o solo Lila? O Lenu'? E se non lo fossero nessuna delle due...?) sono tra i personaggi più vividi che mi e' capitato di leggere ultimamente. I loro difetti, le loro insicurezze, paure, desideri, amori, mano a mano che scorrono le pagine diventano anche i nostri. E' un secondo trovarsi a pensare "ma no Lila! Che fai!" oppure trovarsi a giudicare le scelte di vita di Lenu' (e vi capiterà). Ci si commuove, ci si arrabbia, si fa il "tifo" per uno o per l'altro, ci si appassiona alle storie e alle motivazioni di ciascuno, impossibile non immedesimarsi in qualche paragrafo.
    Ammetto che in certe parti puo' risultare un po' noioso, ma nelle oltre 1000 pagine dei quattro romanzi nel mio caso e' accaduto assai di rado e comunque meritano un piccolo sforzo.
    Nella mia esperienza so di aver letto un ottimo libro quando girata l'ultima pagina, oltre alla commozione che "Storia della bambina perduta" suscita, il desiderio di ricominciare da capo e' forte e "perdere" Lila, Lenu', Nino, Carmen, Pietro, Enzo, i Solara, Gigliola, ecc. un grande dispiacere, come se andasse via una cara amica. E credo che, oltre a tutti i pregi gia' elencati in precedenza, questo sia veramente il non plus ultra per un romanzo.

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  • 4

    Si presagiva un finale simile, però speravo in un colpo di coda. In complesso è stata una bella saga, che mi ha anche stancato in certi passaggi un po' lenti, ma tutto sommato la vita delle due protag ...continue

    Si presagiva un finale simile, però speravo in un colpo di coda. In complesso è stata una bella saga, che mi ha anche stancato in certi passaggi un po' lenti, ma tutto sommato la vita delle due protagoniste è stata appassionante ed è valsa la pena di affrontare tutte queste pagine.

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  • 3

    Voto complessivo per la tetralogia: 3 stelle.
    Alla fine è stato come fare una full immersion in "un posto al sole". Una gran telenovelona dove però non ho avuto neanche il piacere di farmi una frignat ...continue

    Voto complessivo per la tetralogia: 3 stelle.
    Alla fine è stato come fare una full immersion in "un posto al sole". Una gran telenovelona dove però non ho avuto neanche il piacere di farmi una frignata.

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  • 2

    Forse perché sono riuscita ad arrivare all’ultimo libro, dopo i precedenti che mi hanno annoiata e fatto pensare di abbandonarlo, che la lettura mi è risultata da una parte più fluida, più veloce… Sto ...continue

    Forse perché sono riuscita ad arrivare all’ultimo libro, dopo i precedenti che mi hanno annoiata e fatto pensare di abbandonarlo, che la lettura mi è risultata da una parte più fluida, più veloce… Sto scrivendo, adesso, dopo essere arrivata al 46% del libro.
    Non condivido, come sempre, i comportamenti dei personaggi e il modo in cui la protagonista ne racconta le vicissitudini.
    Elena si è allontanata dal senso di inferiorità che l’accompagnava, per abbracciare una presunzione senza pari; sebbene ciò la porti soltanto ad essere relegata nel ruolo che lei stessa ha deciso di avere, contro il parere di Lila, contro il parere di tutti. Quello che vuole ottiene, senza pensare alle conseguenze delle persone che le stanno attorno, anche se, poi, si offende quando non la comprendono e la criticano. È una persona che non riesce a sopportare le critiche che ascolta su se stessa, e si nasconde dietro giri immensi di parole e di autoconvinzione che lei sia perfetta.
    Lo stile peggiora nel tempo e si passa dal futuro – quando Elena è anziana che narra – al passato e viceversa senza un motivo apparente, facendo sì che il lettore si senta spaesato e la narrazione ne paga le conseguenze non essendo più lineare.
    Tutti e quattro i libri vendono in Elena una persona invidiosa, egoista ed arrivista che però cerca di nascondersi dai suoi stessi sentimenti innalzandosi a persona superiore che ha fatto tutto quello che ha fatto per dare un futuro sereno alle figlie, quando invece ha fatto sempre tutto per se stessa, per poter dire di essere migliore di Lila. E proprio per questo motivo le rimane sempre vicino, ma al contempo vorrebbe allontanarsene.
    L’avevo detto dopo la conclusione del primo libro, ma ora che sono riuscita a leggerli tutti e quattro, lo ripeto: non riesco a capire come questa quadrilogia sia diventata un caso editoriale. Perché l’autrice si nasconde ed usa uno pseudonimo? Non è importante chi scrive, ma cosa si scrive. E purtroppo trovo che questa quadrilogia sia stata scritta per scrivere parola dietro parola, raccontando la vita di una bambina, ragazza e poi anziana. Penso che se non ci fosse stato il mistero della reale autrice, questo libro non avrebbe avuto il successo che invece ha ottenuto e l’avrebbe maggiormente criticato, mettendo nero su bianco tutti i punti dolenti della narrazione scarsa e dello descrivere i sentimenti senza riuscire a percepirli.

