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The Stuff of Thought

Language as a Window into Human Nature

By

Publisher: Penguin

3.8
(50)

Language:English | Number of Pages: 499 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0141015470 | Isbn-13: 9780141015477 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , eBook

Category: Health, Mind & Body , Science & Nature , Social Science

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Book Description
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  • 2

    Ho fatto fatica a leggerlo per intero e a trovare nuovi spunti. Spesso non l'ho trovato convincente. Faccio l'esempio di una sua affascinante affermazione che, però, non mi è sembrata ...continue

    Ho fatto fatica a leggerlo per intero e a trovare nuovi spunti. Spesso non l'ho trovato convincente. Faccio l'esempio di una sua affascinante affermazione che, però, non mi è sembrata adeguatamente supportata: "c'è una differenza fondamentale tra spazio, tempo e causalità quali sono rappresentati nella nostra mente e quali esistono nella realtà. Le nostre intuizioni su tali entità sono zeppe di paradossi e incongruenze. La realtà invece non puà essere zeppa di paradossi e incongruenze; la realtà è e basta."

    said on 

  • 3

    alcuni spunti molto interessanti

    Dò un giudizio "così così" semplicemente perchè ho giudicato l'impianto espositivo non troppo di mio gradimento. Ma aggiungo subito che il testo contiene svariati argomenti di sicuro interesse ...continue

    Dò un giudizio "così così" semplicemente perchè ho giudicato l'impianto espositivo non troppo di mio gradimento. Ma aggiungo subito che il testo contiene svariati argomenti di sicuro interesse linguistico-filosofico, specialmente l'ultima parte. Steven Pinker usa, in questo trattato, una serie interminabile di esemplificazioni, ogni cosa è presentata in esempi-casistiche, piuttosto che in una enunciazione teorica come spesso si può trovare in saggi e trattati didattici. Questa continua concatenazione di esempi e casi, trovo che alla lunga stanchi; per questo dunque do un voto non altissimo. Comunque il libro è notevole, si rende chiarificatore di moltissimi aspetti della nostra vita di comunicazione verbale, spiegando fenomenologie e strutture di significato sottostanti al nostro pensiero. Da non perdere gli ultimi due capitoli, che spostano l'attenzione sul rifiuto di inviare o ricevere verbalmente certe informazioni: ad esempio coll'uso di sottintesi e ambiguità per nascondere pensieri che, esternati esplicitamente, causerebbero problemi, come nel corteggiamento o nelle situazioni imbarazzanti. Questa parte mi ha letteralmente "illuminato" su come funzionano questi aspetti della comunicazione e della relazione umana, che in futuro vedrò in una luce diversa: è bello quando un libro riesce in qualche modo a lasciarti qualcosa, a cambiarti dentro. Dunque lo considero interessante e da leggere, anche se lo stile è un po' ripetitivo e non sempre divertentissimo.

    said on 

  • 4

    affascinante

    Ho sentito il discorso (su youtube probabilmente) che ha dato Pinker sugli argomenti del suo libro e l'ho trovato piuttosto affascinante. Poi ho cercato il libro in italiano ed ero curioso nel vedere ...continue

    Ho sentito il discorso (su youtube probabilmente) che ha dato Pinker sugli argomenti del suo libro e l'ho trovato piuttosto affascinante. Poi ho cercato il libro in italiano ed ero curioso nel vedere come ha fatto il traduttore a far funzionare questa analisi linguistica abbastanza complicata sull'inglese in una lingua diversa. Avrà rifatto l'analisi per conto dell'italiano? Be, questo sarebbe molto di più di una semplice traduzione. Infatti, l'esito è un po' strano. Evidentemente, hanno deciso che l'analisi non avrebbe senso senza lasciare le frasi com'erano in inglese, tuttavia le hanno tradotto parzialmente cosicché occorre decifrare e indovinare le frasi originali.

