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The Stranger

By

Publisher: Vintage International

4.2
(9533)

Language:English | Number of Pages: 123 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Portuguese , Chi traditional , Chi simplified , German , Spanish , Italian , Catalan , Finnish , Turkish , Swedish , Japanese , Dutch , Greek , Polish , Czech

Isbn-10: 0679720200 | Isbn-13: 9780679720201 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Matthew Ward

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Others , Audio CD , eBook

Category: Crime , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
Through the story of an ordinary man unwittingly drawn into a senseless murder on an Algerian beach, Camus explored what he termed "the nakedness of man faced with the absurd." First published in 1946; now in a new translation by Matthew Ward.
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  • 3

    L'esordio di Camus

    Pubblicato nel 1942, è il libro che rivelò da subito Camus come una delle voci più importanti della sua epoca.
    Ciò nondimeno - o forse proprio per questo - l'opera ci appare oggi molto datata, complic ...continue

    Pubblicato nel 1942, è il libro che rivelò da subito Camus come una delle voci più importanti della sua epoca.
    Ciò nondimeno - o forse proprio per questo - l'opera ci appare oggi molto datata, complice anche una traduzione perlomeno imbarazzante.
    Meglio la seconda parte, laddove il processo permette all'autore di mostrare le qualità dialettiche che caratterizzeranno la sua successiva produzione teatrale.

    said on 

  • 5

    L'eroismo nasce dal comprendere il senso della vita, fosse anche il nulla, e decidere comunque di resistere alla banalità del quotidiano e all'assurdo che talvolta ne nasce.

    said on 

  • 5

    Outsider

    自我防衛機制運轉下的冷漠鳥瞰。
    將靈魂擱置在永夜,摩挲著喋喋不休的耳語。

    夜,才剛剛開始。

    said on 

  • 5

    In questo Camus de “Lo straniero” si condensa tutta la grandezza di un autore eccezionale, che fa della semplicità del linguaggio e della profondità dei contenuti espressi, la grande arma vincente di ...continue

    In questo Camus de “Lo straniero” si condensa tutta la grandezza di un autore eccezionale, che fa della semplicità del linguaggio e della profondità dei contenuti espressi, la grande arma vincente di questo libro. Camus arriva dritto al lettore, colpisce la sua attenzione prima con un disarmante distacco del personaggio verso i suoi stessi sentimenti, poi con una presa di coscienza tardiva, quanto drammatica ed empatica per il lettore. Un’annichilimento dell’anima, che è poi proprio del decadentismo, già presente ne “La peste”, e ancora più marcato in questo testo. L’espiazione del protagonista avverrà solo nel momento finale della sua tragedia e solo allora, come per “Delitto e castigo” di Dostoevskij, tutti i sentimenti dell’uomo moderno ridiventeranno veri, ed egli , finalmente cosciente del proprio dramma, non sarà più estraneo a se stesso nel viverlo. Un capolavoro!

    said on 

  • 4

    Meursault si sente straniero rispetto a tutto, rispetto alla società, a sua madre (alla cui morte non riesce a opporre che un fatalismo che gli altri giudicano come colpevole impassibilità), alla sua ...continue

    Meursault si sente straniero rispetto a tutto, rispetto alla società, a sua madre (alla cui morte non riesce a opporre che un fatalismo che gli altri giudicano come colpevole impassibilità), alla sua donna Marie, alla giustizia che lo condanna a morte per l'omicidio da lui commesso senza un vero motivo, alla religione, in cui non crede e i cui appelli morali non gli provocano alcuna reazione. E' Meursault un mostro d'insensibilità, di freddezza? No, è un uomo solo, tremendamente solo. E' profondissimamente, radicalmente straniero, "estraneo", sviluppando fino al parossismo quella che è la condizione esistenziale normale dell'uomo di questi nostri tempi, secondo Camus, a sua volta profondamente "straniero" sia alle ideologie, sia a tutti quei grandi sistemi teorico-filosofici che tentano di spiegare, d'interpretare il mondo e la vita e che poi si rivelano del tutto inadatti, astratti e per nulla aderenti alla vita reale. Meursault è il futuro Tarrou della "Peste", ma più disperato rispetto a quest'ultimo, perché Meursault non riesce a trovare nessun senso all'azione, alla vita, è condannato a consumarsi in una sterile disperazione, ad avvitarsi in un'apatia pessimista e senza sbocchi. Il suo omologo de "La Peste", invece, pur partendo dalle stesse disperanti considerazioni sull'esistenza e sulla sua assurdità, riesce infine a trovare, nel disinteressato e soccorrevole altruismo verso gli appestati, in cui riconosce uomini affratellati a lui da un comune destino doloroso e quindi degni di "amore", un senso al suo agire, una finalità alla propria vita, cosa che riesce, se non a risolvere, almeno far dimenticare parzialmente l'assurdità fondamentale dell'esistenza e a far sì che questa non isterilisca il cuore, che non lo tenga bloccato nella palude dell'indifferenza.