    SPOILER ALERT

    Per via di questo senso di inferiorità che Elena ha nei confronti di Lila, che le ritorna quando pensa che l’amica stia scrivendo un libro, decide di chiamarla meno frequentemente: «Tenni a bada la depressione, telefonai di meno a Lila. Ora non speravo più, ma temevo, temevo che mi dicesse: vuoi leggere queste pagine che ho scritto […]. Sarei rimasta sicuramente ammirata come di fronte alla Fata blu».
    Paura di essere superata, paura di capire che non vale niente. Elena non si accetta mai per come è, da quando era bambina alla vecchiaia. È all’interno di un circolo vizioso nel quale passa da stati di autoesaltazione a pensieri di inferiorità e di egoismo.
    Quello che è successo, l’avvenimento più importante di tutto questo quarto libro, viene relegato, poi, a pochi accenni. Non si riesce a percepire il dolore, la rabbia, la frustrazione, la paura che consegue da quel fatto che ha portato tutto il rione a cercare, e cercare. Alla fine l’autrice, si sofferma solo su Elena che DICE di dispiacersi per il fatto, ma che, di fatto, viene messo poco dopo nel dimenticatoio e ogni tanto riportato a galla. Mentre il dolore di Lila, non si riesce a percepire minimamente. Sembra diventata pazza perché così viene scritto nero su bianco, ma non si capisce se lo sia diventata davvero. Non si sente. E questa è la pecca di tutti e quattro i libri. Non si sentono gli stati d’animo dei personaggi. Il lettore non riesce ad entrare appieno nei libri. E sebbene la quadrilogia dovrebbe parlare dell’amicizia tra Elena e Lila, Lila ne fa solo da sfondo, ed i libri sono solo l’esaltazione di Elena e di quello che vorrebbe e non vorrebbe fare, di come cerca di essere migliore dell’amica, dell’invidia che prova e del senso di vittoria per riuscire a fare più di lei.
    Alla fine, Elena è una persona bieca e cattiva. Basti pensare che dice di pensare questo: «Nelle sere di maggiore depressione arrivai a immaginare che avesse perso la figlia per non vedersi riprodotta in tutta la sua antipatia, in tutta la sua reattività cattiva, in tutta la sua intelligenza senza scopo. Voleva cancellarsi perché non si tollerava». Questo è un pensiero subdolo e cattivo. Una madre come Lila, non avrebbe < u>mai< /u> voluto perdere una figlia.
    E, scrivendo della figlia di Lila, e di lei, ritrova – come dice Elena – consenso e ne è felice, sebbene non abbia nemmeno chiesto il permesso di pubblicare alla diretta interessata, alla protagonista della storia. Soltanto per cercare di trovare di nuovo approvazione.
    Non riesce nemmeno a capire, poi, cosa abbia offeso Lila a tal punto da troncare la loro amicizia; non ci arriva. Sa di aver sbagliato, perché Lila non voleva che si scrivesse di lei, ma si nasconde dietro al fatto di far finta di non sapere perché si sia offesa.

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  • 1

    Da geniale a perduta: parabola di una quadrilogia

    Ho iniziato la lettura di questo ciclo con entusiasmo, apprezzando molto il primo volume della quadrilogia: L’amica geniale è stato una lettura appassionante sia per quanto riguarda la trama, con la ...continue

    Ho iniziato la lettura di questo ciclo con entusiasmo, apprezzando molto il primo volume della quadrilogia: L’amica geniale è stato una lettura appassionante sia per quanto riguarda la trama, con la storia parallela delle due ragazzine Lenù e Lila, sia per la vivida ambientazione partenopea.

    L’entusiasmo è venuto però progressivamente scemando nel corso della lettura dei libri successivi, tanto che le quattro stelle iniziali si sono perse per strada e io, come altri lettori, rimango perplessa sui motivi dell’enorme successo di quest’opera.

    La narratrice Lenù, da bambina coraggiosamente riflessiva si evolve in una donna insicura e allo stesso tempo supponente, casualmente irrazionale e spesso meschina. Attraverso il suo sguardo sempre più invelenito, la sua amica Lila, difficile com’è, nella sua instabilità spesso venata di cattiveria, si mantiene indiscutibilmente un personaggio molto più solido, coerente e affascinante (oltre che autenticamente geniale). Se questo contrasto è voluto è certamente riuscito bene, ma la compagnia di questa spocchiosa narratrice per centinaia di pagine risulta insopportabile.

    Ma è soprattutto la trama che mi ha deluso: il secondo e terzo volume si trasformano in un affastellarsi di fatti riferiti con molte lungaggini e senza stile, che si ripetono secondo gli stessi schemi fino alla noia. Il quarto volume, dopo aver introdotto ulteriori eventi eclatanti, si chiude poi con un finale che suona come una presa in giro (tipo certe sorprese deludenti che si trovano nelle uova di Pasqua deluxe), lasciando col vago sospetto che ulteriori seguiti siano in agguato.