    In ogni caso, è un saggio abbastanza affascinante per chi s'interessi alle lingue e all'inglese in particolare, anche se puoi seguire più facilmente il ragionamento in inglese com'è stato scritto da Pinker stesso.

    said on 

  • 4

    Uno studio sulla linguistica quale chiave per capire meglio le visioni del nostro cervello ed i meccanismi che conducono alla formulazione di idee e concetti. Un ulteriore tassello sulla conoscenza ...continue

    Uno studio sulla linguistica quale chiave per capire meglio le visioni del nostro cervello ed i meccanismi che conducono alla formulazione di idee e concetti. Un ulteriore tassello sulla conoscenza della mente umana che aiuta a capire comportamenti e rapporti sociali. Apparentemente un tomo che mette paura ad affrontarlo, ma lo stile fluente e spesso divertente ed ironico utilizzato facilita la lettura anche ai non addetti.

    said on 

  • 4

    Pinker, Steven (2007). The Stuff of Thought. Language as a Window into Human Nature. New York: Viking. 2007.

    Steven Pinker, studioso del linguaggio in una prospettiva cognitiva, insegna psicologia a ...continue

    Pinker, Steven (2007). The Stuff of Thought. Language as a Window into Human Nature. New York: Viking. 2007.

    Steven Pinker, studioso del linguaggio in una prospettiva cognitiva, insegna psicologia a Harvard (fino al 2003 insegnava al MIT). È anche un ottimo divulgatore (e polemista) e leggere i suoi libri è un piacere.

    Il tema principale di questo è ben riassunto dal sottotitolo (oltre che dal lucidissimo capitolo finale, la parte migliore del libro): il linguaggio è una finestra sulla mente e sulla natura umana. Provo a tradurre le prime righe della Prefazione:

    Nel modo in cui usiamo le parole è racchiusa una teoria dello spazio e del tempo. Anche una teoria della materia, e una della causalità. Il nostro linguaggio ha una teoria del sesso (ne ha due, a essere precisi) e concezioni in merito all’intimità, al potere, alla giustizia. La nostra lingua madre è imbevuta dei concetti di divinità, pericolo e degradazione, ma anche di una concezione del benessere e di una filosofia del libero arbitrio. Tutte queste concezioni variano nei dettagli da lingua a lingua, ma condividono una medesima logica complessiva. Ne emerge un modello della realtà tipicamente umano, che si allontana in modo significativo dalla comprensione oggettiva della realtà delineata dalla scienza e dalla logica. Benché queste idee siano intessute nel linguaggio, le loro radici sono più profonde del linguaggio stesso. Affondano nelle regole fondamentali con cui comprendiamo quello che ci circonda, con cui attribuiamo meriti o colpe ai nostri simili e con cui articoliamo le nostre relazioni con loro. [p. vii, traduzione mia]

    Il libro è articolato in 9 capitoli. La maggior parte riprende, in veste divulgativa, ricerche condotte da Pinker negli ultimi anni, e questo è l’unico appunto che mi sento di fare al volume: a volte si perde il filo del discorso complessivo, proprio perché il materiale è così ricco e perché Pinker è un affabulatore che si diverte nel raccontare e che sa avvincere il lettore (e l’ascoltatore: è venuto qualche anno fa all’Auditorium di Roma nell’ambito di un festival e vi posso assicurare che è un grande intrattenitore). Per questo, come dicevo prima, il capitolo conclusivo (Escaping the Cave) è particolarmente opportuno, oltre che molto riuscito.

    È troppo lungo per provare a tradurre anche questo, ma (per chi ha pazienza e segue bene l’inglese) questa lezione tenuta alla sede centrale di Google il 24 settembre 2007 riassume piuttosto bene le conclusioni del libro (la conferenza, dibattito compreso, dura più di un’ora).

    Qualche anno fa (penso nel 2002, ai tempi di The Blank Slate) Pinker è anche stato intervistato da Robert Wright (quello di Nonzero) per la rivista online Slate: metto qui sotto il video, anch’esso interessante, e per i vostri esercizi d’inglese potete seguire con la trascrizione che trovate qui.

    said on