    said on 

  • 4

    "Alzati – dicevo – alzati e dì la verità! Non farti scivolare la vita addosso, Meursault: reagisci, arrabbiati, sfogati, liberati, vivi!”.

    Meursault vede ma non guarda, semplicemente perché non vuole ...continue

    "Alzati – dicevo – alzati e dì la verità! Non farti scivolare la vita addosso, Meursault: reagisci, arrabbiati, sfogati, liberati, vivi!”.

    Meursault vede ma non guarda, semplicemente perché non vuole guardare. Meursault sente ma non ascolta perché ciò che il suo istinto gli suggerisce di fare è non ascoltare. Meursault, probabilmente, non sa nemmeno amare e non perché non gli è mai capitato ma perché semplicemente non ne ha voglia.

    https://justanotherpoint.wordpress.com/2015/07/16/leggendo-92-stranieri-di-se-stessi/

    said on 

  • 5

    E' tenera l'indifferenza del mondo

    Ho esitato a lungo prima di scrivere questo commento. Mi chiedevo dove fosse il cuore del romanzo. L’inquietudine che mi ha lasciato addosso meritava un’attenzione (uno sforzo) che non avevo voglia di ...continue

    Ho esitato a lungo prima di scrivere questo commento. Mi chiedevo dove fosse il cuore del romanzo. L’inquietudine che mi ha lasciato addosso meritava un’attenzione (uno sforzo) che non avevo voglia di affrontare. Inquietudine è un concetto che spalanca ampi orizzonti, ma non è sufficiente a contenere questo breve romanzo (per la cronaca, due edizioni in mio possesso: Bompiani 1973, I piccoli delfini, 150 pagine, Lit. 900 e Gallimard, Livre de poche, 171 pagine, non ricordo quanti franchi l’ho pagato nel lontano… 1976?).

    All’inizio ho pensato di liquidare il romanzo con le quattro frasi brillanti in cui ogni tanto si ha la fortuna d’inciampare, ma poi ne ho visto il pericolo: il successivo arrampicarsi sull’esile e traballante scranno dell’autocompiacimento, e da lì osservare soddisfatta l’effetto della (mia) misera fatica. Misera, perché non ne sarei, almeno in quest’occasione, sazia.

    Forse il cuore è nell’incipit, mi sono detta - uno dei più famosi della letteratura del novecento francese, e, perché no, mondiale.
    Aujourd’hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas. J’ai reçu un télégramme de l’asile : « Mère décédée. Enterrement demain. Sentiments distingués. » Cela ne veut rien dire. C’était peut-être hier.

    Tutto viene disvelato, mi sono detta, in quest’inizio : la madre, la morte, l’apatia del protagonista. C’è già insita, de facto, la condanna ipocrita del mondo che giudicherà Meursault un mostro criminale non tanto perchè ha ucciso senza motivo apparente un arabo, quanto per aver fumato dormito e bevuto del caffelatte durante la notte di veglia alla salma della madre.