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  • 2

    Un teatro di personaggi

    Ho finito ora di leggere la quadrilogia di (pseudonimo) Elena Ferrante. Da quando sono stati pubblicati, nonostante le orrende copertine in librerira, da quando hanno riscosto un grande successo (dire ...continue

    Ho finito ora di leggere la quadrilogia di (pseudonimo) Elena Ferrante. Da quando sono stati pubblicati, nonostante le orrende copertine in librerira, da quando hanno riscosto un grande successo (direi) planetario ne sono stata incuriosita ma - al tempo stesso - allontanata. Ho approcciato il primo volume, forse un paio di anni fa, non trovandone particolare gradimento e l'ho abbandonato. Poi, di recente, in un momento di stanchezza e di mancanza di letture, mi sono rammentata che conservavo quel primo volume in ebook. Così è iniziata la lettura del primo dei quattro volumi. Non ne sono uscita affatto entusiasta. Dunque perchè leggerli tutti e quattro? Innazitutto per pura e banale curiosità, rinforzata dal fatto di aver preso gli altri tre volumi in biblioteca e quindi non aver speso nulla. Poi perchè sono una persona molto "disciplinata" e non volevo "giudicare" senza avere una visione completa. Devo dire ora che mantengo il mio giudizio di due stelle (una stella l'ho data quasi mai) senza alcun picco entusiastico, senza alcuna simpatia per nessuno dei personaggi (forse, tra tutti, chi ho apprezzato un po' sono stati Antonio e Pietro), senza un reale coinvolgimento nelle vicende storiche e personali. Ho trovato persino fastidioso e fuori tono quel continuo uso del termine "cesso" anzichè "bagno". Non ho altresì apprezzato particolarmente l'esercizio stilistico che ho trovato abbastanza monocorde e noioso. Un romanzo che se non per scelta editoriale non capisco perchè sia stato diviso in quattro volumi e che trovo anche troppo prolisso. La forma del racconto, il ripercorrere eventi passati nell'uso ripetuto "e ora sono accadute due/tre/quattro cose importanti..." ridondante. Infine, il concetto di "femminile", di "amicizia", di "amore" ne vengono fuori davvero parziali e in parte disonesti. Se questa è un'amicizia, credo di potermi ritenere fortunata. E comunque, tra le due, ho decisamente preferito Raffaella, detta Lila. Elena mi è risultata spocchiosa, insicura, inconsistente, noiosa.
    Non comprendo del tutto il successo eclatante di questi romanzi, ci sono molti esempi presenti e passati di letteratura italiana e internazionale che sono - a mio modesto parere - decisamente superiori sia come qualità che come descrizione dell'intimo umano.

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  • 1

    Anossia

    La lettura della quadrilogia ha lo stesso effetto di una permanenza coatta di lunghe ore in un ascensore bloccato tra il primo e il secondo piano. alla luce livida di un neon vecchio, insieme a una si ...continue

    La lettura della quadrilogia ha lo stesso effetto di una permanenza coatta di lunghe ore in un ascensore bloccato tra il primo e il secondo piano. alla luce livida di un neon vecchio, insieme a una signora dal profumo scadente. non c'è spazio. l'aria è già respirata. la signora sta evidentemente perdendo il pomeriggio di rete4. la porta si apre a tratti e si vede il muro, in alto il pianerottolo. alcune sbarre della ringhiera, in una prospettiva che non aiuta.
    e anche la quadrilogia è un vestito dell'Upim degli anni 80.

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  • 3

    La saga si fa leggere con passione, perché è ben scritta e la sorte delle protagoniste mantiene viva la curiosità Tuttavia vi sono parti stupende e altre meno intense, quasi deludenti, soprattutto neg ...continue

    La saga si fa leggere con passione, perché è ben scritta e la sorte delle protagoniste mantiene viva la curiosità Tuttavia vi sono parti stupende e altre meno intense, quasi deludenti, soprattutto negli ultimi due volumi

    said on 

  • 3

    Con questo termino la quadrilogia scritta da questa prolifica autrice.
    Si legge molto bene, ma alla fine mi è mancato qualcosa. Più avvincenti forse i primi due, il terzo un po' meno, quest'ultimo non ...continue

    Con questo termino la quadrilogia scritta da questa prolifica autrice.
    Si legge molto bene, ma alla fine mi è mancato qualcosa. Più avvincenti forse i primi due, il terzo un po' meno, quest'ultimo non saprei definire cosa mi è mancato, pur leggendolo quasi d'un fiato. Sembra come se mancassero delle chiusure, come se alcune conclusioni fossero affrettate. Buone molte pagine di attenta e profonda psicologia ma pur inducendo il lettore ad andare avanti per vedere come va a finire alla fine lascia un che di sospeso irrisolto. Innegabilmente lo stile è buono.

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  • 5

    "Solo nei romanzi brutti la gente pensa sempre la cosa giusta, dice sempre la cosa giusta, ogni effetto ha la sua causa, ci sono quelli simpatici e quelli antipatici, quelli buoni e quelli cattivi, tu ...continue

    "Solo nei romanzi brutti la gente pensa sempre la cosa giusta, dice sempre la cosa giusta, ogni effetto ha la sua causa, ci sono quelli simpatici e quelli antipatici, quelli buoni e quelli cattivi, tutto alla fine ti consola"
    E questo è un romanzo bello.

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