    J’ai senti alors quelque chose qui soulevait toute la salle et, pour la première fois, j’ai compris que j’étais coupable. Ecco la presa di coscienza di Meursault durante il processo. E’ accusato di non sapere l’età della madre, di non aver mai pianto, né di aver voluto vederne il corpo. E lui non può che trovarsi d’accordo. Come spiegare qualcosa che gli altri non possono capire, come parlare del caldo soffocante di quella stanza durante l’estenuante notte di veglia, della stanchezza per il lungo viaggio, del distacco affettivo con la madre?
    Mersault è uno che tace. Quando gliene si chiede il perché, risponde che non ha niente da dire. Questa è la sua sola giustificazione, la sua verità : infatti è incapace di esprimere a parole ciò che lui è veramente, di spiegare perché non ha pianto, perché ha ucciso. Il mondo quindi lo condanna per questo silenzio. Ma per Meursault la parola è ambigua, sa che non lo capiranno, e sceglie di essere condannato.
    E quando l’avvocato difensore, esasperato, griderà « Enfin, est-il accusè d’avoir enterré sa mère ou d’avoir tué un homme ? » il P.M., gli grida in risposta « Oui, j’accuse cet homme d’avoir enterré une mère avec cœur de criminel ! »
    Ma sto divagando.

    Il « cuore » del romanzo non lo riscontravo nell’incipit, e l’ho cercato a lungo. E infine, credo di aver capito. Me l’ha rivelato la frase che Mersault dice alla fine, nella cella della morte, quando, esausto dopo la sfuriata col prete durante la quale afferma « Moi, j’avais l’air d’avoir les mains vides. Mais j'étais sûr de moi, sûr de tout, plus sûr que lui, sur de ma vie et de cette mort qui allait venir. Oui, je n'avais que cela. Mais du moins, je tenais cette vérité autant qu'elle me tenait “ si lascia andare alla calma della notte, e scopre « la tenera indifferenza del mondo. » « Comme si cette grande colère m'avait purgé du mal, vidé d'espoir, devant cette nuit chargée de signes et d'étoiles, je m'ouvrais pour la première fois à la tendre indifférence du monde. »
    Tenera, dunque. Non fredda, ostile, disperante. Tenera e avvolgente, com’è il vivere la vita nei suoi aspetti più sensoriali (un tramonto, i piedi lambiti dalle onde del mare, due seni di cui si intuisce il turgore sotto il vestito) senza porsi domande, né chiederle un senso. Perché l’esistenza stessa non ha senso, tutti siamo destinati a morire, ed è la morte che siglerà il non senso della vita. Questa certezza, che Meursault afferma con forza, costituisce l’assurdo, davanti al quale, nelle ultime splendide pagine, davanti alla perdita di ogni illusione, ci si può finalmente aprire « à la tendre indifference du monde. »

    Se avete voglia di leggervi il finale in francese, ve lo posto : è una delle dichiarazioni d’amore più belle fatte alla vita.

    Alors, je ne sais pas pourquoi, il y a quelque chose qui a crevé en moi. Je me suis mis à crier à plein gosier et je l'ai insulté et je lui ai dit de ne pas prier. Je l'avais pris par le collet de sa soutane. Je déversais sur lui tout le fond de mon cœur avec des bondissements mêlés de joie et de colère. Il avait l'air si certain, n'est-ce pas ? Pourtant, aucune de ses certitudes ne valait un cheveu de femme. Il n'était même pas sûr d'être en vie puisqu'il vivait comme un mort. Moi, j'avais l'air d'avoir les mains vides. Mais j'étais sûr de moi, sûr de tout, plus sûr que lui, sur de ma vie et de cette mort qui allait venir. Oui, je n'avais que cela. Mais du moins, je tenais cette vérité autant qu'elle me tenait. J'avais eu raison, j'avais encore raison, j'avais toujours raison. J'avais vécu de telle façon et j'aurais pu vivre de telle autre. J'avais fait ceci et je n'avais pas fait cela. Je n'avais pas fait telle chose alors que j'avais fait cette autre. Et après ? C'était comme si j'avais attendu pendant tout le temps cette minute et cette petite aube où je serais justifié. Rien, rien n'avait d'importance et je savais bien pourquoi. Lui aussi savait pourquoi. Du fond de mon avenir, pendant toute cette vie absurde que j'avais menée, un souffle obscur remontait vers moi à travers des années qui n'étaient pas encore venues et ce souffle égalisait sur son passage tout ce qu'on me proposait alors dans les années pas plus réelles que je vivais. Que m'importaient la mort des autres, l'amour d'une mère, que m'importaient son Dieu, les vies qu'on choisit, les destins qu'on élit, puisqu'un seul destin devait m'élire moi-même et avec moi des milliards de privilégiés qui, comme lui, se disaient mes frères. Comprenait-il, comprenait-il donc ? Tout le monde était privilégié. Il n'y avait que des privilégiés. Les autres aussi, on les condamnerait un jour. Lui aussi, on le condamnerait. Qu'importait si, accusé de meurtre, il était exécuté pour n'avoir pas pleuré à l'enterrement de sa mère ? Le chien de Salamano valait autant que sa femme. La petite femme automatique était aussi coupable que la Parisienne que Masson avait épousée ou que Marie qui avait envie que je l'épouse. Qu'importait que Raymond fût mon copain autant que Céleste qui valait mieux que lui ? Qu'importait que Marie donnât aujourd'hui sa bouche à un nouveau Meursault ? Comprenait-il donc, ce condamné, et que du fond de mon avenir... J'étouffais en criant tout ceci. Mais, déjà, on m'arrachait l'aumônier des mains et les gardiens me menaçaient. Lui, cependant, les a calmés et m'a regardé un moment en silence. Il avait les yeux pleins de larmes. Il s'est détourné et il a disparu.
    Lui parti, j'ai retrouvé le calme. J'étais épuisé et je me suis jeté sur ma couchette. Je crois que j'ai dormi parce que je me suis réveillé avec des étoiles sur le visage. Des bruits de campagne montaient jusqu'à moi. Des odeurs de nuit, de terre et de sel rafraîchissaient mes tempes. La merveilleuse paix de cet été endormi entrait en moi comme une marée. À ce moment, et à la limite de la nuit, des sirènes ont hurlé. Elles annonçaient des départs pour un monde qui maintenant m'était à jamais indifférent. Pour la première fois depuis bien longtemps, j'ai pensé à maman. Il m'a semblé que je comprenais pourquoi à la fin d'une vie elle avait pris un « fiancé », pourquoi elle avait joué à recommencer. Là-bas, là-bas aussi, autour de cet asile où des vies s'éteignaient, le soir était comme une trêve mélancolique. Si près de la mort, maman devait s'y sentir libérée et prête à tout revivre. Personne, personne n'avait le droit de pleurer sur elle. Et moi aussi, je me suis senti prêt à tout revivre. Comme si cette grande colère m'avait purgé du mal, vidé d'espoir, devant cette nuit chargée de signes et d'étoiles, je m'ouvrais pour la première fois à la tendre indifférence du monde. De l'éprouver si pareil à moi, si fraternel enfin, j'ai senti que j'avais été heureux, et que je l'étais encore. Pour que tout soit consommé, pour que je me sente moins seul, il me restait à souhaiter qu'il y ait beaucoup de spectateurs le jour de mon exécution et qu'ils m'accueillent avec des cris de haine.

    said on 

  • 5

    Il lettore è irretito da morbosa tensione nel verificare l'ostinata pervicacia con cui il protagonista si getta nell'infelicità. Ed è angosciante riscontrare come, una volta ottenuta, essa nemmeno rie ...continue

    Il lettore è irretito da morbosa tensione nel verificare l'ostinata pervicacia con cui il protagonista si getta nell'infelicità. Ed è angosciante riscontrare come, una volta ottenuta, essa nemmeno riesce a riaccendere nessun entusiasmo, nessun sentimento nel suo animo.
    Messo così, questo romanzo pare essere una parabola per la vita, o perlomeno per certe vite, che inevitabilmente si spengono, e trovano davvero un senso solo quando l'ultimo barlume di ottimismo, speranza o giovinezza, che dir si voglia, ha lasciato il posto a una indifferente rassegnazione.

    said on 

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